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Art&trA Rivista Dic/Gen 2018

Rivista d’arte, cultura e informazione

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2.0

Speciale:

aCCa Edizioni Roma Srl

anno 10° - DiCEmbRE 2017 / gENNaio 2018

73° bimestrale di arte & Cultura - € 3,50

“Super Eroi”

...tra il bene e il male!

di Marina Novelli

Carlo

Nangeroni

l’artista della pittura molecolare

L’intimità femminile

nell’interpretazione di Edgar Degas

di Francesco Buttarelli


Elisabetta Trombello

“Vengo a prenderti e ti porto via” - A crilico e m alta su tela -cm .35 x 200

“Nutrimento per la mia anima” - A crilico e m alta su tela -cm .35 x 200

Galleria Ess&rrE

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - Roma - Tel. 06 42990191

www.accainarte.it - galleriaesserre@gmail.com


aCCa EDiZioNi Roma S.r.l.

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Telefoni mobili 329 46 81 684

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roberto.sparaci@ alice.it

Redazione - Spazio espositivo

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Capo Redattore: Roberto Sparaci

Direttore Responsabile

Sezione Editoriale: Claudio alicandri

Direttore artistico;

Roberto Sparaci

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a cura dell’aCCa EDiZioNi - Roma

Copertina:

ideazione grafica aCCa EDiZioNi - Roma S.r.l.

Fotocomposizione: a cura della Redazione

aCCa EDiZioNi - Roma S.r.l.

Stampa:

Pacini Editore Srl

Via gherardesca

56121 ospedaletto (Pisa)

Tel. +39 050 313011 - Fax +39 050 31 30 302

www.pacinieditore,it - info@pacinieditore.it

Distribuzione a cura di:

aCCa EDiZioNi Roma S.r.l.

Pubblicazioni:

aNNUaRio D’aRTE moDERNa

“artisti contemporanei”

RiViSTa: bimESTRaLE art& tra

Registrazione: Tribunale di Roma

iscrizione Camera di Commercio di Roma

n. 1294817

1ª di copertina: Carlo Nangeroni

a cura della redazione di art& tra

2ª di copertina: Elisabetta Trombello

Courtesy: galleria Ess&rrE (Rm)

3ª di copertina: X Esempio

Courtesy: X Esempio

organizzazione eventi

4ª di copertina giuseppe amadio

Courtesy: galleria Ess&rrE (Rm)

Copyright © 2013 aCCa Edizioni Roma S.r.l.

riproduzione vietata

ACCA EDIZIONI ROMA Srl

S o m m a R i o

RUbRiCHE

o T T o b R E - N o V E m b R E 2 0 1 7

mambo museo d’arte moderna di bologna Pag. 11

di Silvana gatti

L’intimità femminile nell’iterpretazione di Degas Pag. 20

di Francesco buttarelli

Super Eroi - ...tra il bene e il male! Pag. 36

di marina Novelli

Carlo Nangeroni - L’artista della pittura molecolare Pag. 54

a cura della redazione

“arte ed esoterismo Vii” FiDUS Pag. 66

di Piercarlo bormida

Due minuti...“Caravaggio e il suo tempo” Pag 70

di marco Lovisco

mirella guasti e Luigi Pellanda allo Stadio di Domiziano Pag 73

a cura di alan Serri

“Nel segno..”-Ritratti d’artista- intervista a Paolo buzzi Pag. 78

di marilena Spataro

Le mostre in italia e Fuori Confine Pag. 82

a cura di Silvana gatti

monet “il mio giardino è l’opera più bella...”. Pag. 110

di marina Novelli

“CaNoVa” Evocatività, esperienza e sinergia Pag. 24

di agata gazzillo

imPREVEDibiLE - mostra di arte e Scienza Pag. 33

a cura dell’Ufficio Stampa Delos

Premio arte Laguna Pag. 46

a cura dell’Ufficio Stampa Netlife Comunicazione

il Circus di massimo Pennacchini Pag. 50

di massimo Pennacchini

“L’eterno e il tempo” Tra michelangelo e Caravaggio Pag. 58

di marilena Spataro

Donatella marraoni - in nome del padre Pag. 100

di Valentina D’ignazi

L’arte croata del XX secolo Pag. 107

di Svjetlana Lipanovic

LogoS Contemporary art Pag. 115

di marilena Spataro

i tesori del borgo Pag. 121

di marilena Spataro


A cca EdizioniR om a -Pubblicazioni artistiche

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gratuitamente anche

on-line

www.accainarte.it

Il sito vi permette di rimanere informati sulle nostre

attività ed è a disposizione di chiunque voglia tenersi

aggiornato sul mondo dell’arte con una moltitu dine di

notizie che verranno continuamente pubblicate.


4

Deniarte

Arte Contemporanea - Roma

Piero Dorazio

“Senza Titolo” - 1957

tecnica mista su carta intelata

cm 188 x 128

Tano Festa

“Trafalgar Square” - febbraio 1969

smalto su tela

cm 150 x 100

01/05.02.2018

Bologna

Saremo presenti a:

Bergamo Arte Fiera dal 13 al 15 gennaio 2018

e a Arte Fiera Bologna dal 02 al 05 febbraio 2018

HALL 25 - Stand B96

Deniarte - Via Beatrice Cenci, 8 – 00186 Roma - Tel. 06 3232868

www.deniarte.com – galleriadenisi@tiscali.it


www.tornabuoniarte.it

“Garcia Lorca nelle Antille” - 2010 - tecnica mista su tavola - cm 42 x 62

Em ilio Isgrò

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055 2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


8

Erica CampanElla

“Rosa carne” - 2017 - olio su alluminio cm. 60 x 44


Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

“Milano-galleria” - 2017 - olio su ottone - cm 34 x 67

Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - 00121 Roma - Locale 876

Tel. 06 42990191 - cell. 329 4681684

galleriaesserre@gmail.com


10

aldo mondino

“Bilancia” - olio su tela cm. 65 x 53

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


mambo

museo d'arte moderna

di bologna

REVOLUTIJA. Da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky

a cura di Silvana Gatti

Natan Altman - “Ritratto della poetessa Anna Akhmatova”,

olio su tela, 1915 - ©State Russian Museum, St. Petersburg

èstata inaugurata a Bologna

la mostra: RE-

VOlUTIJa. Da Chagall

a malevich, da Repin

a Kandinsky. Capolavori

dal museo di

Stato Russo di San pietroburgo al

mambo - museo d'arte moderna, che

proseguirà sino al 13 maggio 2018. la

rassegna è prodotta e organizzata da

CmS. Cultura in partnership con il Comune

di Bologna/Istituzione Bologna

musei, in collaborazione con il museo

di Stato Russo di San pietroburgo cui

appartengono i due curatori, Evgenia

petrova, che ne è vicedirettore, e Joseph

Kiblitsky.

l’arte delle avanguardie russe è un importante

capitolo del modernismo, periodo

compreso tra il 1910 e il 1920

che ha visto nascere scuole, associazioni

e movimenti d’avanguardia diametralmente

opposti l’uno all’altro. la

rassegna mette in luce i movimenti artistici

nati in

Russia tra i primi

del novecento

e la fine

degli anni ‘30,

facendo conoscere

al pubblico

artisti rimasti

un po’

nell’ombra, come

Repin e petrov-Vodkin

o

Kustodiev, o-

scurati dal successo

avuto da altri quali Chagall,

malevich o Kandinsky, tutti presenti in

mostra.

Chagall e Kandinsky, lasciata la Russia

nel ‘22, sono stati i primi a essere conosciuti

in Europa mentre malevich è

diventato molto noto perché le sue

opere, oltre ad essere esposte in Europa,

nel 1955 sono state mostrate al

Guggenheim di nY.

In mostra, una carrellata di circa 70

opere racconta gli stili e il percorso di

artisti tra cui nathan altman, natalia

Goncharova, Kazimir malevich, Wassily

Kandinsky, marc Chagall, Valentin

Serov, alexandr Rodchenko e molti

altri, evidenziando la modernità dei

movimenti culturali della Russia d’inizio

novecento. Il percorso spazia dal

primitivismo al cubo-futurismo, fino al


12

Ilya Repin - “17 ottobre 1905”, olio su tela, 1910©State Russian Museum, St. Petersburg

suprematismo, costruendo contemporaneamente

un parallelo cronologico

tra l’espressionismo figurativo e il

puro astrattismo.

l'allestimento, giocando sugli ampi

spazi della Sala delle Ciminiere, attira

l’attenzione del visitatore che viene accolto

in un’anticamera incorniciata da

foto d’epoca per poi incontrare subito

le prime opere di Repin e Serov datate

attorno al 1905, l’anno della rivoluzione

democratico-borghese che ha

visto protagonisti artisti, poeti ed intellettuali,

come testimonia in mostra l’opera

“17 ottobre 1905”, di Ilja Repin.

E’ un quadro di grandi dimensioni in

cui la folla esaltata par quasi travolgere

lo spettatore. al centro, un gruppo di

proletari con donne e uomini in divisa

domina la scena, portando sulle spalle

un uomo scarcerato che scuote allegramente

le catene per la ritrovata libertà.

mentre la gente è allegra e canta, due

personaggi ai lati della folla restano in

silenzio, quasi in una sorta di premonizione

delle future sofferenze della Russia.

la tela è esposta accanto a “Che libertà!”,

opera anch’essa di Repin, che

esprime pienamente l’influenza impressionista

nell’uso libero delle pennellate.

Repin dal 1873 al 1876 soggiornò

in Italia e a parigi. a contatto

con gli Impressionisti francesi, carpì da

questi il gusto per il colore vivo e luminoso,

che reinterpretò personalmente

nei suoi quadri raffiguranti contadini,

pescatori e scene di vita e di mercato,

allontanandosi dalla tradizione

culturale del realismo.

Sono anni in cui la vita artistica di

mosca è piuttosto intensa e guarda con

ammirazione la pittura francese, dai

fauves ai cubisti, senza tuttavia accoglierla

incondizionatamente ma cercando

di arricchirla con apporti del

tutto originali. In Russia la necessità di

un rinnovamento della società e delle

sue strutture era fortemente sentita;

l'intellighenzia russa era attraversata da

un dibattito piuttosto acceso tra chi

proponeva di adeguarsi alle conquiste

dell'Occidente e chi invece sosteneva

la necessità di non snaturare la cultura

slava, rimanendo fedeli alle proprie

tradizioni pur cercando un linguaggio

personale. anche le avanguardie diffidavano

da un accoglimento a priori dei

modelli occidentali e spesso, desiderando

a tutti i costi un rinnovamento,

prendevano spunto da fantasiose radici

preistoriche e precristiane.

mentre il fallimento della rivoluzione

del 1905 aveva seminato la sfiducia tra

intellettuali e artisti, quella vittoriosa

del ‘17 diede nuova linfa all’arte ed alla

cultura sovietica. non mancavano le

contraddizioni, in quanto insieme ad

artisti di formazione realistica, sulla

linea dell’Ottocento, si trovavano artisti

provenienti da differenti indirizzi

formalistici e d’avanguardia, uomini

esasperati che, pur non esponendo in

patria, nutrivano un filo di speranza

guardando alla rivoluzione come ponte

da un passato travagliato verso un futuro

migliore. In particolare, il “formalismo

estetico” tendeva allo studio

delle forme, contrastando l'esasperato


Ilya Repin, “Che libertà!”, olio su tela, 1903 ©State Russian Museum, St. Petersburg

soggettivismo romantico, che ebbe

luogo nella seconda metà del sec. XIX.

presente in mostra anche Tatlin, marinaio

ed artista dedito sia alla pittura

che alla musica folkloristica, che

traeva ispirazione durante i suoi viaggi

in Turchia, in Grecia e sulle coste dell'africa

del nord. Grazie alla sua passione

per la pittura cubista e futurista

realizzò rilievi astratti polimaterici (i

Controrilievi), inaugurando in tal modo

il costruttivismo, con un occhio rivolto

ai nuovi materiali e alle tecniche

industriali. a parigi incontrò pablo picasso,

da cui apprese la tecnica di

scomposizione degli oggetti su piani

diversi, fino a ottenere pure forme geometriche.

professore di arte e tecniche

pittoriche durante la rivoluzione russa,

aderì al produttivismo, secondo cui

l'arte doveva sottostare ai principi della

costituzione di una società nuova e

egualitaria. nel 1919 era stato coinvolto

nel progetto di una torre metallica

a forma di spirale più alta della

Torre Eiffel, con i suoi 400 metri. all’opera,

dedicata alla Terza Internazionale,

simbolo del nuovo corso sovietico,

in mostra è dedicato un video. I

lavori non furono mai iniziati e il progetto

venne abbandonato.

michael larionov e la moglie natalia

Goncharova aprirono il primo capitolo

delle avanguardie russe. Tra il 1912 e

1913, larionov attingendo al futurismo

italiano e al cubismo francese, creò il

raggismo. Come Kandinsky, di cui in

mostra “Su Bianco (I)” del 1920 e

“Crepuscolo” del 1917, larionov a-

priva un altro spiraglio all’arte non oggettiva.

la Goncharova dipinse atmosfere

popolari in uno stile neo primitivo,

recuperando i motivi del folclore

e dell’artigianato popolare. ne

sono un tipico esempio, in mostra,

“Contadini - Frammento della composizione

“Vendemmia” e “lavandaie”

del 1911. In mostra inoltre quadri celebri

come “Il ciclista” del 1913 della

Goncarova, in cui il protagonista, un

ciclista in movimento sulla bicicletta,

è scomposto secondo il processo tipico

dei pittori cubisti come picasso o Braque,

ma è raffigurato anche nel suo dinamismo

come facevano i futuristi

italiani Boccioni e Balla. Una fusione

di stili arricchita da elementi grafici,

come i caratteri cirillici e i numeri, un

procedimento che anche larionov utilizzava

nei suoi dipinti. Certamente per

lei il passo dal dinamismo futurista

all’astrattismo fu breve.

anche le opere di natan altman risentono

del cubismo francese. Il ritratto

della poetessa anna achmatova, presente

in mostra, rappresenta la donna

in verosimiglianza, ma la figura è

scomposta geometricamente anche nei

dettagli anatomici e si staglia su uno

sfondo in cui sono introdotti elementi

cubisti, come per l’autoritratto in mostra

di un altro cubista russo, aristarch

lentulov.

numerose furono le donne artiste, attive

in Russia in quel periodo, tra cui

popova, in mostra il suo “architettura

pittorica” del 1916, influenzata da

Boccioni, Olga Rozanova, con “Com-


14

Natalia Goncharova, “Ciclista”, olio su tela, 1913, ©State Russian Museum, St. Petersburg

posizione non oggettiva. Suprematismo”

del 1910 presente in mostra, e

Sofia Dymschyz-Tolstaya, della quale

sono in mostra tre opere fondamentali.

Il 19 dicembre 1915 si inaugurò a pietrogrado

la mostra che segnò la svolta

storica di quel periodo effervescente.

Fu intitolata “010” e vi esposero malevich

e Tatlin, i due massimi esponenti

dell’avanguardia russa. nato vicino a

Kiev da genitori russo-polacchi, malevich

incominciò come pittore post impressionista;

dopo un periodo neo primitivo

- la Goncharova esercitò grande

influenza su di lui - passò a uno stile

che egli definì a-logico. meno di due

anni prima dell’ottobre ‘17 Kazimir

malevich aveva proclamato la supremazia

della pura sensibilità su ogni

realismo. la mostra è arricchita da foto

storiche, video d’epoca. Eccezionalmente

esposte le riproduzioni dei costumi

di scena realizzati da malevich

per lo spettacolo teatrale “Vittoria sul

Sole”, in cui comparve per la prima

volta l’idea del famoso “Quadrato nero”.

Fu attraverso l’astrattismo di “Vittoria

sul Sole” che malevich raggiunse

la totale non oggettività: “avendo disperatamente

cercato di liberare l’arte

dal mondo oggettivo - dichiarò - trovai

rifugio nella forma del quadrato”. Era

nato il suprematismo.

la teoria di malevich ebbe diversi seguaci,

alcuni dei quali conosciuti durante

l’insegnamento, cui lo chiamò

marc Chagall che nel 1917 era stato

nominato commissario dell’arte per la

regione di Vitebsk, dove aveva fondato

un museo d’arte moderna e una accademia

di Belle arti, di cui era diventato

direttore. ma i metodi di insegnamento

e i rigidi precetti del nascente suprematismo

entrano prestissimo in contrasto

con il lirismo di Chagall, testimoniato

in mostra dal magnifico “promenade”

del 1917-1918. Tra le opere più belle e

conosciute della mostra, questo dipinto

di Chagall vede al centro della scena il

pittore che tiene per mano la moglie

Bella mentre vola leggiadra per aria.

nell'altra mano tiene un uccellino

come simbolo della loro simbiosi con

la natura. alle loro spalle è raffigurata

la città natale dei due, Vitebsk, dove

vivevano all'epoca (siamo nel 1917).

altro famosissimo scontro di malevich

fu quello con Tatlin. Tatlin e i suoi seguaci

incitavano gli artisti a dedicarsi

a un’attività utile alla società, applicandosi

alla pubblicità, composizione

tipografica, architettura, produzione

industriale. Sotto questo aspetto si può

dire che Tatlin è stato un pioniere dell’industrial

design. Il costruttivismo ottenne

in questi campi risultati positivi.

I fratelli naum Gabo e anton pevsner,

nell’agosto 1920, firmarono il manifesto

del realismo, chiamando così la

loro versione del costruttivismo per

sottolineare il profondo legame con la

realtà politica. Gabo sosteneva che


Marc Chagall, “Promenade”, olio su tela, 1917, ©State Russian Museum, St. Petersburg

l’arte possiede un suo valore assoluto,

indipendentemente dal tipo di società.

la rivoluzione aveva generato due opposte

fazioni, da un lato gli artisti che

seguirono i due capofila malevich e

Tatlin, dall’altro gli artisti del ritorno

all’ordine e all’accessibile linguaggio

figurativo.

Con queste opere iniziava il cammino

all’indietro dell’avanguardia, prima dimenticata,

poi perseguitata. Era ormai

alle porte il realismo socialista. Tra i

suoi maggiori rappresentanti ricordiamo

Isaak Brodsky, e Vasilij Kuptsov.

Il realismo socialista venne decretato

dall’associazione degli artisti

proletari nei primi anni Trenta come

unica forma d’arte accettata, differente

da quella di artisti che rimasero fedeli

al figurativismo ed al realismo negli

anni delle avanguardie, come per

esempio Valentin Serov, di cui in mostra

il “Ritratto della ballerina Ida Rubinstein”

del 1910 o Zinaida Serebrjakova

presente in mostra con il magnifico

“Bania” del 1913 e Ilya mashkov,

allievo di Serov, presente con

“pani. natura morta2 del 1912.

Eventi sconvolgenti si erano susseguiti

da quando nel 1930 era stata chiusa a

mosca la mostra di malevich, così come

tutte le altre mostre d’avanguardia.

lenin era morto, Stalin avanzava come

testimoniato in mostra dal suo ritratto

del 1936 di pavel Filonov. Il trionfo del

neo-verismo sovietico apriva le porte a

un’arte paternalistica, in cui al rifiuto

di ogni modernismo volto a rinnovare

il linguaggio delle arti, corrispondeva

l’accettazione del più vieto illustrazionismo.

Durante la mostra la città di Bologna è

arricchita da un ricco programma di

appuntamenti cui parteciperanno, in

primis, l’Università degli Studi di Bologna

e le principali istituzioni culturali

cittadine. l’esposizione e i temi,

che implicitamente propone, sono sviluppati

in tutta la città da istituzioni,

associazioni, commercio e realtà produttive,

per attivare e valorizzare il territorio

medesimo.

Call center e acquisto biglietti,

dettagli su orari e tariffe

www.mostrarevolutija.it

info@mostrarevolutija.it

Tel. +39 051.71.68.808

(Lun – Ven 8.30 - 18.00 //

Sab 9.00 - 13.00)


18

Paola Romano

“Luna bianca” -tecnica m ista su m df-ø cm .50

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com


20

L’intimità femminile

nell’interpretazione di

Edgar Degas

di Francesco Buttarelli

“La tinozza”

E

-

dgar Degas occupa un ruolo

di rilievo nella storia dell’arte

figurativa della seconda

metà dell’ottocento.

Coinvolto ed attratto dalla vita parigina,

entrò psicologicamente nell’intimità

delle donne dedicando loro

una serie di ritratti di nudo, quasi da

osservatore nascosto.

nel 1886 realizzò “la Tinozza”, uno

stupendo pastello in cui il taglio

della composizione esce dai canoni

convenzionale e ci mostra una figura

di donna ripresa dall’alto, tanto che

il piano del mobile a destra della ragazza

sembra trovarsi in posizione

verticale piuttosto che orizzontale.

la giovane si mostra accoccolata

con la mano sinistra appoggiata alla

tinozza, l’altra sui capelli, una sapiente

ombra le nasconde il viso. la

schiena bellissima si flette come un

arco evidenziando un corpo splendido

dal collo sino ai glutei.

la figura risulta intrigante, sapientemente

mobile, realizzata da un intreccio

di cromatismi ed ombre,

tanto da renderla viva. la “pennellata”

di luce si propaga dal collo al

dorso, poi al braccio ed al piede fino

ad evidenziare il bordo dell’orecchio

tra i capelli color rame.

Diversa l’interpretazione che Degas

propone nell’opera “Donna che si

pettina” l’artista realizza una composizione

che inizialmente sembra

seguire un percorso geometrico.

Il primo piano è caratterizzato dai

lunghi capelli della ragazza, raccolti

nella mano sinistra mentre l’altra vi

passa il pettine. Il viso della donna

appare molto velato, confuso nell’ombra.

l’immagine risulta sintetica,

mentre la luce che proviene dal

lato destro sembra calamitarsi sul

braccio e sul drappo bianco che avvolge

i fianchi della donna. nell’opera

“la pettinatrice”, l’autore si

spinge ad osservare attentamente la

vita intima del soggetto ritratto, tralasciando

la bellezza ed eliminando

completamente l’ambientazione.

prevale il rosso, violetto, preponderante

la scena evidenzia due donne,

una seduta l’altra in piedi. la prima

piega il corpo secondo una linea diagonale

suggerita dall’inclinazione

del tavolo,indossa un vestito rosso

della stessa tonalità dei capelli. la


“La pettinatrice”

“Donna che si pettina”

“Donna che si asciuga la nuca”

pettinatrice è vestita di rosa. (Degas

commentando il suo quadro affermò:

“non bisogna mai mercanteggiare con

la natura, ci vuole del coraggio per abbordarla

frontalmente nei suoi grandi

piani e nelle sue grandi linee”). ancora

una diversa interpretazione nel

dipinto “Donna che si asciuga la nuca”,

qui Degas crea un pastello che

rappresenta una giovane intenta ad

asciugarsi dopo il bagno.

l’opera non si presenta come l’idealizzazione

del nudo, e le forme del

corpo non appaiono voluttuose e provocanti.

la ragazza è intenta con

spontaneità ad una mansione quotidiana.

Il volto appare coperto dai suoi

stessi movimenti e lei non sa di essere

osservata: in realtà l’artista è come se

la spiasse da un immaginario buco

della serratura. l’ambientazione risulta

dolce, leggera, frutto di un cromatismo

studiato composto da luci

attenuate ed ombre anatomicamente

perfette. ad onore della storia dell’arte

va ribadito che Degas si è sempre riservato

la libertà di intervenire sulle

proprie tele e anche in seconda battuta,

dopo attenta e psicologica riflessione.


22

Tiziano Sgarbossa

estrusioni su tela

“Composizione” – 2016

estrusione su tela-acrilico

cm .80 x 80

Galleria Ess&rrE

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

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www.tornabuoniarte.it

“Paesaggio” - 1942 - olio su tela - cm 40 x 50

O ttone R osai

Firenze 50125 - Lungarno Benvenuto C ellini,3 Tel.+39 055 6812697 / 6813360 -info@ tornabuoniarte.it

M ilano 20121 - V ia Fatebenefratelli,34/36 - Tel.+39 02 6554841 - m ilano@ tornabuoniarte.it

Forte dei M arm i55042 - Piazza M arconi,2 - Tel +39 0584 787030 - fortedeim arm i@ tornabuoniarte.it

Firenze 50125 - A ntichità - V ia M aggio,40/r - Tel.+39 055 2670260 - antichita@ tornabuoniarte.it


24


28

Carmelo CONSOLI

luce e magia del colore


Galleria Ess&rrE

CERNOBBIO (CO)

BARI

GAllERIA

StEfANO SImmI

ROmA

PERuGIA

Porto Turistico di Roma - 00121 - Lungomare Duca degli Abruzzi, 84 - loc. 876

cell. 329 4681684 - www.accainarte.it - acca@accainarte.it

galleriaesserre@gmail.com

R O M A

Studio: via dello Scudo, 42 - 06132 - Pila (PG)

Tel. 075 774878 - Cell. 368 519066

www.carmeloconsoli.it - consolicarmelo@tin.it


30

Anna M aria Tani

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32

Giuseppe Amadio

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imPREVEDibiLE

essere pronti per il futuro senza sapere come sarà

Mostra di arte e scienza nel nuovo Centro Arti e Scienze Golinelli

Bologna, dal 13 ottobre 2017 al 4 febbraio 2018

Il 13 ottobre ha aperto al pubblico

la mostra di arte e scienza

ImpREVEDIBIlE, essere pronti

per il futuro senza sapere

come sarà, in programma fino al

4 febbraio 2018 nel nuovo Centro Arti

e Scienze Golinelli, polo per l’innovazione

e la ricerca di Fondazione Golinelli

progettato da Mario Cucinella

Architects.

la mostra, ispirata da un’idea di Marino

Golinelli e prodotta da Fondazione

Golinelli, è curata da Giovanni

Carrada per la parte scientifica e da

Cristiana Perrella per la parte artistica;

il progetto dell’allestimento è di

Mario Cucinella Architects.

