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Missionario 2_2018

Dal mondo a cura di

Dal mondo a cura di Michele Perazzani Rubrica Spese militari italiane in aumento, anche per il nucleare Pubblichiamo un estratto dell’articolo di E. Piovesana, comparso sul sito milex.it dell’Osservatorio sulle spese militari italiane Il Rapporto MIL€X 2018 - presentato alla Sala Stampa della Camera dei Deputati alla presenza di Daniel Högsta, coordinatore della campagna ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons) insignita del Premio Nobel per la Pace 2017 - mostra un’ulteriore incremento della spesa militare italiana: 25 miliardi di euro nel 2018 (1,4% del PIL), un aumento del 4% rispetto al 2017 che rafforza la tendenza di crescita avviata dal governo Renzi (+8,6 % rispetto al 2015) e che riprende la dinamica incrementale delle ultime tre legislature (+25,8% dal 2006) precedente la crisi del 2008. Cresce nel 2018 il bilancio del Ministero della Difesa (21 miliardi, +3,4% in un anno, +8,2% dal 2015) e i contributi del Ministero dello Sviluppo Economico all’acquisto di nuovi armamenti (3,5 miliardi di cui 427 milioni di costo mutui, +5% in un anno, +30% nell’ultima legislatura, +115% nelle ultime tre legislature) per i quali nel 2018 verranno spesi 5,7 miliardi (+7% nell’ultimo anno e +88% nelle ultime tre legislature). Tra i programmi di riarmo nazionale in corso (tutti elencati nel Rapporto MIL€X) i più ingenti sono le nuove navi da guerra della Marina (tra cui la nuova portaerei Thaon di Revel), i nuovi carri armati ed elicotteri da attacco dell’Esercito, e i nuovi aerei da guerra Typhoon e F-35. Agli F-35 il Rapporto MIL€X dedica un approfondimento che analizza costi effettivi (50 miliardi con i costi operativi), reali ricadute industriali ed occupazionali, difetti strutturali (che rischiano di mettere fuori servizio gli F-35 finora acquistati dall’Italia per 150 milioni l’uno) e funzione strategica di questo sistema d’arma prettamente offensivo e intrinsecamente contrario all’articolo 11 della Costituzione Italiana e al Trattato di non Proliferazione Nucleare. Un altro approfondimento del Rapporto riguarda proprio i costi della “servitù nucleare” legata alle spese di stoccaggio e sorveglianza delle testate atomiche tattiche americane B-61 nelle basi italiane (23 milioni solo per l’aggiornamento delle apparecchiature di sorveglianza esterna e dei caveau contenti le venti B-61 all’interno degli undici hangar nucleari della base bresciana) e alle spese di stazionamento del personale militare USA addetto e di mantenimento in prontez- za di aerei e piloti italiani dedicati al “nuclear strike” (lo stesso acquisto del bombardiere nucleare F-35 da parte italiana, secondo il Pentagono, rappresenta “un fondamentale contributo al missione nucleare” americana). Il commento di Daniel Högsta: “Questi dati dimostrano come la presenza di armi nucleari abbia impatto negativo per i paesi che le ospitano non solo dal punto di vista politico, ma anche della spesa pubblica. L’opinione pubblica dovrebbe rendersene conto! Sono invece già positivi gli impatti del Trattato sulla proibizione delle armi nucleari votato all’ONU a luglio 2017: diversi enti finanziari internazionali hanno iniziato a disinvestire dalla produzione di armi nucleari. Anche gli Stati dovrebbero fare lo stesso”. Tra gli ulteriori focus del Rapporto MIL€X 2018: le spese italiane di supporto alle 59 basi USA in Italia (520 milioni l’anno) e di contribuzione ai bilanci NATO (192 milioni l’anno), i costi nascosti (Mission Need Urgent Requirements) delle “infinite” missioni militari all’estero (con approfondimenti sui costi di 16 anni di presenza in Afghanistan e 14 anni in Iraq), il costo della base militare italiana a Gibuti intitolata all’eroe di guerra fascista Comandante Diavolo (43 milioni l’anno), il “tesoretto” armato da 13 miliardi nascosto nel Fondo Investimenti voluto dal Governo Renzi (destinato anche ai nuovi droni armati della Piaggio Aerospace*), lo “scivolo d’oro” dimenticato per gli alti ufficiali (condannato dalla Corte dei Conti) e l’onerosa situazione dei 200 cappellani militari ancora a carico dello Stato (15 milioni l’anno tra stipendi e pensioni). Fonti: nigrizia.it; milex.org 4 marzo - aprile 2018

