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A RITROSO SCRIVENDO

BUSH, LA GUERRA E IL

BUSH, LA GUERRA E IL NODO DI GORDIO La formazione di un governo a Kabul: il problema più difficile che gli USA dovranno risolvere Mi permetta di chiederle un’opinione sul futuro dell’Afghanistan. Da come le manovre politiche si stanno evolvendo, in maniera quasi obbligata, sembra che si stia per ripetere la conclusione della guerra del Golfo. Già allora Bush senior, per pragmatismo, “risparmiò” al potere il certo nemico Saddam per evitare un incerto nuovo assetto politico dell’Iraq. Oggi, data per sicura la sconfitta militare del medievale regime talebano, Bush junior pare indirizzato sulla medesima strada del padre: riconoscere un’eventuale partecipazione al governo dei talebani moderati al fine di non creare una frattura radicale tra passato e presente. Mi permetta di chiederle se non sarebbe invece proprio necessaria una rottura radicale tra questi due momenti? Non sarebbe più “utile” cercare di creare un quadro politico-economico radicalmente diverso da quello precedente? Si dice e si ripete che questa è una guerra totale contro l’ingiustizia, ma come tale dovrebbe avere degli sconfitti totali e non parziali. Non dico di arrivare a “plasmare” la società afghana, e non solo, a suon di aiuti materiali e di dollari come gli Stati Uniti d’America fecero dopo la seconda guerra mondiale in Europa ed in Giappone, però ritengo si debba cercare di scuotere certe realtà di miseria e d’arretratezza. E sebbene questa possa apparire un’ingerenza culturale la ritengo più auspicabile di una futura ripetizione del presente. Mario Taliani (…) La strategia americana era e resta ragionevole: impedire che l’organizzazione di Osama Bin Laden abbia una base territoriale e goda della complicità di uno stato. Se riusciranno a smantellare il regime talebano e a sostituirlo con un governo di coalizione, gli Stati Uniti non avranno debellato il terrorismo ma avranno dato un duro colpo alle operazioni terroristiche del finanziere saudita e lanciato un segnale convincente a chiunque voglia ospitarlo sul territorio o prestargli assistenza. Oggi tuttavia constatiamo che la politica americana si scontra con due ostacoli collegati: la 174

conquista del territorio e la formazione del governo che dovrà insediarsi a Kabul dopo la sconfitta dei talebani. La conquista è difficile anche e soprattutto perché gli americani vogliono risparmiare, per quanto possibile, le popolazioni civili. I dubbi (…) sull’utilità della guerra riflettono il disagio crescente dell’opinione pubblica di fronte alle immagini dei profughi e dei bambini feriti. Ma se (…) confrontasse i bombardamenti afghani con quelli della Seconda guerra mondiale, constaterebbe che gli americani danno prova di notevole prudenza. E questa prudenza incide naturalmente sui tempi e sull’efficacia delle operazioni militari . Quali risultati avranno raggiunto prima dell’inizio dell’inverno? Che cosa accadrà se saranno costretti ad interrompere le operazioni e a permettere che i talebani ricostituiscano le loro forze? La formazione del governo non è meno difficile. Dovrà essere pronto ad entrare in azione prima del giorno in cui le forze dell’Alleanza del Nord entreranno a Kabul. Dovrà essere composto dalle forze antitalebane, ma dovrà rappresentare tutte le componenti tribali del paese. Dovrà essere “nazionale”, ma la sua composizione dovrà tener conto degli interessi dei paesi vicini. La presenza dei talebani moderati (…) è richiesta infatti dal governo pachistano che non vuole rinunciare interamente ai suoi amici afghani. Ecco le ragioni per cui guerra e politica si sono fortemente intrecciate sino a formare un nodo di Gordio che gli americani purtroppo, a differenza di Alessandro Magno, non potranno tagliare con la spada. Sergio Romano Panorama (8 novembre 2001) 175

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