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Art&trA Rivista Dic/Gen 2018

Rivista d’arte, cultura e informazione

Carlo e Vittore Crivelli

Carlo e Vittore Crivelli “Polittico” - 1480 magine di Cristo morto sorretto da due angeli contriti dal dolore, iconografia, questa, particolarmente cara a Carlo, che si diffonde in Veneto a partire da uno dei rilievi bronzei di Donatello per l’altare del santo a padova. alla sinistra del Cristo, hanno un posto d’onore San martino, titolare della chiesa e patrono della cittadina marchigiana, e San Giovanni Evangelista; alla sua destra accennano ad un dialogo San Giacomo apostolo, detto il maggiore, e Santa Caterina d’alessandria. nella predella, eseguita probabilmente da Vittore, su disegno di Carlo, è rappresentato Cristo Salvatore tra i dodici apostoli. l’eleganza formale e stilistica dei Santi del secondo ordine, unitamente a San michele ed a San nicola dell’ordine centrale, induce alcuni critici ad assegnare queste tavole alla mano di Carlo, ritenendo che gli altri pannelli siano opera di Vittore. I fratelli Crivelli, e in particolar modo Carlo, sono i protagonisti di quella cultura “adriatica” definita “veneto-marchigiana”, cui appartengono anche Giovanni Boccati e Girolamo di Giovanni, i quali probabilmente incontrano Carlo a padova, conoscenza, la loro, che si consolida a Camerino, quando Carlo vi risiede dal 1480 in poi. le tavole dipinte dai fratelli Crivelli sono iscritte entro modanature gotiche da attribuire all’intagliatore montelparese Giovanni di Stefano. lo schema generale a tre ordini, la cornice orizzontale con foglie di acanto accartocciate che divide il registro centrale da quello superiore, le paraste ornate all’esterno con fogliame e pigne aggettanti e le guglie svettanti, sono tutti elementi considerati come un’autentica firma del maestro di montelparo. l’ancona di monte San martino, per molti anni ignorata dalla critica, resta un documento di estrema importanza per avviare una riflessione non solo sulla collaborazione tra i due fratelli, ancora non riscontrata altrove, ma anche sul rapporto di Carlo con i suoi collaboratori. altra meravigliosa pala d'altare presente sempre nella chiesa di San martino è il trittico di Vittore Crivelli. Qui attestato fino al XVIII secolo sull’altare maggiore, il trittico si presenta privo della parte superiore. In un secondo gradino si conservano ancora oggi frammenti della firma del pittore veneto Vittore Crivelli e della datazione risalente al 1490, tuttavia resta il dubbio se la tavola appartenga a questa opera. Dopo un trasferimento presso la pinacoteca di macerata avvenuto nel 1872, l'opera viene successivamente restituita alla comunità di San martino dove oggi si può ammirare. al centro di questo singolare trittico, domina la figura della madonna coronata in trono che sorregge delicatamente sulle sue ginocchia Gesù comodamente seduto su un cuscino. Il Bambino è colto nell’atto di impartire la benedizione mentre volge lo sguardo in alto verso la tavola raffigurante la Crocifissione, preannunciata dal pettirosso che stringe nella mano sinistra. la tradizione popolare vuole infatti che l’uccello si sia macchiato il petto togliendo una spina dalla corona di Gesù. ai lati del trono sono stati dipinti due arcangeli che fanno capolino da dietro una siepe, da una parte c'è San michele, l’angelo

Vittore Crivelli “Polittico” - 1489 Vittore Crivelli “Trittico” - 1490 della morte e il giudice delle anime, dall'altro si può vedere San Gabriele, il messaggero della vita che annuncia a maria la nascita del Redentore. appesi ad una canna, poggiata sul dossale dorato, decorano lo sfondo una melograna, simbolo della Chiesa e della rinascita e una mela simbolo del peccato originale. la scena della Crocifissione è situata entro un paesaggio fantastico delimitato nella parte superiore da una fascia dorata a sottolineare la distanza e la separazione tra il mondo degli uomini e quello di Dio. abbracciata alla Croce c'è la maddalena addolorata mentre, ai piedi di Cristo, maria e Giovanni piangono esprimendo tutto il loro dolore. nel cielo aureo si levano tre serafini intenti a raccogliere il sangue che sgorga dalle piaghe del Redentore. Il fondo dorato dei pannelli e il rigoglioso tappeto erboso, proprio del naturalismo minuto ed empirico della tradizione gotica internazionale, suggeriscono l’unità della scena dipinta nell’ordine inferiore dove sono raffigurati su piedistalli i Santi: martino, a sinistra, antonio abate, a destra; entrambi sono rappresentati nell’atto di volgersi devotamente alla madonna e al Bambino. nonostante le alterazioni subite dall'usura del tempo,è possibile notare le paraste e i pilastrini della cornice decorati e dipinti a tempera, evidente segno del tentativo di Vittore di mostrarsi culturalmente aggiornato ed orientato verso i gusti rinascimentali. ancora un lavoro di pregio, in questo caso un polittico, di Vittore Crivelli, è custodito nella chiesa San martino. Datato 1489 e firmato alla base del trono della Vergine, proviene dalla dismessa chiesa di Santa maria del pozzo. la narrazione sacra in quest'opera è iscritta entro archi ribassati, abbandona il tradizionale fondo oro a favore di un cielo plumbeo che si va rischiarendo all’orizzonte. al centro la madonna è assisa in trono nell’atto di sostenere il Bambino mentre si erge ritto sulle sue ginocchia volgendosi verso San pietro per affidargli le chiavi del paradiso. Dal trono pendono, in modo solo apparentemente casuale e distratto, da un lato un mazzo di garofani rossi, simbolo dell’incarnazione e passione di Cristo, nonché della Chiesa, dall’altro alcune rose bianche emblema di maria e della maternità. Sul parapetto retrostante il trono sono disposti, un vaso con garofani rossi recisi e un libro aperto segno della parola di Dio. nella tavola sovrastante appare l’Ecce Homo circondato dagli strumenti della passione: una lancia, una canna con la spugna e i flagelli. a destra e a sinistra si evidenziano i mezzi busti di San michele arcangelo e di San martino a cavallo i quali chiudono l’ordine superiore. Fanno da corona alla madonna, San pietro, identificato dal libro e dalle chiavi e San paolo, contraddistinto dalla spada. nel timpano, tra due cornucopie traboccanti di pomi, è posto il sudario con l’immagine di Cristo coronato di spine. Secondo l’accurata descrizione offerta nel 1834 dallo storico maceratese, amico Ricci, la pala doveva comporsi di una predella, con molte storie e figurine minute, oggi scomparsa. Questo polittico di Vittore Crivelli, oltre

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