Questa è l’ultima di sette esposizioni

che, a partire dal 2010, hanno indagato

in modo innovativo temi forti della

contemporaneità mettendo in dialogo il

linguaggio dell’arte con quello della

scienza. Fondazione Golinelli ha sempre

creduto nella potenzialità di questo

connubio per diffondere cultura e conoscenza:

le stagioni più alte della cultura

umana si sono prodotte quando

arti e scienze si sono intrecciate in

modo fecondo. l’intento della mostra

è contribuire a colmare la frattura oggi

in essere tra cultura umanistica e cultura

scientifica.

Dopo aver esplorato l’antroposfera, il

rapporto tra uomo e tecnologia, le

nuove età della vita, le energie della

mente, la scienza del gusto, la libertà,

con la mostra Imprevedibile è ora la

volta di indagare il tema del futuro.

«Imprevedibile» scrive Cristiana perrella

«muove dalla sensazione di incertezza

che caratterizza la nostra vita in

un momento storico di grandi e rapidissimi

cambiamenti, di questioni cruciali

per l’umanità […] che richiedono di

essere affrontate urgentemente, ma

senza poter ricorrere a parametri già

noti. […] abitare l’incertezza è forse

una delle cose che gli artisti sanno fare

meglio, rilevando sensibilità, urgenze

e segnali inespressi della loro epoca

senza temere la contraddizione, gli errori,

lasciando spazio al dubbio, alle

molteplici interpretazioni. l’arte è fondata

sull’immaginazione e si alimenta

di possibilità, intuizione e speculazione,

non di sicurezza».

Il futuro non si lascia prevedere, se non


34

per caso, e non si può controllare, ma

possiamo prepararci al tempo che ci

attende «e soprattutto dobbiamo»

come scrive Giovanni Carrada «cercare

per quanto ci è possibile di contribuire

a crearlo, cercando in quello

che accade oggi i semi di quello che

potrebbe accadere domani», consapevoli

però che «le analogie fra allora e

oggi […] ci offrono delle possibilità,

ma sta a noi cercare di realizzarle.

perché il futuro, oltre che imprevedibile,

è aperto. È fonte di rischi insospettati,

ma anche di nuove

soluzioni».

Sinossi

Come ci si può adattare a un mondo

che cambia, sempre in modo imprevedibile?

la risposta è fornita dall’innovazione

e da un’educazione che permetta di

comprenderne la positività dei cambiamenti

che essa produce, siano essi

materiali, politici o morali. l’uomo

fatica da sempre ad accettare l’imprevedibilità

del futuro, ma talvolta questa

aumenta le risorse a nostra disposizione

e garantisce una società aperta

e socialmente mobile.

E come ci si può preparare a un futuro

che non si può in alcun modo prevedere?

Il futuro è sì imprevedibile, ma

“funziona” sempre allo stesso modo,

almeno nelle economie moderne, e

per questo ci si può preparare imparando

dalle esperienze del passato più

o meno recente. E capire come potrebbe

funzionare il futuro è il motore

della mostra.

Il percorso espositivo mette in dialogo

opere di artisti contemporanei

italiani e internazionali - scelte per la

capacità di attivare connessioni impreviste,

chiarire concetti complessi

attraverso la loro evidenza visiva, suscitare

emozioni in grado di trasmettere,

rispetto alla scienza, un diverso

tipo di conoscenza e di comprensione

- con una serie di exhibit di argomento

scientifico, prevalentemente

video, lasciando che le suggestioni

dell’arte e della scienza aiutino il visitatore

a farsi un’idea più ricca e

complessa dell’argomento, sviluppando

un proprio punto di vista sul

futuro che ci aspetta.

La mostra si articola in sei sezioni:

- Il futuro arriva comunque: l’insieme

delle tecnologie che abbiamo

creato e che guidano il nostro futuro,

evolvendo continuamente e modificando

di conseguenza le società, ha

una forza ormai grande quanto quella

della natura;

- Il futuro crea più di quanto distrugga:

il progresso materiale e

quello civile dipendono dall’innovazione,

la quale va a beneficio di tutti;

- Il futuro non si lascia prevedere

(per fortuna): se il futuro fosse prevedibile,

i paesi più avanzati avrebbero

i mezzi per approfittarne, restando

gli unici a guidarlo: l’imprevedibilità

garantisce invece che nessuno

potrà mai dominarlo;


ImpREVEDIBIlE - photo OKnOstudio

- Il pregiudizio contro le cose

nuove: di fronte all’incertezza che

ogni vera innovazione porta con sé, la

mente umana non è un giudice imparziale.

Il rischio è però connaturato

con l’innovazione;

- Fare i conti con la natura: gran

parte dei problemi ambientali sono il

prezzo che paghiamo per consentire a

tutti noi la vita con gli agi cui siamo

abituati, ma l’innovazione può ormai

giocare un ruolo importante a favore

della natura;

- Chi non innova rischia di perdere

anche il proprio passato: si indaga il

passato di grandi nazioni, come la

Cina e l’Inghilterra, e si riflette su

quello del nostro paese, per comprendere

la necessità di rinnovarci.

Tra le opere in mostra: il disegno murale

di pablo Bronstein (Buenos aires,

argentina, 1977, vive a londra);

l’installazione multimediale sui Big

Data di Ryoji Ikeda (Gifu, Giappone,

1966, vive a parigi); i video di Christian

Jankowski (Gottinga, Germania,

1968, vive a Berlino) e di Elena

mazzi (Reggio Emilia, 1984, vive a

Venezia) con la filmaker Sara Tirelli

(Gorizia, 1979, vive a Venezia); le

sculture di Joep Van lieshout (Ravenstein,

Olanda, 1963, vive a Rotterdam)

e di Tomas Saraceno (San

miguel de Tucumán, argentina, 1973,

vive a Berlino); i poster del collettivo

danese Superflex (fondato nel 1993

da Jakob Fenger, Rasmus nielsen e

Bjørnstjerne Christiansen); l’installazione

di nasan Tur (Offenbach, Germania,

1974, vive a Berlino); l’installazione

Very Yao di ai Weiwei

(pechino, Cina, 1957, vive tra l’america,

l’Europa e la Cina); l’installazione

al neon di martin Creed (Inghilterra,

1968, vive a londra); l’installazione

con insegne luminose di

Flavio Favelli (Firenze, 1967, vive a

Savigno); il tappeto di martino Gamper

(merano, 1971, vive a londra); le

sculture di Tue Greenfort (Danimarca,

1973, vive a Berlino); lo stand di lampade

di little Sun (fondato nel 2012

da Olafur Eliasson e Frederik Ottesen);

l’installazione video di Tabor

Robak (USa, 1986, vive a new

York); l’installazione di Yinka Shonibare

mBE (londra, 1962, vive a londra).

la mostra ha il patrocinio del Comune

di Bologna, della Regione

Emilia-Romagna e del MiBACT ed

è realizzata in collaborazione con aeroporto

Guglielmo marconi di Bologna

e TpER (Trasporto passeggeri

Emilia Romagna).

mostra: ImpREVEDIBIlE, essere

pronti per il futuro senza sapere come

sarà

a cura di:

Giovanni Carrada e Cristiana perrella

prodotto da: Fondazione Golinelli

progetto allestimento:

mario Cucinella architects

Sede: Centro arti e Scienze Golinelli

Opificio Golinelli, via paolo nanni

Costa, 14 - Bologna

Date: 13 ottobre 2017

4 febbraio 2018

Orari: lunedì-venerdì 10-19

sabato e domenica 11-18 | chiusa dal

23 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018

Ingresso: 6,00€ biglietto intero -

8,00€ biglietto intero con visita guidata

- 4,00€ biglietto ridotto

Catalogo: Silvana Editoriale

Informazioni:

www.artescienzaeconoscenza.it |

www.fondazionegolinelli.it

Ufficio stampa: Delos

delos@delosrp.it – 02.8052151

Fondazionegolinelli.it

Opificio Golinelli

via Paolo Nenni Costa, 4

40133 Bologna - IT

tel. 051 0923200

fax 051 0923290


36

Super Eroi

...tra il bene e il male!

di marina novelli

nell’ordine: Sergio Gaddi, Fabio Di Gioia, nathan Sawaya e la sua interprete, alberto matano, Stefano Brancaccio e Cinzia Guido

Chi di noi, da bambino,

non si è appassionato

davanti ad una scatola

di lego? personalmente

ne andavo pazza!...

tanti tanti mattoncini colorati

di diverse misure con cui si poteva

costruire di tutto…anche la casa

dei nostri sogni! Ed ora eccoli qua…

nel cuore pulsante di Roma, in Trastevere,

a far bella mostra di loro

stessi nel palazzo degli Esami, trasformato

per l’occasione in una vera

e propria Gotham City. Entrando in

mostra si viene subito letteralmente

coinvolti dal “sorprendente”; ci si ritrova

infatti immersi in una atmosfera

incredibile che fino a pochi

istanti prima faceva parte solo del nostro

“immaginario”. Ed è ciò che nathan

Sawaya (ex avvocato aziendale

a new York convertitosi poi all’arte)

è riuscito a creare facendo un uso

magistrale solo dei suoi mattoncini

colorati lego, realizzando più di 120

opere originali, a volte simpaticamente

attraenti ed altre fortemente

inquietanti, ma tutte “magistralmente”

realizzate. Ed è questo il tema su

cui ha concentrato la sua attenzione

nel realizzare questa mostra…l’eterno

“dissidio” tra “il bene e il

male”. mostra questa, come ci ha illustrato

il giornalista alberto matano,

che ha abilmente condotto la Conferenza

Stampa, è stata già presentata

con successo a Sydney, londra, madrid

e presto sarà anche a parigi. Rivivono

infatti, come per magia, eroi

come Super man - Flash Gordon –

Wonder Woman e numerosi altri…

eroi che con le loro imprese ci hanno

fatto sognare…e continuano a farlo!.

nathan Sawaya è già stato in Italia

ottenendo un successo da record e ri-


nathan Sawaya e

il “suo” Joker

Fabio Di Gioia

curatore in Italia

della mostra

torna con questa mostra nella capitale…ma

vediamo chi è nathan! Egli

è riconosciuto come uno dei massimi

esponenti dell’arte contemporanea

avendo creato una nuova dimensione

e unendo pOp aRT e SURREalI-

SmO... e vale pertanto ricordare che

le sue opere erano in primo piano sul

“tappeto rosso” durante la diretta

degli Oscar 2015 quando, non a caso,

la sua statuetta di lego venne fotografata

nelle mani di Emma Stone,

Oprah, neil patrick e “last but not

least” meryl Streep. Sawaya ha inoltre

anche collaborato con lady Gaga

nella realizzazione di un video per

l’album aRTpOp, in cui compare

Yellow. possiamo quindi affermare

che da quando, nel 2007 ha debuttato

con la sua prima mostra personale,

egli, con i suoi lavori, ha attratto l’attenzione

tanto dei critici d’arte

quanto dei nuovi talenti del pop. Sawaya

è il primo artista ad aver trasformato

un gioco popolare come

quello dei mattoncini lego in opere

tanto belle quanto affascinanti. lo

vediamo posizionare e disegnare con

meticolosità ogni singolo mattoncino,

trasformando i pezzi lego in

vere e proprie opere d’arte. Si dedica

al raggiungimento della perfezione

facendo sì che uno dei giochi più famosi

e popolari del mondo sia elevato

all’eccellenza. la sua “THE

aRT OF THE BRICK” è stata definita

dal Cnn come una delle mostre

“da vedere”…quindi, “da non perdere”,

continuando altresì ad ispirare

la creatività di molti…facendoli sentire

“artisti”, ed il che non è poco,

dato che Sawaya continua a superare

i record di presenze di visitatori, rammentandoci

di lasciar correre la nostra

fantasia “a briglia sciolta” ogni


38

Wonder Woman

Superman

qualvolta estraiamo i mattoncini dalla

scatola; una bellissima emozione questa,

non solo per i piccoli ma soprattutto

per i grandi! Ci scuote e ci

ricorda del bambino insito in ciascuno

di noi, che ci svolazza intorno con la

stessa “leggerezza” di peter pan...o si

tratta forse della sua “sindrome”?

Chissà!?! ...allora sia la benvenuta!

assistendo alla Conferenza Stampa

che ha avuto luogo a Roma il 30 novembre

scorso e guardando meglio e

da vicino nathan Sawaya ci si aspettava

che, da un momento all’altro, anch’egli

deponesse i suoi inesistenti occhiali,

si sbottonasse la camicia per

mostrarci, finalmente il suo occultato

simbolo di Super Eroe!!! ma, ci domandiamo,

quanto tempo ci sarà voluto

per realizzare una mostra come

questa?...e quanti mattoncini ha impiegato?

“In questa mostra – ci ha risposto

– sono esposte più di centoventi

opere e mi ci sono voluti circa

diciotto mesi per realizzarle, per cui

ho vissuto un anno e mezzo circondato

da Super Eroi…buoni e cattivi!

Circondato quindi da circa due milioni

di mattoncini, ma sappiate che

nel mio studio – precisa nathan - ne

ho più di sette milioni e mezzo…mi

piace tenerli sempre a portata di

mano, cosi se decido di lavorare ad un

grosso progetto non devo preoccuparmi

di procurarmeli!”. “ma glieli

regalano?”, gli è stato chiesto, “no!-

ha risposto – li compro!” .

Il Curatore italiano della mostra Fabio

Di Gioia, si è così espresso: “Super

eroi, è un fortunato connubio tra la

fantasia e capacità dell’artista nei

confronti di un mondo alternativo, nel

quale proprio con gli eroi del bene e

del male abbiamo combattuto da piccoli,

preparandoci a combattere poi,

nella lotta della vita!”.

Cinzia Guido - assessore del primo

municipio romano, afferma invece

che la Capitale ha bisogno di iniziative

come questa nel centro storico

proprio perché grazie a questa mostra

veniamo proiettati finalmente nello

scenario dell’ arte Contemporanea Internazionale.

noi vogliamo una città

viva e Roma è da sempre consacrata

nell’immaginario mondiale, data la

sua storia millenaria. In fondo, i

Super Eroi altri non sono che una attualizzazione

del pantheon, degli dei

e della cultura classica antica, ed è

perciò interessante vedere come si rideclinano

eternamente alcuni valori,

alcuni ruoli, proprio per il fatto che


Bat mobile

The Joker

questa mostra nasce da una

riflessione sul “bene e male”…cosa

questa, quanto mai

attuale!”. Interessantissimo

inoltre, l’intervento dello scrittore

e critico d’arte Sergio

Gaddi a cui è stato chiesto

cosa lo avesse di più appassionato

in questa mostra. “È

un tema che attraversa tutta la

Storia dell’arte – ha risposto

– ed è indissolubilmente legato

al concetto di “meraviglia”,

al concetto di “stupore” che,

per noi italiani, è un concetto molto

importante; nasce al- l’inizio del

‘300 con Giotto, quando cioè le persone

dell’epoca entrarono per la

prima volta nella Cappella degli

Scrovegni a padova e videro infatti

ciò che non avevano mai visto prima

in quanto fino ad allora l’arte era

piatta, bidimensionale, senza corpo

e senza volume... bizantina! Giotto,

inventore della modernità, è il primo

che crea i “fisici”, la “carne”, rappresenta

le “pulsazioni” per dei

“sentimenti”, per come veramente

essi sono, e questo elemento di stupore

attraverserà tutta la storia

dell’arte…la pOpaRT la sublima,

nutrendosi di questi miti

contemporanei, portandola ad

un vero contatto con la realtà!

Così Sawaya, dimostra, usando

in modo sublime i suoi mattoncini

colorati, riconducendoci

alla “meraviglia”. Il Super Eroe

è qualcuno che ha una propria

identità…la trasmette su qualcosa,

trasformandola e creando

un’altra identità, semplice, comprensibile,

quotidiana! possiamo

inoltre definire l’arte di Sawaya una

sorta di “democratizzazione” dell’arte

perché permette a tantissime

persone di realizzarsi e di connettersi

all’arte e alla sua creatività!”

ma...una riflessione nasce spontanea:

totalmente immersa nella stra-


40

Flash

Batman

l’eroe interiore

Batman

ordinaria kermesse dei Super Eroi di

nathan Sawaya, mentre curiosa ed

affascinata girovagavo tra le sue

creature legate al mondo dell’immaginario,

non ho potuto non ricordare

il meraviglioso libro di Carol pearson

“Risvegliare l’Eroe dentro di

noi”, una lettura che mi ha sempre

affascinata. In questa mostra sono

espressi infatti i vari aspetti dell’eroicità...degli

eroi di tutti i giorni

che alacremente si muovono nella

fantasia della vita e mi domando pertanto,

qual’è il nostro Super Eroe interiore?

Quale aspetto val la pena

nutrire, al fine di maturare il nostro

percorso verso la Perfettibilità, l’Eccellenza

e la Super Energia?

Concludendo…nathan Sawaya ha

voluto ricordarci una battuta molto

nota di Batman, quando gli fu chiesto

quale fosse il suo Super potere ed

egli rispose: “Io sono ricco!”. allora

noi ci chiediamo: “ma questo Super

potere, “la ricchezza”, quanto incide?”…e

nathan ci ha risposto:

“non credo ci sia bisogno di questo

Super potere per un artista…credo

che chiunque possa diventare “artista”,

non c’è bisogno di mezzi finanziari…io

uso mattoncini lego.

Quando il bambino costruisce qualcosa

con i lego, non gli si dà peso e

si pensa che si possa smontare come

se niente fosse…ma, per il bambino,

quella è un’opera d’arte vera e propria!”.

Grazie nathan Sawaya!


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46

Il PremIo Arte lAgunA:

un ventaglio di opportunità per gli artisti e una finestra sul mercato

Il premio Internazionale arte laguna

si racconta attraverso i numeri delle ultime

edizioni e i successi dei suoi finalisti

e vincitori. Da 120 paesi a oltre

42.000 artisti per un montepremi distribuito

negli anni di 335.000,00 euro in

denaro: ecco alcuni protagonisti dell’arte

contemporanea.

(VEnEZIa, 24 novembre) più di

42.000 artisti da 120 paesi, 1235 opere

esposte a Venezia, 335.000,00 euro di

premi in denaro, 75 giurati internazionali

provenienti da 16 paesi, oltre

50.000 presenze alle mostre: questi i

dati degli ultimi dieci anni del premio

arte laguna.

alla sua dodicesima edizione il premio

aumenta ancora le opportunità per gli

artisti partecipanti: salgono infatti a

103 le collaborazioni con partner internazionali.

negli ultimi tre anni il premio arte laguna

ha consegnato 104 premi speciali,

ha introdotto gli artisti in festival, mostre

collettive e eventi internazionali

più di 35 volte, ha permesso 24 collaborazioni

con aziende e piattaforme artistiche

e premiato 31 artisti con residenze

d’arte.

per molti artisti il viaggio è iniziato da

qui per poi affermarsi sempre più grazie

alle proprie capacità e alla determinazione,

come nel caso di Carlos martiel,

artista cubano vincitore assoluto

per la categoria performance nel 2013

che, grazie all’attenzione mediatica e

all’appoggio della critica a livello


mondiale ha spiccato il volo tra collaborazioni

con diverse gallerie fino ad

arrivare alla 57^ Biennale d’arte di Venezia.

le sue performance di grande

impatto emotivo che vedono protagonista

il suo corpo hanno catturato l’attenzione

del pubblico e della critica

internazionale.

Sempre alla Biennale di Venezia sono

approdati i Recycle Group, in finale

nel 2016 al premio arte laguna, e quest’anno

nel padiglione Russia con l’opera

paradise network.

non mancano neppure le collaborazioni

con grandi brand, come nel caso

dell'artista russa Sasha Frolova, finalista

alla 7^ edizione del premio e vincitrice

del premio “personal Exhibitions”

presso le gallerie akneo di napoli e

Federica Ghizzoni di milano, che vince

successivamente, insieme ad altri designer,

anche un concorso indetto da

Braccialini per il design di uno zaino.

E i sodalizi artistici, come per Gian

Giacomo Borin vincitore nel 2014 del

premio Business for art con l’azienda

Riva1920 di Cantù che, dopo aver

esposto all’arsenale di Venezia il suo

progetto Bricco light, una lampada interamente

realizzata in briccola e ferro

con una duplice funzionalità a sospensione

o da tavolo, diventa uno dei designer

dell'azienda che lo aveva selezionato

tra oltre 200 progetti partecipanti.

a selezionare Hagar Fletcher, artista

israeliana che realizza opere con materiali

plastici di recupero, in finale al

premio 2013, viene appunto scelta

nello stesso anno dal brand Zara per

un’installazione nel flagship a milano

e nel 2015 ad Expo milano nel padiglione

Israele è presente con una sua

opera.

E dall’arsenale alle riviste di moda

Silvia manazza, finalista del concorso

nel 2016 per la sezione scultura e vincitrice

della residenza d'arte a The

Swatch art peace Hotel di Shanghai,

vede le sue opere protagoniste di servizi

di moda da Vogue a Io Donna per

poi proseguire da protagonista in una

mostra a palazzo Salmatoris a Chierasco,

Cuneo e attualmente a pavia presso

i musei Civici.

andando indietro nel tempo, ma oggi

tra i migliori arististi contemporanei

newyorkesi, marcus Jansen, finalista

della 7^edizione del premio e vincitore

di una mostra personale presso la galleria

Bianca maria Rizzi di milano che

ha realizzato nello stesso anno, nel

2013, nel 2016 lo troviamo alla Triennale

di milano con una mostra tutta dedicata

a lui.

È definito oggi un pioniere nel ridefinire

la pittura di paesaggio urbano e da

poco uscito un film documentario su di

lui marcus Jansen: Examine & Report

premiato al Fort myers Festival. E dal

cinema alla musica con Domenico dell’Osso,

finalista alla 5^ edizione nel

2011, con i suoi dipinti surreali colpisce

il cantante Caparezza che gli affida

la copertina di museica, album lanciato

nel 2014.

E ancora Gary Chan (Chan Kwok

Hung) di Hong Kong sempre in finale

alla 5^ edizione e vincitore successivamente

del Coca-Cola World photo

Contest, national Geographic photography

Contest, Sony World photography

award.

prorogata fino al 18 dicembre 2017 la

call for artist della dodicesima edizione

del premio arte laguna, ha permesso

agli artisti non ancora iscritti di

beneficiare di ulteriori opportunità artistiche

messe in piedi dall'associazione

culturale moCa.

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www.premioartelaguna.it

Ufficio Stampa

Premio Arte Laguna

Alessandra Lazzarin

tel. +39 347 2790099

ufficiostampa@premioartelaguna.it

Francesca Anzalone

tel. +39 347 4686369

press@netlifesrl.com


48

Anna nowak

enrico Sereni

elvino echeoni

Presenti alla Fiera di Bergamo dal 12 al 15 gennaio 2018

con i seguenti artisti: echeoni, nowak, trotti, trombini,

Parigini, guita, Sereni, roccotelli, D’Ambrosio

Via dei Castani, 193 - roma - 06 3207683 - www.ilmondodellarte.it - info@ilmondodellarte.com


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50

il “CiRCUS” di

PENNaCCHiNi

p

arlare del mondo del circo, degli

acrobati, dei trapezisti, dei funamboli

non è cosa difficile,

anzi è una dimensione facile da

spiegare, almeno cosi sembra.

Ognuno di noi ha un mondo interiore legato

all’infanzia, ha in se un fanciullo, curioso

della vita e aperto a esperienze fantastiche.

Quando eravamo bambini, si affrontava il

tunnel dell’orrore con tanta curiosità ma

con le ginocchia tremolanti, ma c’era con

noi la nostra ancora di salvezza, quella

mano stretta a quella di nostro padre o di

nostra madre ci dava la forza di affrontare

qualsiasi pericolo del mondo ignoto. E le

montagne russe, quelle si che terrorizzavano…

ma la mano incollata a quella dei

genitori ci dava sicurezza. Ora da adulto,

vorrei provare ancora questa sensazione,

ma non è possibile, il tempo cancella tutto

anche i ricordi belli, spensierati, ma non

voglio che il tempo passi così in fretta.

Ora desidero solo circondarmi di cose

belle, pure, gli amici diminuiscono, rimangono

solo quelli veri, con cui ricordare i

momenti dell’infanzia e i pomeriggi passati

a gridare sulla giostra volante, non ho più

tempo per le discussioni, dei malintesi, dei

garantisti e degli accusatori, dei ciarlatani

e di tutti quelli che si ergono a sentenziare,

a decidere la mia vita .

no, la vita è mia, e voglio tornare a sognare.

Biografia:

massimo pennacchini è un artista che ha

avuto l’onestà di intraprendere quel difficile

cammino che conduce alla pittura figurativa

contemporanea, ambito in cui è

possibile soppesare e valutare, nel bene e

nel male, i criteri di competenza e abilità

artistica. nel 1998 è selezionato dalla DInERS

ClUB ITalIa per illustrare il calendario

aziendale; nello stesso anno è

chiamato a rappresentare l’Italia nella città

di Offenbach (D) nella mostra internazionale

“Galerie in turm”. la vera e propria

consacrazione nel mondo dell’arte contemporanea

è riconosciuta dal programma

“alitalia per l’arte” che propone in tutto il


mondo artisti selezionati a testimoniare la

cultura italiana negli aeroporti internazionali

italiani ed esteri.

nel 2002 presso l’aeroporto malpensa di

milano, e nel 2003 presso il leonardo da

Vinci di Roma e l’aeroporto marco polo di

Venezia.

nel 2005 le sue opere vengono installate

presso lesale VIp del J.F. Kennedy airport

di new York.

pubblica la sua prima monografia, voluta e

curata dal prof. massimo Duranti, un volume,

dove in collaborazione con altri critici

viene illustrato il percorso artistico

dell’ultimo decennio. nel 2006 viene selezionato

dall’associazione Italiana per la

Cultura, promotrice di talenti meritevoli di

un palcoscenico internazionale e partecipa

a numerose iniziative, quali SmERal-

DaRTE e paF, con testi corredati dalla collaborazione

del prof. angelo Calabrese.

