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4 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

vato al prestigio

vato al prestigio dell’Italia nel mondo. Ma anche l’amicizia con Balbo, probabilmente, ebbe una parte importante nelle sue scelte politiche. L’amico dei banchi di scuola poteva essere spiccio e brutale, come nelle lotte ferraresi del «biennio rosso», ma era un uomo generoso, leale, coraggioso e, nei suoi incarichi pubblici, un eccellente organizzatore. Troverà queste e altre notizie, caro Taliani, in un bel saggio biografico di Ilaria Pavan intitolato «Il podestà ebreo. La storia di Renzo Ravenna tra fascismo e leggi razziali», pubblicato da Laterza nel 2006. Comprenderà tra l’altro perché Ravenna, come podestà, sia stato straordinariamente popolare. Quando il ministero dell’Interno, ancora prima delle leggi razziali, cercò pretesti per costringerlo a dimettersi, poté contare sulla protezione del prefetto, sulla simpatia dell’arcivescovo e, naturalmente, sull’amicizia di Balbo. E quando non poté più resistere alle pressioni romane, la sua uscita dal Palazzo comunale divenne un trionfo personale. Balbo volle essere presente alla cerimonia e il giornale di cui era proprietario (il Corriere di Ferrara) pubblicò la notizia sull’intera prima pagina con il titolo: «Dopo dodici anni di feconda attività l’avv. Renzo Ravenna lascia la Podesteria». Rimase nella sua città, indisturbato, fino all’8 settembre 1943, ma dovette lasciarla con la famiglia quando la caccia all’ebreo, decisa dalla Repubblica sociale e dai tedeschi, lo costrinse a fuggire in Svizzera con la famiglia. Dopo la fine della guerra ebbe la fortuna di tornare a casa e la gioia di constatare che Ferrara non lo aveva dimenticato. A lui, come a Balbo, tutti i ferraresi (anche quelli che non erano stati fascisti) riconobbero il merito di avere amato la loro città e di avere impegnato buona parte della sua vita a renderla ancora più bella. Morì il 29 ottobre 1961. Sergio Romano Corriere della Sera (14 luglio 2010) 50

SFORZA, MINISTRO DEGLI ESTERI INTELLIGENTE MA VANITOSO In alcune sue risposte lei ha menzionato Carlo Sforza. Quando ho letto le sue memorie, intitolate «l’Italia dal 1914 al 1944 quale io la vidi», l’autore menziona il rischio che già l’Europa corse fin dal 1906 per il possibile scoppio di un conflitto. Ma davvero alla conferenza di Algeciras, cui Sforza partecipò, si «videro» 8 anni prima «i lampi precursori», della Prima guerra mondiale? Non meriterebbe che venisse approfondita la figura di Carlo Sforza il quale, prima di diventare ministro degli Esteri della nuova Repubblica ed europeista convinto, fu uno dei pochi italiani capace di scontrarsi con Churchill per il futuro del proprio Paese? Mario Taliani Caro Taliani, Nelle due occasioni in cui fu ministro degli Esteri (con Giolitti dal 1920 al 1921 e con De Gasperi dal 1947 al 1951, Sforza fu responsabile di alcune scelte utili e coraggiose: il trattato di Rapallo con la Jugoslavia per la soluzione delle controversie sorte dopo la fine della Grande guerra, gli accordi con la Francia, la Germania e il Benelux per i primi passi sulla strada dell’integrazione europea, la firma del Patto Atlantico a Washington nell’aprile del 1949. Sulle sue qualità, sulle sue intuizioni politiche, sull’abilità con cui seppe emancipare il suo Paese dalle servitù del Trattato di pace del 1947, non ho dubbi. Ma Sforza fu anche vanitoso, narcisistico, perdutamente innamorato di se stesso. Nei corridoi della politica italiana e soprattutto in quelli di Palazzo Chigi si diceva che portava la sua testa come un ostensorio e si sorrideva della sua pretesa di discendere dagli Sforza, signori di Milano. Scrisse molto, soprattutto negli anni dell’esilio dopo l’avvento del fascismo al potere, e cedette spesso alla tentazione di considerare decisivi gli eventi politici a cui aveva partecipato e di rappresentarli come grandi spettacoli in cui lui era in scena o, tutt’ al più, seduto in prima fila. Alla conferenza che si tenne ad Algeciras, in Spagna, fra il gennaio e l’aprile del 1906, per la verità era nelle quinte. Aveva 34 anni, era nella carriera diplomatica da dieci anni ed era stato scelto per fare da segretario a Emilio Visconti Venosta, uno dei migliori ministri degli Esteri della storia nazionale. Fu la conferenza di 51

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