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Cassazione Penale, n. 57224 del 09.11.2017, Sez. 6- Oltraggio a un magistrato in udienza art. 343 (ps. 2) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Oltraggio a un magistrato in udienza art. 343 (ps. 2) La giurisprudenza: le sentenze per esteso 1. Con sentenza del 2 ottobre 2015, la Corte di appello di Bologna ha confermato quella resa, all'esito di giudizio ordinario, dal locale Tribunale che aveva condannato l'imputato, L.E., per i reati di calunnia aggravata ed oltraggio a magistrato in udienza (artt. 368 e 343 cod. pen.), commessi in danno di un Giudice onorario del Tribunale di Pordenone, C.D., nel corso del giudizio in cui il prevenuto veniva giudicato per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Hanno ricevuto conferma le statuizioni civili di condanna dell'imputato. 2. Ricorre per cassazione, in proprio, L.E. che articola sedici motivi di ricorso che vengono riportati nei termini che seguono, nell'osservanza del disposto di cui all'art. 173 disp. att. c.p.p., comma 1. 2.1. Per i primi cinque motivi di ricorso, l'imputato fa valere violazioni d'indole processuale e vizi di motivazione denunciando: la nullità dell'impugnata sentenza perchè la disposta notifica in rinnovazione dell'avviso dell'udienza in appello era stata effettuata per compiuta giacenza e non nelle mani dell'imputato; la violazione del diritto di difesa per il diniego frapposto dalla Corte di merito alla produzione di documenti allegati a memoria difensiva e per omessa concessione di termine a difesa all'udienza del 21 luglio 2011 all'avvocato Cisilino, nominato in primo grado, con conseguente nullità della sentenza emessa dal Tribunale e, ancora, per omessa motivazione sul punto; nullità della sentenza di primo grado per rigetto dell'istanza di rinvio motivata da concessione di un termine a difesa dell'avvocato Bianco, per l'udienza del 13 maggio 2013. 2.2. Con il sesto motivo si denuncia l'illegittimità dell'impugnata sentenza per avere i giudici di appello ritenuto integrato il delitto di calunnia nei contenuti di un atto difensivo redatto dall'imputato nel procedimento per rimessione del processo introdotto, ai sensi dell'art. 45 cod. proc. pen., avverso il giudice C.. 2.3. Con il settimo e l'ottavo motivo si deduce la contraddittorietà logica espressa dalla Corte di appello e dal Tribunale nell'assunta decisione con cui, da una parte avevano assolto l'imputato dai fatti correlati all'accusa rivolta al magistrato di aver portato presso il proprio domicilio il fascicolo d'ufficio per redigere la sentenza, apprezzando che non costituisse reato una siffatta condotta, e FATTO dall'altra avevano invece ritenuto integrato il reato di calunnia nella denuncia sporta dall'imputato circa l'accompagnamento coattivo disposto dal giudice C. dei testimoni sentiti nel processo per diffamazione, celebrato ai danni del L.. Anche siffatta condotta non sarebbe stata infatti integrativa di reato e come tale non avrebbe potuto, a sua volta, sostenere l'accusa di calunnia. 2.4. Con il nono, il decimo ed undicesimo motivo si deduce che la Corte di appello avrebbe, incorrendo in vizio di motivazione, rigettato le deduzioni difensive sulla inutilizzabilità, per non esserne provata l'esistenza agli atti e, comunque, la loro riferibilità all'imputato, di due memorie difensive, dall'apprezzato contenuto calunniatorio, avendo il L. finanche disconosciuto la paternità delle prime. 2.5. Con i motivi tredicesimo e quattordicesimo si fa valere la violazione di legge nell'apprezzamento operato dalla Corte di appello di Bologna sulla integrazione del reato di oltraggio a magistrato in udienza (art. 343 cod. pen.) per i contenuti di memorie formate dall'imputato per l'udienza. Si sarebbe trattato infatti di mere comunicazioni scritte, come tali mancanti di una immediata percepibilità da parte di quanti erano presenti in aula, e comunque prodotte in assenza dell'imputato. Le dichiarazioni contenute negli atti sarebbero state scriminate dall'esercizio del diritto di critica o comunque avrebbero meritato il riconoscimento delle attenuanti; inoltre nell'impugnata sentenza non sarebbero state indicate le frasi ritenute oltraggiose. 2.6. Con il quindicesimo motivo si denuncia per arbitrarietà, illogicità e violazione di legge il diniego delle attenuanti generiche, giudizio per il quale la Corte di appello non avrebbe stimato la posizione dell'imputato, lavoratore e persona per bene, nell'incoerenza, inoltre, dell'esplicitato giudizio di prognosi in difetto di contestazione sulla recidiva. 