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Consiglio di Stato, n. 00012 del 20.12.2017, Sez. A- Dir. proc. amm.- Rito ordinario- Fase decisoria- Sentenza- Dichiarazione di incostituzionalità (art. 34-88 c.p.a.) (19) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Dir. proc. amm.- Rito ordinario- Fase decisoria- Sentenza- Dichiarazione di incostituzionalità (art. 34-88 c.p.a.) (19) La giurisprudenza: le sentenze per esteso per la riforma della sentenza non definitiva del T.A.R. per la CALABRIA - Sezione Staccata di REGGIO CALABRIA - n. 569 del'11 ottobre 2013, resa tra le parti, concernente restituzione terreni occupati d'urgenza per realizzazione opere pubbliche. Visti il ricorso in appello e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio della signora Ca. Hy. e del Comune di Reggio Calabria; Visto l'appello incidentale proposto da Ca. Hy.; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2016 il consigliere Fabio Taormina e uditi per le parti l'avvocato dello Stato P. Marrone, l'avvocato C. Rossano, su delega dell'avvocato A. Caracciolo, e G. Porcelli; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. 1. Con la sentenza parziale di cui in epigrafe, n. 569 dell'11 ottobre 2013, il Tribunale amministrativo regionale per la Calabria - Sede di Reggio Calabria - ha accolto in parte il ricorso proposto dalle odierne appellate, An. Fa. e Ca. Hy., volto ad ottenere: a) la condanna alla restituzione dei terreni riportati in catasto al (omissis), occupati d'urgenza in forza del decreto del Prefetto di Reggio Calabria in data 25 marzo 1986, n. 3771/sett. 1., mai convertito in esproprio definitivo; b) il pagamento dell'indennità dovuta per l'occupazione dei terreni stessi sin dal 25 marzo 1986; c) il risarcimento del danno causato alle originarie ricorrenti. 2. Il Comune di Reggio Calabria ed il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si erano costituiti in giudizio chiedendo la reiezione del ricorso in quanto infondato. 3. Il primo giudice con la sentenza impugnata: a) ha espresso il convincimento per cui la causa potesse essere solo parzialmente decisa, conseguentemente risolvendo le diverse eccezioni di rito sollevate dalle Amministrazioni convenute, definendo la domanda di restituzione della particella nr. 389, ed infine statuendo sulla domanda di condanna al risarcimento per l'illegittima occupazione relativamente a tutte le aree; b) ha ritenuto che fosse di converso necessario un adeguato approfondimento in diritto circa la compatibilità della domanda di restituzione dei beni privati illegittimamente ablati con l'avvenuta realizzazione su di essi di una strada pubblica invitando le parti a dedurre in merito ai sensi dell'art. 73 c.p.a.; FATTO c) ha dichiarato infondate tutte le predette eccezioni in rito (relative alla pretesa nullità della chiamata in giudizio del Ministero per violazione dell'art. 41 c.p.a., al difetto di giurisdizione del g.a., ed al difetto di legittimazione passiva del comune di Reggio Calabria, tali capi non sono stati impugnati) e preliminari di merito (relativamente al preteso intervenuto acquisto delle stesse in favore del Ministero per usucapione) sollevate dalle amministrazioni convenute; d) ha accertato che l'acquisizione delle aree di pertinenza delle parti originari ricorrenti, sorretta da una valida dichiarazione di pubblica utilità ed una regolare occupazione temporanea d'urgenza, non si era tradotta in un decreto di esproprio, né in altro decreto di acquisizione sotto la vigenza delle due diverse norme di riferimento succedutesi nel tempo (art. 43 e art. 42- bis, d.P.R. n. 327/01); e) ha disposto la restituzione della particella 389 facendo presente che, quanto alla sorte degli impianti sportivi insistenti sul lotto, doveva applicarsi la regola di cui all'art. 936 del cod.civ. per cui, a scelta del proprietario, il Comune avrebbe dovuto rimuovere le opere realizzate, oppure il proprietario avrebbe potuto ritenerle, corrispondendo, a sua scelta, il valore dei materiali ed il prezzo della manodopera oppure l'aumento di valore del fondo (anche tale capo non è stato impugnato); f) ha calcolato il risarcimento dovuto alla parte originaria ricorrente per tutte le particelle oggetto di causa (nn. 389, 373 e 374), limitandolo alla sola voce corrispondente alla stima dei danni derivanti dall'occupazione illegittima e motivatamente discostandosi, in parte, dalla valutazione che era stata resa dal c.t.u. nominato dal T.a.r. medesimo; 2 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto processuale amminsitrativo La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario g) quanto alla domanda di restituzione delle aree incluse nelle particelle nn. 373 e 374, ha riservato ogni decisione, sollevando d'ufficio ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 73 del c.p.a. la questione della compatibilità della restituzione dei suoli con la natura demaniale del tratto di strada su di essi realizzato, fissando una successiva udienza di trattazione della causa. 5. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha impugnato la suindicata decisione, con ricorso ritualmente notificato e depositato, sostenendo che essa era affetta da vizio di motivazione, e che avrebbe dovuto essere accolta l'eccezione di usucapione formulata in primo grado, in quanto erroneamente si era ritenuto che la odierna parte appellante non aveva legittimazione a formularla. 6. Alla camera di consiglio dell'11 febbraio 2014, fissata per la delibazione della domanda di sospensione della provvisoria esecutività dell'impugnata sentenza la Sezione, con l'ordinanza n. 662/2014, ha accolto l'istanza cautelare "poiché dall'esame degli atti si ricava una complessità della fattispecie controversa che induce, in uno con gli effetti solo parziali della sentenza impugnata, ad un approfondimento nella fase di merito. Poiché a tal fine appare necessario che i detti effetti, a tutela di tutte le parti del giudizio, vengano neutralizzati in attesa della decisione definitiva". 6. In data 15.4. 2014 la originaria parte ricorrente ha depositato un controricorso contenente anche un appello incidentale chiedendo la reiezione dell'appello principale e censurando la sentenza di primo grado nella parte in cui aveva attribuito alle aree un valore inferiore a quello indicato nell'elaborato di consulenza tecnica e non aveva liquidato il danno morale. 7. In data 24.4.2014 il Comune di Reggio Calabria si è costituito con memoria di stile. 8. In data 7.11.2016 la originaria parte ricorrente ha depositato una articolata memoria chiedendo la reiezione dell'appello perché infondato od inammissibile, facendo presente che la causa era stata interamente definita con la sentenza del T.a.r. n. 728 del 14 luglio 2015, passata in giudicato, e che la stessa si fondava sugli stessi presupposti fattuali e giuridici della sentenza parziale appellata nell'odierno processo per cui l'appello principale era divenuto inammissibile. Ha altresì fatto presente di avere interesse alla decisione del proprio appello incidentale autonomo, tempestivamente proposto il 21.3.2014 (entro sei mesi dall'11.10.2013, datata di deposito della impugnata decisione, ed entro sessanta giorni dal 26 febbraio 2014, data di notifica dell'appello principale). 9. In data 9.11.2016 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti appellante ha depositato una dichiarazione di rinuncia all'appello, anche in considerazione della circostanza che la causa era stata interamente definita con la sentenza del T.a.r. n. 728 del 14 luglio 2015. 10. In data 17.11.2016 il Comune di Reggio Calabria ha depositato una memoria puntualizzando e ribadendo le proprie tesi, facendo presente che la quantificazione del compendio risarcitorio contenuta nella sentenza del T.a.r. era corretta ed immune da mende. 9. Alla odierna pubblica udienza del 20 dicembre 2016 la causa è stata trattenuta in decisione. 1. L'appello principale è divenuto improcedibile per rinuncia; l'appello incidentale autonomo è infondato e va respinto: la impugnata sentenza merita pertanto integrale conferma 2. Quanto all'appello principale, il Collegio non può che prendere atto dell'avvenuta rinuncia al medesimo (dovendosi rilevare per incidens che esso non attingeva tutti i capi della impugnata pronuncia). 2.1. L'appello incidentale autonomo - del quale è evidente la perdurante ammissibilità, (in quanto diretto a gravare un capo autonomo della sentenza impugnata), e la ricevibilità (in quanto DIRITTO proposto entro il termine di impugnazione decorrente dalla pubblicazione della sentenza) - è invece certamente infondato, in quanto: a) il T.a.r. ha incrementato il coefficiente di riduzione (fissato dal c.t.u. nel 30%, il che aveva condotto l'elaborato di consulenza ad individuare un valore pari ad euro 22,40/mq muovendo da un valore-base di Euro 32/mq ), sino alla soglia del 50% nella considerazione che erano presenti ben due vincoli (relativi all'aeroporto ed al depuratore); tale statuizione è frutto di corretta valutazione, anche laddove si tenga conto che la destinazione del suolo non ne consentiva la edificabilità; per DIRITTO PROCESSUALE AMMINSITRATIVO 3