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Art&trA Rivista Dic/Gen 2018

Rivista d’arte, cultura e informazione

116 Liscivia - Andrea

116 Liscivia - Andrea Tabellini “Rorschach blot 10” - 2016 assemblage fotografico - cm 43 x 55 Carlo Lanini - “Arlecchino” olio su tavola - cm 33 x 70 che si sente da lontano, le sue barche come gusci vuoti, svuotati, mai abbandonati, piuttosto corazze di chi ha combattuto il tempo e vive con la memoria dei giorni - anche futuri - nell'estrema nostalgia di un viaggio i- nesausto, viaggio di ritorno, di riandata, frammenti riaffiorati in cui lo stile è l'uomo ed il silenzio umido e livido la contingenza che ne deriva. Gli acquerelli di Scara (Andrea Scaranaro) colorano la mente di una intatta visionarietà quasi lisergica: nelle orecchie vanno i pink Floyd di “meddle” e di “a saucerful of secrets”, mentre gli occhi inseguono quel mescolarsi liquido di capitolazioni cromatiche, forme che si rincorrono e si assommano, si assottigliano in fili di pensieri e labirinti di incamminamenti veloci, calmi, espressi nell'approssimazione sognante dell'impromptus, del non finito, finestra spalancata sull'inatteso. Unico artista a presentare una serie di elaborazioni fotografiche, Liscivia (alias Andrea Tabellini) propone due differenti lavori: attraverso le sue “Visioni Rorschach” gioca nell'incastro imprevedibile delle nostre reazioni psicologiche; la funzione psicometrica che le macchie di inchiostro simmetriche avevano nel contesto dell'esperimento medico diviene pretesto e scaturigine di un lavoro raffinatissimo e complesso in cui la capacità evocatrice delle immagini si eleva sopra la mutevolezza magmatica che ne camuffa la natura, dissimulandone i confini. Il progetto “nerezza” riguarda invece l'effimero del processo artistico, il suo farsi e disfarsi nel tempo sottile di un battito di ciglia, entro il quale cancellazione ed emersione dell'immagine altro non siano che differenti nomenclature di una medesima istanza visiva, praticata ed annullata nella molteplicità sinuosa e liquida dello spazio. l'accortezza stilistica di Carlo Lanini opera una sorta di transizione dalla poetica classica dell'immagine rappresentata ad una “mitopoietica” del tutto personale in cui la maschera - “proso-

Giovanni Pastore - “Solo un filo di...speranza” acquerello su carta - cm 50 x 66 Maurizio Pilò- “Studio d'albero” -2016 tecnica mista sotto plexiglass - cm. 50 x 50 pon” in greco classico - riacquista il proprio significato di persona: i gesti, i movimenti, i vezzi di un arlecchino della Commedia dell'arte si vestono della verità che solo la difesa di un costume e di una maschera sa dare. la persona non viene nascosta o dissimulata dalla maschera, è - essa stessa - la maschera. Giovanni Pastore racconta invece immagini di viaggio in cui il sapere geografico abbandona la considerazione del divenire delle cose, lasciato, a sua volta, alla storia. le sue sono narrazioni, storie di persone che divengono repertori di concetti, sillogi di modelli mentali dai quali dipende la nostra fiducia che la spiegazione delle dinamiche del mondo sia correlata alla sua descrizione: una geografia umanistica che impedisce al soggetto di sfuggire o di allontanarsi definitivamente dalle nostre possibilità sensibili, divenendo - alfine - invisibile. E' uno speciale tipo di archeologia del divenire a muovere l'intero lavoro di Maurizio Pilò: l'albero ritratto nei suoi lavori diviene metaforicamente l'insieme delle leggi che regolano l'Universo, catalizzatore e vettore di esperienze plurime e stratificate che rinnovano la propria capacità evocatrice una volta lasciate riaffiorare naturalmente dal magma che ne camuffa la natura, dissimulandone i confini. l'artista scrive in questo modo storie naturali dalla tattilità visiva estrema, occupate in una radicalità analitica che trasfigura la sua personale memoria – intuitiva ed inconscia – nella mia e nelle nostre suggestioni, sia referenti di un reale vissuto, sia ipoteticamente soltanto vagheggiate. Il lacerto, lo strappo, la concrezione di colore a riempire l'incavo di un tronco, a macchiare d'oro le dita del cielo non sono che gli incidenti, le contingenze quotidiane, gli insignificanti e fondamen-

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