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8 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

SERVE IL MURO

SERVE IL MURO ANTITERRORISTI? I motivi (pro e contro) della barriera proposta dalla sinistra israeliana e realizzata da Sharon A fine di febbraio, il tribunale internazionale dell’Aja sentenzierà sulla costruzione del muro che l’attuale governo israeliano ha deciso di erigere contro le infiltrazioni terroristiche. Mi permetto di chiederle un’opinione sia sulla competenza del tribunale sull’oggetto, che personalmente trovo dubbia, sia sulla validità della realizzazione di tale opera. Personalmente non trovo così “disdicevole” l’utilizzo di questo strumento che concordo nel definire difensivo. Israele è, a mio modesto avviso, alla vigilia di scelte politiche decisive per il proprio futuro. Scelte che, come quella di abbandonare alcuni insediamenti, solo un governo di destra potrà fare e che temo porteranno alla nascita di un terrorismo interno. I muri sono indubbiamente una forma estrema d’autodifesa ma si sa che quando cadono hanno perduto il loro fine originario, e lo auspico anche in questo caso. Mario Taliani Prima che all’Aia il problema del muro è materia di giudizio, in questi giorni, di fronte alla Corte suprema di Gerusalemme. Ed è possibile che i giudici israeliani costringano il governo a modificarne il tracciato. Ma sul piano internazionale la questione, a mio avviso, è politica, non giuridica. Se il tribunale dell’Aia si ritenesse competente a deliberare e condannasse il governo israeliano per la sua costruzione, la sentenza provocherebbe un soprassalto di orgoglio ferito anche tra gli israeliani che non sono d’accordo con la politica di Ariel Sharon e non hanno alcuna intenzione di votare per lui alle prossime elezioni. Se lo assolvesse, il muro andrebbe pur sempre giudicato politicamente sulla base dei suoi effetti e delle sue conseguenze. E poiché la questione è politica ciascuno di noi è libero di avere le proprie impressioni e convinzioni. Ecco le mie. Il muro fu proposto da intellettuali della sinistra israeliana. Credevano che la separazione fisica tra le due comunità avrebbe ostacolato il terrorismo e favorito la nascita di uno stato palestinese indipendente. Sharon raccolse l’idea, ma la realizzò con spirito alquanto 168

diverso e con soluzioni che rendono la questione ancora più ingarbugliata. In primo luogo il muro segue un tracciato che incide sulla frontiera del 1961 attraversando le proprietà palestinesi e separando i contadini dai loro campi. In secondo luogo configura un assedio di tipo nuovo in cui gli assedianti impediscono agli assediati di uscire, ma sono liberi di scorrazzare nei territori dell’avversario dove mantengono postazioni militari per la protezione dei loro coloni o si riservano il diritto di compiere operazioni di rappresaglia. Il problema, infatti, è quello degli insediamenti che lo stato d’Israele, grazie alla politica di Sharon, ha incoraggiato e finanziato. Il primo ministro ha annunciato l’eliminazione di quelli costruiti nella striscia di Gaza. Ma la misura, se adottata, concernerà poco più di 7 mila coloni sui 225 mila che hanno costruito le loro case e i loro villaggi al di là della frontiera. Resta da capire, quindi, quale sia il senso del provvedimento di Sharon. Vuole dare a Washington un segno della sua buona volontà? Vuole ridurre l’impegno militare in una zona di minore importanza per meglio utilizzare le truppe altrove? O vuole sondare la pubblica opinione del suo paese per prepararla alla chiusura degli insediamenti in Cisgiordania, dove vive il grosso dei coloni? Un’ultima osservazione. il muro viene costruito per ostacolare e, se possibile, impedire le incursioni dei terroristi suicidi. Forse è presto per valutare i risultati dell’operazione voluta da Sharon. Ma ciò che è accaduto nelle scorse settimane sembra dimostrare che nessuna barriera può impedire a un uomo di sacrificare se stesso alla propria causa. Se il terrorista fosse razionale, il muro non sarebbe necessario; se è irrazionale e fanatico, il muro non serve. Sergio Romano Panorama (19 febbraio 2004) 169

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