2.7. Con il sedicesimo motivo si deduce l'intervenuta prescrizione dei reati in epoca antecedente alla pronuncia della sentenza di appello, non valendo in contrario segno la sospensione dei termini ritenuta dalla Corte territoriale, vicenda che non avrebbe comunque 2 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto penale La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario consentito di superare, all'epoca dell'adottata decisione, il termine finale di prescrizione. L'imputato conclude quindi in via preliminare per la declaratoria di prescrizione ed in subordine per l'annullamento dell'impugnata sentenza ai fini civilistici con conseguente revoca del concesso risarcimento del danno o con sua "rimodulazione" in melius. 3. Il 14 aprile 2017 la costituita parte civile, C.D., a mezzo di difensore di fiducia, ha presentato memoria, argomentando nel senso del rigetto dei motivi di ricorso articolati dal prevenuto. 4. Il 2 maggio 2017 è pervenuta memoria dell'imputato in cui si è ancora dedotta, tra altro e per quanto di rilievo, l'intervenuta prescrizione dei reati ascritti. 5. E' stata depositata per l'odierna udienza di discussione ulteriore memoria difensiva a firma dell'imputato in cui, reiterata la deduzione sulla maturata prescrizione dei reati, si è insistito per l'annullamento dell'impugnata sentenza agli effetti civili. 1. Il ricorso è inammissibile per tutti gli articolati motivi per le ragioni di seguito indicate. 2. E' preliminare ad ogni altra, la valutazione delle modalità di redazione del ricorso che si apprezzano tali da compromettere, del primo, la stessa comprensione. Articolato in settantatrè pagine e sedici motivi, il ricorso si segnala infatti: a) nelle forme, per la tecnica grafico-espositiva adottata, in cui si registra l'avvicendarsi di font o caratteri, diversi anche nella dimensione, cornici o riquadri di definizione, trasposizioni di contenuti di documenti, frasi estrapolate da testi della tradizione filosofico-letteraria sviluppatasi a commento delle sacre scritture, paragrafi e sottoparagrafi all'interno dei quali si inseriscono ulteriori partizioni; b) nei contenuti, per l'utilizzo di un argomentare retorico, articolato per domande a risposta predefinita ed in cui si affastellano capillari critiche ed argomentazioni di sostegno incontinenti ed eccentriche, in un quadro complessivamente diretto a rendere il percorso impugnatorio niente affatto lineare e comprensibile. 2.1. Per i riportati termini di forma e contenuto, il ricorso manca quindi di dare soddisfazione alla ineludibile esigenza di un ordinato inquadramento delle ragioni di censura, nel rispetto dei contenuti di cui all'art. 606 cod. proc. pen., nella certa incompatibilità tra il rispetto della griglia segnata dall'indicata previsione normativa ed una illustrazione, ridondante e caotica, che introduca nel processo una mole di informazioni, fittamente interpolate da giudizi, destinate a rendere il controllo di legittimità di ardua realizzazione (in termini, su analoghi contenuti di ricorso, le valutazioni di DIRITTO preliminare inammissibilità di cui a Sez. 5, n. 32143 del 03/04/2013, Querci, massimata su altro, in motivazione, p. 10, riprese da Sez. 2, n. 677 del 10/10/2014, dep. 2015, Di Vincenzo, massimata su altro, p. 7 e, ancora, da Sez. 6, n. 19001 del 5/04/2016, Froncillo, p. 29). 2.2. In siffatta valutazione si inserisce il "Protocollo d'intesa tra Corte di Cassazione e Consiglio Nazionale Forense sulle regole redazionali dei motivi di ricorso in materia penale", sottoscritto il 17 dicembre 2015, quale concorrente strumento, nei suoi contenuti ispirati al rispetto dei canoni di chiarezza e concisione, ad una valutazione in termini di inammissibilità del motivo di ricorso e tanto a conforto di una previsione primaria, da individuarsi nel nostro sistema nell'art. 606 c.p.p., comma 1, in difetto di attribuzioni di potestà regolamentari condivise invece dalle Corti europee (Regolamento della Corte E.D.U. del 4 novembre 1998, come successivamente modificato dalla Corte; Regolamento di procedura del Tribunale dell'Unione europea, del 4 marzo 2015) e dagli organi della giurisdizione amministrativa nazionale (Decreto Presidente del Consiglio di Stato, in relazione alle previsioni di cui all'art. 3 del Codice del processo amministrativoD.Lgs. n. 104 del 2010). 2.3. Il ricorso che sia portatore, anche per un errato utilizzo di risorse informatiche nella compilazione dell'atto, di un eccesso di informazioni, al pari di quello che ne sia privo, nella incapacità di esprimere una critica concludente, si rivela inammissibile per genericità (in siffatti termini, sul ricorso prolisso: Sez. 6, n. 10539 del 10/02/2017 Lorusso, Rv. 269379). 3. All'indicata preliminare valutazione - in adesione a quanto risulta essere, in ragione dei DIRITTO PENALE 3