Il tema del “tango”, così ricco di stimoli

creativi e con un vissuto di una tale forza,

ha segnato senza dubbio gran parte della

sua produzione e ha fatto sì da essere soprannominato

“Il pittore del tango”. Integrazione

razziale, comunicazione, passione,

sensualità sono pedine importanti del

suo percorso artistico. Dopo l’incontro con

il più grande ballerino di tango argentino al

mondo, miguel angel Zotto, nasce un sodalizio

che lo vede esporre nei maggiori

teatri del mondo proprio in collaborazione

con il grande artista, quindi nel 2008 si esibisce

rispettivamente al City Center di

new York, al peacock Theatre di londra e

il Teatro astalia di Buenos aires. numerose

opere vengono installate permanentemente

presso l’open Space di m.a.Z. di

Buenos aires. nel frattempo partecipa a

numerose fiere d’arte sia in Italia che all’estero.

nel 2009, galleria la meridiana di pietrasanta.

Dal 2010 al 2013 Kostanz (D)

lago di Costanza ospita pennacchini in una

esposizione dedicata ad una esigua schiera

di artisti italiani contemporanei, le opere

vengono installate presso la Burgersaal nel-


52

l’evento “Italianische Gegenwartskunst”.

nel 2010 presso palazzo Valentini, sede

della provincia di Roma, una personale sul

Tango argentino con un testo del prof.

paolo levi che illustra l’abilità pittorica

dell’artista nel descrivere le debolezze e le

virtù umane nella metafora del tango. È inserito

nel Catalogo d’arte moderna della

mondadori nei primi 32 artisti italiani che

si sono distinti nell’anno per la loro attività

artistica. nel maggio 2011 vola a Hangzhou

(Cina) per rappresentare l’Italia con il progetto

“Seguendo il cammino di marco

polo”, due opere sono esposte permanentemente

presso il museo arte Contemporanea

di Hangzhou. nel novembre 2011 a Venezia

presso la Fondazione Bevilacqua la masa

e aprile 2012 Hangzhou (Cina) ospitano

opere selezionate in altrettante mostre.

nel 2012 è invitato dal prof. angelo Calabrese

a esporre presso il museo della

Rocca di Umbertide, il catalogo raffigura

in copertina l’opera dell’artista dedicata al

“Ratto d’Europa”.

nel 2014 espone a Roma presso Il Chiostro

del Bramante.

2015 a palazzo Sforza Cesarini di Genzano

e palazzo Ruspoli di nemi.

2016 presso la galleria Spaziarti di milano

e in estate sotto il patrocinio del Consorzio

del Comprensorio di porto Rotondo

espone la linea “SaIlInG”, una raccolta di

massimo@pennacchini.it

opere dedicate al mondo della vela e delle

regate. a novembre partecipa alla Fiera

d’arte di Bergamo, a febbraio 2017 alla

Fiera di Genova .

numerose sono le recensioni che lo riguardano,

fra tutte, citiamo “FIRma”,

“CHaRm”, “aRTE”, “art&tra”, “EVEn-

TI CUlTURalI” “EFFETTO aRTE” “aR-

TE In” e riviste di stampo internazionale.

le opere di pennacchini sono presenti in

numerose collezioni private e pubbliche, in

Italia come in Germania, Francia, Inghilterra,

Svizzera, Stati Uniti d’america, Sud

africa, Brasile, argentina e Russia.


54

Carlo Nangeroni

l’artista della pittura molecolare

1970 - Koenig, Rossello, Milani, Scanavino, Nangeroni,

Fabbri, Fontana, Reggiani

Carlo nangeroni nasce a

new York il 24 giugno

1922 da famiglia di emigranti

lombardi. Dal 1938

al 1942 frequenta i corsi

della “Scuola Superiore di arte Cristiana

Beato angelico” di milano e

nel contempo i corsi serali a Brera

dove è allievo di mauro Reggiani.

nel 1946, ritorna negli Stati Uniti e si

stabilisce a new York dove abita la

famiglia. Sono anni di esperienze di

vita, esperimenti e ricerche nel campo

dell'arte a contatto con il rinnovamento

della pittura americana e l'affermazione

dei suoi maggiori artisti.

nella primavera del 1948 incontra lo

scultore alexander archipenko, in

quei tempi a new York, e ne frequenta

lo studio. In quegli anni entra

in contatto con le idee ed i protagonisti

dell'“action painting” come Willem

de Kooning e Franz Kline. nello

stesso periodo conosce e si interessa

agli esperimenti su suoni e rumori che

il compositore Edgar Varèse conduce

nel suo studio laboratorio di mac

Dougal street. Conosce e frequenta

poeti e scrittori come alastair Reed,

Octavio paz, Jorge Guillen. nel 1949

allestisce la sua prima esposizione

personale alla “new York circulating

gallery of paintings”. per un breve

periodo dipinge con orientamento

astratto espressionista. le opere di

questo periodo verranno poi esposte

in una personale del 1958 alla meltzer

gallery della 57° strada. In quei

medesimi anni si occupa di scenografia

collaborando con la rete televisiva

della “national Broadcasting Company”

con allestimenti e realizzazioni

per opere liriche e di teatro di prosa,

tra le quali, per la lirica “macbeth” di

Verdi, “Il flauto magico” di mozart,

“amal and the night visitors” di menotti

e produzioni di prosa come

“Riccardo secondo” e “macbeth” di

Shakespeare, “Cirano de Bergerac” di

Rostand e altri ancora. Comincia ad

esporre in collettive presso la “pennsylvania

national academy” di philadelphia,

il “College of fine arts”

alla University of lllinois, il “Detroit

Institute of arts” di Detroit. Dal 1954

al 1957 lavora ad una serie di opere

quasi monocrome (bianco con piccole


“Senza Titolo” - 2002 - olio su tela - cm 73 x 92

aggiunte di colore) a forte “texture” e

lieve rilievo, dove ricordi figurali si

mescolano a partiture inoggettive. nel

1958 collabora alla realizzazione di

un progetto pubblicitario dal titolo

“the Chrisalis” di Salvador Dalì per

una casa farmaceutica che produceva

i primi tranquillanti.

nel 1958 torna in Italia e si stabilisce

a milano per potersi dedicare esclusivamente

alla pittura. nel novembre

1959 espone per la prima volta in Italia

nella galleria Schneider di Roma

assieme allo scultore Carmelo Cappello.

la mostra viene visitata anche

da Willem de Kooning che in quei

giorni si trovava a Roma. nel 1960 ritiene

concluso il suo periodo informale

e muta le libere pennellate in

elementi plastici definiti cominciando

a sperimentare un'organizzazione razionale.

Da pennellate arcuate derivano

elementi semicircolari e da

questi nasce il cerchio che diventa

una costante di base del suo lavoro. a

milano prende contatto con l'ambiente

artistico della città. Incontra artisti

come Gianni Colombo, piero

manzoni, lucio Fontana, il “Gruppo

T”, paolo Schiavocampo, Gianni Brusamolino,

miro Cusumano, i critici

Franco Russoli, marco Valsecchi,

Carlo Belloli e molti altri. nel 1963

conosce il gallerista Bruno lorenzelli

che gli propone un contratto in esclusiva

che durerà fino al 1973. nello

stesso anno gli allestisce una mostra

personale a Bergamo presentata dal

critico marco Valsecchi. Sempre nel

1963 conosce Emilio Scanavino che

lo invita a Calice ligure nell'entroterra

del Savonese dove si è stabilito

da poco. anche per nangeroni Calice

diventerà la sede estiva e poco dopo

arriveranno molti artisti italiani e stranieri

a formare durante l'estate un'affollatissima

colonia. nangeroni e-

spone per la prima volta a milano nel

1965 presso la galleria di Bruno lorenzelli

junior con prefazione al catalogo

di michel Seuphor. nello stesso

anno è invitato alla IX Quadriennale

di Roma. nel 1967 viene invitato con

Emilio Scanavino, arturo Bonfanti,

Carmelo Cappello e Renato Volpini

alla “art alliance Foundation” di philadelphia.

nel 1968 sposa mary


56

“Senza Titolo” - 2004 - olio su tela - cm 66 x 100

1970 - Scanavino e Nangeroni

D'Orazio. negli anni 1968 e 1969 è

invitato al “musèe d'art moderne”

alle esposizioni di “Realitès nouvelles”.

nel 1968 progetta le scenografie

per “El retablo de maese pedro” di De

Falla, “Job” di Dalla piccola, e “Oedipus

Rex” di Strawinski per la stagione

del Teatro Comunale margherita

di Genova. nel 1972 è invitato

alla Biennale di Venezia per la grafica.

In questi anni opera nell'intento

di sviluppare una sua “grammatica” di

lavoro, utilizzando prevalentemente

gamme di grigi su fondi bianchi e

quasi abbandonando il colore.

nel 1973 è invitato alla X quadriennale

di Roma. Dal 1981, affascinato

dalle combinazioni, dalle variazioni

tematiche e dalle ambiguità del colore

esperimenta e sviluppa poi un cromatismo

iridescente per mezzo di accostamenti

di rette verticali colorate e

piccole diagonali che formano un tessuto

di microstrutture dove la luce è

una preoccupazione costante del suo

operare. nel 1984 esegue un affresco

di sei metri per due e ottanta nella tenuta

melzi di Cavaglià (Vercelli). nel

1986 viene invitato alla Biennale di

Venezia nella sezione “Colore, aspetti

della ricerca cromatica organizzata” e

alla XI Quadriennale di Roma. Continua

poi, negli anni novanta, questa

sua ricerca frammentando in particelle

di colore le campiture, per ottenere

una maggiore vibrazione luminosa.

Sono del 1994 due grandi esposizioni

antologiche al palazzo Ducale di

massa ed alla bibliomediateca comunale

di Terni presentate dal critico luciano

Caramel. Dal 1973 al 2004 è

docente presso la “Scuola politecnica

di Design” di milano. Sue opere si

trovano in collezioni negli Stati Uniti,

in Francia, in Germania, in Italia,

nella collezione d'arte contemporanea

della new York University, alla galleria

d'arte moderna di Torino e in molteplici

altre esposizioni negli Stati

Uniti in Francia, Germania, Svizzera.


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“Complet” - 1970 - acrilico su tela - cm 90 x 117

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58

L'Eterno e il Tempo

tra Michelangelo

e Caravaggio

Musei di San Domenico

di Forlì

Dal 10 Febbraio al 17 Giugno 2018

di marilena Spataro

ludovico Carracci, “Conversione di Saulo” (part.), 1587-88,

olio su tela. Bologna, pinacoteca nazionale

Un percorso e-

spositivo, quello

dell'Eterno e il

Tempo tra michelangelo

e

Caravaggio, che documenta

uno dei momenti più alti e

affascinanti della storia occidentale.

Gli anni che idealmente

intercorrono tra il

Sacco di Roma (1527) e la

morte di Caravaggio (1610);

tra l’avvio della Riforma

protestante (1517-1520) e il

Concilio di Trento (1545-

1563); tra il Giudizio universale

di michelangelo

(1541) e il Sidereus nuncius

di Galileo (1610), rappresentano

l'avvio della nostra

modernità. Tra l’ultimo michelangelo

a Caravaggio,

passando attraverso Raffaello,

Rosso Fiorentino, lorenzo

lotto, pontormo, Sebastiano

del piombo, Correggio,

Bronzino, Vasari,

parmigianino, Daniele da

Volterra, El Greco, pellegrino

Tibaldi, i Carracci, Federico

Barocci, Veronese,

Tiziano, Federico Zuccari,

Cavalier d’arpino, Giuseppe

Valeriano e Scipione pulzone,

si dipana un filo e-

stetico di rimandi e innovazioni

che darà vita a una età

nuova. Comprese le forme

alternative di Rubens e Guido

Reni. Come, appunto, la

mostra l'Eterno il Tempo tra

michelangelo e Caravaggio

compiutamente racconta.

Daniele Benati, curatore dell'evento

espositivo, insieme

ad antonio paolucci, an-


Daniele da Volterra, “Il Profeta Elia nel deserto”, 1550 ca., olio su tela.

Courtesy Galleria Benappi - Collezione privata

drea Bacchi, paola Refice e Ulisse

Tramonti, ci illustra gli aspetti artistici

e culturali più significativi della

prossima mostra forlivese. «Questa

mostra viene da lontano» afferma Benati

«ed è il risultato di uno studio e

di una ricerca che i suoi curatori condividono

da lungo tempo. Quanto alla

sua preparazione concreta, è da oltre

un anno e mezzo che ci lavoriamo. Ci

occuperemo, infatti, di un periodo

storico dell'arte italiana impegnativo,

un periodo molto travagliato che vede

la messa in discussione della centralità

di Roma, stiamo parlando della

Riforma protestante e della risposta

che la Chiesa romana darà attraverso

la Controriforma, detta, anche, Riforma

cattolica». «In questo contesto -

prosegue lo studioso - assume non poca

importanza la presenza delle immagini

sacre che, attraverso una scelta di

numerosi dipinti che precedono il

Concilio di Trento, si renderanno visibili

in apertura della mostra, che

quest'anno si snoda a partire dalla

chiesa di San Giacomo, appena restaurata,

per poi proseguire nelle altre

sale dei musei di San Domenico.

In San Giacomo potremo ammirare

delle magnifiche pale d'altare precedenti

il Concilio di Trento con opere,

tra le altre, di pontormo, Rosso Fiorentino,

lorenzo lotto, Sebastiano

del piombo, opere che dimostrano

come, seppure in vario modo, la ricerca

artistica del '500 fosse orientata

e ponesse attenzione, soprattutto, ai

problemi di carattere formale un po'

fine a se stessi». la nuova e diversa

attenzione per il valore didattico delle

immagini si avrà a conclusione del

concilio di Trento, nel 1563. «Da quel

momento in poi si affermerà che le

immagini sono importanti in quanto

consentono a coloro che non sanno

leggere di capire i misteri della fede,

ci si incammina, così, verso una nuova

arte che sia più leggibile e più popolare,

più aperta alla comprensione

del pubblico. Sono quelli decenni di

grande travaglio, anni in cui gli artisti

cercano nuove formule» commenta

Benati. «Il nostro esame - egli aggiunge

- si è concentrato soprattutto

sullo Stato pontifico, su Roma e su

Bologna, nonchè sull'Umbria e sulle

marche. abbiamo puntato su grandi

artisti romani, da Federico Zuccari a

Girolamo muziano, a Federico Barocci,

per arrivare, con Bologna, ai

Carracci, che si pongono in questa

nuova dimensione didattica delle immagini;

da qui poi si giunge a inizio

'600 con l'avvio di una nuova pittura

da parte di Caravaggio, in particolare

con la madonna dei pellegrini, proveniente

dalla chiesa di Sant'agostino a

Roma, e che esporremo a Forlì, altri

lavori significativi in mostra che connotano

la pittura nella direzione da

me qui indicata, sono la pietà di annibale

Carracci e l'adorazione dei pastori

di Rubens. Questi autori che

aprono il '600, portano a sintesi le ricerche

che si vedranno attraverso le

opere esposte nelle sale che le precedono».

la mostra sarà articolata, infatti,

in sezioni e darà la possibilità di

verificare altri aspetti dell'arte figurativa

del periodo indagato, come quelli

dell'arte di soggetto profano e di

gusto spiccatamente erotico. «Quello

che non si può fare in pubblico si può

fare in privato, all'insegna di questo

motto, alla fine del '500 si assiste a

un'arte di soggetto profano molto interessante.

In tal senso questa mostra

darà una bella esemplificazione»

spiega Benati. la mostra prendendo

come tema di punta la Controriforma,

sarà, innanzitutto, una esposizione di

dipinti di soggetto sacro, con una interessante

parentesi sulla pittura profana,

sulla riscoperta della natura legata

alle nuove tensioni di carattere

scientifico che già si avvertono alla

fine del '500. «Esempi di questa

nuova attenzione di carattere natura-


60

Francesco e del culto della madonna,

poi, come già detto, ci sarà una sala

dedicata alla scoperta del naturalismo,

una sulla pittura profana, un'altra dedicata

a quello che succede a Bologna

con i Carracci. Il tragitto va da michelangelo

Buonarroti, colui che per primo

ha sentito l'urgenza di polemizzare

sullo sfarzo della Chiesa, ma anche

colui che ha provocato con alcuni suoi

nudi le reazioni della stessa contro di

lui, a michelangelo merisi, detto il

Caravaggio. Quindi, da un michelanmichelangelo,

“Cristo risorto” Giustiniani (part.), 1515 ca., marmo.

monastero San Vincenzo martire, Bassano Romano

listico e scientifico arriveranno a Forlì

con i dipinti di Bartolomeo passerotti,

Jacopo ligozzi e altri artisti

come loro. per quanto riguarda il naturalismo

di Caravaggio, uno dei protagonisti

dell'esposizione forlivese,

esso, invece, ha matrici diverse. Caravaggio

è di formazione lombarda, è

un figura che arriva a Roma, così

come annibale Carracci, quale portatore

di nuove verità. Tuttavia, il risultato

è quello di costituire una svolta

fondamentale per la pittura e di aprire

in direzione del '600» precisa Benati.

l'Eterno il Tempo tra michelangelo e

Caravaggio, vedrà in esposizione

circa 200 pezzi, tra dipinti, sculture e

disegni, sarà una mostra molto ricca

con un percorso molto articolato, che

partendo dalla chiesa di San Giacomo

si snoderà lungo le altre sale dei

musei di San Domenico, di cui ciascuna

sarà dedicata a un tema. anticipa

il curatore: «Una sala riguarderà

i nuovi culti del periodo indagato,

quindi, la ripresa della figura di San


Giorgio Vasari, “Deposizione dalla croce”, 1540, olio su tavola.

Camaldoli (aR), Chiesa del monastero

Caravaggio, “La Madonna dei Pellegrini”, 1604-1606, olio

su tela. Roma, Basilica di Sant'agostino in Campo marzio

gelo all'altro, si opera questo straordinario

percorso, direi meglio travaglio,

che connota la cultura figurativa

italiana alla fine del '500 e che la

porta a una dimensione di assoluta

modernità. alla fine le tre esperienze

che abbiamo condensato qui a Forlì,

nei nomi di Carracci, Caravaggio e

Rubens, aprono una vicenda del tutto

diversa che certo non si comprenderebbe

bene senza quello che si andrà

a vedere nelle sale precedenti». Ed è

sempre il curatore a ribadire il valore

innovativo di questa mostra: «Daremo

la possibilità al visitatore di vedere

opere di straordinaria bellezza,

come quelle del Cavalier d'arpino, di

Federico Zuccari, di Girolamo muziano,

di Giovanni de Vecchi, che

sono grandi pittori, ma anche di pittori

più famosi, quali, ad esempio, El

Greco, che pure lui lavorò a Roma.

Sarà una carrellata di lavori e di autori

che consentirà di verificare la

qualità della riflessione artistica della

seconda metà del '500 tra Roma, Bologna

e i territori dello Stato pontificio,

in risposta a quelle che erano

state le accuse del protestantesimo».

pezzi forti della esposizione forlivese

saranno il Cristo Risorto di michelangelo

in collezione Giustiniani a

Bassano Romano «Una scultura questa,

rimaneggiata nel '600 che non si

vede quasi mai e che è importante

perchè con il Cristo nudo, michelangelo,

che, come già detto precedentemente,

sentiva l'urgenza del rinnovamento

della Chiesa e aveva pre-


62

Federico Barocci, “Deposizione dalla croce”, 1567-1569, olio su tela.

perugia, Cattedrale di San lorenzo

so posizione in tal senso, in seguito a

questo nudo è stato accusato di fare

un'arte contraria ai dettami cristiani.

Esporre questo lavoro in questo contesto

espositivo, sarà, pertanto, carico

di significato» sottolinea Benati. Che

aggiunge: «avremo in mostra poi

opere di grandi pittori manieristi, di

lorenzo lotto, di Rosso Fiorentino di

cui esponiamo lo Sposalizio della

Vergine che arriva dalla chiesa di San

lorenzo di Firenze, di pontormo di

cui ammireremo la Visitazione. per

passare alla sezione sui Carracci con

la Crocifissione di annibale Caracci

che si trova nella chiesa di Santa

maria della Carità a Bologna e di ludovico

Carracci con la Conversione

di San paolo della pinacoteca di Bologna

e che è l'immagine ufficiale

della mostra. Una mostra che sarà ricchissima

di capolavori e che consentirà

di far vedere a molti visitatori

un'arte di cui forse non ne avevano

piena conoscenza. anche la scultura

avrà un posto importante con lavori

di grande fascino e qualità artistica,

tra cui una serie di busti papali». «mi

piace ribadire - conclude Benati - che

un tema come quello trattato con questa

esposizione non è stato mai affrontato

in tutta la sua complessità da

nessuna altra parte, nemmeno a

Roma. Dopo le grandi mostre dedicate

a palmezzano, melozzo, piero

della Francesca, tanto per citarne alcune,

ecco che Forlì, decidendo di

impegnarsi su un tema di livello nazionale

così importate, segna un cambio

di passo ponendosi nella direzione

che va verso delle mostre

sempre più di ampio respiro, caratterizzate

in termini di un sempre maggiore

approfondimento, di un grande

studio e di una seria ricerca in campo

artistico».

L'eterno e il Tempo tra Michelangelo

e Caravaggio

dal 10 Febbraio al 17 Giugno 2018

Musei di San Domenico di Forlì

Segreteria organizzativa

Fondazione Cassa dei Risparmi

di Forlì

Ufficio mostre:

0543 1912030-31

www.mostraeternoeiltempo.it

Catalogo: SilvanaEditoriale

Informazionie prenotazioni mostra

tel. 199 15 11 34

Riservato gruppie scuole

tel. 0543 36 217

mostraforli@civita.it

Biglietti - Intero € 12,00 - Ridotto € 10,00

Ufficio stampa: www.studioesseci.net


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66

“ARTE ED ESOTERISMO VII”

FiDUS: “iL mio iDEaLE Di bELLE aRTi è

iL TEmPio Di UNa NUoVa FEDE, iL LUogo

DoVE L'aRTE è aCCESSibiLE NELLa SUa

iNTEREZZa aLLa PoPoLaZioNE."

piercarlobormida@gmail.com

Un’altra storia, si diceva

all’inizio di questa

avventura intitolata

“7”, a proposito

di un certo Karl

Wilhelm Diefenbach, il principale

antesignano del movimento della

Lebensreform nel mondo tedesco

alla fine del XIX secolo. Un’altra

storia che parte da un giovane che

risponde al nome di Hugo Reinhold

Karl Johann Höppener, influenzato

profondamente dalle

teorie di Diefenbach e che ne diventa

il discepolo più fedele, meritando

il suo soprannome di

Fidus (il confidente). Nasce a Lubecca

nel 1868, esattamente un

secolo prima della rivoluzione che

ha visto coinvolti migliaia di giovani,

artisti e liberi pensatori

dalle diverse latitudini, geografiche

e di pensiero. Dopo un’infanzia

incoraggiata dai genitori alla

pratica in ambito artistico, si trasferisce

nel 1887 a Monaco di Baviera

ed entra nell’orbita del

pittore socialista ed apostolo vegetariano

della natura di cui

sopra: la mitologia nordica, il

culto del sole, l’energia della gioventù

pagana sono l’humus da cui

trae ispirazione il visionario creatore

di opere profondamente evocative

come Lichtgebet, Vom

Himmel, Tempel Der Zweieinheit,

etc.

Si lascia crescere i capelli, vive in

modo spartano adottando anch’egli

il regime

alimentare

basato sul

consumo di

soli vegetali,

dipinge nudo

o coperto di soli

abiti in lana.

E’ legatissimo ai figli del Meister,

Stella, Helios e Lucidus. La vicinanza

all’Ordo Novi Templi di

Jörg Lanz von Liebenfels, di cui

Diefenbach è famiglio, gli permette

di vedere pubblicati alcuni

suoi lavori come copertine della

rivista ariosofica Ostara (la dea pagana

della Primavera), veicolo dell’ordine

esoterico. Nel 1887 Fidus

comincia a lavorare insieme al

suo amico e mentore ad una tela

lunga sette metri con profili intitolata

“Per aspera ad astra”; il

braccio destro di Diefenbach è paralizzato,

e Fidus dipinge per lui.

Im Tempel der Zweieinheit

Per aspera ad astra

L'opera (basata sul poema composto

appunto da Wilhelm) descriveva

la ricerca dell’Eden da parte

di un padre senza casa insieme a

suo figlio; una ricerca che li porta

nei pressi di un grande tempio

fuori del quale si scatena una processione

quasi interminabile di

bambini che giocano e danzano

con animali e con fiori, rami, strumenti

musicali: una meravigliosa

visione di armonia e purezza primordiale.

Un’eco dei Wandervogel

(uccello vagabondo, in tedesco),

movimento giovanile in empatia

costante con l'ambiente naturale,

che sottolineava la libertà dal

mondo degli adulti, lo spontaneismo,

ma anche la responsabilità

di ognuno nei confronti di tutti gli

altri, oltre che lo spirito di avventura,

adottando un approccio nazionalistico

impostato sulla tradizione

e sottolineando le radici

teutoniche, mitiche e pagane della

Germania. Giovani che non si

identificano nello Stato centralizzato

di marca prussiana e non si

entusiasmano per le celebrazioni

ufficiali di Stato, ma ricercano le

proprie radici in un passato mi-


tico, celebrando il solstizio d’estate

attorno ad un fuoco nel bel

mezzo di una radura nel bosco.

“Riconosci il tuo Sé!

Dentro di TE vi è un dio,

Cielo e Paradiso,

La casa del tuo spirito, la tua anima,

Il felice splendore della terra,

l'eterna immensurabilità dell'Universo,

Giace nascosto come embrione

nel petto di ogni uomo

Riconosci il tuo Sé!

Solo la percezione della tua divinità

Libera dai legami e dalle maledizioni

Di errori, di crimini, di miseria

senza nome

Dalla violazione del tuo sé e

madre Terra!

Divieni il Dio della vita e saluta

Il Dio dell'amore e Supremo Dio

Amanti

Fidus

La primavera eterna della

NATURA divina"

Il sodalizio con Diefenbach è però

vessato dai continui controlli

delle autorità che male giudicano

uno stile di vita troppo libero e

Fidus (arrestato per nudismo come

il suo maestro) decide di muovere

i passi all’interno dell’Accademia,

allontanandosi dal maestro,

seppur mai rinnegandolo.