Giovani oggi di Teresita Andreussi Rubrica Non di solo web “Siete una generazione con lo sguardo basso. Sempre connessi. In rete tutti chiacchierano, molti gridano, qualcuno insulta, minaccia; e nessuno ascolta. Alla disperata ricerca di attenzione e aiuto, tanti ragazzi affidano a You Tube e ai social le loro cose più intime … come naufraghi che infilano il messaggio nella bottiglia e la affidano alle onde dell’Oceano, fiduciosi che la portino nelle mani di un soccorritore che però non c’è. Solitudine, altro che social … La rivoluzione digitale è il più grande rimbecillimento di massa nella storia dell’umanità. Non soltanto distrugge lavoro e crea falsi idoli … distrugge un patrimonio di cultura e di civiltà. Il meglio di quel che l’uomo ha scritto, dipinto, composto, pensato viene triturato e ridotto a frammenti, destinati a perdersi nell’oceano delle sciocchezze e delle falsità … Certo, anche noi genitori siamo iperconnessi. Come ha scritto Altan: “È record: ogni cellulare possiede un italiano”; ma per un adolescente il rischio è ancora più grande: assuefarsi alla vita virtuale prima ancora di aver cominciato a vivere quella vera.” Questo, e molto altro, ha scritto Aldo Cazzullo, un giornalista di un noto quotidiano, ai suoi due figli, Francesco, universitario, e Rossana, liceale, patiti del web, come tutti i loro coetanei. I due, naturalmente hanno ribattuto che “La rete è una fonte di conoscenza impareggiabile, veloce e stimolante. Ormai è indispensabile per leggere, studiare, scrivere, anche a scuola se usata bene…” Così sono nati una simpatica e garbata discussione e un libro: “Metti via quel cellulare”, ti- tolo che ripete il grido quotidiano di chissà quanti genitori, nel loro inutile tentativo di correggere un’ossessione ormai diffusa ovunque come un’epidemia. Sono a confronto due generazioni: quella che ha dovuto far i conti con mail e social “a una certa età” e quella nata e cresciuta tra messaggini ed emoji; quella che da giovane aveva, forse, in camera una radio, un giradischi, una macchina fotografica, una macchina da scrivere, e quella che ha tutte queste possibilità e molte altre, chiuse in un unico strumento, potentissimo. In un botta e risposta serrato, il gap tra due mentalità appare evidente, ma lentamente i nodi si sciolgono: “Ogni rivoluzione ha avuto i suoi odiatori - sostiene Rossana - i luddisti volevano distruggere i telai a vapore, il treno era un’opera di satana, c’erano quelli che non volevano viaggiare in automobile, quelli che rifiutavano di salire su un aereo… la rete per la nostra generazione è parte essenziale della vita. E non è vero che il telefonino ci isola dal mondo. Anzi ce lo crea. Possiamo decidere di spegnerlo e uscire con gli amici o confrontarci con gli stessi stando a casa … non è vero neppure che distrugge lavoro, lo cambia. In futuro ci sarà qualche posto noioso e ripetitivo in meno perché quel lavoro lo farà la tecnologia, ma ci saranno molti posti creativi perché la rete si rinnova di continuo, reinventa tutto, collega mondi e ne costruisce di nuovi. E renderla più umana sarà la sfida per la nostra generazione”. Dunque il cellulare. Un mezzo. Né demonizzato né esaltato. Uno strumento come tanti altri, da usare con consapevolezza e responsabilità. È di questi giorni una circolare, una sorta di “decalogo” per l’uso di smartphone e tablet a scuola, visti come un’opportunità in più per l’apprendimento. “Proibire l’uso del cellulare non è la soluzione. Meglio negoziare un uso responsabile - sostengono gli esperti, autori del documento - la scuola deve diventare un anticorpo nei confronti di verità confuse, dibattiti superficiali, informazioni prive di fondamento scientifico.” Si dovrà arrivare ad una vera e propria “educazione civica digitale? Intanto Rossana dimostra di avere le idee chiare: “Lo smartphone non vi può sostituire. Voi genitori mantenete sempre il vostro ruolo fondamentale di trasmettere passioni, valori e interessi. La responsabilità di quel che siamo è vostra, non del telefonino, che semmai è il vostro alibi…” marzo - aprile 2018 5

Andare alle Genti - Suore Missionarie della Consolata
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