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syndicom rivista: Ridateci il nostro tempo!

Il periodico syndicom offre informazioni dal sindacato e dalla politica: la nostra rivista fa luce sui retroscena, mette ordine e offre spazio anche per la cultura e l’intrattenimento. La rivista cura il dialogo sui social media e informa riguardo ai più importanti eventi, servizi e offerte di formazione del sindacato e di organizzazioni vicine.

22 Politica Servizio

22 Politica Servizio pubblico, tra liberismo e resistenza Nell’ultimo secolo, il servizio pubblico ha costituito la spina dorsale della Svizzera. Ferrovie, strade, Posta, telecomunicazioni, ma anche informazione (e in futuro istruzione, accesso alla rete, acqua) sono essenziali per la coesione nazionale di un Paese complesso come il nostro. Ecco perché bisogna opporsi allo smantellamento sistematico del servizio pubblico postale, come spiega Graziano Pestoni nel suo ultimo libro, “La privatizzazione della Posta svizzera. Origine, ragioni, conseguenze”. In queste pagine ospitiamo la prefazione di Daniel Münger e un estratto del volume, edito da syndicom e dalla Fondazione Pellegrini- Canevascini. Testo: Redazione Foto: Florian Aicher Il servizio pubblico è una forma di proprietà collettiva. Come una volta le terre comuni, le common land. Il servizio pubblico e le prime assicurazioni sociali sono stati inventati originariamente dai pensatori dell’illuminismo borghese. Essi avevano capito che la democrazia può funzionare soltanto se tutte le persone di una società godono di una sicurezza elementare e dell’accesso ai servizi pubblici. La percentuale più ricca della Svizzera non ha bisogno di scuole, ospedali pubblici, di nessuna rete ben servita di trasporto pubblico e di nessun ufficio postale nelle vicinanze. Queste cose, i ricchi se le organizzano privatamente. La stragrande maggioranza degli svizzeri, però, per la propria esistenza dipende dall’AVS, dall’AD e dall’assicurazione malattia, come pure da un servizio pubblico ampio ed efficiente. I sindacati e la socialdemocrazia hanno lottato a favore di conquiste come l’AVS, che era già una rivendicazione ai tempi dello sciopero generale del 1918. I servizi pubblici e la sicurezza sociale non sono delle fissazioni socialiste: sono proprietà collettiva di tutti noi, i commons, come si dice oggi. Sono la base su cui poggia il nostro modello di I servizi pubblici e la sicurezza sociale sono proprietà collettiva: appartengono a tutti noi società, così come la pace sociale nel nostro paese. E questa base viene sistematicamente smantellata da anni, come descrive dettagliatamente il libro di Graziano Pestoni “La privatizzazione della Posta svizzera. Origine, ragioni, conseguenze”. Gli effetti della privatizzazione Fino a metà degli Anni Novanta – scrive Pestoni – le grandi aziende pubbliche come le ex regie federali svizzere (Posta, telecomunicazioni, ferrovie) costituivano dei pilastri della comunità nazionale. Esse offrivano, con l’attività svolta dai Cantoni e dai Comuni, posti di lavoro qualificati, garanzie nell’erogazione di servizi, sicurezza sociale, parità di trattamento, equità. Il loro obiettivo consisteva nel fornire un bene o un servizio, l’acqua potabile, la formazione, un servizio postale o amministrativo, un trasporto pubblico. L’aspetto finanziario era evidentemente considerato, ma non era prevalente. Il servizio pubblico era sottoposto al controllo democratico. Non solo la responsabilità strategica di un servizio pubblico era di competenza di un organo legislativo (Camere federali, Gran Consiglio o Consiglio comunale), ma la responsabilità operativa spettava al rispettivo esecutivo. In qualsiasi momento era possibile un intervento per correggere quanto si stava facendo. Il cittadino aveva pure la facoltà di partecipare alle decisioni che lo riguardavano, attraverso i suoi rappresentanti oppure con il ricorso a referendum abrogativi. Le società anonime,

