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I temi del percorso

I temi del percorso catechistico-devozionale del Sacro Monte sono gli episodi della Via Crucis e la Passione di Cristo sul Calvario. Nel 1657 venne realizzato il Santuario del Crocifisso, punto culminante del percorso devozionale, all’interno del quale si trovano due cappelle dedicate a Gesù che muore sulla croce e alla Deposizione. Le altre cappelle furono costruite negli anni seguenti in posizioni isolate, lungo la strada selciata che sale dalla città. Quando, nel 1810, le soppressioni napoleoniche allontanano i Cappuccini, il Sacro Monte risultava ancora incompiuto. Nel 1828 l’arrivo di Antonio Rosmini, che fondò sul colle l’Istituto della Carità, diede un nuovo impulso ai lavori e permise di completare il Sacro Monte Calvario, come oggi lo vediamo, costituito da quindici cappelle. La dilatazione degli interventi nell’arco di quasi due secoli conferisce al complesso del Sacro Monte caratteri architettonici che spaziano dal barocco al neoclassico e hanno fra i protagonisti vari artisti. A Tommaso Lazzaro, originario della Valle d’Intelvi, fu affidata nel 1657 al momento cioè della fondazione, la progettazione del complesso, a cui seguirono Antonio, Domenico e Pier Maria Perini; allo scultore Dioniso Bussola, proto-statuario del Duomo di Milano e già attivo al Sacro Monte di Varese, la realizzazione di alcuni gruppi statuari atti a decorare le cappelle, tra cui Cristo spirante sulla croce, Maria Vergine, San Giovanni e la Maddalena che costituiscono il gruppo centrale del Santuario della XIII stazione. Ancora nelle opere plastiche della seconda metà del Seicento intervengono il Bussola e Giovanni Battista de Magistris con 42 statue, e successivamente Giuseppe Rusnati, mentre per i fondali delle cappelle dal 1699 al 1708 interviene il pittore milanese Giovanni di San Pietro (Tavola 6). REALTÀ PRODUTTIVE, ATTIVITÀ LUDICHE e MOBILITÀ Lo scenario produttivo delle diverse aree analizzate mostra come queste siano ricche dal punto di visto delle risorse locali che, se valorizzate secondo i metodi di lavorazione e trasformazione legati alla tradizione, accrescono notevolmente la produttività e la cultura materiale locale. La salvaguardia di antichi metodi produttivi legati all’artigianato e alla produzione manuale sono una testimonianza diretta storica e culturale che accresce e valorizza notevolmente l’aspetto culturale, produttivo ed economico del territorio. Il fatto che in alcuni comuni ci siano prodotti tessili unici nel proprio genere, come per esempio il Puncetto di Varallo, dimostra come la tecnica produttiva venga tutelata e trasmessa nelle diverse generazioni. Lo stesso territorio è sede di importanti stabilimenti tessili, conosciuti sia a livello locale, nazionale e internazionale, che non solo accrescono e arricchiscono l’economia locale, ma diventano essi stessi promotori di realtà tradizionali uniche. Inoltre la posizione geografica accresce le potenzialità naturalistiche del luogo, offrendo degli scenari paesaggistici unici nel proprio genere, che se valorizzati e salvaguardati possono diventare ottime risorse turistiche per i visitatori di questi luoghi. A questo va affiancato l’aspetto non meno importante del rapporto tra uomo e natura, molto forte, che permette alle comunità locali di svolgere diverse attività a contatto con la natura, senza comprometterla ma tutelandola. Anche gli eventi culturali, promossi e gestiti dai diversi comuni, accrescono e valorizzano le diverse qualità di queste aree, salvaguardando le tradizioni locali e tutelando la cultura materiale. Ogni anno tali zone diventano così di attrazione per la comunità locale, ma soprattutto non locale, aumentando la conoscenza e l’informazione del luogo e offrendo la possibilità di accrescere la consapevolezza del patrimonio che tali aree posseggono (Tavola 7). 62

Tavola 7: Realtà produttive, Attività ludiche e Mobilità dei Sacri Monti 63

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