Terminata la scuola si trasferisce

a Berlino: la Teosofia di madame

Helena Blavatsky alimenta le sue

letture ed immaginazioni, anticipando

i temi che farà suoi in futuro

apprezzando lo stesso Rudolf

Steiner e la sua Antroposofia, costola

indipendente (e ribelle) della

prima. Corre l’anno 1892 e disegna

il suo primo tempio: il tempio

di Lucifero. “...Il mio Lucifero non

è un avversario o un attaccabrighe,

o un ribelle ma il più vecchio

figlio di Dio che deve attizzare

l'auto-coscienza. Nessun

diavolo puzzolente dei

preti! Perché nei suoi dei

l'uomo dipinge sé stesso!

Così come nei suoi diavoli,

una parola che fu costruita

dalla parola dubbi - che naturalmente

sono i primi errori

dello spirito originario o

Prometeo nato con un corpo

terrestre”.

Fidus amava definirsi “un

artista della Luce”. La Luce

e il Sole hanno infatti un

ruolo preponderante nella

sua opera. Fidus è convinto

Fidus e Diefenbach

Ex libris

che leggende della religione e

della mitologia simbolizzino tutte

lo stesso ideale. Sono figure magico-eroiche,

Lucifero e San Michele,

“due cavalieri sacri che si

manifestano come rappresentazione

della religiosità popolare pagana

e cristiana, varie apparizioni

di un carattere meta-temporale,

meta-storico, in due culture che si

stavano combattendo una contro

l'altra”. L’artista esoterico è, laddove

illuminato, guidato da una

visione prossima al viaggio iniziatico

dell’eroe: attraverso l’arte la

crescita personale e conseguentemente

collettiva tramite l’opera,

si consegue il perfezionamento

spirituale e cognitivo che conduce

al mondo sovrasensibile, invisibile

(ai più), ma non per questo


68

Jugend magazine

Parzival

Scene im Hades from Jugend

Vegetarisches Speisehaus

Temple designs

meno reale. Microcosmo e macrocosmo

sono indissolubilmente legati

l’uno all’altro: l’uomo e la

donna vivono nelle illustrazioni

di Fidus come simboli di energia

cosmica incarnata in veicoli terrestri,

vitali, legati ai ritmi della natura.

Sono stelle sulla terra.

L’ideale templare, forte tra i confratelli

e gli amici dell’O.N.T. caratterizza

negli anni il lavoro di

Fidus (anche sulla pubblicazione

Jugend), cristallizandosi in una

concezione purificatrice ed al contempo

redentrice dell’arte: “Il mio

ideale di belle arti è il tempio di

una nuova fede, il luogo dove

l'arte è accessibile nella sua interezza

alla popolazione. Solo questa

arte è grande poiché dà una

risposta alla gente nelle sue domande

più sacre e più segrete e

quindi più generali, sia con il

suono, le parole, o le immagini.”

Fidus sogna una rinascita religiosa

e crea nella sua propria mente una

nuova chiesa, una nuova religione.

I suoi piani per i templi popolari

“saranno usati per ricostruire

nuovi luoghi religiosi quando le

vecchie chiese crolleranno, sotterrando

sotto di loro i credi dogmatici”,

scrive Heinrich Polte. Tutto

questo non accade nel reale, ma le

sue opere continuano ad evocare

arcano stupore anche in chi le

vede per la prima volta e si può

considerare digiuno in ambito artistico:

come dice Michele Loffredo:

“l’arte travalica tempo e

spazio, attraverso i fili invisibili

delle tradizioni esoteriche artisti

di secoli lontani abitano una dimensione

parallela. Utilizzando

mezzi comuni, strumenti materiali,

fisici, il loro occhio è rivolto

oltre le apparenze, direttamente

all’immutabile mondo degli archetipi,

rappresentato dal simbolo

e dal mito, che ha la fondamentale

funzione di offrire immagini che

aiutano il progresso dello spirito.

Temple of the Earth

L’arte può sollevare dalla dimensione

terrena e proiettare all’interno

di un disegno cosmico nel

quale ritrovare il senso dell’esistere,

rinnovare delle coscienze e

distillare lo spirito.”

Temple Dance Of The Soul


70

“due minuti di arte”

UNa moSTRa a FoRLì PER RiSCoPRiRE

CaRaVaggio E iL SUo TEmPo

di Marco Lovisco

www.dueminutidiarte.com

Tutti conoscono Caravaggio come

un artista passionale, impulsivo

e iracondo. la sua vita è avvincente

come un romanzo, cosa

che lo ha reso uno degli artisti

più affascinanti di sempre ma al contempo

ha spesso distolto il pubblico dall’analizzare

la carica rivoluzionaria dell’arte del

maestro lombardo.

I suoi capolavori hanno segnato un solco

nella storia dell’arte, diventando un punto

di riferimento in uno dei periodi più intensi,

violenti e creativi della storia italiana. la

mostra “l’eterno e il tempo tra michelangelo

e Caravaggio”, dal 10 febbraio

2018 ai musei di San Domenico di Forlì

rappresenta un viaggio ideale in quel pezzo

di storia del nostro paese che va dal 1527,

anno del sacco di Roma, al 1610, anno

della morte di Caravaggio. In quegli anni si

sono alternati re e papi, lutero ha

rivoluzionato la Chiesa e Galileo il mondo

della scienza; in quegli anni di

stravolgimenti michelangelo ha dipinto il

Giudizio Universale, l’immenso capolavoro

che decora la parete dietro l’altare

della Cappella Sistina.

la mostra di Forlì racconta questa storia, io

intanto vi racconto quella di michelangelo

merisi, in arte “Caravaggio”.

Caravaggio raccontato in due minuti

1)michelangelo merisi, detto “Caravaggio”

(milano, 1571 - porto Ercole, 1610) è considerato

uno dei più importanti pittori della

storia dell’arte italiana. la forte carica

drammatica ed emotiva conferita alle sue

opere è stata un punto di riferimento per

molti artisti del barocco europeo.

nonostante venga

ricordato con

il nome di “Caravaggio”

(piccolo

paese in provincia

di Bergamo),

l’artista nacque

a milano.

Caravaggio era

il paese di nascita

dei genitori.

2) Caravaggio

fin dalla più tenera

età dovette

fare i conti con

la morte: la peste infatti uccise suo padre,

il nonno e lo zio quando aveva solo sei

anni. la sua carriera artistica cominciò a

tredici anni, quando andò a bottega dal

pittore manierista Simone peterzano, a

milano. per molti anni non si ebbero più

notizie sulla vita del giovane Caravaggio,

fino al 1594, anno in cui l’artista si trasferì

a Roma. Secondo alcuni, l’artista lasciò

milano perché accusato di omicidio.

3) a Roma Caravaggio amava frequentare

le osterie dei quartieri malfamati che

ritrasse nei suoi dipinti, catturando l’essenza

di un’umanità reietta e poverissima.

Fu proprio una di queste opere, I Bari

(1595) che gli fece guadagnare la stima di

uno dei personaggi più importanti della

città eterna: il cardinale del monte, che

decise di accoglierlo sotto la sua ala

protettiva procurandogli importanti incarichi

presso le istituzioni religiose.

4) nonostante gli incarichi prestigiosi e il

successo, Caravaggio continuò a frequentare

le bettole, trascorrendo le notti tra

prostitute, giocatori di azzardo, risse e vino

di dubbia qualità. Indossava abiti costosissimi

ma lisi e consunti e, nonostante

il divieto di portare armi, aveva sempre con

sé uno stocco, una spada leggera adatta ai

duelli.

5) Uno dei primi lavori che gli venne

commissionato fu la “Vocazione di San

matteo”, per la chiesa di San luigi dei

Francesi, a Roma. Caravaggio realizzò

l’opera nel 1599 e stupì tutti per la scelta

dei soggetti del dipinto. nell’opera, matteo

(tutt’altro che santo!) viene rappresentato

mentre è seduto al tavolo di una bettola,

mentre Cristo lo indica per invitarlo alla

redenzione. mancano del tutto i toni

estatici che all’epoca venivano usati per

rappresentare i soggetti sacri, a favore di un

maggiore realismo compositivo.

6) Questa esasperata attenzione al realismo

dei soggetti non sempre soddisfò i committenti

che spesso considerarono blasfeme

le opere di Caravaggio. l’opera “la morte

della Vergine” (1605-1606) venne infatti


ifiutata per l’eccessiva crudezza

delle scena ma soprattutto perché

Caravaggio scelse una prostituta

annegata nel Tevere per dare volto

e corpo alla Vergine.

7) le opere di Caravaggio colpiscono

lo spettatore per la maestria

con cui l’artista riesce a dosare

l’equilibrio tra luci e ombre con una

tecnica assolutamente innovativa

per l’epoca. per ottenere questo

effetto, l’artista collocava con attenzione

le lampade e le candele

nello studio dove posavano i modelli,

come farebbe oggi un bravo

direttore della fotografia.

8) la vita di Caravaggio cambiò

drammaticamente nel 1606, quando

uccise in una rissa Rinuccio Tommasoni.

pare che l’alterco fosse

sorto per un banale fallo subito

durante una partita di pallacorda.

l’artista, secondo le leggi in vigore

nello Stato pontificio all’epoca, fu

condannato alla decapitazione. per

fuggire al boia, Caravaggio in tutta

fretta lasciò Roma fuggendo nel

Regno di napoli ma ciò non servì a

rassicurarlo. la paura di morire

diventò uno dei temi ricorrenti nelle

opere realizzate in quegli anni di

latitanza. molte di queste opere

hanno per soggetto scene di

decapitazione, come nell’opera “Decollazione”

di San Giovanni Battista

(1608).

9) l’artista trovò rifugio a napoli e

poi a malta dove nel 1608 riuscì a

entrare nell’ordine dei cavalieri di

San Giovanni. Ci rimase per poco,

però: in una rissa (un’altra!) ferì un

altro membro dell’ordine di grado

più elevato e per questo venne

imprigionato. Fuggì anche dall’isola

ma, braccato dai sicari del

cavaliere ferito che lo cercavano

per vendicare l’oltraggio, riparò in

Sicilia per poi tornare di nuovo a

napoli in cerca di protezione. non

bastò. Gli uomini del suo nemico lo

raggiunsero a palazzo Cellamare e

lo ferirono al volto, lasciandolo in

fin di vita. In preda al dolore dipinse

Davide con la testa di Golia

(1609-1610). Una curiosità: il volto

di Golia è un autoritratto di Caravaggio,

ma anche il volto di

Davide è ispirato al viso dell’artista,

quando era ancora giovane

e privo di macchia.

10) Ferito e debole, Caravaggio

decise di intraprendere un faticoso

viaggio a Roma, per invocare la

grazia e la clemenza del pontefice.

nel corso del viaggio però le sue

condizioni di salute peggiorano

irrimediabilmente. l’artista non

raggiunse mai Roma, ma morì a

porto Ercole nel 1610, a 38 anni,

senza sapere che il pontefice

qualche settimana prima aveva

inviato a napoli un messo con il

condono papale per assolvere

l’artista dai suoi crimini.


mirella guasti e

Luigi Pellanda

allo Stadio di Domiziano

Piazza navona

Dal 19 gennaio al 4 marzo 2018

inaugurazione 19 gennaio 2018 alle ore 18,00

la tunichetta, 2003, bronzo patinato, esemplari 29+2, h cm 39 autunno infinito, 2016, olio su tela, cm 100 x 110

nello splendido, suggestivo scenario

del sito archeologico (patrimonio

dell’Unesco) museo “Stadio

di Domiziano” a piazza navona,

si terrà la mostra di Mirella

Guasti e Luigi Pellanda.

Curata da Alan Serri, Emanuele

Lamaro e Amedeo Demitry con

50 opere scelte dei due grandi artisti

esclusivi della Galleria Cinquantasei

di Bologna. la mostra

sarà articolata nelle sale poste a

circa 5 mt sotto il piano di calpestìo

antico, come si vede dall'affaccio

alle arcate su Tor Sanguigna,

rispetto a quello moderno,

tuttavia le murature imperiali sono

rimaste sempre parzialmente note,

seppur considerate grotte e oggi lo

spazio viene allestito per l’occasione

con le suddette opere che faranno

da cornice allo scenario del

prestigioso sito storico che fu fatto

costruire nel Campo marzio tra

l'85-86 d.C. da Domiziano. lo stadio

aveva una capienza di circa

30.000 spettatori. Fu restaurato nel

III secolo da alessandro Severo e

da questo gli derivò il nome di

Circus alexandrinus, che mantenne

per tutto il medioevo e restò

in uso fino al V secolo.

Durante il medioevo sulle strutture

del circo crebbero prima costruzioni

povere e successivamente

palazzi e chiese che ne utilizzarono

i materiali e ne seguirono il

perimetro; lo spazio dell'arena tuttavia,

benché si andasse lentamente

interrando per effetto dei

crolli ma anche delle alluvioni del

Tevere, non fu mai occupato stabilmente,

ed è oggi piazza navona.

la chiesa di Sant'agnese in

agone, ad esempio, era denominata

S. agnese de cryptis agonis.


74

mirella guasti e Luigi Pellanda

allo Stadio di Domiziano

Una suggestiva immagine dell’area del sito archeologico

nausicaa, 2017, bronzo patinato,

esemplari 6+2, h cm 151

il vento” viene scelto per l’esposizione

permanente all’ingresso del

palazzo delle professioni di mestre.

2007 mostra antologica, Galleria

Trifoglio arte Chieti col patrocinio

del Comune di Chieti. Un’opera è

esposta da allora al museo di arte

Contemporanea Costantino Barbella

di Chieti.

2008 mostra antologica 1978-

2008, Galleria alba d’arte, Brescia.

2009 primo e secondo novecento:

mostra collettiva di scultura e

pittura, Galleria Cinquantasei Bologna

da gennaio ad aprile

2009 mirella Guasti e il novecento,

Galleria Cinquantasei Bologna

da settembre a novembre

2010 personale di mirella Guasti

al museo Internazionale delle Ceramiche

in Faenza, da settembre a

novembre

2010 Sei opere di grande formato

vengono esposte da maggio

2010 nella piazzetta di Via IV novembre

(piazza maggiore) in cenmirella

Guasti provenendo

da studi

classici e linguistici,

recupera solo

più tardi la naturale

propensione per l’arte: frequenta

per questo corsi formativi

di ceramica, di nudo e di scultura.

È presente, dal 1995, alle fiere

d’arte (Bologna, Genova, lugano,

padova, Verona), in aste d’arte

contemporanea, e ad alcune esposizioni

collettive a Treviso, a-

solo, Conegliano, new York, lugano.

nel 2005 viene inserita nel

volume «novecento. pittura e scultura»

per l’importante mostra di

Galleria d’arte Cinquantasei a cura

di R. Bossaglia. Da quel momento

lavora in esclusiva per la Galleria

che la fa conoscere al grande pubblico

con una serie di mostre personali

e collettive:

2006 mostra antologica 1978-2006,

Galleria Cinquantasei Bologna.

2006 Il grande gruppo scultoreo

in bronzo patinato “…e fra di loro


la farfalla, 2013, bronzo patinato,

esemplari 6+2, h cm 137 -

Sibilla cumana, 2017,

bronzo patinato, esemplari

6+2 , h cm 164

tro a Bologna con il patrocinio di Comune

di Bologna, ascom, Federalberghi,

Bologna Welcome. per il grande

successo l’esposizione è stata prolungata

fino a dicembre 2013 e grazie a

questo diverse opere sono state acquistate

per importanti collezioni in Francia,

Spagna, Inghilterra, norvegia,

Romania, Giappone, Canada e Stati

Uniti.

2011 l’opera Tourbillon viene scelta

per il padiglione Italia in occasione

della 54ª Esposizione Internazionale

d’arte - Biennale di Venezia nel 150º

dell’Unità d’Italia, a cura di Vittorio

Sgarbi.

2013 Sei sculture di mirella vengono

esposte in piazza G. Vico a Chieti nel

2013 per la mostra “mirella Guasti.

l’eleganza della forma e il novecento”

in collaborazione con l’associazione

Culturale Trifoglio e con il patrocinio

della provincia e del Comune.

2014 Galleria Yesterday di Gallarate

organizza la mostra collettiva “Racconti

di donne, terre e fiori” con numerose

sculture di mirella, da novembre

fino a gennaio 2015.

2015 Dall’11 luglio al 27 settembre

opere di mirella Guasti sono state

esposte in vari punti della città di

Capri.

Dal 2006 inoltre Galleria Cinquantasei

organizza sempre piccole personali

della scultrice nel proprio stand in tutte

le principali manifestazioni fieristiche

nazionali: arte Fiera Bologna, art Verona,

arte padova, arte Genova, modena

antiquaria, Ghota parma, Italian

Fine art di Bergamo, assisi antiquaria.

2017 grazie alla collaborazione tra Galleria

Cinquantasei e una galleria di Taipei

sono state esposte 6 grandi sculture

a art Revolution, importante fiera d’arte

di Taiwan: hanno ottenuto un grande

successo e sono state tutte vendute

Il sole negli occhi, 2017, bronzo patinato,

esemplari 6+2, h cm 97


76

mirella guasti e Luigi Pellanda

allo Stadio di Domiziano

Una delle sale dello Stadio di Domiziano Orchidee texture foresta, 2017, olio su tela, cm 50 x 45

luigi pellanda è nato a Bassano

del Grappa nel 1964.

artista autodidatta ha coltivato

la sua passione per

l’arte fin da primi anni Settanta,

periodo in cui esperimenta molteplici

discipline artistiche praticate

dai numerosi fratelli, passando dalla

musica alla ceramica, alla pittura su

tela, con disinvolta naturalezza.

ma è la visione dei dipinti di Caravaggio

che lo segna profondamente: dai

tempi della scuola il grande artista ha

rappresentato il suo ideale obiettivo di

un modo di fare “pittura”, grazie ai

suoi forti contrasti di luce ed ombra

da cui è dominata.

nel 1980, a sedici anni, scrive già musica

e testi e con una sua composizione,

su un testo di Flanin, vince il

concorso canoro “la rosa d’oro”. Da

qui inizia un percorso di cantautore

che lo porta su diversi palcoscenici a

fianco di importanti artisti nazionali.

nello stesso periodo si aggiunge, alla

pittura, anche la modellazione della

creta nell’azienda di ceramiche artistiche

del fratello maggiore, con una ricerca

personale e più contemporanea,

uscendo dai tradizionali canoni di

forma della ceramica novese e Bassanese.

la passione per la natura, in particolare

per la fauna e la botanica,

diventa spunto ed ispirazione per dipinti

a tempera su tavola che impegnano

la sua ricerca personale per gran

parte degli anni ottanta. nel 1991 si

dedica con intensità allo studio della

natura morta. allo stesso periodo risale

anche la prima Esposizione personale

di Bassano del Grappa (Vicenza),

che segnerà definitivamente il suo percorso

artistico e professionale.

nel 1993, a soli due anni dalla prima

esposizione, comincia a collaborare

con importanti gallerie d’arte a livello

nazionale, partecipando alle più importanti

fiere d’arte contemporanea.

nel 1996, dopo aver ammirato un’incisione

di Giovanni Barbisan, si appassiona

all’incisione ed esegue una

serie personalmente curate e stampate

nel suo studio. la prima mostra “antologica

1986/2002” è realizzata nel

2002, patrocinata dal Comune di marostica

(Vicenza). le sue opere pittoriche

sono esposte al pubblico, presso

le sale del prestigioso Castello Inferiore,

dove verranno ammirate da più

di novemila visitatori in soli quindici

giorni.

nel 2003 annovera già un’ottantina di

mostre personali al suo attivo. Espone


Grande vaso con magnolia, 2015, olio su tela, cm 110x140

Estate tropicale, 2017, olio su tela, cm 50x60

paesaggio marino, 2016, olio su tela, cm 70x110

a Dallas (USa), Colonia (Germania),

ed in austria. Dal 2002 ha cominciato

a lavorare in esclusiva per Galleria

d’arte Cinquantasei di Bologna, che

ha supportato la diffusione delle o-

pere a livello nazionale tramite l’esposizione

nelle più importanti fiere

d’arte italiane: Bari, Bologna, Brescia,

Catania, Firenze, Forlì, Genova, padova,

Reggio Emilia, Verona, milano.

Fra le mostre più importanti ricordiamo:

antologica al Castello inferiore

di marostica, Vicenza, personale

della Galleria Cinquantasei, Bologna,

2003; Figure e Figure. Da Favretto a

pellanda, a cura di S. pegoraro, Bologna,

2003; personale, San paolo private

Banking, padova, 2004;

antologica con Opere dal 1985 al

2005, a cura di R. Bossaglia, Galleria

Cinquantasei, Bologna, 2005; mito

auto moto 2, motor Show, Bologna,

2006; “Indagine sul novecento”, a

cura di C. poppi, Galleria Cinquantasei,

Bologna, 2007; primo e Secondo

900 a cura di E. Serri, Bologna, Galleria

Cinquantasei, 2009.

nel 2009 gli viene assegnato il premio

Internazionale Umoristi a marostica

per la sezione Cartoon.

nel 2011 partecipa alle mostre promosse

da Vittorio Sgarbi per il padiglione

Italia alla Biennale di Venezia.

nel 2012, 2013, 2014 e 2015 viene invitato

ad esporre con una personale ad

una delle più importanti manifestazioni

artistiche asiatiche “art Revolution

Taipei”. E il rapporto con la

galleria di Taipei continua tutt’ora.


78

Nel segno della Musa

Le interviste diM arilena Spataro

“Ritratti d’artista”

Talenti del XXi secolo

Paolo buzzi

L'arte come spaesamento

dell'oggetto. Per una metafisica

dell'umano che nasce

dalla sua stessa assenza

marilena.spataro@gmail.com

“Grande lilium bianco” - 2017

terracotta, resina, smalto e

materiali vari, Ø 35 - h. 135

Quando e come è avvenuto il

suo incontro con l'arte?

«Da bambino assemblavo

materiali e li dipingevo. all'inizio

era solo un gioco, con il tempo è

diventata una cosa importante. Così,

quasi senza accorgermene, mi sono ritrovato

a fare arte. le prime mostre le ho tenute

a Bagnacavallo, paese romagnolo

dove vivo e lavoro, poi, ho iniziato a

esporre in varie altre località sia italiane

che straniere. negli anni '90 ho sentito il

bisogno di approfondire gli studi artistici

per cui mi sono iscritto a pittura all'accademia

di Belle arti di Bologna, conseguendo

il diploma. Da lì in poi, ho proseguito

impegnandomi in una ricerca artistica

che tuttora continua e che segue,

pur nella normale evoluzione della storia

di ogni artista, un filo conduttore che caratterizza

il mio lavoro da sempre».

Qual è questo filo conduttore. Ce ne

parla?

«E' un filo conduttore che accompagna il

mio lavoro nella sua totalità, riguarda

l'approccio con cui mi pongo rispetto alla

mia opera, sia essa un dipinto o una scultura.

Io lavoro solo sul paesaggio, pezzi

di paesaggio oppure su oggetti che traduco

in opera in base a come li osservo

secondo una mia percezione, un mio personalissimo

angolo visuale. all'inizio

l'approccio si manifesta in termini, che

definirei, di tipo comportamentale, inteso

come modo di pormi e di essere nel

mondo, e che altro non è, se non la mia

modalità affettiva di stare in contatto o

dentro le cose, una partecipazione fisica

e affettiva cui, tuttavia, corrisponde un atteggiamento

ricognitivo. Il che significa,

che quando decido di lavorare a un paesaggio,

naturale o urbano, oppure a un

oggetto, ho un atteggiamento di appropriazione,

fotografando il paesaggio oppure

prelevando l'oggetto dal suo ambiente

naturale. Una volta prelevate le

immagini o l'oggetto, incomincio a togliere,

a ripulire e a trasformare queste realtà

in lavori artistici, dipinti, sculture o

installazioni se si tratta di oggetti. Tutti i

miei lavori nascono così, essi corrispondono

alla mia idea, alle emozioni e alle

percezioni che più mi appartengono e che

desidero manifestare in riferimento a

quelle realtà “prelevate”».

Quali sono i paesaggi che ama maggiormente

dipingere e quali gli oggetti che

più le piace trasformare in installazioni

o sculture?

«all'inizio della mia carriera, ho amato

molto dipingere archeologia industriale.

Ero affascinato dalle teorie dei non luoghi

di Jean Baudrillard e di marc augé. a sedurmi

di quei luoghi non luoghi era

quella sorta di sospensione metafisica, di

atemporalità che da essi emanava. Dove

la presenza dell'essere umano si percepiva

attraverso la sua assoluta assenza.

Oggi, come ieri, l'ambiente e la natura,


“Il lampadario vegetale ha una luce floreale” - 2014 - pittura acrilica su tela - cm 180 x 180

così come l'oggetto, mi interessano come

testimonianza del luogo e dell'umano. I

miei sentimenti, la mia affettività, li manifesto

attraverso la rappresentazione dell'ambiente

e dell'oggetto che rimanda

all'umano. l'oggetto, infatti, rimane, mentre

l'umano no, è per questo che parlo di

testimonianza dell'umano quando mi riferisco

alla mia visione e al mio lavoro».

Sembra di capire che le sue opere rispondano

più a un progetto artistico che a una

corrente di carattere emozionale?

«l'aspetto emozionale esiste in quanto il

prelevare le immagini o gli oggetti è vissuto

da me affettivamente, come già

detto. Si tratta di una scelta che mi identifica

nella personalità e che rappresenta

il rapporto tra l'io e la realtà che mi circonda.

Questi aspetti rientrano a pieno titolo

nella parte progettuale, che c'è ed è

determinante nel mio fare. Il progetto poi

si sviluppa in un'attività, come ho già affermato,

in termini ricognitivi col circostante,

la qual cosa conferisce struttura e

identità al mio lavoro. Un lavoro che si

sviluppa attraverso cicli diversi: prima mi

sono occupato di paesaggi industriali, poi

di oggetti. Oggi, a interessarmi, sono tutte

le realtà che scaturiscono dalla natura.

Ognuno di questi cicli è caratterizzato da

un comune denominatore: l'atmosfericità.