Se non vogliamo che la digitalizzazione diventi un potente strumento di discriminazione e si crei un esercito di moderni lavoratori schiavi a domicilio, allora il servizio pubblico deve essere fortemente rafforzato con il sostegno dei CCL e delle leggi a tutela del lavoro, per impedire che le nuove forme lavorative portino a un regresso sociale e alla disumanizzazione della società. 23 diventate poi di moda, sfuggono invece a questo controllo, perché i consigli di amministrazione dispongono di competenze esclusive. La privatizzazione e la liberalizzazione hanno trasformato il servizio e le condizioni di lavoro in merci. Tornare alle vecchie regole Ci vorrebbe un cambiamento generale, ossia ristabilire un vero servizio pubblico. Ciò significa ripristinare le “vecchie” ma efficaci regie federali. L’obiettivo della Posta svizzera non dovrebbe più consistere nel realizzare i migliori risultati finanziari, bensì nel soddisfare gli interessi dell’utenza. Andrebbero pertanto ripristinati i servizi soppressi in questi anni, sia nei centri urbani, sia nelle zone periferiche. La Posta dovrebbe ridiventare un servizio di prossimità. In questa logica, le nuove tecnologie non vanno combattute, ma esse dovrebbero arricchire l’offerta di servizi, invece di sostituirli senza considerare le loro conseguenze negative. Per una digitalizzazione sociale La digitalizzazione – scrive Daniel Münger nella prefazione al volume – ci mostra quanto sia necessaria una proprietà collettiva ben diffusa. Senza servizio pubblico non c’è futuro per una digitalizzazione sociale e avanzata. Comincia tutto con le reti. Solo una vera fornitura capillare, neutrale e priva di discriminazioni, delle tecnologie più moderne garantisce l’accesso di tutti alle nuove forme di comunicazione e di lavoro. Gli offerenti privati, e questo è stato provato centinaia di volte, non sono in grado e non vogliono garantire questa offerta. Le scelte che faremo oggi decideranno il tipo di società e il mondo che verrà L’obiettivo della Posta non dovrebbe essere quello di realizzare i migliori risultati finanziari, ma di soddisfare i bisogni dell’utenza Accesso e potere di accesso Nel concetto di trasformazione digitale, la parola chiave è “accesso”. Solo un accesso libero e a buon mercato, a reti, servizi e offerte mantiene la possibilità dell’avvento di una buona digitalizzazione. Pensiamo ai Big Data. Le applicazioni Big Data sono uno strumento di base dell’era digitale. Se sono a disposizione soltanto di quelle aziende che possono permettersene il costo, la polarizzazione o centralizzazione del potere economico accelererà. Qui ci rendiamo conto che il servizio pubblico va ampliato e trasformato in un vero servizio digitale pubblico. Lo Stato deve mettere a disposizione tutti questi strumenti. Si tratta sempre di accesso e di potere di disporre. Accesso ai propri dati e al loro controllo. Accesso a tutti i servizi, senza che offerenti privati ne approfittino per riempirsi le tasche. Accesso a offerte di formazione, all’informazione e a molte altre cose. Se non vogliamo che la digitalizzazione diventi un potente strumento di discriminazione e si crei un esercito di moderni lavoratori schiavi a domicilio, allora il servizio pubblico deve essere fortemente rafforzato con il sostegno dei CCL e delle leggi a tutela del lavoro, per impedire che le nuove forme lavorative portino a un regresso sociale catastrofico e alla disumanizzazione della società. Tre scenari per il futuro In conclusione, Graziano Pestoni individua tre scenari possibili. Il primo (status quo) è quello “nero”, ovvero la scelta neoliberale. La legge sulla Posta e la politica dei dirigenti non verrebbero modificate. Ciò significherebbe nuove chiusure di uffici postali, il peggioramento ulteriore del servizio di distribuzione, l’aumento dei prezzi, la vendita ai privati di azioni di Postfinance, il peggioramento delle condizioni di lavoro. E ciò costituirebbe la fine della Posta svizzera. Il secondo scenario (resistenza) è quello in atto in questo periodo. Mentre continua il processo di distruzione, la differenza è dovuta agli altri attori: popolazione, comuni, cantoni, sindacati, forze progressiste. Queste attività di resistenza riescono a modificare alcune decisioni, a evitare alcuni peggioramenti, a ritardarne altri. In altre parole, a limitare i danni. Ma è poco probabile che siano sufficienti per mantenere o ripristinare un vero servizio pubblico. L’ultimo scenario (status quo ante) pone la questione fondamentale del ritorno della Posta nell’ambito del servizio pubblico, affinché possa garantire universalità, accessibilità, continuità, efficacia, redditività sociale, statuto dei lavoratori, confidenzialità. Che fare? La soluzione proposta da Pestoni sembra forse utopistica ai tempi della liberalizzazione, ma le utopie servono a indicare la strada da percorrere, come ricorda un famoso aforisma. Il libro si chiude infatti con una citazione del sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, recentemente scomparso: “Il futuro sarà ciò che faremo”. Tutto dipende da noi, ribadisce Pestoni. Ripristinare il servizio pubblico, non solo quello postale, significa privilegiare gli interessi della collettività, i diritti dei cittadini e la qualità di vita della popolazione rispetto alle logiche di mercato. È un’opera titanica. Sarebbe tuttavia errato pensare che ciò sia impossibile. In altri Paesi, le proteste della popolazione hanno già costretto governi e parlamenti a riappropriarsi di servizi pubblici privatizzati in precedenza. In Svizzera queste forze sono ancora deboli, fragili, ma la loro crescita sembra inarrestabile. Ad ogni modo, le scelte che faremo, a partire da oggi, decideranno che tipo di società e di mondo ci sarà. A pag. 26 recensione del libro (10.- CHF per soci syndicom, mail: ticino@syndicom.ch)