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10 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere PER

Lettere al Corriere PER GLI ANZIANI Il pericolo del gioco Non bastassero l’aumentare degli acciacchi dovuti all’invecchiamento e la crisi economica che li marginalizza sempre più, ora per gli anziani si prospetta una nuova emergenza: la dipendenza dal gioco. Sono sempre di più infatti i pensionati che dilapidano le loro già magre finanze in tutta quella pletora di «giochini» dalla dubbia finalità sociale che lo stesso Stato autorizza o addirittura gestisce. Del problema se ne ha conoscenza, se ne parla, se ne discute ma nella sostanza pare proprio che non importi niente a nessuno. Al pari, del resto, di tanti altri problemi della nostra decadente Italia! A firma Italo Mariani, Parma Corriere della Sera (25 luglio 2010) 48

UNA CONTRADDIZIONE ITALIANA: IL PODESTÀ EBREO E FASCISTA Leggendo una breve biografia di Italo Balbo mi è capitato di scoprire un episodio rivelatore, per certi versi, del carattere anticonformista del gerarca fascista. Nel 1938, dopo aver avuto un incontro ufficiale con Hitler, che nel maggio di quell’anno era in Italia, la prima persona a cui il quadrunviro fece visita fu il federale di Ferrara. Nulla di strano se non che Renzo Ravenna, questo il nome del capo della federazione della città natale di Balbo, fosse di dichiarata religione ebraica. Ravenna fu italiano, di credo diverso, ma ugualmente fascista e fraterno amico di un gerarca la cui prematura morte gli tolse ogni possibile protezione da quell’orrore assoluto quali furono le leggi razziali. Ma che ne fu di lui e della sua famiglia? E quanto pesò il suo essere stato fascista? Mario Taliani Caro Taliani, Renzo Ravenna non fu il federale fascista di Ferrara. Ne fu podestà (il nome dato ai sindaci di nomina governativa dalla riforma fascista) per dodici anni, dal 1926 al 1938. A parte questo particolare le sue informazioni sono esatte e hanno il merito di ricordare una persona che ebbe grandi qualità e fu anche al tempo stesso un singolare esempio delle molte contraddizioni italiane all’epoca di Mussolini. Apparteneva a una delle più note famiglie ebraiche di Ferrara (una città in cui si sta lavorando all’allestimento di un grande Museo dell’Ebraismo italiano e della Shoah) e strinse amicizia sui banchi del liceo con un ragazzo, Italo Balbo, che avrebbe fatto una brillante carriera politica. Fu chiamato alle armi nel maggio del 1915, pochi giorni prima dell’ingresso dell’Italia nel conflitto, e passò buona parte degli anni di guerra con una forza d’occupazione italiana in Albania che aiutò i serbi sconfitti a trasferire nell’isola di Corfù il resto delle loro forze. Tornò a Ferrara nell’ottobre del 1918 perché le città era stata scelta dal Comando supremo per ospitare tutti i soldati ebrei che desideravano celebrare la festa del Kippur. Terminata la guerra, si laureò in giurisprudenza, aprì uno studio di avvocato, cominciò una brillante attività professionale. Divenne fascista, come molti ebrei in quegli anni, perché era nazionalista e convinto che il regime avrebbe gio- 49

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