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Art&trA Rivista Dic/Gen 2018

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60 Francesco e del culto

60 Francesco e del culto della madonna, poi, come già detto, ci sarà una sala dedicata alla scoperta del naturalismo, una sulla pittura profana, un'altra dedicata a quello che succede a Bologna con i Carracci. Il tragitto va da michelangelo Buonarroti, colui che per primo ha sentito l'urgenza di polemizzare sullo sfarzo della Chiesa, ma anche colui che ha provocato con alcuni suoi nudi le reazioni della stessa contro di lui, a michelangelo merisi, detto il Caravaggio. Quindi, da un michelanmichelangelo, “Cristo risorto” Giustiniani (part.), 1515 ca., marmo. monastero San Vincenzo martire, Bassano Romano listico e scientifico arriveranno a Forlì con i dipinti di Bartolomeo passerotti, Jacopo ligozzi e altri artisti come loro. per quanto riguarda il naturalismo di Caravaggio, uno dei protagonisti dell'esposizione forlivese, esso, invece, ha matrici diverse. Caravaggio è di formazione lombarda, è un figura che arriva a Roma, così come annibale Carracci, quale portatore di nuove verità. Tuttavia, il risultato è quello di costituire una svolta fondamentale per la pittura e di aprire in direzione del '600» precisa Benati. l'Eterno il Tempo tra michelangelo e Caravaggio, vedrà in esposizione circa 200 pezzi, tra dipinti, sculture e disegni, sarà una mostra molto ricca con un percorso molto articolato, che partendo dalla chiesa di San Giacomo si snoderà lungo le altre sale dei musei di San Domenico, di cui ciascuna sarà dedicata a un tema. anticipa il curatore: «Una sala riguarderà i nuovi culti del periodo indagato, quindi, la ripresa della figura di San

Giorgio Vasari, “Deposizione dalla croce”, 1540, olio su tavola. Camaldoli (aR), Chiesa del monastero Caravaggio, “La Madonna dei Pellegrini”, 1604-1606, olio su tela. Roma, Basilica di Sant'agostino in Campo marzio gelo all'altro, si opera questo straordinario percorso, direi meglio travaglio, che connota la cultura figurativa italiana alla fine del '500 e che la porta a una dimensione di assoluta modernità. alla fine le tre esperienze che abbiamo condensato qui a Forlì, nei nomi di Carracci, Caravaggio e Rubens, aprono una vicenda del tutto diversa che certo non si comprenderebbe bene senza quello che si andrà a vedere nelle sale precedenti». Ed è sempre il curatore a ribadire il valore innovativo di questa mostra: «Daremo la possibilità al visitatore di vedere opere di straordinaria bellezza, come quelle del Cavalier d'arpino, di Federico Zuccari, di Girolamo muziano, di Giovanni de Vecchi, che sono grandi pittori, ma anche di pittori più famosi, quali, ad esempio, El Greco, che pure lui lavorò a Roma. Sarà una carrellata di lavori e di autori che consentirà di verificare la qualità della riflessione artistica della seconda metà del '500 tra Roma, Bologna e i territori dello Stato pontificio, in risposta a quelle che erano state le accuse del protestantesimo». pezzi forti della esposizione forlivese saranno il Cristo Risorto di michelangelo in collezione Giustiniani a Bassano Romano «Una scultura questa, rimaneggiata nel '600 che non si vede quasi mai e che è importante perchè con il Cristo nudo, michelangelo, che, come già detto precedentemente, sentiva l'urgenza del rinnovamento della Chiesa e aveva pre-

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