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Febbraio 2018

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▲▲▲ ▲ LIVORNOnonstop 4 storia Le impressioni sulla fiction di Rai1 girata in gran parte a Livorno Romanzo famigliare cosa ci ha lasciato? Che non restino solo parole! Stimolare un po’ di curiosità Ha riscosso un grande successo Romanzo Famigliare, la fiction di Francesca Archibugi che, al termine delle sei puntate andate in onda in onda su Rai1 nello scorso mese di gennaio, ha registrato una media complessiva di 5.4000.000 spettatori con il 20,7% di share. Cifre che hanno soddisfatto in pieno i dirigenti di Viale Mazzini, sempre più in lotta con le tv di Mediaset per il numero di ascolti. Ma aldilà dei dati dell’Auditel e della storia ingarbugliata - proprio di stampo feuilleton ma anche un po’ difficile da seguire - all’interno di una famiglia agiata ma con varie contraddizioni, tra conflitti generazionali, ambiguità, amori e tradimenti, ci interessava più il ruolo interpretato dalla nostra città considerato che la fiction è stata per gran parte girata all’interno dell’Accademia Navale, sul lungomare e nel quartiere della Venezia. Livorno ci esce più che bene (senza contare i 960mila euro che la produzione ha speso in città). Anzi, fa un figurone. Quegli scorci, quegli angoli, quei colori, quei riflessi del mare o dei fossi, che solo l’occhio delle telecamere riesce a catturare e amplificare in tutta la loro bellezza, ci trasmettono un quadro accattivante, addirittura sconosciuto a noi stessi livornesi. Non a caso l’esclamazione che è sorta spontanea in tutti noi alla vista di tali immagini è stata “Ma è proprio bella Livorno”. Eppure è la Livorno che vediamo ogni giorno, con gli stessi occhi, che però non riusciamo a captare. Anche perché da buon brontoloni, siamo portati più a vedere le cose che non vanno, con quella critica distruttiva che ci porta solo a farci del male con le nostre mani. E allora rimbocchiamoci le maniche. Tutti insieme appassionatamente, parafrasando il titolo di quel noto film musicale. Partendo dagli amministratori, per proseguire agli imprenditori, ai commercianti, ai cittadini, perché le potenzialità a questa città non mancano. Pensiamo a Mascagni, a Fattori, a Modigliani, alle Fortezze, al Mercato cen- di Bruno Damari ▲ Livorno ospitò il cinema fino dai primi giorni di vita della “Settima Arte”, quando sul lungomare arrivavano ogni anno migliaia di turisti e, per farli divertire, a partire dal giugno 1896 tra i baracconi del parco di divertimenti “Eden -Montagne Russe” le immagini in movimento divennero una delle principali attrazioni. Con un prologo così, il rapporto fra la città e il mondo della celluloide non poteva che trasformarsi in qualcosa di ricco e fecondo. Attori, registi e tecnici livornesi hanno lavorato e lavorano davanti e dietro le macchine da presa, mentre alla pellicola si univa, per poi prenderne il posto, anche il nastro video, a sua volta soppiantato dai file digitali. Le storie di finzione, girate o ambientate a Livorno, hanno raccontato di tutto, facendosi ispirare dagli angoli cittadini più pittoreschi come dagli altrettanto pittoreschi lati del carattere degli abitanti. Sbaglia però, secondo me, chi pensa che basti qualche film, telefilm (o, come si usa dire da un po’ di tempo, fiction) per descrivere la natura di una città, raccontandone i problemi. Ai tempi di Ovosodo, il primo grande successo “livornese” di Paolo Virzì, ci fu subito qualcuno che partì in quarta alla ricerca del pelo nell’uovo e sottolineò che purtroppo nel film non si faceva parola della crisi del porto. Va ricordato che, in passato, nei telefilm ambientati a Livorno è successo di tutto. Nel Picciotto di Alberto Negrin, con Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno, era uno dei crocevia della criminalità organizzata, in Non siamo soli di Paolo Poeti c’era una comunità di recupero in stile San Patrignano... Tutte le località, a partire da Roma o dalle metropoli americani per arrivare a Livorno o a qualche piccolo borgo di campagna, fanno da sfondo a vicende inventate, finte, che ovviamente si avvalgono di elementi di veridicità per poter apparire plausibili. Anche nelle altre serie, prevalente- di Marco Sisi* ▲

