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3 months ago

syndicom rivista: Ridateci il nostro tempo!

Il periodico syndicom offre informazioni dal sindacato e dalla politica: la nostra rivista fa luce sui retroscena, mette ordine e offre spazio anche per la cultura e l’intrattenimento. La rivista cura il dialogo sui social media e informa riguardo ai più importanti eventi, servizi e offerte di formazione del sindacato e di organizzazioni vicine.

20 Dalle professioni

20 Dalle professioni «Oggi assistiamo a un ritorno al passato del lavoro a cottimo: l’uberizzazione ne è un esempio» Matteo Antonini Pianificazione del tempo di lavoro, lanciato un sondaggio C’era una volta il Medioevo, durante il quale come valore non si riconosceva il tempo, ma l’atto, il prodotto o l’oggetto (lavoro a cottimo). Poi con le conquiste sociali il lavoro a cottimo è stato via via sostituito dal tempo di lavoro che è assurto in seguito a valore-norma. Se il lavoro a cottimo non è mai sparito dal codice delle obbligazioni, oggi assistiamo pure a un clamoroso ritorno al passato e l’uberizzazione del mondo del lavoro ne è un esempio. Quello che risulta ancora più preoccupante è per contro la pressione messa su questo valore-norma tramite la produttività: l’aumento delle malattie professionali riconosciute ne sono una diretta conseguenza. A questa problematica si aggiungono le nuove forme di lavoro imposte quali il lavoro interinale o la sottoccupazione. La pianificazione “à la minute” del tempo di lavoro fa emergere in differenti settori delle nuove problematiche quali il precariato economico o la difficile conciliazione tra vita professionale e privata. Come organizzazione, abbiamo la responsabilità di affrontare queste sfide. In questo senso e per la prima volta, un sondaggio è stato lanciato fra il personale della distribuzione per meglio comprendere le dimensioni del fenomeno e permetterci di svolgere un’analisi più approfondita per poi definire le rivendicazioni atte a migliorare la situazione. Matteo Antonini è membro del Comitato Direttivo e responsabile del Settore Logistica Successo dei negoziati salariali nel settore delle telecomunicazioni I sindacati rivendicano aumenti dell’1,5%, syndicom ha ottenuto l’1,1% nel settore ITC. La congiuntura è in rialzo. Le finanze pubbliche stanno meglio di quanto previsto dai governi. Si sta di nuovo parlando di rincaro, i premi per le casse malattia esplodono. In questo contesto, i sindacati dell’USS rivendicano aumenti generali fino all’1,5% nonché pagamenti una tantum. Nel settore delle telecomunicazioni, o ICT, syndicom ha svolto bene la sua missione, negoziando e ottenendo aumenti medi pari all’1,1%. In dettaglio: con Swisscom syndicom ha concordato per il 2018 un aumento salariale dell’1,1% per i dipendenti assoggettati al CCL. Questo aumento dipende dalle loro prestazioni e dalla collocazione del loro stipendio nella fascia salariale, con un aumento salariale minimo dello 0,5% all’anno per la maggiorparte dei lavoratori. A Cablex il risultato negoziale prevede un aumento della massa salariale dell’1,1% nel 2018. Il salario in base agli obiettivi (raggiunti) dei dipendenti di Cablex viene aumentato di 960 franchi/anno. Questo corrisponde a un aumento salariale mensile fino a 80 franchi a partire dal 1° aprile 2018. Il restante aumento salariale verrà versato nell’aprile 2019 con la partecipazione al risultato aziendale. Quanto a UPC, che sta attraversando un momento difficile, syndicom si è limitato ad approvare un congelamento dei salari a condizioni che UPC si dichiari disposta a rinunciare a dei tagli all’organico. In compenso, Sunrise e syndicom hanno concordato un aumento dell’1% dei salari, e questo dopo aver anche concluso un nuovo CCL 2018-2021. Trasparenza salariale, cerchiamo la... tassa Il Consiglio degli Stati, fortezza del maschilismo, ha deciso a inizio mese di rispedire in commissione un progetto che mira a imporre alle imprese la trasparenza salariale. L’obiettivo del progetto era combattere le persistenti ineguaglianze salariali tra gli uomini e le donne. Disparità che sussistono nonostante il diritto a un pari salario sia ancorato nella Costituzione da ben 37 anni e la legge sulla parità in vigore da 22. L’8 marzo, per la Festa mondiale dei diritti delle donne, da noi c’era dunque ben poco da festeggiare. In compenso lo stesso giorno il governo francese ha annunciato di voler ridurre lo scarto salariale del 9% esistente tra uomini e donne per un lavoro di pari valore. E questo grazie a un semplice... software che sarà distribuito alle aziende per scoprire le differenze salariali non giustificate. Le imprese avranno tre anni per eliminare questi scarti salariali altrimenti dal 2022 rischiano una multa che può arrivare fino all’1% della massa salariale. Non sarebbe una soluzione anche per la Svizzera? La sanzione finanziaria non è certo una novità in Svizzera, basti pensare alla tassa sul CO 2 (chi inquina paga) o a quella sulle sigarette, a quella sull’esenzione dal servizio militare o a quella per i vigili del fuoco, e così via. Il problema di fondo non verrebbe risolto, ma l’applicazione almeno sarebbe uguale per tutti... Alla manifestazione dell’8 marzo a Berna. (© syndicom) syndicom.ch/it/divisioni/telecom https://ig.syndicom.ch/it/donne