Con ciò intendendo quel clima psicologico

che segna le mie opere e che corrisponde

a un senso di sospensione e di

atemporalità che mi appartiene e che mi

identifica. Ogni volta che concepisco

un'idea, provo un bisogno incombente di

depositarla attraverso un lavoro, prima

che essa mi sfugga. Quando guardo o fotografo

le realtà che mi interessano, desidero

fissarle proprio in quell'esatto

momento in cui le ho “colte”. E' come se

desiderassi fermare il tempo a quell'attimo:

una percezione legata alla fugacità

del tempo e che, reputo, provenga dal lato

più profondo della mia stessa personalità.

“più che un creativo mi sento un creatore”,

sosteneva De Dominicis, un pensiero

che corrisponde appieno al mio

sentire e che, alla fine, contribuisce a conferire

identità e unicità al mio lavoro. Vivere

l'esperienza quotidiana è, per me,

riuscire a guardarla da un'angolatura diversa,

mia, personale».

Ci descrive più dettagliatamente cosa accade

quando, raccolto il materiale necessario,

comincia a creare l'opera?

«più che un creativo, come ho già detto,

mi sento un artista che crea da qualcosa

di preesistente. per quanto riguarda le immagini

dei paesaggi raccolte attraverso la

fotografia, incomincio a togliere, sottrarre

peso, a fare un lavoro di pulizia anche da

un punto di vista estetico personale. Tanto

da ottenere volutamente degli effetti che,

spesso, rimandano all'arte orientale.

prima di dipingere, elimino dalle foto,

che io adopero come un taccuino di appunti,

tutto quello che non mi soddisfa,


80

1 2

1) “non è notte e non è neanche

giorno” - 2013 - pittura acrilica

su tela - cm 120 x 120

2) “Sull'orlo del mare” - 2012

acrilico su tela - cm 120 x 120

3) “Solarium, un bagno di luce” - 2014

vasca, legno, neon, gazzella algerina e

materiali vari - cm 165 x 65 h 110

3

fino a quando non raggiungo quella condizione

che corrisponde all'idea che mi

sono fatto di quel lavoro. per quanto riguarda

l'oggetto, ormai da anni lavoro a

fermare l'attimo in cui l'ho prelevato, ovvero

in cui l'ho raccolto, visto che, da diverso

tempo, si tratta di foglie, fiori o

reperti naturali. Il passaggio successivo è

la sua glassatura; attraverso una tecnica

particolare e abbastanza complessa glassando

l'oggetto non faccio altro che fermare

per “l'eternità” l'attimo in cui l'ho

prelevato, trasportandolo al contempo in

una dimensione altra che lo immortala

rendendolo opera d'arte».

Quali sono i modelli e gli artisti che l'-

hanno guidata lungo il suo percorso artistico?

«può sembrare strano, ma a influenzare

la mia visione del mondo sono stati principalmente

dei letterati, dei poeti e anche

degli scienziati. Oltre ad autori come Jean

Baudrillard o marc augé, ho amato molto

i versi del poeta portoghese, Eugènio

de andrade. Un testo che ho letto con

grande interesse, e che mi ha profondamente

segnato, è l'“Elogio della fuga”,

scritto dal biologo Henri laborit. per

quanto riguarda gli artisti delle arti figurative,

ho guardato a Hopper come a magritte

e a tutti i maestri della metafisica.

Ho imparato anche dalla pop art, specie

quella europea, di cui sento l'influenza

soprattutto laddove utilizzo l'oggetto spostandolo

in un altro contesto. Influenze

mi sono arrivate, e tuttora mi arrivano,

dal mondo della cultura e dell'arte a 360°,

con ciò includendo musica, soprattutto il

jazz, teatro, danza e cinema, a partire, in

quest'ultimo caso, dalle suggestioni dei

capolavori cinematografici di Hayao

miyazaky».

Reputa che l'arte debba avere valenze

culturali, sociali ed etiche, oltre che estetiche.

Quale il suo impegno in questa direzione?

«In riferimento all'arte contemporanea,

ritengo, che dovrebbe essere meno marginale.

non solo dovrebbe rientrare nelle

scelte estetiche degli arredi urbani, ma

anche essere maggiormente impegnata

nel formare le nuove generazioni. In sintesi

dovrebbe entrare di più nella vita

quotidiana. Una società senza artisti e

senza arte è una società triste, priva di armonia

e di sogni. E', poi, molto importante

che l'arte sia libera. libera di

esprimersi senza condizionamenti, se non

quelli di carattere strettamente tecnico.

Quel senso di sospensione e di vuoto che

fa da sfondo ai miei lavori, ad esempio,

non è altro che voler aprire l'angolo di lettura

verso una dimensione non condizionante,

di assoluta libertà. penso che chi

osserva deve poter fare una propria lettura.

Sulla mia tesi di laurea ho scritto al

riguardo: “il linguaggio parlato dell'immagine

ventriloqua è quello di chi la

guarda”, che significa che la vera libertà


“l’oscurità non consente la contemplazione - 2010

ferro, vetro, resina e sale - cm 42 x 31 h 115

guarda”, che significa che la vera libertà

nasce da quello che io realizzo senza

dire, però, cosa sia».

In questo momento quali sono le forme

espressive e i linguaggi artistici che meglio

rappresentano la sua poetica?

«mi esprimo con soddisfazione sia con

la pittura, come con la scultura e l'installazione,

posso tranquillamente affermare

che tutte e tre mi rappresentano.

anche se, confesso, mi sento più un pittore

che sconfina nella scultura e nell'installazione.

Quello che alla fine conta, è

la lingua, non tanto il linguaggio attraverso

cui mi esprimo. nei vari generi

che mi rappresentano c'è sempre quel

filo conduttore di cui parlavo all'inizio.

Ogni lavoro che viene dopo è, infatti, la

conseguenza del lavoro precedente. la

temperatura delle mie opere è determinata

da un'atmosfericità che si riscontra

in tutti i miei lavori e ne è la costante»

Quali sono gli impegni e i progetti artistici

e culturali che maggiormente la

coinvolgono in questo periodo?

«Da alcuni anni condivido un progetto

artistico-culturale nato a Cesena da

un'idea e dall'impegno di Roberta Bertozzi,

che continua a essere la mente e

l'anima di questo progetto. Di fatto si

tratta di una realtà che si identifica inizialmente

nell'associazione culturale

Calligraphie, da cui nasce anche la rivista

artistica e letteraria Edel. Tale rivista

è un manifesto in cui vengono messe a

fuoco esperienze e ipotesi teoriche con

contributi che arrivano sia dall'ambito

letterario che delle arti visive. Tutto questo

io lo vivo come un osservatorio in

cui si dà spazio a riflessioni di tipo critico

ed espressivo. Ogni numero di Edel

è incentrato su un tema, sul numero di

qualche anno fa, dedicato al paesaggio,

ho pubblicato con grande soddisfazione

una mia opera. a tutto ciò si è aggiunto

Cristallino, progetto espositivo che si

tiene negli studi d'artista, nei musei,

nelle gallerie d’arte e negli spazi pubblici.

Quest'anno è poi nata “Corte Zavattini

31”, galleria d'arte che si pone

come officina del contemporaneo e che

rappresenta anche gli artisti che fino a

ora hanno condiviso Calligrafie. per

quanto riguarda le esposizioni, in questo

momento sto lavorando al progetto arte

al presente: incontro a Casermarcheologica

a Sansepolcro, a cura di Ilaria

margutti. Quello che mi piace di questo

progetto, oltre al fatto che si svolge nella

terra di piero della Francesca, è che non

si pone solo come un evento espositivo,

bensì come evento interattivo che prevede

visite e laboratori con gli studenti

dei licei e incontri con il pubblico. la

mostra inaugura il prossimo 14 Gennaio

alle ore 17,00, e proseguirà fino a primavera.

mentre il mio incontro con il

pubblico è previsto per il 17 Febbraio.

Nota biografica

paolo Buzzi è nato a Comacchio (FE), residente

a Bagnacavallo di Ravenna, dove vive

e lavora. Diplomato in pittura all’accademia

di Belle arti di Bologna, ha trascorso periodi

di studio all’Ecole de Beaux arts di Saint

Etienne in Francia. attualmente collabora con

diverse gallerie d’arte contemporanea, dalla

metà degli anni ’90 il suo lavoro è stato esposto

in numerose mostre personali e collettive,

sia in spazi pubblici che in gallerie private, e

alla Biennale di Venezia nel 2011.


82

MOSTRE D’ARTE in iT

A cura di Silvana Gatti

BO LO G N A

PALAZZO ALBERGATI

Fino all’11Febbraio 2018

D U C H A M P , M A G R I T T E , D A L Í

I R i v o l u z i o n a r i d e l ’ 9 0 0

C a p o l a v o r i d a l l ’ I s r a e l

M u s e u m d i G e r u s a l e m m e

Una mostra dedicata ad artisti che

hanno rivoluzionato il Novecento,

con oltre duecento opere provenienti

dall’Israel Museum di Gerusalemme.

Artisti quali Duchamp, Magritte, Dalì,

Ernst, Tanguy, Man Ray, Calder,

Picabia e altri, per raccontare un periodo

di creatività straordinaria. La

determinazione a rompere col passato

inventando un mondo nuovo, è raccontata

attraverso cinque sezioni tematiche:

Accostamenti meravigliosi,

Desiderio: musa e abuso, L’automatismo

e la sua evoluzione; Biomorfismo

e metamorfosi e Illusione e

paesaggio onirico. I dadaisti e i surrealisti

sono stati degli innovatori,

creando accostamenti inaspettati, inventando

l’automatismo, il ready

made, il fotomontaggio, il biomorfismo,

la metamorfosi e dipingendo

paesaggi onirici e del desiderio. I dadaisti

nacquero da una rivolta e per

un bisogno di indipendenza e di eversione;

i surrealisti non separavano

l’arte dalla vita e volevano rifondare

l’arte stessa. Entrambi segnarono un

momento di distacco con l’arte del

passato. La mostra è curata da Adina

Kamien-Kazhdan curator of Modern

Art at The Israel Museum. Con il patrocinio

del Comune di Bologna e dell’Ambasciata

di Israele, la mostra è

prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia

in collaborazione con l’Israel

Museum di Gerusalemme.

BR ESC IA

PALAZZO MARTINENGO

Dal 20 Gennaio 2018

Fino al: 10 Giugno 2018

P I C A S S O , D E C H I R I C O , M O -

R A N D I , 1 0 0 c a p o l a v o r i d e l

X I X e XX s e c o l o d a l l e c o l l e -

z i o n i p r i v a t e b r e s c i a n e

Il focus di questa mostra è l’arte fiorita

tra il XIX e il XX secolo, dai lavori dei

maestri del neoclassicismo (Appiani,

Basiletti, Gigola e Vantini) fino a quelli

informali di Burri, Manzoni, Vedova e

Fontana, passando attraverso il romanticismo,

il futurismo, la metafisica e il

“Ritorno all'ordine”. Il collezionismo

bresciano si articola in due categorie:

quello di estrazione aristocratico-nobiliare

- che riguarda la pittura dell'800 -

e quello frutto della passione per l’arte

di industriali, professionisti e semplici

appassionati. Il percorso si apre con

opere di autori - da Luigi Basiletti ad

Angelo Inganni, da Faustino Joli a

Francesco Filippini, da Giovanni Renica

ad Achille Glisenti, da Arnaldo

Soldini a Cesare Bertolotti fino a Emilio

Rizzi - che rappresentano la scuola

pittorica bresciana dell'800, per poi dar

spazio ai maestri del '900, colonne portanti

dei movimenti succedutesi nel

corso dei decenni: Balla, Boccioni, Depero,

De Chirico, Savinio, Severini,

Morandi, Carrà, De Pisis, Sironi, Burri,

Manzoni, Vedova e Fontana.

G A LLA RATE (VA )

MUSEO MAGA

Dal: 3 dicembre 2017

Fino al: 22 Aprile 2018

JACK KEROUAC

La rassegna presenta un lato poco noto

del padre della Beat Generation. Il percorso

è arricchito dalle fotografie di Robert

Frank ed Ettore Sottsass, materiale

documentario storico e un progetto di

Peter Greenaway, oltre a un’intervista ad

Arnaldo Pomodoro pubblicata in catalogo,

che rievoca la sua esperienza alla

Stanford University, in California, del

1966. La rassegna, curata da Sandrina

Bandera, Alessandro Castiglioni ed Emma

Zanella, è organizzata dal MA*GA

con il Comune di Gallarate, con il sostegno

di Ricola, Heritage Art Foundation e

Fondazione Cariplo e in collaborazione

con il Rivellino LDV, Locarno (CH).

L’esposizione presenta 80 tra dipinti e disegni,

in gran parte esposti per la prima

volta in Italia, capaci di proiettare una

luce inedita sull’attività artistica del padre

della Beat Generation. In particolare,

verrà analizzato il suo labirintico processo

creativo e le sue relazioni con la tradizione

della cultura visiva americana, con

gli altri autori del movimento Beat, da

Allen Ginsberg a William Borroughs e i

maestri della pittura informale e della

Scuola di New York che Kerouac frequentò

dalla seconda metà degli anni cinquanta

del secolo scorso. Da queste opere

si evince l’identità totale di Kerouac tra

vita, produzione letteraria e ogni altra

espressione creativa come la musica, il

canto, la poesia, il cinema.


AliA E fuORi cOnfinE

G EN O VA

PALAZZO DUCALE

Dal 10 Novembre 2017

al 6 Maggio 2018

PICASSO

La mostra documenta, attraverso una

cinquantina di opere di Picasso e numerose

fotografie, non solo il percorso

artistico del genio catalano, attraverso

i diversi periodi e i vari stili dell’artista

dall’inizio del Novecento fino agli anni

Settanta, ma anche le opere più care a

Picasso. Dal Museo Picasso di Parigi

provengono opere da cui il pittore non

si è mai separato fino alla morte nel

1973. La mostra, curata da Coline Zellal,

conservatrice del patrimonio del

Museo Picasso di Parigi e promossa da

Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura,

Comune di Genova e Regione Liguria,

è organizzata da Mondomostre

Skira in collaborazione con il Museo

Picasso di Parigi, si inserisce nell’ampio

progetto “Picasso-Méditerranée”.

Su iniziativa del Musée National Picasso-Paris,

l’esposizione documenta il

lavoro dell’artista ed i luoghi che l’-

hanno ispirato, dagli studi preparatori

del 1907 per le “Demoiselles d’Avignon”

sino alle opere tardive che precedono

la sua morte, nel 1973. Da

quelle d’ispirazione africana dei primi

anni del Novecento sino alle mediterranee

bagnanti e ai ritratti di donna

degli anni Trenta e Cinquanta: la mostra

documenta la poetica di Picasso in

tutta la sua bellezza. Una mostra che

rappresenta un’esperienza culturale,

dedicata a rinsaldare i legami tra i Paesi

che si affacciano sulle sponde del Mediterraneo.

JESO LO LID O (V E)

SPAZIO AQUILEIA 123

Dal 26 Dicembre 2017

al 15 Settembre 2018

EGITTO - Dei, faraoni, uomini

Jesolo una mostra sull’antico E-

gitto, a cura di Emanuele Ciampini

e Alessandro Roccati, prodotta da

Cultour Active e Venice Exhibition,

promossa dalla Città di Jesolo

con Culture Active e Venice Exhibition.

Ideata da noti egittologi,

presenta reperti provenienti da

musei e collezioni molto importanti.

Il visitatore è condotto alla

scoperta di una grande civiltà, attraverso

undici sezioni rivelatrici

di una pagina di storia che partendo

dal Nilo si addentra nel Mediterraneo.

Una sezione è riservata

alle Regine e alle Dee d’Egitto,

dando così uno spazio anche alle

grandi donne della civiltà egizia. Il

pubblico può esplorare due camere

sepolcrali egizie: la tomba dell’artigiano

Pashed e la tomba di Tutankhamon,

ricostruite in scala

1:1. Protagonista la mummia di

Asti, restaurata e mai esposta. Con

la polizia criminale è stata realizzata

la ricostruzione del volto,

presente in mostra. Con il reparto

di radio diagnostica dell’ospedale

di Asti è stata fatta una TAC sulla

mummia che ha rivelato incongruenze

e misteri che troveranno

risposta nella sala dedicata alla

mummia di Asti.

M ILA N O

SEDE DI BANCA GENERALI PRIVATE

BANKING (P.ZZA S. ALESSANDRO 4)

Dal 14 Dicembre 2017

al 27 Aprile 2018

CHRISTIAN BALZANO. Resilienza

Protagonista di questa mostra è Christian

Balzano (Livorno, 1969), una delle

personalità più interessanti del panorama

artistico italiano contemporaneo. La mostra,

curata da Marco Bazzini, organizzata

in collaborazione con Boxart Verona,

propone 30 dipinti e sculture recenti,

oltre ad alcuni lavori realizzati dall’artista

toscano nell’ultimo decennio. Il percorso

espositivo inizia idealmente da

piazza Sant’Alessandro che accoglie la

grande scultura (320 cm di altezza) di un

toro a testa in giù che duplica se stesso

riverberando la sua immagine su una

mappa specchiante di Milano composta

dalla sovrapposizione dei continenti.

Quello del toro è uno dei soggetti più

volte replicato, e rappresenta una figura

primordiale, di origine mitica, che Balzano

utilizza per parlare e riflettere sull’uomo

contemporaneo. Il titolo della

mostra allude alla capacità di reagire di

fronte alle avversità dettate dal destino.

L’arte, proprio, per la sua capacità di evocare

nuove strategie e nuove ritualità, è

una delle forme di resilienza più antiche.


84

MOSTRE D’ARTE in iT

M ILA N O

PALAZZO REALE

Fino al 18 febbraio 2018

TOULOUSE- LAUTREC

A Milano Henri de Toulouse-Lautrec

(1864-1901) in una mostra monografica

che esalta la sua modernità. Un allestimento

di luci soffuse e tappezzerie bordeaux

evoca eleganti salotti, ma anche

case chiuse e teatri illuminati dalle

lampade a gas, introducendo il visitatore

nella Parigi del secondo Ottocento.

La mostra, a cura di Danièle Devynck

(direttrice del Museo Toulouse-Lautrec

di Albi) e Claudia Zevi, è promossa e

prodotta da Comune di Milano-Cultura,

da Palazzo Reale, da Giunti Arte Mostre

Musei e da Electa, con il Musée Toulouse-Lautrec

di Albi e l’Institut national

d'histoire de l'art (INHA) di Parigi.

L’esposizione, suddivisa in sezioni tematiche,

documenta l’importanza del

pittore bohémien che, senza aderire ad

alcuna scuola, costruì un nuovo linguaggio

realistico, sintesi estrema di

forma, colore e movimento. L’evoluzione

stilistica dell’autore, di origine

aristocratica ma testimone della Parigi

dei bassifondi e delle case chiuse, è raccontata

in tutte le sue fasi, dalla pittura

alla grafica, sottolineando la sua conoscenza

delle stampe giapponesi e la passione

per la fotografia. In mostra oltre

250 opere dell’artista, con 35 dipinti, litografie,

acqueforti e la serie di tutti i

22 manifesti realizzati dall’artista ‘maledetto’,

provenienti dal Musée Toulouse-Lautrec

di Albi e da musei e

collezioni internazionali.

PA D O V A

MUSEO DIOCESANO

Dal 3 Febbraio 2018

al 24 Giugno 2018

I COLORI DEL SACRO.

IL CORPO. Non a rassegna internazionale

di illustrazione

Questa edizione de “I Colori del

Sacro” è dedicata al corpo, visto

nei suoi aspetti fisici, nel rapporto

con ciò che lo circonda, con l’ambiente,

con le persone ed il Sacro;

nel rapporto e nel confronto con la

diversità e la disabilità. Il corpo è

anche cervello e cuore, pensiero e

sentimenti. Materialità e immaterialità.

Il linguaggio dell’illustrazione

abbatte le barriere arrivando

dritto al fruitore, trasmettendo

informazioni e emozioni. La

visita alla mostra è concepita come

un momento formativo, di divertimento

e di godimento estetico

ed infine di sperimentazione

attraverso laboratori ed esperienze

di gruppo. Un centinaio gli illustratori

selezionati che raccontano

la loro visione del corpo, tra

questi Martin Jarrie (Francia), Gabriel

Pacheco (Messico), Javier Zabala

(Spagna) e gli italiani Anna

Castagnoli, Giovanni Manna, Simone

Rea. Per l’occasione Topipittori

nella collana PIPPO ha

pubblicato “Essere Umani. Il corpo

nell’arte, dalla Preistoria ad

oggi” album illustrato da Sylvie

Bello con i testi di Andrea Nante.

R O M A

GALLER IA D’ARTE MODERNA

Fino all’Febbraio 2018

L’ESSENZIALE VERITÀ DELLE CO-

SE. FRANCESCO TROMBADORI

(Siracusa 1886 – (Roma 1961)

Una mostra su Trombadori, artista

attivo nell’ambiente del Caffè Aragno,

nel primo decennio del XX secolo,

dove frequenta l’ambiente de

“Il Convito”, rivista fondata da

Adolfo De Bosis con Gabriele d’Annunzio

e Angelo Conti. Di questo

periodo, esposte “Siracusa mia!”

(1919), opera “divisionista”, “Il Viale

di Villa Strohl-Fern”, e “Alberi

controluce”, di stampo simbolista.

Si prosegue con opere dipinte alla

fine della Prima Guerra Mondiale,

in cui è vicino alla rivista “Valori

Plastici”, fondata da Mario Broglio.

Alle Biennali di Venezia e di Roma

e alle Mostre del Novecento Italiano

raggiunge un personale neoclassicismo,

con ritratti, nudi e

nature morte, quali la “Natura

morta con piatto olandese e frutta”

e la “Fanciulla Nuda”. Negli anni

Trenta scrive sulla rivista “Circoli”

fondata da Adriano Grande, in qualità

di critico d’arte. E’ di questo periodo

la “Natura morta con i cavoli

rossi, boccale e tela”. Si prosegue

con il decennio 1940-1950, con “Lo

sbarco del pilota ferito” e “La fabbrica”.

Infine, i dipinti dal 1950 al

1961, anni in cui ci si ritrova al

Caffè Greco o Rosati a Piazza del

Popolo, e Trombadori dipinge paesaggi

dedicati a scorci di Roma.

della sua arte.


AliA E fuORi cOnfinE

R O M A

PALAZZO D E LLE ESPO SI Z IO NI

Dal 7 febbraio 2018

Fino al 6 maggio 2018

CESARE TACCHI

UNA RETROSPETTIVA

Una mostra monografica ripercorre le

vicende di Cesare Tacchi (1940-2014),

artista che ha vissuto le tensioni intellettuali

di più di mezzo secolo, animatore

del movimento artistico e

culturale chiamato Scuola di piazza

del Popolo. Ritratto dalla critica nel

1959 come “un giovane solitario silenzioso

e castigato”, Tacchi, protagonista

di alcune significative compagini

di artisti, non mutò con gli

anni il suo temperamento. Questo gli

permise di stanare le contraddizioni

della cultura visiva contemporanea e

di intraprendere nuove strade. Più di

cento opere, ordinate cronologicamente,

tracceranno un percorso attraverso

la sua intera biografia artistica.

Fu protagonista nella stagione gloriosa

della Capitale negli anni Sessanta,

insieme a Mario Schifano e

Renato Mambor – compagni nell’esordio

espositivo del 1959 alla galleria

Appia Antica di Roma – a

Giosetta Fioroni, Tano Festa, Franco

Angeli, Francesco Lo Savio, Sergio

Lombardo. Un gruppo che si riuniva

al Caffè Rosati a Piazza del Popolo o

presso la Galleria della Tartaruga di

Plinio de Martiis: e che divenne riferimento

per un clima unico che ebbe

risonanza anche a livello internazionale,

facendo di Roma meta ambita di

personaggi da tutto il mondo.

TO RIN O

G A M

Dal 7 febbraio 2018

Fino al 3 giugno 2018

G U T T U S O

Nella ricorrenza del centenario

della Rivoluzione d’ottobre, l’esposizione

racconterà il rapporto tra

politica e cultura attraverso le

opere del noto artista siciliano. La

sua arte fu infatti caratterizzata anche

da un forte impegno sociale,

che lo portò a ricoprire la carica di

senatore del Partito Comunista Italiano

per due legislature, nel 1976 e

nel 1979, ai tempi di Enrico Berlinguer.

Nel 1972 dipinse I funerali di

Togliatti, che diverrà opera-manifesto

della pittura comunista e antifascista

del secondo dopoguerra.

Opera di grandi dimensioni, raffigura

in maniera allegorica vari personaggi,

operai, bandiere rosse e la

salma di Togliatti. Nel quadro si riconoscono,

oltre all'autore stesso,

Marx, Engels, Trotsky, Sartre, Stalin,

Lenin, Pier Paolo Pasolini e

molti altri.

Nato a Bagheria il 26 dicembre

1911, è stato protagonista della pittura

neorealista italiana che si

espresse negli artisti del Fronte

Nuovo delle Arti. Il 18 gennaio

1987 moriva stroncato da un tumore

ai polmoni.

