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lo cedette nel 1816 al

lo cedette nel 1816 al principe Carlo Felice, che riprese, in tal modo, il possesso del maniero. Nel 1819 Carlo Felice si occupò attivamente del restauro e dell’ammodernamento del castello, i cui lavori furono diretti dagli architetti Giuseppe Cardone e Michele Borda. Particolare attenzione venne dedicata alla decorazione del salone centrale, che fu affidata al pittore Luigi Vacca, che si avvalse della collaborazione di Fabrizio Sevesi per i dipinti delle parti architettoniche e degli ornati sulle pareti e sulla volta. Sempre al Vacca furono affidate le decorazioni delle sale di udienza degli appartamenti reali, mentre gli affreschi del piano terreno e delle rimanenti camere furono eseguiti da Carlo Pagani e Andrea Piazza. Quattro sale conservano le pareti rivestite da raffinate tappezzerie cinesi. Terminati i lavori di ammodernamento, Carlo Felice stabilì la sua residenza estiva a Govone, svolgendovi le funzioni regali, con ricevimento di Sovrani, Capi di Stato e personaggi illustri. Alla sua morte, avvenuta nel 1831, il castello passò alla vedova Maria Cristina, che, a sua volta, lo lasciò in eredità a Ferdinando di Savoia Duca di Genova. Nel 1897 l’Amministrazione Comunale acquistò il castello mettendone all’asta i mobili e oggetti in esso contenuti. Il Castello Reale di Govone è ora museo di se stesso quale emblematica testimonianza della vita di corte piemontese di inizio Ottocento (Tavola 9). Pollenzo fu, con Racconigi, la sede di villeggiatura preferita da Carlo Alberto, che ne parla con grande affetto nei suoi epistolari. Con l’intervento degli architetti Melano e Palagi, il re vi fece realizzare un borgo senza tempo, dove dimenticare gli affanni del governo e dedicarsi alle sperimentazioni agricole ed enologiche nell’astrazione di un’atmosfera ricercatamente medievale e neo-feudale. La struttura neogotica della piazza a portici, con la chiesa di San Vittore e, al centro, la fontana, costituiscono un esempio singolare di urbanistica ottocentesca in stile gothic revival. Sulla piazza si affaccia il Castello, di fine ‘400, trasformato anch’esso da Carlo Alberto con inserimenti neogotici ed arredi di gusto neoclassico. Oggi di proprietà privata e non visitabile. La tenuta di Pollenzo (l’agenzia, il parco, i terreni, le cascine) fu un cardine delle sperimentazioni agricole e vitivinicole ottocentesche; è in essa che, nel 1842, si tenne la prima adunanza della neocostituita Associazione Agraria. Su iniziativa di Slow Food, oggi l’ex Agenzia ospita l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche e comprende anche una struttura alberghiera e un ristorante. Nelle storiche cantine, inoltre, è ospitata la Banca del Vino, istituita per costruire la “memoria storica” del vino italiano. Pollenzo offre anche la possibilità di un percorso di visita che comprende i resti dell’originaria Pollentia romana, con l’anfiteatro ed il percorso storico – archeologico. Collocato sulla sponda del Tanaro, il borgo guarda da una posizione di privilegio le colline delle Langhe, sulla destra orografica del fiume, e quelle del Roero, sulla sinistra (Tavola 9). 48

Tavola 9: Analasi dei Siti_Castello di Govone, Racconigi e Pollenzo 49

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