Views
7 months ago

Cassazione Penale, n. 00062 del 19.10.2017, Sez. 6- Delitto tentato- Tipicità- Inidoneità atti ed indebita induzione (13,1) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Delitto tentato- Tipicità- Inidoneità atti ed indebita induzione (13,1) La giurisprudenza: le sentenze per esteso udita la parte civile, avv. Antonino Cerella, che ha concluso chiedendo la conferma della sentenza impugnata depositando conclusioni scritte e nota spese; uditi i difensori, avv. Alessandro Orlando e avv. Fiorenzo Cieri, che hanno concluso chiedendo l'accoglimento dei ricorsi. 1. Con la sentenza, indicata in epigrafe, la Corte di appello dell'Aquila ha riformato, quanto alla pena che ha ridotto, la sentenza del Tribunale di Vasto che aveva condannato S.V. e P.I. per il reato di cui agli artt. 110,56 e 319-quater c.p.. Agli imputati, era stato contestato di aver, abusando delle loro qualità di pubblici ufficiali - il S., quale responsabile, e il P., quale addetto dell'Ufficio tecnico del Comune di Monteodorisio, compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco ad indurre M.P. a promettere loro l'utilità consistita nell'evitare l'instaurarsi di un procedimento penale che avrebbe coinvolto il personale del suddetto comune. In particolare, gli imputati, nel corso di un sopralluogo svolto il (OMISSIS) presso la proprietà del M. il 22 aprile 2010, avrebbero proposto a quest'ultimo di non denunciare gli abusi edilizi da lui commessi sul fabbricato di sua proprietà a condizione che rimettesse la querela per danneggiamento sporta il 22 settembre 2009 nei confronti di personale del medesimo Comune. 2. Avverso la suddetta sentenza ricorrono per cassazione gli imputati, con atti distinti, deducendo i motivi di seguito enunciati, nei limiti di cui all'art. 173, disp. att. c.p.p.. 2.1. Nell'interesse di S., si denuncia: - la violazione degli artt. 56 e 319-quater c.p., in ordine alla configurabilità del reato nella forma tentata, trattandosi di reato "a concorso necessario", nel quale occorre, perchè l'azione possa mettere in pericolo il bene protetto dalla norma, che vi sia un pur minimo consenso del privato; nel caso di rifiuto della proposta, si verserebbe invece nell'ipotesi del reato impossibile per inidoneità della azione diretta alla persuasione-induzione del privato, posto che il delitto de quo si caratterizza per tre elementi costitutivi - l'induzione del p.u., l'accettazione da parte dell'extraneus e l'indebito vantaggio; - il vizio di motivazione in relazione all'elemento soggettivo, non avendo sul punto speso la Corte di appello alcuna considerazione per rispondere al motivo di gravame; - il vizio di motivazione in ordine alla ritenuta partecipazione del ricorrente alla condotta illecita materialmente commessa dal coimputato (era FATTO stato il P. a pronunciare la frase incriminata), fondata su un impianto probatorio meramente congetturale, risultando al più il suo comportamento quello di una connivenza non punibile; - il vizio di motivazione con travisamento della prova in ordine alla ritenuta conoscenza da parte del ricorrente della presentazione della denuncia a suo carico da parte del M., fondata su una congettura, senza alcun accertamento sulla data di presentazione e apparendo non improbabile che la stessa fosse stata presentata dopo il sopralluogo in esame; - la violazione di legge in relazione all'art. 319- quater c.p., quanto alla utilità che avrebbe potuto discendere dal ritiro della denuncia, posto che si trattava di reati procedibili d'ufficio e comunque fatti non costituenti reato, come dimostrato dall'archiviazione del procedimento penale; - il vizio di motivazione, in relazione alla posizione di debolezza della persona offesa, stante la presenza nel corso del sopralluogo sia del tecnico sia del legale di quest'ultimo. 2.2. Nell'interesse di P., si deduce: - la violazione di legge, in relazione all'art. 125 c.p.p., comma 3, art. 546 c.p.p. e art. 111 Cost., per aver fatto ricorso la sentenza impugnata supinamente alla motivazione per relationem su un aspetto decisivo, ovvero sull'apprezzamento della paventata induzione, senza indicare neppure gli atti richiamati e non esaminando le censure proposte in sede di gravame; - la violazione di legge e il vizio di motivazione, in relazione all'art. 500 c.p.p., art. 499 c.p.p., comma 5 e art. 191 c.p.p., quanto alla dedotta inutilizzabilità delle contestazioni fatte al M., per le quali si era fatto ricorso alla lettura della querela sporta da quest'ultimo, facendo poi uso delle dichiarazioni rese dallo stesso a fini probatori; - la violazione di legge e il vizio di motivazione, in relazione all'applicazione degli artt. 56 e 319- quater c.p., quanto alla configurabilità del tentativo, avendo la Corte di appello fatto riferimento ad un precedente isolato di legittimità (Sez. 6, n. 32246 del 11/04/2014, Sorge, Rv. 