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Cassazione Penale, n. 57224 del 09.11.2017, Sez. 6- Oltraggio a un magistrato in udienza art. 343 (ps. 2) d

LA GIURISPRUDENZA: le

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Lectio- Oltraggio a un magistrato in udienza art. 343 (ps. 2) citati precedenti, un persuasivo orientamento di legittimità -, al fine di non venir meno ai compiti propri di questa Corte, deve comunque seguire l'esame degli articolati motivi per una valutazione di inammissibilità, a cui non resta estraneo lo scrutinio dei contenuti dei primi. 4. Pacifica l'inammissibilità di quei motivi di ricorso che, propositivi di mere alternative letture del fatto e portatori di diretta critica all'apprezzamento delle prove operato dai giudici di merito, risultino incapaci di condurre ad una valutazione dei vizi, rilevanti in sede di legittimità, destinati ad inficiare il discorso giustificativo sulla capacità dimostrativa delle prime, si rileva quanto segue. 5. La deduzione di parziale prescrizione del reato di calunnia limitatamente ai contenuti della memoria del 20 febbraio 2007 a far data dall'adozione della sentenza di appello e quella di sopravvenuta prescrizione di ogni altro reato in epoca successiva alla sentenza impugnata sono inammissibili, perchè manifestamente infondata, la prima, ed irrilevante, la secondo per l'apprezzata inammissibilità del ricorso. La Corte di merito ha escluso la parziale prescrizione del reato previo analitico scrutinio del periodo di sospensione ad integrazione del quale ha correttamente computato i rinvii concessi in accoglimento di istanze difensive. E' comunque manifestamente infondata la deduzione difensiva che vorrebbe la sospensione dei termini di prescrizione incapace di travalicare il termine massimo di prescrizione. Ove intervenga infatti sospensione si apre una parentesi al decorso della prescrizione del reato destinato a riprendere dal giorno in cui è cessata la causa della sospensione (art. 159 c.p., comma 3). Ove vi sia invece interruzione della prescrizione per atti di esercizio dell'azione penale o di giurisdizione in genere, fattispecie per la quale il termine si interrompe per poi riprendere nuovamente a decorrere, il termine di prescrizione non può essere prolungato oltre il massimo fissato dalla legge (art. 160 c.p., comma 3). 6. Nel resto, sono inammissibili i motivi processuali con cui si denuncia l'illegittimità la sentenza di appello in quanto violativa, per le soluzioni adottate dalla Corte di appello o condivise con il giudice di primo grado, dell'esercizio del diritto di difesa. Tanto è destinato a valere per le dedotte nullità da mancato rinnovo della notifica dell'avviso dell'udienza e da mancata concessione da parte del giudice di primo grado dei termini a La giurisprudenza: le sentenze per esteso difesa. Si tratta invero di questioni nell'apprezzamento delle quali la Corte di merito ha fatto corretta applicazione delle previsioni di legge per argomenti che non si segnalano per manifesta illogicità. Tanto sia per il ritenuto perfezionamento della notifica del decreto di citazione in appello a mezzo del servizio postale, nelle forme della compiuta giacenza, sia per l'operato debito bilanciamento tra la facoltà di nomina del difensore in ogni momento del processo e le esigenze di ragionevole durata, al fine di escludere la configurabilità del diritto del difensore di fiducia ad ottenere rinvio per tardività della nomina, sia ancora per l'apprezzata necessità della documentazione del carattere assoluto dell'impedimento del nuovo difensore di fiducia, nella pure ritenuta tutela del diritto di difesa in ragione dell'intervenuta nomina di un difensore d'ufficio ex art. 97 c.p.p., comma 4, in ogni ipotesi di impedimento del fiduciario. 6. Medesime conclusioni di manifesta infondatezza o comunque di inammissibilità, trattandosi di reiterazione di critica debitamente vagliata dai giudici di merito, debbono valere quanto alle contestazioni portate alle scelte interpretative della Corte di appello sull'integrazione del reato di oltraggio a magistrato in udienza e di calunnia, fattispecie correttamente e congruamente definite nella impugnata sentenza, per i loro termini oggettivi e soggettivi. Resta in tal modo ferma la ritenuta consapevolezza in capo all'agente di una condotta oltraggiosa posta in essere in udienza anche là dove l'espressione calunniosa sia contenuta in scritti difensivi, in quanto atti destinati all'attenzione del giudicante e delle altre parti processuali, nella previa definizione della nozione stessa di udienza quale seduta in cui si svolge l'attività giudiziaria del magistrato (arg. ex Sez. 6, n. 17314 del 03/02/2003, Giubbini, Rv. 225432). Ogni contraddittorietà della motivazione nel rapporto tra pronunciata assoluzione per uno dei fatti di calunnia ed intervenuta condanna per altro episodio (con cui si attribuiva al giudice C. di aver disposto l'accompagnamento coattivo dei testi per un perseguito intento intimidatorio degli stessi) rimane in modo inconcludente prospettata in ricorso a fronte di argomenti, pieni, che delle prime danno congruo riscontro per una efficace definizione del contesto in cui la condotta calunniosa avrebbe trovato espressione, con conseguente stimata integrazione degli estremi 4 La Scuola di diritto .i

LA GIURISPRUDENZA: le sentenze per esteso Diritto penale La giurisprudenza: le sentenze per esteso: clicca qui per tornare all'indice sommario della intenzionale violazione e della volontà di arrecare un danno ingiusto, in capo all'agente. Nè il ricorso riesce ad infirmare la tenuta logica dell'impugnata sentenza in punto di ritenuta riferibilità al prevenuto delle memorie del 9 e 20 luglio 2007, in quanto stimate, con argomento logico che non si espone a scrutinio in questa sede, espressive di quelle vicende processuali in cui erano insorte le imputazioni, nella debita ritenuta irrilevanza del disconoscimento dall'imputato operato. Le deduzioni sulla scriminabilità dell'oltraggio ex art. 343 cod. pen. per esercizio del diritto di critica, giusta estesa applicazione dell'art. 598 cod. pen., si traducono in inammissibili inconducenti critiche nella debitamente chiarita, in sentenza, insussistenza di un nesso funzionale tra affermazioni calunniose e confutazioni di accuse al prevenuto rivolte. Il trattamento sanzionatorio applicato vede infine congruamente compendiati nella motivazione dei giudici di appello i principi affermati da questa Corte sulla insindacabilità in sede di legittimità del diniego delle attenuanti generiche (Sez. 2, n. 3896 del 20/01/2016, De Cotiis, Rv. 265826), per un giudizio di prognosi correttamente formulato e rispetto al quale il motivo di ricorso si rivela incapace di ammissibile critica. 7. All'inammissibilità del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00, che si stima equa in ragione delle questioni dedotte, in favore della Cassa delle Ammende. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende. Così deciso in Roma, il 9 novembre 2017. Depositato in Cancelleria il 21 dicembre 2017 DIRITTO PENALE 5