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4 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere

Lettere al Corriere SACRIFICI Il passato non deve condizionarci Difficilmente l’Italia saprà davvero uscire da questa crisi semplicemente perché il nostro passato sembra destinato a condizionarci nelle scelte future. Rinfacciare ciò che ciascuno di noi è stato, ha fatto o non ha fatto, difficilmente riuscirà infatti a renderci consapevolmente obbiettivi nell’affrontare i sacrifici che ci attendono. Sacrifici necessari e indispensabili, a cui una democratica classe politica, da troppo tempo autoreferenziale e condizionata dal consenso e dal compenso, non saprebbe però come proporre. L’unica nostra salvezza è e sarà quindi il sapere accettare ciò che ci verrà proposto senza fare le solite obiezioni di parte e di interesse e, possibilmente, senza puntare il dito contro un prossimo che è poi noi stessi! Mario Taliani Corriere della Sera (3 dicembre 2011) 10

Lettere al Corriere CADUTA DEL FASCISMO Voto del Gran Consiglio Caro Romano, della notte del 24 luglio 1943 in cui il fascismo «sfiduciò se stesso» sono note molte interpretazioni sul perché Mussolini accettò di essere messo in discussione dal Gran Consiglio. In pochi hanno però affrontato in maniera acritica il motivo del crollo del regime che avvenne proprio grazie allo strumento principe della democrazia, ossia il voto. Questo, più che la guerra civile che ne seguì, rende unica la caduta di quei vent’anni di dittatura in Italia. Come mai questo avvenne? Possibile che proprio la madre di molte delle dittature del secolo scorso potesse mantenere in sé una parvenza non dico di democrazia ma di pluralismo? Glielo chiedo anche perché, e lo testimoniano bene proprio questi nostri tempi, non sono le piazze che possono far cadere i governi ma i voti dei Parlamenti ... o dei Gran Consigli! Mario Taliani, Noceto (Pr) Un certo pluralismo, al vertice del regime fascista, è esistito anche nei momenti in cui il prestigio di Mussolini era alle stelle. Il capo del governo convocò il Gran Consiglio, probabilmente, nella speranza di eliminare i dubbi e i malumori che cominciavano a diffondersi fra i gerarchi. Non considerò il voto una manifestazione di sfiducia (l’organo era soltanto consultivo) e credette di potere continuare a contare sul sostegno del re. In questa vicenda non vedo segni di democrazia. Vedo tutt’al più sintomi di stanchezza e smarrimento. Sergio Romano Corriere della Sera (22 novembre 2011) 11

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