262075), relativo ad un caso diverso, non 2 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto penale La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario considerando invece la necessità che l'extraneus debba promettere con riserva mentale di non adempiere, trattandosi di delitto con "concorso necessario"; in ogni caso la sentenza impugnata non avrebbe valutato la idoneità della proposta induttiva, posto che dalla deposizione del teste D. era emerso che il M. non avesse neppure compreso la frase pronunciata dal P. e che il M. era in una situazione paritetica, in quanto accompagnato dal legale di fiducia; sarebbero state svalutate poi sia la deposizione della moglie del M., che era invece influente nel determinare il complessivo stato di soggezione del predetto, sia degli altri testi presenti ai fatti, che avevano riferito di non aver notato nulla di anomalo ed in particolare turbamenti o lamentele di alcuno; la sentenza avrebbe illogicamente motivato quanto alla cronologia degli eventi, ritenendo erroneamente che il sopralluogo fosse stato disposto a seguito della denuncia sporta dal M. nel settembre 2009, così deducendo la conoscenza da parte degli imputati della stessa denuncia; la sentenza impugnata avrebbe trascurato per valutare l'attendibilità del M. che questi, contrariamente al vero, aveva riferito che il verbale di sopralluogo non era stato redatto (verbale che non dava atto in ogni caso di presunte induzioni); - la violazione di legge e il vizio di motivazione, in relazione all'art. 533 c.p.p., in quanto, sulla base del quadro probatorio insufficiente, il giudice era tenuto ad addivenire ad una pronuncia assolutoria; - la violazione di legge e il vizio di motivazione, in relazione all'art. 323-bis c.p., considerati i toni civili che avevano caratterizzato il sopralluogo, la posizione paritetica tenuta dalle parti e il motivo del sopralluogo (che non era la denuncia penale, ma la diffida al Comune). 1. Il ricorsi, in quanto non fondati in ogni loro articolazione, non possono essere accolti. 2. Relativamente al ricorso di S., si osserva quanto segue. 2.1. Il primo motivo, relativo alla dedotta non configurabilità del reato di cui all'art. 319-quater c.p. nella forma tentata, è privo di fondamento. Già questa Corte si è pronunciata più volte sul tema, con argomentazioni che il Collegio pienamente condivide e che in questa intende ribadire, e in ordine alle quali il ricorso non ha apportato alcun nuovo argomento in diritto, idoneo a contrastare l‘esegesi della giurisprudenza di legittimità. Si è invero affermato che il delitto di induzione indebita a dare o promettere utilità, di cui all'art. 319-quater c.p. non integra un reato bilaterale, in quanto le condotte del soggetto pubblico che induce e del privato indotto si perfezionano autonomamente ed in tempi diversi, sicchè il reato si configura in forma tentata nel caso in cui l'evento non si verifichi per la resistenza opposta dal privato alle illecite pressioni del pubblico agente (tra tante Sez. 6, n. 35271 del 22/06/2016, Mercadante, Rv. 267986; Sez. 6, n. 6843 del 12/1/2016, Farina, Rv. 265901; da ultimo in senso adesivo, 6, n. 35241 del 06/07/2017, Marotta, non mass.). 2. 2. Anche il secondo e il terzo motivo, relativi al concorso del ricorrente nel reato, anche con riferimento all'elemento soggettivo, non hanno fondamento. DIRITTO La motivazione sul punto della sentenza impugnata risulta infatti esente dalle censure del ricorrente, avendo la Corte di appello fornito risposta, adeguata e priva di vizi logico-giuridici rilevanti in questa sede, alle questioni sollevate nel gravame. La ricostruzione in fatto dei Giudici di merito del concorso del S. nel reato era stata la seguente: nella frase pronunciata dal P. al M. (deposizione dei testi M., D., G., pagg. 2-3 sentenza di primo grado, richiamata dalla sentenza impugnata), secondo cui avrebbero "chiuso un occhio" qualora avesse ritirato la querela presentata contro S. per danneggiamento, era sempre usato il plurale ("così noi prendiamo e ce ne andiamo"); subito prima vi era stato un preventivo colloquio tra i due imputati in luogo appartato; S. era stato espressamente menzionato nella denuncia sporta dal M. e anche in ragione del suo incarico era il destinatario delle doglianze lamentate dalla persona offesa. Di qui la conclusione tratta dalla Corte di appello del pieno coinvolgimento del S. nella condotta illecita - che si fonda sulla valutazione congiunta dell'interesse di cui era portatore il S. e della successione degli eventi, come sopra indicati - appare adeguatamente e logicamente sorreggere il ragionamento probatorio, anche in ordine all'elemento soggettivo del reato (per il quale è condizione necessaria e sufficiente la mera rappresentazione della prevaricazione, ovvero della posizione di squilibrio in qui versi il privato). DIRITTO PENALE 3