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5 months ago

A RITROSO SCRIVENDO

Lettere al Corriere PENA

Lettere al Corriere PENA CAPITALE La coscienza della fine Caro Romano, sicuramente suggestionato dall’aver subito due interventi in anestesia totale in meno di un anno e nell’attesa di sottopormene ad un terzo, mi permetto di scriverle in merito all’allegro argomento della pena di morte. E soprattutto sul perché delle sue modalità di esecuzione. Anche in paesi presumibilmente “civili ed evoluti” come gli Stati Uniti d’America le sentenze vengono tutt’oggi eseguite con il condannato cosciente di quello che gli sta per accadere. Ed il tutto, magari, si svolge in presenza dei parenti delle vittime. Non voglio neppure parlare del macabro e barbaro rito (ancora in uso ad esempio in Iran) della pubblica esposizione del corpo quale monito, ma nei paesi cosiddetti appunto civili le argomentazioni del perché risiederebbero nella volontà di dare fino all’ultimo consapevolezza al condannato della sorte che lo attende per la sua colpa. Quello a cui sono stato portato a chiedermi è se non sarebbe più “accettabile”, sempre che esista l’accettabilità in un tale contesto, ricorrere a maniere che prevedano l’esecuzione del condannato con metodi meno “coscienti” e pubblici? Non sarebbe forse più “umano” sottoporre il condannato alla dolce morte nel sonno? A chi giova, in fondo, la sua consapevolezza? … e mi perdoni l’outing iniziale! Mario Taliani Noceto (Pr) Uno Stato che si dice cristiano, almeno culturalmente, non può uccidere una persona di soppiatto senza darle la possibilità di regolare i suoi conti con Dio. Credo che l’unica soluzione giusta per il problema della pena di morte sia la sua abolizione. Sergio Romano Corriere della Sera (13 febbraio 2010) 68

Lettere al Corriere NAZIONI DELL’EUROPA Le comuni origini Caro Romano, perché, anziché continuare a parlare delle origini giudaico-cristiane della nostra decisamente inconcludente Europa non si fa mai menzione delle nostre più lontane e profonde radici greco-romane? Eppure è da queste radici che le nazioni del nostro continente hanno tratto veramente origine. Mario Taliani Noceto (Pr) Fu questa una delle ragioni per cui la Convenzione europea decise che il riferimento alle radici cristiane dell’Europa non avrebbe tenuto conto di altre radici più lontane e altrettanto significative. Il risultato di quel dibattito fu il preambolo, un po’ troppo lungo, incluso nel progetto di costituzione e oggi nel Trattato di Lisbona. Ma è davvero necessario che le costituzioni siano testi ideologici e filosofici? Le buone costituzioni sono quelle che dicono con brevità a chiarezza quali siano i poteri dello Stato, come debbano convivere, come debbano risolvere i loro conflitti. Sergio Romano Corriere della Sera (30 gennaio 2010) 69

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