T R EV ISO

M U S E O C I V I C O D I S A N T A

C A T E R I N A

Dal 24 Febbraio 2018

Fino al 3 Giugno 2018

R O D I N

Realizzata grazie alla collaborazione del

Musée Rodin di Parigi, la mostra presenta

80 opere, di cui 50 sculture e 30 lavori

su carta. La rassegna sancisce ufficialmente

la conclusione dell’anno centenario

della morte di Auguste Rodin

(1917), dal momento che il museo parigino

l’ha inserita nel programma ufficiale

delle mostre dedicate all’artista. Tutte le

opere più celebri sono presenti, in certi

casi anche in formati di grande dimensione,

alcune ospitate nei chiostri di

Santa Caterina. Sculture che hanno segnato

la storia di quest’arte nei secoli: dal

Pensatore al Bacio, dalla Porta dell’Inferno

ai Borghesi di Calais. Titoli che, da

soli, dicono già così dell’eccezionalità dell’evento.

ripercorsa nella mostra di Treviso,

anche attraverso lettere e documenti,

l’intera vicenda biografica e artistica

del grande scultore, tale da collocarlo

al centro della situazione in Francia

e in Europa tra gli ultimi decenni del XIX

secolo e i primi due del XX. Importante

l’influenza che la cultura italiana − da

Donatello a Michelangelo a Bernini, ma

anche la Commedia dantesca – ebbe su

Rodin. Treviso è anche la città di Arturo

Martini, artista che guardò con interesse

anche al grande maestro d’oltralpe. La

monografica su Rodin in Santa Caterina

è collegata ad un “Omaggio ad Arturo

Martini” che coinvolge il rinnovato

Museo “Luigi Bailo”


86

MOSTRE D’ARTE in iT

V EN EZ IA

M U S E O D E L V E T R O D I M U R A N O

S P A Z I O C O N T E R I E

Fino al 15 Aprile 2018

IL MONDO IN UNA PERLA. La collezione di

perle del Museo del Vetro 1820 - 1890

Le perle di vetro veneziano accompagnano

la storia vetraria veneziana in

una tradizione che continua ancora

oggi. La catalogazione delle collezioni

di perle del Museo del Vetro di Murano,

condotta da Augusto Panini, ha portato

alla pubblicazione del primo catalogo di

questi oggetti. Un mondo di oggetti decorativi,

preziosa merce di scambio

esportata nel XIX secolo verso le colonie

dell’Africa Occidentale, dell’India e

delle Americhe; monili ambiti al punto

che, in cambio, i nativi d’America cedettero

il territorio dell’odierna Manhattan.

Venezia inizia la sua produzione

verso il XIV secolo con la tecnica a

speo: con una piccola quantità di vetro

fuso e un ago di ferro (speo o spiedo) che

si faceva girare al fuoco di un lume, si

realizzava una perla forata. Nei secoli

successivi si partiva da bacchette o

canne di vetro forate o massicce. Nella

seconda metà del XV secolo viene

messa a punto la molatura di perle da

canna forata a più strati, con sezione a

stella (la famosa perla rosetta), e verso

il XVI secolo si affina la tecnica delle

perle alla lucerna o a lume, con l’uso di

canne massicce. Scomparso sin dal 1912

l’inventario redatto dall’abate Zanetti,

si è riusciti a ricondurre molte di queste

perle, mazzi e cartelle alle vetrerie attive

a Venezia e Murano tra il 1820 e il

1890 e dunque ai maestri vetrai che avevano

donato al museo cittadino il meglio

della propria produzione.

V ER O N A

MUSEO AMO - PALAZZO FOR TI

Fino 29 Aprile 2018

FERNANDO BOTERO

Fernando Botero ha scelto di concludere

i festeggiamenti per il suo 85esimo

compleanno e per il suoi lunghi

50 anni di carriera ad AMO-Palazzo

Forti, in una rassegna con oltre 50

opere di grandi dimensioni che ripercorrono

la sua parabola artistica. Una

carrellata di corpi smisurati, le atmosfere

fiabesche e fantastiche dell’America

Latina, l’esuberanza delle

forme e dei colori, l’ironia e la nostalgia,

tutto questo è visibile ai visitatori

di questa imperdibile mostra veronese.

Tra i tanti capolavori in mostra

Piero della Francesca (dittico) del

1998, Musici (2008) e La vedova (1997).

Promossa da Arena Extra e voluta

dalla Direzione del Museo AMO-Palazzo

Forti, la mostra è coprodotta dal

Gruppo Arthemisia e MondoMostre-

Skira. Per Botero dipingere è un bisogno

interiore ed una ricerca continua

verso un ideale che non si raggiunge

mai. Apolide, ma legato alla cultura

della sua terra, Botero ha anticipato

la visione di un’arte senza pregiudizi.

La sua pittura non sta dentro un genere,

pur esprimendosi attraverso la

figurazione, ma inventa un genere

proprio e autonomo del tutto originale

V IC EN Z A

BASILICA PALLADIANA

Fino all’ 8 aprile 2018

VAN GOGH. TRA IL GRANO E IL

CIELO

A Vicenza la mostra tanto attesa sull’artista

olandese che insieme a

Monet ha rivoluzionato il concetto

di pittura. Curata da Marco Goldin,

la rassegna presenta un numero elevato

di opere del pittore olandese, 40

dipinti e 85 disegni. Resa possibile

grazie all’apporto decisivo del Kröller-Müller

Museum in Olanda, assieme

ai prestiti da una decina di

altri musei, la rassegna ricostruisce

l’intera vicenda biografica, ponendo

l’accento sugli anni olandesi, che

dall’autunno del 1880 nelle miniere

del Borinage, fino all’autunno del

1885 a conclusione del fondamentale

periodo di Nuenen, sono stati

una vera e propria immersione nel

mal di vivere. Una mostra che conduce

passo dopo passo nello spirito

di Van Gogh, là dove sono nate le

sue immagini catartiche. Immagini

e tematiche spesso prese in prestito

da Jean-François Millet e poi condivise

con gli artisti della cosiddetta

Scuola dell’Aia, una sorta di versione

olandese della Scuola di Barbizon.

E puntualmente alcune delle

loro opere verranno esposte a confronto.

Le lettere inviate al fratello

Théo costituiranno, come fogli di un

diario, il filo conduttore di questa

mostra imperdibile


AliA E fuORi cOnfinE

FR A N C IA - PA R IG I

FONDAZIONE LOUIS VUITTON

Fino al 5 marzo 2018

ESSERE MODERNI – IL MOMA

A PARIGI

Alla Fondazione Louis Vuitton di Parigi

oltre 200 capolavori d’oltre

oceano, provenienti direttamente dalla

collezione del più grande museo di

arte moderna al mondo. Con quest’esposizione,

opere importanti del

celebre MoMA di New York sono visibili

nella capitale francese. Si tratta di

una selezione di opere di grandi artisti

come Alexander Calder, Marcel Duchamp,

Paul Cézanne, René Magritte,

Paul Signac, Jasper Johns, Ernst Ludwig

Kirchner e tanti altri. Nato nel

1929, il MOMA è stato uno dei primi

musei dedicati esclusivamente all’arte

moderna. «Etre moderne» presenta un

ventaglio di opere acquisite dal

MOMA nel corso del tempo, in seguito

ai grandi movimenti dell’arte

moderna sino ai giorni nostri, passando

per l’espressionismo astratto, il

minimalismo e la pop art.

G ERM A N IA -BO N N

B U N D E S K U N S T H A L L E

Fino all’ 11 marzo 2018

G U R L I T T , S T A T U S R E P O R T : I

F U R T I D ' A R T E D E I N A Z I S T I E

L E L O R O C O N S E G U E N Z E

Questa mostra è complementare rispetto

a quella bernese (colonna a

lato). Mentre la prima passa in rassegna

la parte della collezione Gurlitt

che il regime considerava degenerata,

la rassegna dell'ex capitale

della Germania Ovest è dedicata

alle opere di cui i nazisti si

appropriarono in seguito alle persecuzioni

razziali, principalmente ai

danni degli ebrei. La rassegna, curata

da Rein Wolfs e Agnieszka Lulinska,

comprende opere di Claude

Monet e Albrecht Durer, rimaste

nascoste al pubblico per decenni.

La mostra di Bonn si chiuderà l'11

marzo, dopodiché andrà ad avvicendare,

nella capitale elvetica, la mostra

‘consorella’ in atto. Un ulteriore

passaggio alla Martin Gropius

Bau di Berlino è prevista per l'autunno

del 2018.

SV IZ Z ER A -BER N A

K U N S T M U S E U M B E R N

Fino al 4 Marzo 2018

ARTE DEGENERATA –

CONFISCATA E VENDUTA

Questa rassegna è nata grazie al testamento

lasciato dal collezionista

tedesco Cornelius Gurlitt, morto nel

2014, che nominò erede universale il

museo. Un’eredità di 1500 opere appartenute

a Hildebrand Gurlitt, padre

di Cornelius e figura controversa

del regime nazista. Curatore di un

museo in Germania, Gurlitt senior

era stato incaricato da Hitler di rintracciare

in Europa opere di quegli

artisti che il fuher considerava “degenerati”.

Opere che fruttavano molto

denaro, create da artisti come

Marc Chagall e Max Beckmann, colpevoli

- secondo la visione nazista -

di essere ebrei o di avere contatti con

loro, ma anche di aver creato scompiglio

nel mondo dell'arte con i disegni

cubisti o astratti che si allontanavano

dalla concezione tradizionale

di bellezza.


88

Mario Esposito

Foto di andres antonini

Foto di andres antonini


Galleria Wikiarte di

Deborah Petroni

Via San Felice 18,

40122 Bologna

www.wikiarte.com

Mario Esposito fa parte del gruppo dei trenta artisti della Galleria Wikiarte inserito nella collana

Sensazioni artistiche edita G. Mondadori


90

I piccolini di Mario Esposito

Mario Esposito

artista in permanenza presso:

Galleria Wikiarte di

Deborah Petroni

Via San Felice, 18

40122 Bologna

www.wikiarte.com

INFO:

marioespo@gmail.com

www.marioesposito61.it

Facebook: me61

cell. 339 6783907


92

Claudio alicandri

“I silenzi della violenza” - 2017 - Colori metallici acrilici su tela - cm. 120 x 120

Lo Studio ClaSil Vi ringrazia per seguirci con affetto......

Claudio & Silvio

Via Santa Rita da Cascia, 40 - 00133 Roma

Cell. 368 3148296 - c.alican@alice.it


25 - 28

GENNAIO 2018

EDITION 22

INTERNATIONAL FAIR

FOR CONTEMPORARY

ART INNSBRUCK

LA GALLERIA D’ARTE LA TELACCIA BY MALINPENSA SARA’ PRESENTE AD ART INNSBRUCK 2018 CON

VALIDI ARTISTI SELEZIONATI NEL PANORAMA DELL’ARTE INTERNAZIONALE CONTEMPORANEA.

UN APPUNTAMENTO IMPERDIBILE PER TUTTI COLORO CHE AMANO L’ARTE E IL COLLEZIONISMO.

GLI ARTISTI, PRESENTATI DALLA GALLERIA D ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA

ALL EXPO ARTE

DI INNSBRUCK 2018 DAL 25 AL 28 GENNAIO 2018, ESPORRANNO LE LORO PRE -

STIGIOSE OPERE

CON SENSIBILITA D ANIMO, VALIDITA TECNICA ED INTENSA FORZA ESPRESSIVA

PER TRASMETTERE

AL FRUITORE CONTINUE E TRAVOLGENTI EMOZIONI.

ARTISTI PARTECIPANTI CON LA GALLERIA D ARTE MALINPENSA BY LA TELACCIA

cARlA AlBERTEllA

GiuSEPPE AMOROSO DE RESPiniS

GiSBERTO BiOlcHini- GiSKA

fRAnZ BORGHESE

SiMOnE BOccARDO

cHiARA cASARini

ROSSAnA cHiAPPORi

nOVAc cODRuTA

PiERluiGi cOTTARElli

MARiA PiA culiccHiA

MAuRO DRuDi

GiAcOMO DE TROiA

GiAncARlO fABBi

ATHOS fAccincAni

DAniElE fiSSORE

GinO fOnTAnESi

VincEnZO lAGAllA

AnTOniA lEOnARDi

PiERO lOMBARDi

WAlTER MARin

VAlEnTinA MiAni

fRAncEScO MuSAnTE

GiAn DOMEnicO nEGROni

MARcO PAlMA

lORETTA BRunA PAVAni lOllJ

SARA PEZZOni

STEfAnO PiGnATO

AlDO RiGHETTi

DAniElA ROSSO – PRin-

MAuRiZiO SAlETTi – MAuS

BiAncA SAlluSTiO

JOHAnn STOcKnER

DOMEnicO TAnGARO

ERnESTO TREccAni

AlESSAnDRA TRiScHiTTA

REfEREnZE E QuOTAZiOni PRESSO lO STAnD A-10

DEllA GAllERiA D'ARTE MAlinPEnSA BY lA TElAcciA

Malinpensa by La Telaccia - Corso Inghilterra, 51 - 10138 Torino

Tel/Fax +39.011.5628220 - +39.347.2257267

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O RA RIO A RT IN N SBU C K:25-26-27 G EN N A IO D A LLE 11-19 -28 G EN N A IO D A LLE 11-17


94

CARLA ALBERTELLA

“Il Signor Bonaventura 1” 2016

acrilico su tela 100x80

GISBERTO BIOLCHINI-GISKA

prESEntazionE di Monia MalinpEnSa

(critica d’artE - giornaliSta)

Con un senso di equilibrio

notevole tra forma,

colore e spazio e con un

tratto ben armoniosamente

definito, l’artista Carla

Albertella rende dinamica

l’opera creando una

forma espressiva ricca di

rinnovati aspetti figurali.

Attraverso un linguaggio

artistico, all’insegna del

cromatismo e di una capacità

di inventiva evidente,

ella regola uno

schema strutturale in maniera

essenziale ricco di

stile, sintesi e di sensibilità.

La vibrazione materica

dell’acrilico e smalto a

spatola dell’artista Giska

evidenzia un percorso di

vive emozioni e di e-

spressiva dinamica spaziale,

che si concretizza

nell’opera con una libertà

di immagine assolutamente

unica. Il movimento

del tratto, la stesura

della materia e la

visione del colore evidenziano

un’atmosfera

di ariosità e di morbidezza

del segno che

rendono l’opera vivace

di ritmi, forme e cromie.

C’è un senso di affascinante

mutamento nell’immagine

interpretativa pittorica

dell’artista Giuseppe

Amoroso De Respinis,

egli riesce a trasportarci

in un mondo totalmente

suo personale in cui il

soggetto, particolarmente

sug- gestivo, evidenzia

un ragionato e unico

espressionismo. Nella

sua rea- lizzazione pittorica,

sia i valori contenutistici

che quelli simbolici,

sono di notevole resa

tecnico-formale.

La tessitura cromatica

ben evidenziata con colori

caldi e la gestualità

del tratto incisivo sviluppano

il mondo pittorico

dell’artista Simone

Boccardo. Le visioni paesaggistiche

dei suoi borghi,

ricche di sentimento

e di poesia, rivelano ricordi

e memorie e una

naturale capacità e-

spressiva sempre carica

di personale tecnica dell’olio

su tela. Le sue

opere sono intime pulsazioni

di cuore e stati

d’animo e soprattutto di

umanità.

GIUSEPPE AMOROSO

DE RESPINIS

“Intreccio di emozioni” 2016 acrilico su tela 50x60

SIMONE BOCCARDO

“Borgo” 2016 olio su tela cm. 70x50

“Introspettiva n°5” 2017 acrilico e smalto su tela 70x100

CHIARA CASARINI

“Above the Surface” 2016 tempera acrilica,gesso e

collage su tela 85x65

Tra realtà e fantasia vivono

le opere dell’artista

Chiara Casarini;

esse, dense di atmosfere

e significati, trasmettono

sensazioni altamente

suggestive. In

una veste surreale s’intessono

di una serie di

immagini dalle intense

vibrazioni di assoluta

pregnanza simbolica.

L’aspetto scenografico

della tecnica a tempera

acrilica, il gesso e il

collage su tela vivono

di una rappresentazione

originale contrassegnata

da rilievi emozionali.

In un contesto ricco di

vitale dinamismo e di

colori caldi emergono

incisivi effetti estetici

e varianti di forme originali,

caratterizzati da

un segno deciso e da

una narrativa scenografica

di alta qualità.

Con un senso evidente

del lavoro materico

e gestuale, che si

distingue e che si impone

mirabilmente nel

dipinto, esplodono costantemente

ritmi e dissolvenze,

animati di

magistrale sintesi e di

uno stimolo creativo.

ROSSANA CHIAPPORI

“Pazza natura”

2017 tecnica mista su tela 110x80

REFEREN ZE E Q U O TA ZIO N I D EG LI A RTISTI PRESSO LO STA N D A -10 D ELLA G A LLERIA M A LIN PEN SA BY LA TELA C C IA

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NOVAC CODRUTA

“In fondo al bosco” 2013 tecnica mista su carta

cm 24,5x34,5

MARIA PIA CULICCHIA

prESEntazionE di Monia MalinpEnSa

(critica d’artE - giornaliSta)

L’artista Novac Codruta L’attività dell’artista

predilige, per dipingere i

suoi lavori su carta, i soggetti

paesaggistici e a tema

Pierluigi Cottarelli offre

un’interpretazione personale

della tecnica a

naturalistico che a-

incisione su negativo

polaroid 665 che, mediante

una stesura a

limentano un continuo dialogare

pittorico ricco di

mano dello sviluppo gelatinoso,

evidenzia uno

armonici accenti cromatici.

Le immagini si modulano

di una intensa or-

studio profondo ed una

individualità di espressione

chestrazione chiaroscurale

in cui si connota una

espressività vibrante di

emozioni. Le sue composizioni,

tratte da valori

autentici, sono dense di

significato e di forza interpretativa.

di rilievo. Egli, in

un’armonica sintesi di

forme e di contenuti,

realizza una creatività

dinamica in cui sono

sintetizzate con incisività

una moltitudine di

sensazioni e significati.

PIERLUIGI COTTARELLI

“Il ciclope” Spoleto 2016 incisione su negativo polaroid

665 mediante stesura a mano dello sviluppo gelatinoso

56.5x49.5x s di spessore vetro antiriflesso al 75%

MAURO DRUDI

“Blu Mediterraneo” 2017 tecnica mista su tela

70×50

E’ una realtà pittorica,

quella dell’artista Maria

Pia Culicchia, di notevole

capacità espressiva

che sconfina nel sogno

all’insegna di un’immaginazione

ricca di spirito

d’osservazione e di sensibilità

del suo animo. La

tecnica mista su tela,

pienamente descritta, dialoga

con la materia in un

processo creativo unico

in cui si fondono significati

intensi fortemente

interiorizzati che stimolano

di continuo l’interesse

dell’osservatore.

Le opere dell’artista Mauro

Drudi, dal suggestivo tema

floreale, si vestono di un

racconto preciso ed espressivo

costantemente intriso

di personalità ed intonazione

modernista. Egli ha

bisogno di raccontare al

fruitore una natura che e-

sprime freschezza per l’aspetto

dinamico ed estroso.

Il temperamento evidente si

proietta in una dimensione

originale che mostra comunicativa,

padronanza di tecnica

e personalità interpretativa.

GIACOMO DE TROIA

L’artista Giacomo De Troia,

capace di creare con una rinnovata

interpretazione la figura

umana, realizza opere

dal sapore fiabesco senza

mai tralasciare l’intenso aspetto

contenutistico. Il suo affascinante

“Teatro della vita”,

ricco di sintesi, di valori

umani e di sentimento ci regala

effetti unici e preziosi.

Egli, utilizzando l’acrilico su

tela, con magistrale stesura

della materia, si conferma

per la sua personalità artistica.

L’artista Giancarlo Fabbi, con

grande perizia tecnica della

stampa analogica da negativo,

testimonia un percorso ricco di

preparazione ed analisi di studio.

Egli, attraverso la perfezione

dei suoi scatti fotografici,

coglie il significato più profondo

di una natura affascinante.

La sua è una valorosa

ed efficace intonazione chiaroscurale

dai contenuti tecnici rilevanti.

Sono momenti magici,

irripetibili vibranti di un’evidente

sensibilità e di una comunicazione

personale.

“Arhonda” 2017 acrilico su tela 60x70

GIANCARLO FABBI

stampa analogica da negativo realizzata nel laboratorio

Diamantino Quintas-Paris 30x40

“Servilismo” 2016 acrilico su tela 65x85

“Senza titolo” 2017

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GINO FONTANESI

“Riflessi” 2017

acrilico su tela 60x50

ANTONIA LEONARDI

“Avvenuto scontro” 2017 olio e acrilico su tela 150x100

WALTER MARIN

“Le tre Grazie” 2014 olio su tela 90x90

prESEntazionE di Monia MalinpEnSa

(critica d’artE - giornaliSta)

Il tratto dinamico mai statico,

che vive nell’opera

dell’artista Gino Fontanesi

con un’azione incisiva del

colore, esplode nell’infinito

con magistrali effetti di

linee verticali ed orizzontali.

Il gioco della luce e

del movimento attraversano

un’astrazione di intensa

comunicazione sorretta

da fervida fantasia

compositiva. Materia e segno

trovano una dimensione

spaziale di ampio respiro

e formano emozioni

cromatiche di notevole vitalità

Un rinnovato spirito creativo

vive di particolare interesse

nell’iter dell’artista Antonia

Leonardi che si contraddistingue

per unicità compositiva

e stile pittorico. La fluidezza

del colore, la vitalità

interpretativa e l’immaginazione

simbolica rendono

ogni sua opera intrisa di rigore

descrittivo e di resa formale.

L’impianto scenografico

del colore è di notevole

ed originale elabo- razione

tanto da evocare un

inconfondibile linguaggio pittorico.

Pittura impregnata di realismo

quella dell’artista

Walter Marin dove la tecnica

ad olio su tela, da lui

magistralmente usata, mostra

limpidezza di impianto

tonale ed effetti di

abilità descrittiva. La perfetta

calibratura della luce,

l’attenta espressività

dei volti e il rigoroso effetto

dei chiaroscuri regalano

all’opera una meravigliosa

poesia e valore

artistico. Le sue figure sono

valorizzate da un rapporto

di sentimento e da

un senso intimo del ricordo

e del vissuto.

Le opere dell’artista

Vincenzo Lagalla della

serie “Sandwich”, caratterizz-te

da immagini sovrapposte,

sono il risutato

di una profonda analisi

ricca di fantasia e di

coinvolgente dialettica.

Esse, scandendo il tempo,

ci accompagnano in

un universo infinito dove

l’uomo e la natura vivono

in perfetta simbiosi. La riflessione

strutturale, la

complessa elaborazione

e l’originale processo

creativo simboleggiano

appieno il suo percorso

fotografico.

Quella dell’artista Piero

Lombardi è una pittura fortemente

cromatica dovuta

ad una continua e forte carica

emozionale dove, attraverso

il suo colore acceso,

egli esprime il pulsare

della creatività. La tecnica

dei colori ad acqua e

pasta su cartone, che danno

magistrale spessore all’opera,

trasmette al fruitore

una capacità di evidente

esecuzione. La materia

crea effetti dinamici e

dirompenti contrasti per u-

na ricerca intimista dal timbro

riconoscibile.

La pittura di Valentina Miani

si esprime con una elaborata

lavorazione mol- to

materica; l’olio su tela di

lino a spatola, denso di

cromatismo e ampia resa

strutturale, si pone con

una contemporaneità evidente

carica di vitalità.

Ella, in maniera del tutto

personale, rende ogni soggetto

intriso di magia cromatica

e di una visione

compositiva intensa di luminosità

che dà spazio

ad un’espressione armonica

e ricca di temperamento

creativo.

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VINCENZO LAGALLA

“Parto SW-5” 1986 diapositive a colore 100x70

PIERO LOMBARDI

“Cromatismi su giallo cromo” 2017 colori ad

acqua e pasta su cartone 20x30

VALENTINA MIANI

“Energia”

2014 olio a spatola su tela di lino 135x86

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GIAN DOMENICO NEGRONI

“Untitled #09” 2016 acrilico, acquerello e

matita su carta cotone fabriano 100/100 - 56x75

LORETTA BRUNA PAVANI

LOLLJ

“L'anima di un bambino ” 2015

lastra unica di rame-poliuretano-acrilico 63×63

STEFANO PIGNATO

“La caduta dei soli” 2017 acrilico su tela 100x70

prESEntazionE di Monia MalinpEnSa

(critica d’artE - giornaliSta)

L’atto creativo, gestuale e

formale dell’artista Gian

Domenico Negroni, racconta

una pittura di qualità

tecnica – cromatica in

continua mutazione. La

materia ad acrilico su

carta e multistrato dà

spessore alla superficie

regalando all’opera una

spazialità di particolare

suggestione. La sua linea

pittorica rappresenta un

linguaggio personale che

si avvale di colori forti e di

un segno incisivo intriso

di contenuti simbolici ed

emozionali.

La molteplicità di materiali

vari e la duttilità del

poliuretano compresso,

uniti all’intervento dell’acrilico,

vengono mirabilmente

lavorati dall’artista

Loretta Bruna Pavani

Lollj con un preciso studio

di elaborazione e di impianto

simbolico. L’elemento

compositivo, il ritmo

brillante del colore

caldo e le tensioni emozionali

assumono all’interno

dell’opera significati

notevoli per la tecnica e

costantemente impregnati

di contenuto.

Nelle opere dell’artista

Stefano Pignato appare

una visione cromatica ricca

di intensa azione, di

chiara identità e di evidente

stile; ed è in questa

panoramica che egli concretizza

simboli geometrici

e volumi, espressi con

un rinnovato linguaggio, in

un rapporto di progettazione

e di qualità significativo.

I colori, che vanno

dal giallo al blu al rosso, ci

seducono e creano all’opera

un ritmo ed un equilibrio

unico.

Un’esplosione vitale della

materia entra in profondo

contatto con la tecnica del

collage e mista su tela in

cui l’artista Marco Palma

esprime una propria identità

pittorica ricca di intensa

elaborazione ed interpretazione.

Egli, avvalendosi

di materiali industriali

per realizzare le sue

opere, li trasforma dando

a loro una nuova vita e

una nuova immagine, tanto

da farli vibrare di una

realtà varia di colore, forma

e contenuto.

E’ una ricerca, quella dell’artista

Sara Pezzoni, di notevole

qualità sia per la penetrazione

psicologica dei

suoi personaggi che per

l’impianto compositivo di

originale caratterizzazione.

I soggetti femminili svelano

un’indipendenza pittorica ed

uno studio preparatorio intenso

ed attento dal quale

emerge una grande determinazione.

Il cromatismo vivace,

il tratto deciso e vigoroso

e la forza creativa conferiscono

una decorazione

piena di vita.

L’evolversi significativo della

produzione di Aldo Righetti

dimostra una sua contemporaneità

evidente dove egli

esprime, con incessante creatività

e sperimentazione, i

suoi stati emozionali. Il colore

pacato, il lirismo del

soggetto e la materia che

prende vita si alimentano di

una ricca sensibilità fatta di

profonde riflessioni sull’esistenza

umana. E’ una visione

impregnata di estro,

estetica e contenuto moralesociale.

