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Cassazione Penale, n. 00062 del 19.10.2017, Sez. 6- Delitto tentato- Tipicità- Inidoneità atti ed indebita induzione (13,1) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Delitto tentato- Tipicità- Inidoneità atti ed indebita induzione (13,1) La giurisprudenza: le sentenze per esteso 2.3. Quanto alla conoscenza da parte del ricorrente della denuncia presentata dal M., le censure risultano all'evidenza prive di consistenza. Come si evince agevolmente dalla sentenza di primo grado, richiamata sul punto dai Giudici dell'appello, era stato il P., nel rivolgersi al M., a fare espresso riferimento alla denuncia presentata da questi e che la stessa era rivolta contro il S.. In sede di appello, il ricorrente aveva dubitato della ricostruzione accolta dai primi giudici, con particolare riferimento all'attendibilità di quanto riferito dai testi e ciò perchè la denuncia-querela sporta dal M. era stata rubricata ed archiviata contro ignoti. La Corte di appello, chiamata a valutare l'attendibilità della versione resa dai testimoni, aveva escluso che tale elemento inficiasse ex se la globale valutazione di attendibilità a cui erano pervenuti i giudici di primo grado, tenuto conto che la denuncia-querela all'epoca esisteva e che non poteva escludersi che gli imputati ne avessero avuto conoscenza, considerato che i fatti erano avvenuti in un piccolo centro e che la persona offesa si era più volte lamentata di aver subito dei danni a causa delle omissioni del Comune. Così inquadrata la questione sollevata dal ricorrente con l'appello, la risposta della Corte distrettuale si sottrae alle critiche avanzate in questa sede, risultando l'apparato argomentativo nè apodittico nè illogico. 2.4. La questione posta dal ricorrente in ordine all'utilità derivatane dalla condotta induttiva lambisce l'inammissibilità. L'"utilità" di cui all'art. 319-quater c.p. - analogamente a quanto già affermato per i reati corruzione e concussione - indica tutto ciò che rappresenta un vantaggio per il pubblico agente, materiale o morale, patrimoniale o non patrimoniale, oggettivamente apprezzabile, consistente tanto in un "dare" quanto in un "facere" e ritenuto rilevante dalla consuetudine o dal convincimento comune (Sez. 6, n. 45847 del 14/10/2014, Scognamiglio, Rv. 260822; Sez. 6, n. 33843 del 19/06/2008, Lonardo, Rv. 240796). In tal senso, correttamente i giudici del merito hanno ritenuto nella specie ricorresse l'utilità prevista dalla norma incriminatrice (posto che anche la remissione della querela costituisce un vantaggio per il pubblico agente), mentre tutte le questioni poste dal ricorrente in questa sede si inseriscono nel merito, ovvero nella effettiva utilità che ne poteva derivare al S., e che, in quanto non sottoposte al vaglio del giudice dell'appello, non sono proponibili in questa sede (ex multis, Sez. 3, n. 16610 del 24/01/2017, Costa, Rv. 269632). 2.5. Miglior sorte non può essere attribuita al motivo relativo alla debolezza dell'extraneus. Il ricorrente non lamenta infatti la mancata risposta sul punto da parte della Corte di appello ad una questione sollevata con il gravame. E' sufficiente al riguardo osservare che i Giudici del merito avevano già in primo grado rilevato come la presenza del tecnico e legale del M. non potesse far venir meno lo squilibrio tra le parti, quanto alla prospettiva della constatazione dell'abuso edilizio (sentenza dì primo grado, pag. 5). 3. Relativamente al ricorso di P. va osservato quanto segue. 3. 1. Il primo motivo, con cui si contesta l'illegittimo ricorso alla motivazione "per relazione", è del tutto generico, non individuando il ricorrente quali siano state le censure sollevate con l'appello e che non abbiamo ricevuto risposta, illustrandone al contempo la decisività. Il motivo di impugnazione, per essere specifico, deve infatti concretarsi nella precisa e determinata indicazione dei punti di fatto e di diritto da sottoporre al giudice della impugnazione; nella esposizione, ancorchè concisa, ma chiara, delle censure che si muovono ai punti indicati, onde consentire a detto giudice di esercitare il suo sindacato con riferimento alle argomentazioni svolte nel provvedimento impugnato. Ne consegue che nel caso di ricorso per Cassazione, i relativi motivi non possono limitarsi al semplice richiamo "per relationem" a quelli di appello, per denunciare, in riferimento ad essi, la mancanza di motivazione della impugnata sentenza, mancando ogni possibilità di individuare le ragioni sulle quali la doglianza è fondata e, conseguentemente, di consentire un adeguato controllo sul punto (ex multis, Sez. 3, n. 35964 del 04/11/2014, dep. 2015, B., Rv. 264879). 