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Febbraio 2018

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▲▲▲ ▲ LIVORNOnonstop 14 boia dé caro amico ho avuto, Diego Martelli, un vero uomo di cuore… Un giorno mi trovò sul canto di Via Rondinelli presso Santa Trinita. Mi vide fermo, tristo e con le lacrime agli occhi. Era poco tempo che avevo perduto la mia fida compagna. Col suo fare benevolo mi disse: “Vieni da me a Castiglioncello”. Nel 1866 arrivò a fondare il Gazzettino delle Arti del Disegno (che però durò pochi numeri), da lui diretto e sovvenzionato per diffondere informazioni fondamentali sull’avventura storica e artistica dei Macchiaioli: Martelli fu il primo a voler costituire un legame tra Macchiaioli ed Impressionisti, cercando di promuovere le opere degli ▲ artisti toscani anche al di fuori dei confini italiani e, in una storica conferenza al Circolo Filologico di Livorno, nel 1867, propose una prima definizione critica degli Impressionisti, con l’intento di collegarlo ai Macchiaioli e cercando anche di introdurre la pittura di Giovanni Fattori a Parigi (l’intervento fu poi pubblicato in un opuscolo uscito nel 1880 intitolato “Gli Impressionisti”). Il termine Macchiaioli era stato coniato dalla Gazzetta del Popolo nel 1862 in occasione di un’esposizione fiorentina e l’intenzione era in senso denigratorio (come per il termine Impressionismo che fu coniato ironicamente dal critico Louis Leroy sul Silvestro Lega: Il canto di uno stornello (1867) Guglielmo Micheli: Autoritratto (1920) giornale Le Charivari prendendo spunto dal titolo del dipinto di Monet del 1872 Impressione), ma i pittori oggetto della definizione decisero da allora in poi di adottare tale termine come identificativo del loro gruppo. Oltre al capostipite Giovanni Fattori (1825-1908, livornese), i principali esponenti della corrente furono i fiorentini Silvestro Lega (1826-1925) e Telemaco Signorini (1835- 1901) col pisano Odoardo Borrani (1833-1905), ma anche artisti poi affermatasi a Parigi del calibro del ferrarese Giovanni Boldini (1842- 1931) e del veneziano Federico Zandomeneghi (1841- 1917). L’eredità dei Macchiaioli sarà raccolta dai cosiddetti Postmacchiaioli, pittori di origine soprattutto toscana (in maggioranza addirittura livornesi) che furono attivi, richiamandosi alla pittura di “macchia”, tra il 1880 ed il 1930. Con essi una sino ad allora pigra Livorno sembrò voler delimitare un nuovo territorio della pittura in prosecuzione di quanto fatto mezzo secolo prima dai Macchiaioli. Negli anni Ottanta dell’Ottocento, del resto, si cercò di consacrare Livorno come luogo di ricambio attivo di un ristagno nel costume artistico fiorentino coll’Esposizione Nazionale d’Arte tenutasi nella città nel 1886, che si propose una periodicità quale poi non ebbe, ma che fu uno dei primi casi di manifestazioni artistiche tenutasi in località turistiche: contrariamente al progetto originale che ne voleva la sede davanti ai Bagni Pancaldi, fu eretto un apposito padiglione in Piazza Mazzini: 550 opere di 110 artisti per 48 giorni e 9.000 visitatori! Il primo quadro Postmacchiaiolo fu Il fienaiolo dipinto dal livornese Plinio Nomellini (1866-1943) nel 1888, presentato poi all’Esposizione universale delle belle arti di Parigi nel 1890, aspramente criticato da Fattori in una lettera a Nomellini che segnò lo strappo tra i Macchiaioli e i Postmacchiaioli: in essa il vecchio maestro avvertiva il secondo dei rischi che avrebbe corso portando avanti una pittura appiattita su quella degli impressionisti francesi Camille Pissarro (1830-1903) ed Edouard Manet (1832- 1883). Il ruolo di collegamento fra i due gruppi fu svolto dal livornese Guglielmo Micheli (1866-1926), allievo di Fattori, che aiutò il nuovo gruppo di artisti, quasi tutti giovani della media borghesia, nel loro rifiuto della formazione accademica per timore venisse spento il loro desiderio di sperimentazione di rappresentazione attraverso metodi consoni ai dettami tardo-impressionisti o simbolisti. Fra gli allievi di Micheli anche un giovane Amedeo Modigliani. La pittura Postmacchiaiola fu caratterizzata indubbiamente da un maggior interesse verso la cultura dell’Impressionismo francese: il livor- ▲

▲▲▲ ▲ boia dè 15 LIVORNOnonstop ▲ Plinio Nomellini: Il fienaiolo (1888) nese Alfredo Müller (1869-1939), di ritorno da un viaggio in Francia, introdusse in Toscana le novità pittoriche dei tardo-impressionisti. Negli anni successivi il gruppo dei Postmacchiaioli si arricchì di nuove personalità artistiche, che proseguirono nel tentativo di far evolvere la pittura Macchiaiola: considerati per molto tempo come degli epigoni, o dei pittori di secondaria importanza, a partire dagli anni settanta del XX secolo sono stati recuperati ed oggi sono considerati come un valido trait-d’union tra la pittura ottocentesca e quella di inizio Novecento. Una novità dei Postmacchiaioli fu anche quella di unirsi in un’associazione vera e propria, il Gruppo Labronico. Ora di eventi simili la storia dell’arte fra fine Ottocento e Novecento ne ha registrati alcuni, ma raramente, al di là delle associazioni o federazioni nazionali, si è trattato di iniziative di lunga vita. Tanto Alfredo Müller per citarne le più note: ◆ la Vereinigung Bildender Künstler Österreichs (Unione degli Artisti Austriaci) nacque nel 1897 per realizzare quella che fu chiamata la Secessione Viennese mirata al recupero di una certa tradizione come l’utilizzo di sperimentazioni formali o l’utilizzo di nuovi materiali, ma le dimissioni, nel 1905, del suo pittore più famoso (Gustav Klimt, 1862-1918), ne sancì il passaggio a qualcosa d’altro; ◆ il Die Brucke (“Il Ponte”) ovvero un gruppo di artisti dell’avanguardia tedesca formatosi a Dresda il 7 giugno 1905 che originò il cosiddetto Espressionismo Tedesco: si sciolse nel 1913; ◆ la Neue Künstlervereinigung München (Nuova Associazione Artistica di Monaco), fondata a Monaco il 22 gennaio 1909 dal russo Wassily Wassilyevich Kandinsky (1866-1944) per propagandare la pittura astratta, durò, in tre cicli, sino al 1912; il CO.BR.A. (acronimo delle città di origine dei vari pittori che lo fondarono: Copenaghen, Bruxelles ed Amsterdam) a supporto della cosiddetta pittura semiastratta dai colori molto brillanti, violente pennellate e figure umane distorte, ispirate all’arte primitiva ed ai motivi fantastici e grotteschi, durò solo 3 anni sino al 1951. Il Gruppo Labronico invece è tuttora attivo anche se per sopravvivere è passato per una morte e successiva resurrezione. Ma di questo, grazie anche al sito (www.gruppolabronico.it) ed al bel dvd che ne documenta la storia, parleremo nei prossimi mesi quando, in dettaglio, affronteremo anche i Postmacchiaioli che lo precedettero. (2 - continua) Telemaco Signorini: L’alzaia (1864)

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