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MARCO PALMA

“Isole del desiderio” 2017 tecnica mista su tela - 30x20

SARA PEZZONI

“I colori dell'allegria” 2017 tecnica mista, glitter e

acrilici su tela 100x100

ALDO RIGHETTI

“Trilogia del silenzio” 2017 Tecnica mista con inserti

materici su legno 76,5x85x10

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DANIELA ROSSO-PRIN

“Attimo blues” 2014 olio su tavola 50x40

BIANCA SALLUSTIO

“Il ballerino russo” 2016 olio su tela 70x70

DOMENICO TANGARO

“Epidauro, il teatro: vista dall’ultima seduta”

2001 inchiostro di china su carta 20x15

prESEntazionE di Monia MalinpEnSa

(critica d’artE - giornaliSta)

Attenta osservatrice l’artista

Daniela Rosso Prin interpreta

la figura umana

con una carica emozionale

intensa e con vivo

temperamento tanto da

mettere in evidenza una

vibrante e personale contemplativa.

Ella trasforma

i suoi dipinti in una felice

sintesi figurativa dove l’elemento

chiaroscurale e i

rapporti tonali ci regalano

esaltanti effetti di luce,

movimento e poesia. La

Prin ama comunicare attraverso

la sua pittura stati

d’animo.

Una nuova interpretazione invade

lo spazio pittorico; è una

storia che induce lo spettatore

alla meditazione e ad uno

stato di entusiasmo continuo. Il

sentimento fa irradiare, come

una luce interiore, le iguane: è

questa la testimonianza che

l’artista Bianca Sallustio fa con

le sue opere autentiche ed altamente

scenografiche. La stesura

del colorismo brillante e

lo sfondo chiaroscurale originale

identificano il segno con

la luce.

Attraverso i puri valori

del disegno grafico- pittorico

l’artista Domenico

Tangaro rivela, in tutta la

sua esperienza; la ricerca

e lo studio dell’architettura

dei luoghi del

mediterraneo, per dare

forma ed espressione a

tale cultura con il suo discorso

narrante di profondo

studio e di viva

analisi. Il complesso archeologico

dell’antica città

Greca di Epidauro,

con il suo teatro e il

tempio di Asclepios, si

sviluppa nell’opera in

una linea di ricerca notevole.

E’ un percorso, quello dell’artista

Maurizio Saletti, in

arte MAUS, che nasce da

una sintesi essenziale del

disegno e da un’attenta resa

strutturale in cui il dinamismo

del tratto si rivela

energia compositiva ed ampia

libertà di ideazione. L’armonia,

la luce e la prospettiva

coesistono, all’interno

del dipinto, in perfetta

simbiosi e sviluppano una

pittura assolutamente personale

di notevole processo

creativo.

La ricerca tecnicoformale

è per l’artista

Johann Stockner, di

fondamentale importanza

nel suo iter, le

sue opere, dinamiche

e di evidente

progettualità segnano,

in piena libertà

d’inventiva, una forza

compositiva attenta

e moderna. La

tecnica personalissima

da lui usata ,

servendosi di materiali

diversi quali polvere

di alabastro,

marmo, sassolini e

sabbia naturale, crea

una stesura originale

che gli permette di

ottenere successi

evidenti.

Artista poliedrica

Alessandra Trischitta

rivela una realtà vibrante

dove la fotografia,

la tecnologia e

la grafica convivono

mirabilmente nell’opera

con intenso

studio e viva emozione.

E’ una digital

art pervasa da immagini

reali e surreali

che rispecchiano un

percorso di notevole

ispirazione e osservazione

in cui l’elemento

naturalistico,

fortemente sentito, si

esprime in concrete e

fascinose fantasie

intrise di composizione

e di contenuto

tecnico.

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100

Donatella marraoni:

di Valentina D’Ignazi

“La mia Arte parla di

Donne, narra una storia,

tutti quei messaggi

che la donna manda al

mondo per trovare una

posizione nella vita e nei

confronti dell’uomo che ha

scelto”

Il caos, l’oblio… la sensualità che avvolge

i tormenti dell’anima, la visione

indecente e astratta di un mondo prettamente

femminile…Questo è l’affascinante

ritratto di Donatella marraoni,

una delle più originali artiste contemporanee.

nasce a Foligno nel 1972 ed

inizia il suo affascinante viaggio nel

mondo dell’arte nel 1995 quando suo

padre la iscrive di nascosto all’accademia

di belle arti di perugia, pregandola

subito dopo di dare l’esame di ammissione

da privatista. nonostante Donatella

avesse sempre disegnato e dipinto

nella sua infanzia, non avrebbe mai

pensato che suo padre la indirizzasse in

un futuro così incerto, astratto ed incompreso

come quello dell’arte. nonostante

i limiti razionali dettati dalle

scelte intraprese, Donatella supera l’esame

di ammissione e si diploma subito

dopo tre anni nel 1998 con il

massimo dei voti. nello stesso anno si

trasferisce a londra e ci rimane fino al

2003 assorbendo correnti e movimenti

artistici del luogo; scelta impulsiva per

crescere artisticamente e mettersi costantemente

alla prova. per dieci anni

cerca di incastrare la pittura con un suo

nuovo impiego nel settore commerciale

anche se, di notte, si rifugia a dipingere

nelle gallerie di Wimbledon.


“in nome di mio padre”

Una vita serena, per

certi aspetti realizzata,

fino a quando

una bruttissima malattia

le porterà via

nel 2007 quel faro

che le ha sempre illuminato

la strada, il

suo vero ed unico sostenitore:

suo padre. Donatella cambia

così la sua visione di vita, stringe nel

petto quel dolore troppo forte da accettare,

fino a quando proprio da esso ne

trae la forza per realizzare quel sogno

condiviso, con la determinazione di affermarsi

come artista per rendere e-

terno quel nome che le ha dato negli

anni amore e vita. la scelta di dedicarsi

nell’arte a tempo pieno la porterà

ad abbandonare definitivamente il suo

lavoro nel settore commerciale nel

2013. Inizia così a credere fermamente

nelle sue opere iniziando ad esporle in

prestigiose gallerie private e sedi pubbliche

ottenendo da subito importanti

riconoscimenti e consensi della critica

specializzata. nel marzo del 2014 ottiene

dal direttore della Galleria Selenograd

e critico d’arte nella città di

mosca, il riconoscimento come artista

che ha suscitato maggiore interesse da

parte del pubblico. a suo padre furono

dedicate le sue prime opere, missive e

non dipinte: “lettere di caffè”, dove

l’artista racconta di se e si apre intimamente

a lui mostrandogli

quell’amore viscerale

che vive solo

negli occhi fieri di un

figlio. proprio grazie

a lui, la cui vita era

scandita fra lavoro in

cantiere e dalle poche

ore trascorse in casa

con le sue tre figlie, Donatella ha trovato

gli strumenti per definire la sua

visione artistica. nascono cosi una

serie di “muri ciechi”, opere realizzate

con un ampio uso di cemento ed altri

materiali edili, manipolati e stesi in

strati spessi e rugosi. la genesi delle

sue creazioni ha origine da quello che

lei definisce “caos”…da quella scintilla

di essenza che è la continuazione

introversa della sua ricerca spirituale,

che esplode infine in una astrazione

mirata ad imprigionare una sensualità


102

femminile nitidamente percettibile .

“È la donna con tutte le sue emozioni,

con la sua voglia di essere capita, compresa

ed amata”

le sue opere sono immagini dell’immaginazione,

caratterizzate da linee

forti, veloci, non finite e graffianti

volte a suscitare emozioni, narrare storie

di vita usando mezzi di comunicazioni

vari come olio, china, pigmenti,

vetro, caffè e cemento. Il soggetto principale

è la donna, protagonista in scene

di amore,di attesa, di dolore, di desiderio,

di perversione…avvolte tutte in

un’essenza di grazia circoscritta da un

realismo indefinito, senza tempo, dove

i colori sono incisi nel cemento, come

se l’artista volesse imprigionare quella

bellezza, quegli stati d’animo e quell’amore

sinuoso per l’eternità.

“la mia arte parla di noi, l’uomo c’è,

è il nostro compagno, la persona che

abbiamo scelto, ma fondamentalmente

siamo noi che dobbiamo trovare la nostra

posizione nel mondo”.

l’artista usa spatole, livelle, materiali

da costruzione e pennelli per catturare

i ricordi di una passato che conserva

nel cuore, come l’uso del caffè che fa

assaporare oltre che ammirare le sue

creazioni, rappresentando silenziosamente

quel delicato momento di intimità

e dialogo fra lei e suo padre.

“Uso il cemento per ringraziarlo, uso il

caffè perché era la nostra bevanda preferita…e

quando gli ripetevo storia

dell’arte iniziava tutto con una bella

caffettiera sul fornello”.

nei suoi volti è forte la componente

autobiografica, con queste donne bellissime

che emergono da fondali scuri,

con negli occhi la forza e la luce di chi

ha saputo usare i dolori della vita per

diventare una donna più forte, come lei

dopo la perdita del suo amato padre. la

sua arte racconta così negli anni una

storia personale ed universale, unica

nel suo genere, che induce ad una ricerca

disperata di quel lato oscuro che

abbiamo tutti dentro di noi e che secondo

il suo messaggio artistico va

esternato senza la paura di far leggere

le innumerevoli sfumature della nostra

anima. Bisogna esternare le emozioni,

perché solo in quelle emozioni è racchiusa

l’essenza della nostra vita.

“Dipingo per ricordare…Dipingo per

non scordare…”

la sua prima mostra risale nel 1997 e

da allora fino ad oggi ha partecipato a

innumerevoli mostre personali e collettive

sia in Italia che all’estero riscuotendo

un notevole successo.

Questo vortice immateriale che cattura

la concretezza dell’anima è quell’inebriante

caos che Donatella usa per raccontare

la sua storia nel mondo…e

proprio nelle sue opere, fra i muri di

papaveri e cemento, c’è l’anima di

quell’uomo che con orgoglio continua

ad accompagnarla nella vita.

“Ben Venga il caos, perché l’ordine

non ha funzionato” (Kraus)

Collaborazioni:

Saatchi Art

Esclusiva con ZANIN Venezia 1972

Gallerie di Rappresentanza:

Galeria Gaudì- Madrid, Spagna

Imago- Perugia,Umbria, Italia

Il Pozzo- Cortona,Toscana, Italia


Angela Balsamo

Studio: 00012 Guidonia (Roma) - Via Oricola, 26/c

0774 365045 - Cell. 338 2448902 balsamo.a.m@virgilio.it


102

femminile nitidamente percettibile .

“È la donna con tutte le sue emozioni,

con la sua voglia di essere capita, compresa

ed amata”

le sue opere sono immagini dell’immaginazione,

caratterizzate da linee

forti, veloci, non finite e graffianti

volte a suscitare emozioni, narrare storie

di vita usando mezzi di comunicazioni

vari come olio, china, pigmenti,

vetro, caffè e cemento. Il soggetto principale

è la donna, protagonista in scene

di amore,di attesa, di dolore, di desiderio,

di perversione…avvolte tutte in

un’essenza di grazia circoscritta da un

realismo indefinito, senza tempo, dove

i colori sono incisi nel cemento, come

se l’artista volesse imprigionare quella

bellezza, quegli stati d’animo e quell’amore

sinuoso per l’eternità.

“la mia arte parla di noi, l’uomo c’è,

è il nostro compagno, la persona che

abbiamo scelto, ma fondamentalmente

siamo noi che dobbiamo trovare la nostra

posizione nel mondo”.

l’artista usa spatole, livelle, materiali

da costruzione e pennelli per catturare

i ricordi di una passato che conserva

nel cuore, come l’uso del caffè che fa

assaporare oltre che ammirare le sue

creazioni, rappresentando silenziosamente

quel delicato momento di intimità

e dialogo fra lei e suo padre.

“Uso il cemento per ringraziarlo, uso il

caffè perché era la nostra bevanda preferita…e

quando gli ripetevo storia

dell’arte iniziava tutto con una bella

caffettiera sul fornello”.

nei suoi volti è forte la componente

autobiografica, con queste donne bellissime

che emergono da fondali scuri,

con negli occhi la forza e la luce di chi

ha saputo usare i dolori della vita per

diventare una donna più forte, come lei

dopo la perdita del suo amato padre. la

sua arte racconta così negli anni una

storia personale ed universale, unica

nel suo genere, che induce ad una ricerca

disperata di quel lato oscuro che

abbiamo tutti dentro di noi e che secondo

il suo messaggio artistico va

esternato senza la paura di far leggere

le innumerevoli sfumature della nostra

anima. Bisogna esternare le emozioni,

perché solo in quelle emozioni è racchiusa

l’essenza della nostra vita.

“Dipingo per ricordare…Dipingo per

non scordare…”

la sua prima mostra risale nel 1997 e

da allora fino ad oggi ha partecipato a

innumerevoli mostre personali e collettive

sia in Italia che all’estero riscuotendo

un notevole successo.

Questo vortice immateriale che cattura

la concretezza dell’anima è quell’inebriante

caos che Donatella usa per raccontare

la sua storia nel mondo…e

proprio nelle sue opere, fra i muri di

papaveri e cemento, c’è l’anima di

quell’uomo che con orgoglio continua

ad accompagnarla nella vita.

“Ben Venga il caos, perché l’ordine

non ha funzionato” (Kraus)

Collaborazioni:

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intestato a Acca Edizioni Roma Srl

Un ringraziamento da parte di annalisa Sacchetti e Giammarco

puntelli va a Svjetlana lipanovic, impeccabile per serietà,

correttezza e professionalità nell’aver collaborato alla

realizzazione del progetto Infinity per la città di Dubrovnik


l’arte croata del

XX secolo

dall’8 luglio al 30 settembre 2017

a cura di Svjetlana Lipanovic

Vlaho Bukovac /1855-1922/

aDobrinj, una incantevole cittadina

sita sull’isola croata di

Krk /Veglia/ si è inaugurata

l’8 luglio 2017, presso il

Centro culturale Infeld, la grande mostra

dedicata agli artisti croati del 20-

esimo secolo. la magnifica collezione

dei dipinti è stata raccolta da peter Infeld

/1942-2009/ e da sua madre margaretha

Infeld, a cominciare dal 1960,

per poi costituire “la Fondazione privata

peter Infeld”. la vasta raccolta

comprende maggiormente: il realismo

fantastico realizzato nei quadri, dalla

scuola di Wienna, la pittura naif

croata, pop art, le opere Thangka dedicate

alla meditazione tibetana e, art

brut. Il mecenate peter Infeld ha costruito

i due Centri culturali a Halbturn

in austria e a Dobrinj in Croazia, dove

si sono svolte quasi 100 mostre negli

anni passati. l’anno 2017 dedicato alla

Cultura austria-Croazia è stata l’occasione

adatta per allestire la splendida

rassegna delle opere di: Vlaho Bukovac,

Oton Gliha, Krsto Hegedušić, Vasilije

Jordan, Zoran mušić, Edo murtić,

Ferdinand Kulmer, mila Kumbatović,

Italo Samblić.

Il famoso pittore della Secessione

croata Vlaho Bukovac /1855-1922/ ha

lasciato ai posteri circa 400 ritratti e

150 quadri, dipinti con un realismo stupefacente.

Il quadro dove è immortalata

la copia dei coniugi che prendono

il caffè, nel giardino d’inverno, dimostra

il suo talento pittorico e il senso

acuto dell’osservazione. la vita drammatica

di Zoran mušić /1909-2005/ si

rispecchia nelle scene struggenti,

spesso dedicate alla sua infanzia come

“I due ragazzini seduti”. Segnato dall’esperienza

traumatica della deportazione

a Dachau, nel 1944, l’artista è

legato indissolubilmente ai ricordi, del

suo vissuto. altro tema prediletto sono

i paesaggi poetici, con scarso uso dei

colori.


108

Edo murtic /1921-2005/ Oton Gliha /1914-1999/

Vasilije Jordan 1934

Ferdinand Kulmer

Krsto Hegedušić/1901-1975/ ha insegnato

presso l’accademia di Belle

arti, a Zagabria. Sognava una arte democratica

che contiene tutti gli aspetti

dell’ambiente sociale dove nasce. alla

sua iniziativa si deve la costituzione

della “Scuola della pittura naif” di

Hlebine, dove i contadini talentuosi

come Ivan Generalić e Franjo mraz

hanno perfezionato l’innato talento artistico.

Visitando la mostra si possono

vedere i disegni realizzati a Hlebine

ma, anche quelli creati durante la permanenza

nelle carceri, dal 1931-1941

e, nel campo di concentramento, dove

fu internato per l’attività antigovernativa.

I colori scintillanti del mediterraneo,

con le isole sparse nell’adriatico

vivono nelle tele coloratissime di Edo

murtić/1921-2005/.

Il pittore, scenografo e grafico, fissa

nei dipinti le sue impressioni trasformando

la realtà. “Il giardino mediterraneo”

creato per peter Infeld,

testimonia la loro amicizia che ha fatto

dire a Infeld: “l’arte e l’amicizia sopravvivono

durevolmente a tutto”. la

figura artistica di Vasilij Jordan /1934/

si distingue con le sue visioni pittoriche

racchiuse in un mondo personale,

surreale, fondato sull’osservazione nostalgica

del passato, pieno di reminiscenze.

le vecchie foto d’epoca sono la fonte

dell’ispirazione e un omaggio singolare

del pittore, allo scorrere del


le opere di Italo Samblic all'interno della Galleria

Edo murtic

I quadri di mila Kumbatovic

Il Centro Culturale Infeld a Dobrinj in Croazia

tempo. nelle opere di Oton

Gliha /1914-1999/ spesso il

motivo ricorrente sono i

campi coltivati in Dalmazia,

recintati con le pietre. l’artista

guarda dall’alto, trasformando

i campi in forme

astratte, geometriche. peter

Infeld le ha paragonate “alla

tela del ragno, che copre

tutta l’isola”, mentre si può

trovare anche una somiglianza

con l’alfabeto croato

“il glagolittico” in uso comune

dal IX al XIX secolo,

in Croazia.

la mostra con le sue preziose

opere ha offerto la possibilità

di ammirare un vero

tesoro nascosto nella verde

isola di Krk, ancora tutto da

scoprire dai veri amanti

dell’arte.


110

monet

“il mio giardino è l’opera più bella

che io abbia mai creato”

a cura di Marina Novelli

… asserisce Claude monet riferendosi

al suo reale giardino della casa di

Giverny e, quando si accede nell’ala

Brasini del Complesso del Vittoriano,

si ha l’impressione di essere davvero

immersi nel turbinio dei suoi delicati

e poetici colori…colori di un magnifico

giardino di cui sembra possibile

coglierne anche la fragranza! ma cerchiamo

di, passo dopo passo, ripercorrere

la sua vita per sapere come e

quando monet è arrivato a Giverny.

Egli nasce a parigi il 14 novembre

del 1840 ed inizia la sua carriera di

artista all’età di quindici anni in normandia,

nelle vie di le Havre, cimentandosi

in disegni e caricature che ritraggono

la borghesia francese, dandy

e pittoresche donne normanne nei

loro tipici abiti, soffermando la sua

attenzione più sulle silhouettes e sugli

atteggiamenti, che sui particolari fisionomici.

nella mostra sono infatti

esposti i fogli eseguiti tra il 1855 e

1859 e che rappresentano le prime

opere conosciute dell’artista. Si notano

infatti diverse caricature di personaggi

del mondo dell’arte apparse

sulla stampa nazionale dell’epoca, tra

cui quelle del grande fotografo e caricaturista

nadar. Grazie all’interessamento

del suo connazionale lucienne

Boudeme egli sarà presto introdotto

nel mondo della pittura en

plein air proprio sulle coste normanne

ed all’età di vent’anni entra all’académie

Suisse di parigi, dove conosce

Camille pisarro e solo dopo due anni

incontra Frédéric Bazille, pierre auguste

Renoir ed alfred Sisley…i fondatori

del gruppo “impressionista”.

allo scoppio della guerra franco prussiana,

insieme alla famiglia si rifugia

a londra, dove si immerge nello studio

delle opere della scuola inglese.


Un redditiere da un gesso di Cuquemelle J. F. Fleury-Husson detto “Champefleury” Vecchia normanna

Michel Monet con maglia blu Ritratto di Michel Monet con berretto a ponpon Ritratto di Michel Monet neonato

l’impatto con Constable e Turner lo

influenzano per un approfondito studio

sulla luce, sui “riflessi” della luce

sull’acqua, sul fenomeno della rifrazione,

diffrazione e dissolvenze che

estrinsecherà nelle successive opere

impressioniste e che ci consentono di

tuffarci nella sua arte. nel 1871 inoltre,

dopo una visita nei paesi Bassi,

afferma che i paesaggi olandesi sono

di una luminosità incomparabile. Il

1872 vede realizzata la sua tela più

celebre “Impressione – levar del

Sole” che verrà esposta in occasione

della prima mostra del gruppo impressionista

a parigi. nel 1877 dà inizio

alla serie di vedute della Gare

Saint lazar, esposte nella successiva

terza mostra impressionista, partecipando

inoltre a diverse collettive del

gruppo, ma solo il 7 Giugno 1880

inaugura la sua prima personale negli

ambìti locali della rivista la Vie moderne,

ed intorno a quegli stessi anni,

egli dipinge anche una serie di ritratti

che hanno per soggetto i componenti

della sua famiglia…ritratti definiti

“pietre preziose” in quanto testimonianza

di rilievo del suo periodo da ritrattista,

alcuni dei quali elegantemente

esposti in mostra. Dopo questa

fase però lo vediamo discostarsi

totalmente dalla descrizione visiva

dei dettagli del soggetto per concentrarsi,

anima e corpo, sull’interpetrazione

del paesaggio, eliminando la

presenza umana quasi del tutto, ma

immergendosi nella rappresentazione

della natura, espressa con rapide, vivaci

e fluide pennellate, senza lasciarsi

tentare dall’insidia della ricerca

dei dettagli nella composizione.

per la prima volta nel 1883, monet si

trasferisce in un modesto casolare a

Giverny, non interrompendo però i

suoi numerosi viaggi alla scoperta di

paesaggi, scorci, scenari e luoghi

sempre differenti. lo vediamo visitare

con Renoir la Costa mediterranea

da marsiglia fino a Genova e, successivamente

sulla riviera ligure…ma la

visita a Belin è per lui provvidenziale

in quanto incontra il suo amico e stimato

critico d’arte Gustav Geffroy.

Riesce, nel 1890, ad acquistare l’ambìta

casa di Giverny quando, insieme

alla sua seconda moglie alissia, si immerge

totalmente nella cura delle sue

due passioni: la pittura ed il giardinaggio.

ne consegue un giardino straripante

di vegetazione e fiori dai mille

colori. Originale e pittoresco il ponte

giapponese, così come lo stagno,

fonte di ispirazione nelle fredde e

umide giornate invernali. In seguito,

tra il 1899 ed il 1901 soggiorna di


112

Il ponte giapponese

Il Parlamento di Londra

Ninfee

nuovo a londra avendo deciso di effettuare

i lavori di ampliamento del

giardino e dove dipingerà ben 97 suggestive

tele che avranno per soggetto

i ponti di Cherring Cross e Whaterloo,

nonché il parlamento e leicester

Square…e ritornato a

Giverny, monet si concentra

sul suo giardino

acquatico, facendolo diventare

il soggetto e-

sclusivo della sua produzione

pittorica. al

1903 appartengono le

tele da cavalletto raffiguranti

ninfee e paesaggi

acquatici e di cui

farà successivamente dono

allo stato francese al

fine di celebrare la conclusione

della prima

Guerra mondiale.

Siamo infatti nel 1907

è, e rimane per lui, il tema

prediletto che si evolve in

maniera esponenziale anche nelle dimensioni

delle tele e tramutando l’atmosfera

di Giverny in un mondo da

sogno. Il Viale delle Rose, Il ponte

Giapponese rivestono una importanza

sostanziale nel suo lavoro in quanto il

ritmo delle rapide e fluide pennellate,

ricche di colore ma indefinite, il suo

gesto ampio, repentino e magistralmente

deciso, danno vita ad una e-

splosione cromatica che non si cura di

rendere riconoscibili i luoghi rappresentati

ma vuole solo ed esclusivamente

rappresentare se stessa. le

trasparenze dell’acqua e delle atmosfere,

nonché la scelta dei motivi fluviali,

escludono la stabilità dei piani

prospettici, non ci sono infatti prospettive

nelle sue opere, ma ci sentiamo

“noi spettatori”, parte della

prospettiva stessa…siamo dentro i

quadri…senza convenzioni! Il problema

agli occhi da lui sofferto, non

riesce ad ostacolarlo nella sua febbrile

ma poetica espressione pittorica,

così come non possiamo non definire

il suo lavoro come un nobile precursore

di quello che poi attuerà Jackson

pollok con il suo “dripping”(tecnica


Il treno nella neve - La locomotiva

Barca a vela - Effetto sera

Water Lilies riproduzione mediante tecnologia digitale realizzata da Sky Arte HD

Il castello di Dolceacqua

pittorica caratteristica dell’action

painting) oltre alle successive ricerche

sull’impressionismo astratto americano.

possiamo affermare quindi

che queste sue ultime opere rappresentano

il traguardo ed il lato più personale

dell’artista francese, non ultimo

quello più innovativo e stimolante

di tutta l’arte del’900.

monet muore il 5 Dicembre del 1926.

Oggi, ben 60 opere del padre dell’impressionismo,

provenienti dal musée

marmottan monet di parigi (che nel

2016 ha festeggiato 80 anni di vita)

sono esposte fino all’11 febbraio

2018, presso la prestigiosa ala Brasini

all’interno del Complesso del

Vittoriano...opere queste conservate

nella sua ultima, amatissima, dimora

di Giverny e che suo figlio

michel donò al museo di

parigi…oggi, dicevamo, vivono

a Roma in una garbata e spettacolare

mostra, sensibilmente ed e-

legantemente curata da marianne

mathieu, sotto l’egida dell’Istituto

per la Storia del Risorgimento Italiano

e promossa dall’assessorato

alla Crescita Culturale – Sovrintendenza

Capitolina ai Beni Culturali di

Roma Capitale con il patrocinio del

ministero dei Beni e delle attività

Culturali e del Turismo e della Regione

lazio. Un percorso espositivo

incantevolmente ricco delle molteplici

sfaccettature dell’evoluzione artistica

del grande maestro.