3.2. Quanto alla dedotta inutilizzabilità delle contestazioni, va fatto rilevare che nell'appello il ricorrente aveva sollevato la suddetta questione quanto all'attendibilità della persona offesa, facendo rilevare che il P.M. si era visto costretto in sede di audizione del M. a contestare a quest'ultimo prima, inammissibilmente, il contenuto della querela e, poi, solo su eccezione della difesa, le dichiarazioni rese in sede di s.i.t.. In tale prospettiva va quindi esaminata la risposta fornita dalla Corte di appello. Invero, la sentenza impugnata ha sostenuto che la 4 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto penale La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario formulazione di qualche contestazione non inficiava l'attendibilità del teste, non facendo affatto riferimento alle contestazioni ritenute illegittime dal ricorrente. 3.3. Le censure relative alla sussistenza del reato non hanno fondamento. Sulla configurabilità in generale del tentativo, si rinvia a quanto già osservato al p. 2.1. del "considerato in diritto". Tutte le restanti censure ruotano pur sempre sulla non fondata costruzione giuridica sostenuta dal ricorrente del reato in forma tentata, ovvero che sia necessaria da parte del destinatario della proposta illecita una accettazione (quandanche con riserva mentale di non adempiere). In ordine idoneità della proposta induttiva, è sufficiente perchè si realizzi il reato di cui all'art. 319-quater c.p. nella forma tentata che la condotta del pubblico ufficiale che formuli la proposta illecita sia astrattamente idonea, con valutazione "ex ante", a determinare, attraverso l'uso della persuasione, della suggestione e anche dell'inganno (sempre che quest'ultimo non si risolva in un'induzione in errore), una pressione morale condizionante la libertà di autodeterminazione del destinatario, tale da convincerlo della necessità di dare o promettere denaro o altra utilità per evitare conseguenze dannose, anche se poi, per circostanze estranee ed estrinseche all'azione, il risultato non si produca. Va ricordato al riguardo che il tentativo è inidoneo solo quando si è in presenza di un'inefficienza strutturale e strumentale del mezzo usato che sia assoluta e indipendente da cause estranee ed estrinseche, valutata ex ante (tra tante, Sez. 1, n. 36726 del 02/07/2015, L. M, Rv. 264567). Nella specie, era quindi irrilevante la tesi diffusamente sostenuta dal ricorrente nell'appello e qui riproposta, volta a dimostrare, ai fini della idoneità del tentativo, che il M. (che era stato a lungo all'estero) non avesse compreso i termini della proposta illecita (in ogni caso ben recepiti dal teste lì presente). Per il resto, non risulta neppure censurabile la sentenza impugnata quanto alla ricostruzione della vicenda, in ordine alla quale il ricorrente, sempre al fine di sostenere la suddetta tesi, denuncia una illogica valutazione delle fonti di prova. Il ricorrente, invero, ponendosi in diretto confronto con il materiale probatorio raccolto, avanza censure non consentite in questa sede, neppure sotto forma di vizio di travisamento della prova, al quale, come è noto, è estraneo ogni discorso confutativo sul significato della prova, ovvero di mera contrapposizione dimostrativa (per tutte, Sez. 5, n. 8094 del 11/01/2007, Ienco, Rv. 236540). 3.4. Quanto ora osservato conduce a ritenere privo di fondamento anche il quarto motivo, relativo alla violazione della regola di cui all'art. 533 c.p.p. e al connesso vizio di motivazione. In ogni caso, è sufficiente ribadire che la regola di giudizio compendiata nella formula "al di là di ogni ragionevole dubbio" rileva in sede di legittimità esclusivamente ove la sua violazione si traduca nella illogicità manifesta e decisiva della motivazione della sentenza, non avendo la Corte di cassazione alcun potere di autonoma valutazione delle fonti di prova (Sez. 2, n. 28957 del 03/04/2017, D'Urso, Rv. 270108). Nella specie, il ricorrente si è limitato a fornire una diversa ricostruzione in fatto della vicenda, a fronte di una valutazione probatoria accolta dalla Corte di appello che non presenta i caratteri suddetti, sotto l'aspetto tanto della manifesta illogicità tanto della decisività. 3.5. Le critiche in ordine al mancato riconoscimento della circostanza di cui all'art. 323- bis c.p. si inseriscono inammissibilmente nel merito della valutazione compiuta dalla Corte di appello, proponendo ancora una volta una alternativa lettura delle emergenze processuali. Quel che rileva in questa sede è che l'apparato argomentativo sul quale la sentenza impugnata ha fondato il suo convincimento sul punto non risulti in modo manifesto illogico o errato in diritto. La Corte di appello ha escluso infatti l'applicazione della attenuante di cui all'art. 323- bis c.p., sul rilievo che il fatto, valutato nella sua globalità, non si presentasse di particolare tenuità, considerato lo scambio prospettato dagli imputati, coinvolgente il mancato approfondimento di un supposto abuso edilizio. 4. Per le considerazioni su esposte, dunque, i ricorsi devono essere rigettati, con la conseguente condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali, nonchè alla rifusione, in solido, delle spese di questa fase in favore della parte civile, M.P., liquidate come indicato nel dispositivo. PQM DIRITTO PENALE 5