«Vogliamo una Posta al servizio di tutti o una grande azienda che deve riempire le casse federali?» 21 «Adesso deve uscire tutta la verità sulla Posta!» Il presidente di syndicom Daniel Münger parla dello scandalo AutoPostale, degli enormi profitti e dell’ipocrisia del Parlamento. La polizia federale indaga e i politici chiedono le dimissioni dell’amministratrice delegata delle Poste Susanne Ruoff. syndicom invece non lo fa. Daniel Münger, per caso avete le mani legate a causa del partenariato sociale? Ma che sciocchezza! Attualmente* la Signora Ruoff semplicemente non rappresenta per noi il problema più urgente. Il dibattito sulla sua persona è solo un tentativo per distrarre da argomenti molto più importanti per il futuro della Posta e del servizio pubblico. Ma ora deve uscire la verità, tutta la verità, su AutoPostale e la Posta. Completamente. Non si può truffare l’amministrazione pubblica. Ottenere delle sovvenzioni con l’inganno è inammissibile. Evidentemente AutoPostale SA ha agito come fanno di norma i complessi aziendali: ha nascosto degli utili con dei trucchi contabili… Ecco, ora ci avviciniamo già di più al nocciolo del problema. A quanto sappiamo finora, ad AutoPostale nessuno si è arricchito personalmente. Sembra che questi trucchetti siano stati applicati per far ottenere dei vantaggi all’azienda. Ma questo fa emergere una contraddizione fondamentale. Da una parte ci si aspetta che la Posta fornisca ampie prestazioni pubbliche fino all’ultimo angolo del nostro paese. Questo è giusto, perché è importantissimo per i clienti, la Svizzera e la sua coesione. Dall’altra parte si chiede al gruppo postale di versare grossi profitti all’azionista, dunque allo Stato. Ora, è ragionevole pretendere che anche un servizio pubblico funzioni in maniera economicamente efficiente. Ma davvero per riempire le casse statali deve comportarsi come una multinazionale che smantella i servizi, preme sui salari, peggiora le condizioni di lavoro, trucca le cifre ed esternalizza interi rami aziendali, per sottrarli al CCL? Sinceramente non mi pare sia la strada maestra. Il capo dell’Ufficio federale dei trasporti afferma di essere «scioccato da questa mentalità errata rivolta al profitto» presente ad AutoPostale. Però lo stesso signore vuole sottrarre alla tutela salariale svizzera i conducenti di passaggio per poter abbassare gli stipendi. Lui è come quei parlamentari che adesso fanno finta di essere sorpresi mentre invece erano ben presenti quando hanno approvato le direttive riguardo agli utili da produrre. Sembra quasi che lei voglia difendere il management della Posta... No no, anzi. Noi lottiamo contro lo smantellamento degli uffici postali e i licenziamenti. Abbiamo sempre criticato il peggioramento delle condizioni di lavoro, le esternalizzazioni e molto altro. E comunque i nostri iscritti ne avrebbero ancora di cose da dire su come viene condotta AutoPostale. E sugli stipendi esorbitanti della Signora Ruoff e dei vertici della Posta e dei bonus sempre più alti... Infatti. Un Management di questo tipo all’interno della Posta è il risultato della stessa logica: è assurdo e fatale per la Svizzera gestire un servizio pubblico così importante puntando alla massimizzazione del profitto come un gruppo industriale. Ma qui la responsabilità è del proprietario, e dunque dello Stato. Questi trucchi contabili li ha fatti solo AutoPostale? Lei oggi crede ancora alle cifre sulla presunta mancanza di remuneratività degli uffici postali? Diciamo così: da quando la Posta ha rinnovato le basi dei suoi calcoli riguardanti gli uffici postali, questi ultimi risultano meno produttivi di prima. E qui il sospetto ti viene. A noi oggi serve una trasparenza sui costi. Una verità sui costi sia per gli uffici postali che per AutoPostale: noi vogliamo sapere quanto costa realmente un chilometro percorso da un postale. E che spese reali risultano dagli uffici postali. Ma così non rischia di fornire argomenti ai fautori di una privatizzazione? Ci sarà sempre un’impresa privata che poi dirà: noi queste prestazioni le forniamo ad un prezzo inferiore. Sì certo, a salari da dumping, con lunghi orari di lavoro pericolosi e con sempre meno sicurezza per i conducenti e i passeggeri. Guardi cosa succede se si applica questa logica. Talvolta si assiste a condizioni da Far West. Bisogna sapere cosa si vuole. Vogliamo una Posta che sia al servizio della comunità, che fornisca in maniera eccellente questo paese, oppure vogliamo un miliardo di utili? Vogliamo una buona rete di trasporto pubblico, una deviazione del traffico da privato a pubblico e condizioni di lavoro corrette? Oppure vogliamo il dumping salariale, gente disoccupata e paesaggi distrutti? La civilizzazione a costo zero non esiste. È arrivata l’ora di darci una risposta chiara e di studiare e applicare una strategia globale. Una strategia per Autopostale? Per AutoPostale, ma anche un concetto per la rete degli uffici postali e una strategia per l’intera Posta. È un’azienda fantastica, con dipendenti che si danno un sacco da fare, affidabili e puntuali. Deve finire lo sfruttamento selvaggio di questo nostro fiore all’occhiello. Basta con la rilevazione del tempo nella distribuzione dei pacchi, la cancellazione delle pause e i prolungamenti sottobanco degli orari, basta con la pressione temporale, con la frustrazione e l’avarizia negli stipendi. E che fine ha fatto una strategia credibile sulla digitalizzazione? A volte immagino la Posta del futuro. Una Posta che offre un enorme programma di formazione anziché peggiorare le condizioni di lavoro. Una Posta moderna, tutta concentrata sui servizi e sulla collettività da servire. Questo sì che sarebbe un vero asso nella manica per la Svizzera. syndicom.ch/it/divisioni/servizi-postali-efinanziari