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CRIMINI VAT

cheggiate tutte le

cheggiate tutte le ricchezze; inoltre gli indigeni superstiti furono ridotti in schiavitù e costretti a lavorare nei terreni appena occupati. Moltissimi morirono contagiati dal vaiolo ed altre malattie contratte dagli spagnoli. Francisco Pizarro sbarcò nel 1531 sulle coste occidentali del Sudamerica, territori questi che facevano parte del potente impero degli Inca. Il condottiero spagnolo entrò subito in conflitto con essi e, grazie alla supremazia tecnologica (armi da fuoco e cavalleria) nel 1533 ebbe la meglio sugli indigeni. Così venne fatto prigioniero il loro capo Atahualpa il quale offrì agli spagnoli enormi ricchezze in cambio della vita ma costoro, dopo essersi impossessati dei tesori (oro, argento ed altro), decisero di Francisco Pizarro. giustiziarlo. Il frate domenicano Vicente de Valverde gli fece capire che se si fosse convertito al cattolicesimo e si fosse fatto battezzare la sua pena sarebbe stata commutata: lo avrebbero ucciso, ma non bruciato sul rogo come stabilito. Poiché la religione Inca aborriva la distruzione del cadavere che si riteneva non avrebbe permesso di conseguire l’immortalità, la proposta trovò l’immediata adesione del condannato; Atahualpa venne così battezzato e, invece di essere bruciato, venne giustiziato nel luglio 1533 mediante garrota (strumento che provoca la morte per strangolamento). In seguito ci furono altre violente battaglie e nel novembre dello stesso anno gli spagnoli riuscirono a conquistare la capitale Cuzco; l’esercito incaico, composto da ben 40.000 uomini, venne sopraffatto e massacrato ed i superstiti si dispersero sulle montagne. Anche gli Inca, come gli Aztechi, contrassero il vaiolo che li decimò ulteriormente. Cortes distrugge le città Azteche. Pizarro fa prigioniero l'imperatore Atahualpa. ~ 34 ~

Analoga sorte toccò alle varie tribù Maya che occupavano lo Yucatan ed il Guatemala; dopo vari tentativi di occupazione di quei territori da parte degli spagnoli, nel 1527 Francisco de Montejo iniziò una lenta ma inesorabile invasione che durò una ventina di anni durante i quali ci furono scontri durissimi con ingenti perdite da entrambi gli schieramenti. Alla fine gli spagnoli ebbero la meglio e gli indigeni superstiti furono oppressi, schiavizzati e obbligati alla conversione al cattolicesimo. Alcuni anni più tardi le città Maya vennero saccheggiate dagli invasori ed il padre francescano Diego de Landa volle effettuare la completa distruzione etnica di quel popolo. Per sconfiggere l’idolatria dei Maya superstiti utilizzò strumenti come la tortura, l’omicidio e la distruzione totale di tutto ciò che potesse essere tramandato. Così “in nome di Dio e dell’evangelizzazione” furono ridotti in cenere migliaia di immagini di culto e idoli di diverse forme e dimensioni; furono distrutte le grandi pietre utilizzate come altari, piccole pietre lavorate, terrecotte e codici con geroglifici. Arrivò persino a fare un gigantesco rogo dove vennero bruciate tonnellate di libri, che lui considerava “opera del demonio”, che illustravano la civiltà Maya in tutti i suoi aspetti: la storia, la cultura e le tradizioni secolari di un intero popolo vennero così distrutti in pochi minuti. Il Landa nel 1566 scrisse il libro Relaciones de la cosas de Yucatan per testimoniare le avventure che aveva vissuto in quei Paesi perciò è stato il primo e più importante cronista della civiltà Maya. Paradossalmente è proprio grazie a lui che oggi sappiamo molte cose sulla cultura di quel popolo, sui costumi variopinti usati per vestirsi, sulle loro usanze, sulle costruzioni imponenti che svettavano nella giungla e tanto altro ancora. Ha descritto anche, in maniera obiettiva e con impressionante realismo, le atrocità commesse dagli spagnoli verso gli sventurati indios e quelle da lui stesso compiute senza che provasse alcun senso di pietà. Quel libro è una fonte importante di notizie che squarciano il velo oscuro che per secoli ha avvolto il territorio dello Yucatan. A conferma del fatto che le alte gerarchie ecclesiastiche fossero ~ 35 ~ Diego de Landa fa distruggere i libri dei Maya.

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