▲▲▲ ▲ ▲ storia trale (quello di Firenze, che è lontano parente del nostro come bellezza, architettura e maestosità, anche se è pienamente sfruttabile al piano superiore, in questi ultimi anni lo hanno reso un frequentatissimo punto di ritrovo notturno), ai fossi medicei, al Goldoni, al Santuario di Montenero, al lungomare, all’Acquario, al Museo Fattori, a quella che sarà la nuova Rotonda con l’ultimazione dell’ampio chalet (a proposito, evitiamo le figure di m... a livello nazionale come nel caso di opporsi all’intitolazione del nostro illustre concittadino Carlo Azeglio Ciampi), al cacciucco, al clima stesso e a tante altre cose che teniamo in serbo senza essere opportunatamente rispolverate (il Cisternino di città, ad esempio, riportato finalmente a lucido, deve ora risultare polo di iniziative fitto di appuntamenti). Qualcosa è stato fatto e funziona, ma c’è ancora tanto da lavorare e da investire (se non ci sono soldi diamo spazio agli imprenditori). L’assessore Belais ha dichiarato di recente che “Livorno è una città turistica e proprio come un’attrice ha sempre bisogno di farsi bella e desiderabile agli occhi del visitatore”. Parole sante. Ma che non restino solo parole! LIVORNOnonstop #Buon Lavoro mente polizieschi o gialli, dal Capitano o dal Mastino fino ai ▲ Che non restino solo parole! Stimolare un po’ di curiosità divertenti Delitti del BarLume non si sfugge a questa logica e del resto non potrebbe essere altrimenti. Il Romanzo famigliare di Francesca Archibugi, già dal titolo, denuncia l’intenzione della regista di raccontare una storia che si rifà a dei canoni narrativi antichi (forse desueti, come si può immaginare da quel “famigliare” che probabilmente in Italia non usa più nessuno dai tempi di Natalia 5 Ginzburg) e che a Livorno ha potuto trovare gli spazi adatti allo sviluppo di una trama che, dichiaratamente, è degna di un feuilleton. Gli ingredienti ci sono tutti: l’impero economico di una ricca famiglia ebrea, l’ufficiale e l’Accademia militare, un passato lontano che prepotentemente ritorna, amori adolescenziali di oggi e di ieri e un narratore-grillo parlante che è custode di tutti i segreti che ci vengono via via svelati nel corso delle puntate. Su quest’impianto narrativo, che può anche sembrare coperto di quella patina che gli anni hanno depositato, come su una vecchia statua di bronzo, Francesca Archibugi ed Elena Bucaccio hanno innestato problematiche attuali: la gravidanza inaspettata per la giovanissima protagonista (ma anche la madre, poco più che trentenne, aveva avuto analoga esperienza alla stessa età), genitori immaturi e inadeguati, conflitti sociali e generazionali. Io personalmente ho trovato un po’ stridente il contrasto fra il linguaggio lento e didascalico, quasi in stile romanzo d’appendice, e le tinte cupe della fotografia con la quale sono state raccontate molte scene, e che purtroppo ormai rappresentano una costante di molte produzioni tv di casa nostra (valga per esempio la serie Agrodolce che, pur svolgendosi in Sicilia, aveva un che di islandese, fra cieli plumbei e colori pastello che nessuno si immaginerebbe mai di trovare nel cuore del Mediterraneo). Quel che conta, in ogni caso, è che la nostra città anche stavolta, immortalata sullo schermo, mostra quanto indiscutibilmente possa essere fotogenica. Basterà per stimolare un po’ di curiosità in quanti la considerano solo un punto di transito per i viaggi destinati a Pisa o Firenze? (*) Videomaker, tecnico Rai e studioso della storia di Livorno nel cinema I film girati o ambientati a Livorno e dintorni a cura di Marco Sisi (nell’ordine: titolo, anno produzione, regista, attori principali, luoghi interessati, eventuali note) BEN-HUR (1925) di F.Niblo con R.Novarro, M.McAvoy - Molo Novo AVORIO NERO (1936) di M.LeRoy con F. March O. De Havilland ◆ Porto, via Grande (ricostruiti a Hollywood) - Oscar: attr. non protagonista, fotografia, col. sonora, montaggio. JOE IL ROSSO (1936) di R.Matarazzo con A. Falconi, M. Denis ◆ Romito, Villa Jana Quercianella. SONO STATO IO! (1937) di R.Matarazzo con E. De Filippo ◆ Stazione. IL PIRATA SONO IO (1940) di M.Mattoli con E. Macario, E. Biliotti ◆ Calafuria, Castel Boccale, lungomare di Antignano - Federico Fellini (non accreditato) collabora alla sceneggiatura. È SBARCATO UN MARINAIO (1940) di P.Ballerini con A. Nazzari, D. Duranti ◆ Porto. LA FIGLIA DEL CORSARO VERDE (1940) di E. Guazzoni con F. Giachetti, D. Duranti ◆ Scogliera di Miramare. CALAFURIA (1942) di F. Calzavara con G. Diessl, D. Duranti ◆Scogliera di Calafuria. PAZZO D’AMORE (1942) di G. Gentilomo con R. Rascel T. De Mola ◆ viale Caprera, Ponte di Marmo, spiaggia del Calambrone. LA CASA SENZA TEMPO (1943) di A. Forzano con R. Brazzi V. Gioi ◆attuale Villa Fremura , Ardenza Mare. TOMBOLO PARADISO NERO (1947) di G. Ferroni con A. Fabrizi, A. Benetti ◆ Tombolo, Calambrone - Ispirato a un articolo di Indro Montanelli. Nastro d’argento a L. Tosi (miglior attore esordiente). SENZA PIETÀ (1948) di A. Lattuada con C. Del Poggio, J. Kitzmiller ◆ Porto, “Venezia”, Tombolo, Coteto, Scogliera di Calafuria - Soggetto: T. Pinelli, F. Fellini. Nastro d’Argento a G. Masina (miglior attr. non protagonista). CUORI SUL MARE (1949) di G. Bianchi con J. Sernas, P. Panelli, M. Mastroianni ◆ Porto, Accademia Navale, Nave “A. Vespucci”. IL CIELO È ROSSO (1950) di C. Gora con J. Sernas, M. Berti ◆ via S. Giovanni, piazza Civica. TRAGICO RITORNO (1951) di P. L. Faraldo con M. Mastroianni, D. Duranti, D. Maggio ◆“Venezia”, Miramare, Teatro Politeama (?). ENRICO CARUSO LEGGENDA DI UNA VOCE (1951) di G. Gentilomo con E. Randi, G. Lollobrigida ◆ Lungomare di S. Jacopo, via Buontalenti MASCAGNI MELODIE IMMORTALI (1952) di G. Gentilomo con ▲

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