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Cassazione Civile, n. 00048 del 03.01.2018, Sez. 6- Responsabilità dei privati- Opposizione alle sanzioni amministrative- Prova buona fede (55) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Responsabilità dei privati- Opposizione alle sanzioni amministrative- Prova buona fede (55) La giurisprudenza: le sentenze per esteso VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l'AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende; - controricorrente - avverso la sentenza n. 97/2013 del TRIBUNALE DI LATINA SEDE DISTACCATA DI GAETA, depositata il 25/03/2013; udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 12/07/2017 dal Consigliere Dott. PASQUALE D'ASCOLA. FATTO-DIRITTO 1) Interminal S.r.l. impugnava davanti al Giudice di Pace di Gaeta l'ordinanza-ingiunzione n. 444/2008, con la quale la Capitaneria di Porto di Gaeta gli aveva ingiunto il pagamento della somma di Euro 2.064,00. La condotta omissiva contestata alla società opponente consisteva nella mancata recinzione dell'area portuale di carico merci di propria spettanza, in violazione delle prescrizione contenute nelle ordinanze n. 55/2007 e n. 148/2007 emesse dall'Autorità Portuale di Civitavecchia. Omissione presidiata dalla sanzione amministrativa di cui all'art. 1174 c.n., comma 1. L'opponente deduceva l'illegittimità dell'ordinarla-ingiunzione per i seguenti vizi: a) violazione del principio di legalità sostanziale per genericità delle prescrizioni violate. Il difetto di determinatezza censurato dall'opponente si riferiva, in particolare, alla mancata descrizione delle concrete modalità operative in cui avrebbe dovuto estrinsecarsi la condotta omessa; b) difetto di colpa. Secondo la società opponente, la mancanza di chiarezza e precisione nella descrizione della condotta vietata si sarebbe riverberata, altresì, sulla propria buona fede, con integrazione della scusante di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 3; c) lex specialis derogat generalis. Come ulteriore elemento a sostegno della propria tesi, Interminal S.r.l. eccepiva la circostanza per cui le modalità operative della delimitazione dell'area erano indicate in un decreto dell'Autorità portuale di Civitavecchia non richiamato dalle succesive ordinanze, le quali assumevano carattere speciale rispetto al decreto; d) difetto di motivazione: l'opposizione censurava la mancanza/insufficienza delle ragioni a sostegno dell'ordinanza-ingiunzione. Il Giudice di Pace di Gaeta respingeva il ricorso. Interminal S.r.l. interponeva appello al Tribunale di Latina, Sezione distaccata di Gaeta, reiterando le doglianze già disattese in primo grado. 2) Il Tribunale di Latina, con sentenza n. 97/2013, depositata in data 25.03.2013, non notificata, rigettava l'appello. Rilevava che l'illecito amministrativo richiamato dalle ordinanze dell'Autorità Portuale di Civitavecchia rinviene la propria disciplina nel Decreto n. 376 del 2006 emanato dalla medesima Amministrazione. Il Tribunale osservava come il decreto, nel dettaglio, disciplinava in modo organico e generale le operazioni portuali dell'area di competenza. Il Giudice a quo precisava che le ordinanze n. 55/2007 e 148/2007 ed il decreto n. 376/2006 non si ponevano in rapporto di specialità come sostenuto in tesi dalla società appellante; piuttosto, tali atti normativi andavano combinati sistematicamente tra loro, concorrendo a creare una complessiva disciplina regolamentare, la cui violazione era, poi, sanzionata dalla previsione di cui all'art. 1174 c.n.. Tali rilievi conducevano ad escludere sia la dedotta violazione del principio di legalità, sia la fondatezza della qualificazione delle ordinanze in questione come lex specialis rispetto al decreto. Il Tribunale riteneva insussistente, altresì, la buona fede della società appellante: in qualità di operatore professionale, la Interminal S.r.l. era tenuta a conoscere la normativa vigente, trattandosi, nella specie, di ignorantia legis colposa e, dunque, inescusabile. Da ultimo, il Giudice d'appello riteneva soddisfatto l'onere di motivazione dell'ordinanzaingiunzione, grazie all'indicazione delle norme violate e alla descrizione della condotta contestata, in modo da consentire all'opponente di approntare una adeguata difesa. 3) Per la cassazione della sentenza, Interminal S.r.l. ha proposto ricorso notificato in data 7.05.2014, articolato in quattro motivi. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti intimato si è difeso con controricorso. 