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A RITROSO SCRIVENDO

LA NUOVA LUNGA MARCIA

LA NUOVA LUNGA MARCIA CINESE L’avvenimento più importante degli ultimi mesi è l’ingresso di Pechino nel Wto I notiziari quotidiani sono ormai monopolizzati dalla guerra in Afghanistan e dal continuamente tragico “già visto” mediorientale. In questo monotono e scontato panorama geo-politico c’è però a mio avviso uno spettatore silenzioso: il gigante cinese. Forse non a senso chiederLe il perché di questa voluta assenza dalla attuale scena internazionale (è ovvio che chi può non si “impegola” nelle liti altrui!), ma mi permetto ugualmente di chiederle un’opinione su come ritiene che si comporterà la Cina in futuro? È strano che un terzo dell’umanità sembri estranea a ciò che accade nel resto del mondo. Le chiedo questo anche per un altro motivo. Nel caos della situazione israelo/palestinese nelle diplomazie internazionali e nell’Onu sembra si stia facendo strada l’ipotesi di una forza di interposizione tra le due entità. E chi potrebbe sembrare più super partes dei cinesi? Mario Taliani Non credo che la Cina sia indifferente a ciò che accade in Afghanistan. Dopo la conquista di Kandahar e gli scontri di Tora Bora sappiamo che nella legione di Osama Bin Laden è presente, insieme a molti arabi, pachistani e ceceni, un nutrito drappello di uyuguri: una minoranza islamica che vive nello Xinjiang, al confine con il Kazakhstan, e a cui il governo di Pechino attribuisce la responsabilità di molti attentati terroristici commessi in Cina negli ultimi anni. È probabile quindi che i cinesi, come la Russia di Vladimir Putin, abbiano intravisto nella dura reazione americana agli attacchi dell’11 settembre l’occasione per mettere a tacere i severi giudizi con cui l’opinione pubblica internazionale aveva censurato la politica repressiva di Pechino nella sua provincia occidentale. È questa la ragione per cui la Cina, a differenza di quando accadde durante la guerra del Kosovo, ha dato la sensazione di capire e condividere la politica degli USA. Ne ha dato un’altra dimostrazione quando il premier giapponese ha approfittato della crisi afghana per sbarazzarsi di una vecchia servitù militare e ha 172

autorizzato la flotta a fare rotta verso l’Oceano Indiano. Può immaginare quale sarebbe stata in altre circostanze la reazione del governo di Pechino? Avrebbe gridato al pericolo e denunciato a gran voce il militarismo dell’impero del Sol Levante. Aggiunga a queste considerazioni il fatto che la Cina, negli ultimi mesi, aveva altre ragioni per andare d’accordo con l’Occidente. Dopo lunghi negoziati con l’Europa e gli Stati Uniti, il più grande paese del mondo (un milardo e 300 milioni di persone) è entrato a gonfie vele nell’Organizzazione del commercio mondiale (Wto). Se lei mi chiedesse quale avvenimento (la guerra in Afghanistan o l’adesione di un paese comunista al Wto) è più importante, le risponderei che il secondo è certamente rivoluzionario. Nel corso di un convegno organizzato dall’Istituto italo-cinese all’Assolombarda nelle ultime due settimane, molti relatori hanno passato in rassegna tutte le riforme che il governo di Pechino dovrà adottare, da quella del sistema bancario a quella dei diritti d’autore. Non sappiamo se potrà farlo senza mettere in pericolo la stabilità del regime e l’integrità dello stato. Ma sappiamo che in queste settimane, mentre gli occhi del mondo sono fissi sull’Afghanistan, un intero continente sta cercando di cambiare faccia. Sergio Romano Panorama (27 dicembre 2001) 173

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