C’è da sottolineare, inoltre, che nel

1958 a causa di un tragico incendio

all’interno del museum of modern

art di new York, diverse opere vennero

gravemente danneggiate e tra

queste alcuni dipinti di monet, oltre

ad altri, purtroppo, andati per sempre

perduti. Sky arte HD, con un progetto

unico ed estremamente ambizioso,

facendo leva sulle più moderne

tecnologie, è riuscito a riportare alla

luce uno dei capolavori purtroppo distrutti

dal rogo, si tratta infatti di

Water Lilies (1914-26) esposto

nell’ultima sala della mostra in atto

…(ciliegina sulla torta!) del Complesso

del Vittoriano. Ci troviamo davanti

ad una “ri-materializzazione”

dell’opera, affidata ad un team di

esperti, artisti, tecnici che hanno lavorato

alacremente con mezzi digitali

e tradizionali che ci hanno potuto restituire

una riproduzione fedele ed altamente

accurata dell’originale.

“Sono in estasi, Giverny è una terra

meravigliosa per me”

Claude monet


114

marina novelli

White shoes and jealous cat's eyes - olio su tela - cm. 50 x 50

marinanovelli.it

marinanovelli@yahoo.it

mob. 0039 333 56 01 781


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dal 20 gennaio al 10 Febbraio 2018

inaugurazione Sabato 20 gennaio ore 17,00

galleria Spazio Dinamico arte

Via dei Ramaglianti 10/12 Firenze

di Alberto Gross

logos è parola infinita, e-

terna, terribile: infinita perché

priva di limiti, eterna

perché continuamente mutando

rinnova per sempre il

suo principio di autoaffermazione,

Giuseppe Bedeschi -

“Fiori viventi” - 2016 - tecnica mista - cm 70 x 50

terribile perché insondabilmente o-

scura e indecifrabile. Una mostra

d'arte che porti questo titolo dovrà

farsi carico di ogni ambivalenza, incontrollabile

contraddittorietà, di ogni

continuato dissidio ed incoerente ribaltamento

di senso, conservando

leggerezza di

sguardo, maturità percettiva

e dolce mistero sognante.

Secondo le dottrine platoniche

con il termine

“logos” si definiva infatti

l'individuazione della differenza,

del dettaglio, del

segno distintivo che definisce

un oggetto nella

sua identità, nella sua realtà

specifica.

Tra pittura e scultura la

mostra si configura come

un itinerario a stazioni, a

stasimi, molteplici e variegati

stimoli in cui riconoscere

- di volta in volta -

il carattere fondante ed

imprescindibile che informa

il lavoro di ciascuno

degli artisti selezionati.

Ci saranno allora i dipinti

di Giuseppe Bedeschi e

quel profumo di mare

Scara - Andrea Scaranaro - “Vortice”

acquerello su tela - cm. 100 x 40


116

Liscivia - Andrea Tabellini

“Rorschach blot 10” - 2016

assemblage fotografico - cm 43 x 55

Carlo Lanini - “Arlecchino”

olio su tavola - cm 33 x 70

che si sente da lontano, le sue barche

come gusci vuoti, svuotati, mai abbandonati,

piuttosto corazze di chi ha

combattuto il tempo e vive con la memoria

dei giorni - anche futuri - nell'estrema

nostalgia di un viaggio i-

nesausto, viaggio di ritorno, di riandata,

frammenti riaffiorati in cui lo

stile è l'uomo ed il silenzio umido e

livido la contingenza che ne deriva.

Gli acquerelli di Scara (Andrea

Scaranaro) colorano la mente di una

intatta visionarietà quasi lisergica:

nelle orecchie vanno i pink Floyd di

“meddle” e di “a saucerful of secrets”,

mentre gli occhi inseguono

quel mescolarsi liquido di capitolazioni

cromatiche, forme che si rincorrono

e si assommano, si assottigliano

in fili di pensieri e labirinti di incamminamenti

veloci, calmi, espressi nell'approssimazione

sognante dell'impromptus,

del non finito, finestra spalancata

sull'inatteso.

Unico artista a presentare una serie di

elaborazioni fotografiche, Liscivia

(alias Andrea Tabellini) propone due

differenti lavori: attraverso le sue

“Visioni Rorschach” gioca nell'incastro

imprevedibile delle nostre reazioni

psicologiche; la funzione psicometrica

che le macchie di inchiostro

simmetriche avevano nel contesto

dell'esperimento medico diviene

pretesto e scaturigine di un lavoro raffinatissimo

e complesso in cui la capacità

evocatrice delle immagini si

eleva sopra la mutevolezza magmatica

che ne camuffa la natura, dissimulandone

i confini. Il progetto “nerezza”

riguarda invece l'effimero del

processo artistico, il suo farsi e disfarsi

nel tempo sottile di un battito di

ciglia, entro il quale cancellazione ed

emersione dell'immagine altro non

siano che differenti nomenclature di

una medesima istanza visiva, praticata

ed annullata nella molteplicità sinuosa

e liquida dello spazio.

l'accortezza stilistica di Carlo Lanini

opera una sorta di transizione dalla

poetica classica dell'immagine rappresentata

ad una “mitopoietica” del tutto

personale in cui la maschera - “proso-


Giovanni Pastore - “Solo un filo di...speranza”

acquerello su carta - cm 50 x 66

Maurizio Pilò- “Studio d'albero” -2016

tecnica mista sotto plexiglass - cm. 50 x 50

pon” in greco classico - riacquista il

proprio significato di persona: i gesti,

i movimenti, i vezzi di un arlecchino

della Commedia dell'arte si vestono

della verità che solo la difesa di un

costume e di una maschera sa dare. la

persona non viene nascosta o dissimulata

dalla maschera, è - essa stessa

- la maschera.

Giovanni Pastore racconta invece

immagini di viaggio in cui il sapere

geografico abbandona la considerazione

del divenire delle cose, lasciato,

a sua volta, alla storia. le sue sono

narrazioni, storie di persone che divengono

repertori di concetti, sillogi

di modelli mentali dai quali dipende

la nostra fiducia che la spiegazione

delle dinamiche

del mondo

sia correlata alla sua descrizione:

una geografia umanistica che impedisce

al soggetto di sfuggire o di allontanarsi

definitivamente dalle nostre

possibilità sensibili, divenendo - alfine

- invisibile.

E' uno speciale tipo di archeologia del

divenire a muovere l'intero lavoro di

Maurizio Pilò: l'albero ritratto nei

suoi lavori diviene metaforicamente

l'insieme delle leggi che regolano

l'Universo, catalizzatore e vettore di

esperienze plurime e stratificate che

rinnovano la propria capacità evocatrice

una volta lasciate riaffiorare naturalmente

dal magma che ne camuffa

la natura, dissimulandone i confini.

l'artista scrive in questo modo storie

naturali dalla tattilità visiva estrema,

occupate in una radicalità analitica

che trasfigura la sua personale memoria

– intuitiva ed inconscia – nella mia

e nelle nostre suggestioni, sia referenti

di un reale vissuto, sia ipoteticamente

soltanto vagheggiate. Il lacerto,

lo strappo, la concrezione di colore a

riempire l'incavo di un tronco, a macchiare

d'oro le dita del cielo non sono

che gli incidenti, le contingenze quotidiane,

gli insignificanti e fondamen-


118

Mario Zanoni - “Divin Bestiario - Capro” -

terracotta dipinta

Liè- Lietta Morsiani- “Fuori Eva” - terracotta

Elena Modelli - “Cavalletta 1” - 2016

terracotta ceramizzata a colori

tali movimenti del

tempo che registrano

le differenze dei

giorni, le discrasie nel comune spazio

dell'agire.

la scultura di Mario Zanoni integra

relazioni complementari nell'inesausta

ricerca dell'altro da sé: è la praticata

visionarietà di una forma incline alla

distorsione della natura, la costruzione

di una metaforma che ne superi lo svelamento

in una sorta di prometeismo

artistico praticato nei termini di una

poetica del proliferante. Il dettaglio

diviene elemento contrastivo assoluto,

luogo prediletto di decantazione di accadimenti

che si reificano solo se pensati

come fantastici, appartenenti ad

un altro quando

supposto ed ultradimensionato.

alla lineare contemplazione

dell'apollineo viene preferita la

meravigliante mostruosità del dionisiaco.

le piccole installazioni di Elena Modelli

preparano mondi surreali, stravaganti,

iperbolici, viottoli e crocicchi in

cui sarà normale incontrarsi con

chiocciole variopinte che ci scrutano

curiose, dalle antenne svagatamente

vigili: un'ipotesi di elevata leggerezza

visiva che riconduce alla lezione di

grandi nomi del fumetto nostrano

come altan e Jacovitti.

Infine Liè (Lietta Morsiani) infonde

nelle sue terrecotte la purezza intatta

del femminino ancestrale unita alla disgregazione

ineludibile della materia.

le forme sono incavo, protezione e

svelamento al tempo stesso, nascita e

morte della natura viva delle cose:

viva perché ogni disfacimento ricostruisce

sé stesso, la donna - terra,

sangue, madre, universo che crea il

tempo rigettando via Urano dal proprio

ventre - si ibrida a volte in forme zoomorfe,

percorre sinuosità impreviste

fino a scontrarsi e perdersi nella sacralità

di un nido, muta, urlante gli

squarci profondi di una notte portata

al rogo dalla propria alba.


120

Oscar Ulises Verde Tapia

Dal 10 al 22 Febbraio 2018

esposizione presso la Società delle Belle Arti- Circolo degli Artisti- "Casa di Dante"

Via Santa Margherita 1R, FIRENZE www.circoloartisticasadidante.com

Dal 16 Febbraio 2018, mostra permanente,

per donazione opere, presso Pinacoteca Civica "Monsignore A. Ricci"

Via Ricci, 10 MONTE SAN MARTINO (MC)


i tesori del borgo

Pale d'altare e altre meraviglie a

monte San martino

in esso racchiuso. Il luccichio del

fondo dorato è interrotto dal prato fiorito

e dalla siepe che introducono i

primi elementi naturalistici di matrice

rinascimentale. a destra della Vergine

ci sono San michele arcangelo e San

nicola di Bari, il primo è colto nell’atto

di schiacciare sotto i suoi piedi

il male rappresentato dal diavolo

mentre giudica con la bilancia le

anime dei morti, il secondo è raffigurato

con il bastone pastorale, la mitra,

il libro e le tre borse d’oro donate di

nascosto, secondo quanto narrato

nella legenda aurea, per soccorrere le

figlie di un concittadino caduto in disgrazia.

Seguono San Giovanni Battista

e San. Biagio, dipinti eseguiti

probabilmente da Vittore, il che si dedurrebbe

dalla coloristica più incerta.

Il precursore di Cristo è in piedi e

regge il consueto filatterio che annuncia

la venuta del messia: Ecce agnus

Dei, Ecco l’agnello di Dio. la sua figura

si distingue in modo preminente

dal resto delle tavole del primo ordine

in quanto il santo è circondato da un

paesaggio roccioso fantastico sul cui

sfondo si notano due alberi giustapposti,

l’uno rigoglioso, l’altro secco, a

indicare la rinascita dell’uomo attraverso

il rito del battesimo. Il comparto

centrale è sormontato dall’ima

cura di Marilena Spataro

Un piccolo borgo che domina

l’alta valle del Tenna e il

paesaggio dei monti azzurri

che dai Sibillini arriva all’appennino

maceratese. E che custodisce

nelle sue chiese pregevolissime

testimonianze artistiche che costituiscono

il suo vanto. In particolare alcune

pale d'altare, capolavori assoluti

della pittura “gotico rinascimentale”,

sono dei veri e propri tesori dell'arte.

Monte San Martino è un piccolo

paese di origini medievali, in provincia

di macerata, posto a 600 metri di

altezza dal mare, con poco più di 800

abitanti, tuttavia, ha una storia di ricchezza

che nel medioevo e nel Rinascimento

ha attratto nel suo territorio

famiglie di antica nobiltà. E' un luogo

dove le bellezze naturali, un paesaggio

mozzafiato e alcune tipicità dell'agroalimentare

esclusive delle sue

campagne, come la mela rosa, si mescolano

armoniosamente al gusto dell’arte

e dell’architettura, un gusto che

guarda alla sensibilità popolare svelando

angoli che rimandano dritto alle

splendide scenografie dei Crivelli.

Quegli stessi Crivelli, di cui monte

San martino può vantare la presenza,

nell'antica chiesa di San martino, dedicata

al Santo patrono, di alcune pregiatissime

pale d'altare, tra cui spicca

un bellissimo e commovente polittico,

attribuito a una collaborazione matura

tra i due fratelli, Carlo e Vittore Crivelli,

noti pittori veneziani del '400,

in particolar modo Carlo, formatosi

alla bottega dei Vivarini e di Jacopo

Bellini. Il polittico proveniente dalla

soppressa chiesa di San michele arcangelo,

è realizzato in tempera e oro

su tavola (285x227 cm) ed è dedicato

alla madonna in trono mentre adora il

suo bambino dormiente placidamente

adagiato sul-le sue ginocchia. l’esecuzione

della tavola, che, specie in

passato, fu da alcuni ritenuta esclusiva

manifattura di Vittore, denuncia,

comunque, la forte influenza dell’attività

di Carlo sul fratello, ravvisabile

nel fasto ornamentale dei decori sebbene

la figura, replicata nella fattezza

e nell’atteggiamento, manca del risalto

plastico e dell’energia dei modelli.

l’utilizzo dell’antico come

ornamento erudito torna nell’architettura

del trono e nell’inserimento di

elementi floreali e vegetali con valore

simbolico. In alto, tra le sponde del

trono, si intravedono una mela che allude

alla liberazione dal peccato originale

e una pesca, frutto della

salvezza nonché chiaro rimando alla

trinità nelle tre parti che lo costituiscono:

la polpa, il nocciolo e il seme


Carlo e Vittore Crivelli

“Polittico” - 1480

magine di Cristo morto sorretto da

due angeli contriti dal dolore, iconografia,

questa, particolarmente cara a

Carlo, che si diffonde in Veneto a partire

da uno dei rilievi bronzei di Donatello

per l’altare del santo a padova.

alla sinistra del Cristo, hanno un

posto d’onore San martino, titolare

della chiesa e patrono della cittadina

marchigiana, e San Giovanni Evangelista;

alla sua destra accennano ad un

dialogo San Giacomo apostolo, detto

il maggiore, e Santa Caterina d’alessandria.

nella predella, eseguita probabilmente

da Vittore, su disegno di

Carlo, è rappresentato Cristo Salvatore

tra i dodici apostoli. l’eleganza

formale e stilistica dei Santi del secondo

ordine, unitamente a San michele

ed a San nicola dell’ordine

centrale, induce alcuni critici ad assegnare

queste tavole alla mano di

Carlo, ritenendo che gli altri pannelli

siano opera di Vittore. I fratelli Crivelli,

e in particolar modo Carlo, sono

i protagonisti di quella cultura “adriatica”

definita “veneto-marchigiana”,

cui appartengono anche Giovanni

Boccati e Girolamo di Giovanni, i

quali probabilmente incontrano Carlo

a padova, conoscenza, la loro, che si

consolida a Camerino, quando Carlo

vi risiede dal 1480 in poi. le tavole

dipinte dai

fratelli Crivelli

sono

iscritte entro

modanature

gotiche da

attribuire all’intagliatore

montelparese Giovanni di Stefano. lo

schema generale a tre ordini, la cornice

orizzontale con foglie di acanto

accartocciate che divide il registro

centrale da quello superiore, le paraste

ornate all’esterno con fogliame e

pigne aggettanti e le guglie svettanti,

sono tutti elementi considerati come

un’autentica firma del maestro di

montelparo. l’ancona di monte San

martino, per molti anni ignorata dalla

critica, resta un documento di estrema

importanza per avviare una riflessione

non solo sulla collaborazione

tra i due fratelli, ancora non riscontrata

altrove, ma anche sul rapporto di

Carlo con i suoi collaboratori.

altra meravigliosa pala d'altare presente

sempre nella chiesa di San martino

è il trittico di Vittore Crivelli.

Qui attestato fino al XVIII secolo sull’altare

maggiore, il trittico si presenta

privo della parte superiore. In

un secondo gradino si conservano ancora

oggi frammenti della firma del

pittore veneto Vittore Crivelli e della

datazione risalente al 1490, tuttavia

resta il dubbio se la tavola appartenga

a questa opera. Dopo un trasferimento

presso la pinacoteca di macerata avvenuto

nel 1872, l'opera viene successivamente

restituita alla comunità di

San martino dove oggi si può ammirare.

al centro di questo singolare

trittico, domina la figura della madonna

coronata in trono che sorregge

delicatamente sulle sue ginocchia

Gesù comodamente seduto su un cuscino.

Il Bambino è colto nell’atto di

impartire la benedizione mentre volge

lo sguardo in alto verso la tavola raffigurante

la Crocifissione, preannunciata

dal pettirosso che stringe nella

mano sinistra. la tradizione popolare

vuole infatti che l’uccello si sia macchiato

il petto togliendo una spina

dalla corona di Gesù. ai lati del trono

sono stati dipinti due arcangeli che

fanno capolino da dietro una siepe, da

una parte c'è San michele, l’angelo


Vittore Crivelli “Polittico” - 1489 Vittore Crivelli “Trittico” - 1490

della morte e il giudice delle anime,

dall'altro si può vedere San Gabriele,

il messaggero della vita che annuncia

a maria la nascita del Redentore. appesi

ad una canna, poggiata sul dossale

dorato, decorano lo sfondo una

melograna, simbolo della Chiesa e

della rinascita e una mela simbolo del

peccato originale. la scena della Crocifissione

è situata entro un paesaggio

fantastico delimitato nella parte superiore

da una fascia dorata a sottolineare

la distanza e la separazione tra

il mondo degli uomini e quello di

Dio. abbracciata alla Croce c'è la

maddalena addolorata mentre, ai piedi

di Cristo, maria e Giovanni piangono

esprimendo tutto il loro dolore.

nel cielo aureo si levano tre serafini

intenti a raccogliere il sangue che

sgorga dalle piaghe del Redentore. Il

fondo dorato dei pannelli e il rigoglioso

tappeto erboso, proprio del naturalismo

minuto ed empirico della

tradizione gotica internazionale, suggeriscono

l’unità della scena dipinta

nell’ordine inferiore dove sono raffigurati

su piedistalli i Santi: martino,

a sinistra, antonio abate, a destra; entrambi

sono rappresentati nell’atto di

volgersi devotamente alla madonna e

al Bambino. nonostante le alterazioni

subite dall'usura del tempo,è possibile

notare le paraste e i pilastrini della

cornice decorati e dipinti a tempera,

evidente segno del tentativo di Vittore

di mostrarsi culturalmente aggiornato

ed orientato verso i gusti rinascimentali.

ancora un lavoro di pregio, in

questo caso un polittico, di Vittore

Crivelli, è custodito nella chiesa San

martino. Datato 1489 e firmato alla

base del trono della Vergine, proviene

dalla dismessa chiesa di Santa maria

del pozzo. la narrazione sacra in quest'opera

è iscritta entro archi ribassati,

abbandona il tradizionale fondo oro a

favore di un cielo plumbeo che si va

rischiarendo all’orizzonte. al centro

la madonna è assisa in trono nell’atto

di sostenere il Bambino mentre si

erge ritto sulle sue ginocchia volgendosi

verso San pietro per affidargli le

chiavi del paradiso. Dal trono pendono,

in modo solo apparentemente

casuale e distratto, da un lato un

mazzo di garofani rossi, simbolo

dell’incarnazione e passione di Cristo,

nonché della Chiesa, dall’altro alcune

rose bianche emblema di maria

e della maternità. Sul parapetto retrostante

il trono sono disposti, un vaso

con garofani rossi recisi e un libro

aperto segno della parola di Dio.

nella tavola sovrastante appare l’Ecce

Homo circondato dagli strumenti

della passione: una lancia, una canna

con la spugna e i flagelli. a destra e a

sinistra si evidenziano i mezzi busti di

San michele arcangelo e di San martino

a cavallo i quali chiudono l’ordine

superiore. Fanno da corona alla

madonna, San pietro, identificato dal

libro e dalle chiavi e San paolo, contraddistinto

dalla spada. nel timpano,

tra due cornucopie traboccanti di

pomi, è posto il sudario con l’immagine

di Cristo coronato di spine. Secondo

l’accurata descrizione offerta

nel 1834 dallo storico maceratese,

amico Ricci, la pala doveva comporsi

di una predella, con molte storie e figurine

minute, oggi scomparsa. Questo

polittico di Vittore Crivelli, oltre


124

Girolamo Di Giovanni da Camerino

“Polittico” - 1473

al suo valore artistico, testimonia un

mutamento del gusto del suo autore

sotto vari punti di vista, esso rappresenta,

infatti, una chiave di volta

verso l’adozione dei precetti rinascimentali

sia nella resa delle figure che

nel disegno architettonico e decorativo

della cornice. le colonnine tortili

sono qui sostituite da pilastri lineari,

gli archi a tutto sesto hanno preso il

posto di quelli ogivali polilobati, le

guglie ed i pinnacoli sono rimpiazzati

da un architrave e da un timpano. le

cornici dei più importanti polittici di

Vittore Crivelli, compreso quello della

chiesa di San martino, sono realizzate

da Giovanni di Stefano da montelparo,

virtuoso intagliatore attestato

fino all’ultimo decennio del Quattrocento

tra le marche e l’Umbria. per

Vittore Crivelli il maestro artigiano

ha realizzato anche le cornici del trittico

di monteprandone (ora ai musei

Vaticani) e del polittico della Chiesa

di San Francesco a monte San pietrangeli.

a chiudere la nostra carrellata tra i capolavori

dell'arte custoditi nella chiesa

di San martino,

è un polittico,

questa

volta firmato

da Girolamo

di Giovanni

di Camerino, altro maestro del '400

tardo gotico, che, però, già risente

delle influenze rinascimentali, sono

evidenti i richiami a piero della Francesca,

ai Vivarini e a Carlo Crivelli.

Il polittico, proveniente anch’esso

dalla chiesa di Santa maria del pozzo

è datato 1473. Qui l'autore rappresenta

la Vergine assisa in trono con

Bambino ritto sulle sue ginocchia.

alle loro spalle un coro angelico intona

un canto. nell’ordine principale

affiancano maria le figure di San

Tommaso apostolo e di San Cipriano.

l’uno mostra nella mano sinistra un

libro e nella mano destra la cintola

mariana segno di fedeltà, l’altro,

identificato dalla iscrizione apposta

alla tavola, è raf- figurato in abiti vescovili

nell’atto di indire la benedizione.

la tavola centrale è decorata

con archetti pensili e dentelli ed è sormontata

da due tondi che racchiudono

l’angelo annunciante e l’annunciata.

nella cimasa trilobata ritroviamo la

Crocifissione con la Vergine e San

Giovanni dolenti mentre ai lati chiudono

San michele arcangelo e San

martino. nelle cuspidi che sovrastano

queste ultime due tavole sono visibili

San pietro a sinistra e San paolo a destra.

la cornice, priva dei peducci di

raccordo con gli archi polibati e dei

due pilastrini laterali, è attribuita al

maestro Stefano da montelparo. Questi

è lo stesso intagliatore a cui si fa

riferimento per la tavoletta con la

Crocifissione eseguita sempre da Girolamo

di Giovanni per la chiesa di

Sant'agostino a monte San martino,

oggi conservata presso la Galleria nazionale

di Urbino. Il dipinto, caratterizzato

da una maggiore a-sprezza

nella fisionomia dei volti e da panneggi

artificiosi, si inserisce a pieno


chiesa di Santa Maria delle Grazie

titolo nella tarda attività di Girolamo

di Giovanni, assegnandogli il merito

di essere un buon divulgatore degli

stilemi specifici della scuola camerte

che trova in Giovanni Boccati e Giovanni

angelo d’antonio gli esponenti

più famosi.

Oltre alla chiesa di San martino,

posta in posizione dominante, sulla

sommità del colle del suggestivo

borgo marchigiano, sono presenti

altre chiese importanti dal punto di

vista architettonico e che custodiscono

tesori dell'arte. la chiesa di

Sant’agostino, di origini quattrocentesche,

ospita un crocifisso in legno

di scuola tedesca, un affresco del pagani

e alcune tele di Ghezzi da Comunanza.

altre chiese di valore sono:

Santa maria del pozzo, dove si trovano

due polittici quattrocenteschi e

la Chiesa di Santa maria delle Grazie,

che si trova ad alcune centinaia di

metri dal paese, sotto un roccione e

che, per la sua singolare posizione,

nonché graziosa eleganza delle architetture

e degli interni affrescati del

'500, annovera molti visitatori stranieri,

tra cui anche il principe Carlo

d'Inghilterra.

Una location, questa volta “profana”,

di monte San martino dedicata all'arte

è la pinacoteca Civica “monsignor

armando Ricci”, dove, tra altri

lavori, sono in esposizione permanente

trentotto importanti opere, donate

da monsignor Ricci, risalenti al

XVII secolo, si tratta di dipinti a olio

su tela oppure su rame con pregiatissimi

intagli sul legno.

la ricca pinacoteca si arricchirà a

breve di un'altra donazione: diciotto

opere fotografiche d'autore realizzate

in originale dall'artista di Città del

messico, Oscar Ulises Tapia Verde. Il

maestro verrà in Italia per offrire i

suoi lavori di persona al Comune di

monte San martino.

la cerimonia della consegna si terrà

il 16 Febbraio 2018, alla presenza del

sindaco di monte San martino, Valeriano

Ghezzi, del presidente dell'Unione

dei monti azzurri, Giampiero

Feliciotti e di autorità consolari

del messico.


126

marco adamo

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“Police” - 2017 - tecnica mista su tela - cm. 60 x 100


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Studio ClaSil

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