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Art&trA Rivista Dic/Gen 2018

Rivista d’arte, cultura e informazione

12 Ilya Repin - “17

12 Ilya Repin - “17 ottobre 1905”, olio su tela, 1910©State Russian Museum, St. Petersburg suprematismo, costruendo contemporaneamente un parallelo cronologico tra l’espressionismo figurativo e il puro astrattismo. l'allestimento, giocando sugli ampi spazi della Sala delle Ciminiere, attira l’attenzione del visitatore che viene accolto in un’anticamera incorniciata da foto d’epoca per poi incontrare subito le prime opere di Repin e Serov datate attorno al 1905, l’anno della rivoluzione democratico-borghese che ha visto protagonisti artisti, poeti ed intellettuali, come testimonia in mostra l’opera “17 ottobre 1905”, di Ilja Repin. E’ un quadro di grandi dimensioni in cui la folla esaltata par quasi travolgere lo spettatore. al centro, un gruppo di proletari con donne e uomini in divisa domina la scena, portando sulle spalle un uomo scarcerato che scuote allegramente le catene per la ritrovata libertà. mentre la gente è allegra e canta, due personaggi ai lati della folla restano in silenzio, quasi in una sorta di premonizione delle future sofferenze della Russia. la tela è esposta accanto a “Che libertà!”, opera anch’essa di Repin, che esprime pienamente l’influenza impressionista nell’uso libero delle pennellate. Repin dal 1873 al 1876 soggiornò in Italia e a parigi. a contatto con gli Impressionisti francesi, carpì da questi il gusto per il colore vivo e luminoso, che reinterpretò personalmente nei suoi quadri raffiguranti contadini, pescatori e scene di vita e di mercato, allontanandosi dalla tradizione culturale del realismo. Sono anni in cui la vita artistica di mosca è piuttosto intensa e guarda con ammirazione la pittura francese, dai fauves ai cubisti, senza tuttavia accoglierla incondizionatamente ma cercando di arricchirla con apporti del tutto originali. In Russia la necessità di un rinnovamento della società e delle sue strutture era fortemente sentita; l'intellighenzia russa era attraversata da un dibattito piuttosto acceso tra chi proponeva di adeguarsi alle conquiste dell'Occidente e chi invece sosteneva la necessità di non snaturare la cultura slava, rimanendo fedeli alle proprie tradizioni pur cercando un linguaggio personale. anche le avanguardie diffidavano da un accoglimento a priori dei modelli occidentali e spesso, desiderando a tutti i costi un rinnovamento, prendevano spunto da fantasiose radici preistoriche e precristiane. mentre il fallimento della rivoluzione del 1905 aveva seminato la sfiducia tra intellettuali e artisti, quella vittoriosa del ‘17 diede nuova linfa all’arte ed alla cultura sovietica. non mancavano le contraddizioni, in quanto insieme ad artisti di formazione realistica, sulla linea dell’Ottocento, si trovavano artisti provenienti da differenti indirizzi formalistici e d’avanguardia, uomini esasperati che, pur non esponendo in patria, nutrivano un filo di speranza guardando alla rivoluzione come ponte da un passato travagliato verso un futuro migliore. In particolare, il “formalismo estetico” tendeva allo studio delle forme, contrastando l'esasperato

Ilya Repin, “Che libertà!”, olio su tela, 1903 ©State Russian Museum, St. Petersburg soggettivismo romantico, che ebbe luogo nella seconda metà del sec. XIX. presente in mostra anche Tatlin, marinaio ed artista dedito sia alla pittura che alla musica folkloristica, che traeva ispirazione durante i suoi viaggi in Turchia, in Grecia e sulle coste dell'africa del nord. Grazie alla sua passione per la pittura cubista e futurista realizzò rilievi astratti polimaterici (i Controrilievi), inaugurando in tal modo il costruttivismo, con un occhio rivolto ai nuovi materiali e alle tecniche industriali. a parigi incontrò pablo picasso, da cui apprese la tecnica di scomposizione degli oggetti su piani diversi, fino a ottenere pure forme geometriche. professore di arte e tecniche pittoriche durante la rivoluzione russa, aderì al produttivismo, secondo cui l'arte doveva sottostare ai principi della costituzione di una società nuova e egualitaria. nel 1919 era stato coinvolto nel progetto di una torre metallica a forma di spirale più alta della Torre Eiffel, con i suoi 400 metri. all’opera, dedicata alla Terza Internazionale, simbolo del nuovo corso sovietico, in mostra è dedicato un video. I lavori non furono mai iniziati e il progetto venne abbandonato. michael larionov e la moglie natalia Goncharova aprirono il primo capitolo delle avanguardie russe. Tra il 1912 e 1913, larionov attingendo al futurismo italiano e al cubismo francese, creò il raggismo. Come Kandinsky, di cui in mostra “Su Bianco (I)” del 1920 e “Crepuscolo” del 1917, larionov a- priva un altro spiraglio all’arte non oggettiva. la Goncharova dipinse atmosfere popolari in uno stile neo primitivo, recuperando i motivi del folclore e dell’artigianato popolare. ne sono un tipico esempio, in mostra, “Contadini - Frammento della composizione “Vendemmia” e “lavandaie” del 1911. In mostra inoltre quadri celebri come “Il ciclista” del 1913 della Goncarova, in cui il protagonista, un ciclista in movimento sulla bicicletta, è scomposto secondo il processo tipico dei pittori cubisti come picasso o Braque, ma è raffigurato anche nel suo dinamismo come facevano i futuristi italiani Boccioni e Balla. Una fusione di stili arricchita da elementi grafici, come i caratteri cirillici e i numeri, un procedimento che anche larionov utilizzava nei suoi dipinti. Certamente per lei il passo dal dinamismo futurista all’astrattismo fu breve. anche le opere di natan altman risentono del cubismo francese. Il ritratto della poetessa anna achmatova, presente in mostra, rappresenta la donna in verosimiglianza, ma la figura è scomposta geometricamente anche nei dettagli anatomici e si staglia su uno sfondo in cui sono introdotti elementi cubisti, come per l’autoritratto in mostra di un altro cubista russo, aristarch lentulov. numerose furono le donne artiste, attive in Russia in quel periodo, tra cui popova, in mostra il suo “architettura pittorica” del 1916, influenzata da Boccioni, Olga Rozanova, con “Com-

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