3.1) Con il primo motivo, la società ricorrente deduce la falsa applicazione della L. n. 241 del 1990 e la violazione della L. n. 689 del 1981, art. 1 con riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 3. Ciò in 2 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto amministrativo La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario quanto l'ordinanza-ingiunzione ed il pregresso verbale di accertamento non contengono richiami al decreto n. 376/2006 dell'Autorità Portuale di Civitavecchia, rinviando unicamente alle ordinanze n. 55 e 148/2007, le quali non indicano le concrete modalità operative della delimitazione dell'area portuale di carico. In connessione, con il secondo motivo il ricorrente deduce la violazione del principio di specialità ex art. 360 c.p.c., n. 3, negando che ordinanze e decreto convergano in una organica disciplina unitaria. Premesso il collegamento logico, i primi due motivi di ricorso possono essere trattati congiuntamente. Le censure sollevate vanno disattese. Va ricostruita, in primis, la cornice giuridica in cui si inscrive l'illecito amministrativo contestato. L'art. 5 dell'ordinanza n. 55/2007 e l'art. 6 dell'ord. 148/2007 hanno portata precettiva per quanto concerne l'adozione delle opportune misure di sicurezza in area portuale. La prima disposizione stabilisce gli adempimenti necessari ai fini di mettere in sicurezza l'area. La seconda prevede espressamente che "la zona demaniale antistante il ciglio banchina, per una larghezza di metri 3 (tre) (...) è considerata zona limite di accesso". Entrambe le ordinanze richiamano in premessa il Decreto n. 376 del 2006, con cui sono stati resi esecutivi i regolamenti recanti la disciplina per lo svolgimento delle operazioni e i servizi portuali nei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta e che specifica, all'art. 6, il contenuto della condotta dovuta. Nel dettaglio, prescrive: "prima dell'avvio delle operazioni portuali, le aree demaniali interessate dalle medesime, devono essere opportunamente recintate e segnalate al fine di impedire il transito a tutti coloro non espressamente autorizzati (...)". A chiusura del sistema, l'art. 1174 c.c., comma 1, formulato secondo la tecnica della norma in bianco - sanziona testualmente "chiunque non osserva una disposizione di legge o di regolamento, ovvero un provvedimento legalmente dato dall'autorità competente in materia di Polizia dei porti e degli aeroporti". Dunque, il coordinamento tra gli atti normativi si rinviene, prima ancora che per via esegetica e per ragioni logico-sistematiche, direttamente nelle due ordinanze che, in premessa, rinviano al decreto de qua, nonchè nella formulazione aperta dell'art. 1174 c.n.. Pertanto, la qualificazione del rapporto tra le diverse fonti alla luce del criterio della DIRITTO AMMINISTRATIVO combinazione operata dal Giudice a quo risulta corretta: le ordinanze prescrivono la doverosità della condotta; il decreto, richiamato in premessa dalle ordinanze, descrive le modalità comportamentali di essa; l'art. 1174 c.n., comma 1, sanziona le violazioni ivi prescritte. Ne deriva l'infondatezza della tesi di parte ricorrente secondo cui solo le due ordinanze 55 e 148 e non anche le disposizione del decreto 376 sarebbero applicabili per il porto di Gaeta. Non è dunque ravvisabile alcuna violazione del principio di legalità di cui alla L. n. 689 del 1981, art. 1. 3.2) Con il terzo motivo, il ricorrente deduce il vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in relazione alla sussistenza dell'esimente della buona fede con riferimento all'art. 360 c.p.c., n. 5. Il motivo merita il rigetto. Ai sensi della L. 24 novembre 1981, n. 689, art. 4 per integrare l'elemento soggettivo dell'illecito è sufficiente la semplice colpa, l'errore sulla liceità della condotta, collegato alla buona fede, può rilevare in termini di esclusione della responsabilità amministrativa solo quando esso risulti inevitabile. A tal fine è necessario rintracciare un elemento positivo, estraneo all'autore dell'infrazione, idoneo ad ingenerare in lui la convinzione della suddetta liceità, oltre alla condizione che da parte dell'autore sia stato fatto tutto il possibile per osservare la legge e che nessun rimprovero possa essergli mosso, così che l'errore non sia suscettibile di essere impedito dall'interessato con l'ordinaria diligenza (v. Cass., 19759/2015, 16320/10, 13610/07, 11012/06, 9862/06, 5426/06 e 11253/04). L'onere della prova degli elementi positivi che riscontrano l'esistenza della buona fede è a carico dell'opponente e la relativa valutazione costituisce un apprezzamento di fatto di stretta competenza del giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non sotto il profilo del vizio di motivazione (Cass. n. 23019/09). In tale prospettiva, la valutazione compiuta dal Tribunale di Latina va esente da censure. Il Giudice a quo ha correttamente ritenuto, con motivazione completa e congrua, che l'inconsapevolezza dell'antigiuridicità della condotta fosse da ascrivere alla mancata conoscenza di norme di agevole interpretabilità, specie tenuto conto del grado di diligenza richiesto ad un operatore professionale in rapporto al livello di affidamento rilevante a norma della L. n. 689 del 1981, art. 3. 3