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FuoriAsse #22

Officina della cultura

DANIELE VISCONTI di

DANIELE VISCONTI di Katia Cirrincione FUOR ASSE Musica ©Katia Cirrincione Tutta toscana la giovane promessa della batteria. Daniele Visconti nasce a Pontedera, classe ’92. È il bambino che ogni sera, fin dai primi anni della sua vita, prima di addormentarsi ascolta il padre esercitarsi nella stanza accanto. Come fosse il naturale battito del suo cuore, il padre gli trasmette la grande passione per la batteria, seguendolo nei suoi studi e nelle grandi aspirazioni. Il piccolo Daniele cresce e quella stanza diventa la cameretta dei suoi sogni. Contemporaneamente segue con grande entusiasmo il padre, che si esibisce con amici alle feste di paese. Per la prima Comunione riceve la sua prima batteria professionale, che sostituisce quella giocattolo, il dono più bello della sua vita ricevuto dai nonni e dai genitori, un regalo che mai sarebbe potuto essere più bello e giusto per lui, così a soli 8 anni quella cameretta diventa il mondo dove si esercita per interi pomeriggi sul quel piccolo sgabello posto in un angolo mentre sogna di essere un musicista, un musicista vero! Il tempo passa per il “piccolo apprendista batterista” e con lui cresce anche il suo strumento, che diventa più ampio e microfonato. Entrambi non entrano più in quella stanzetta, che sembrava immensa e trova una sistemazione adeguata in uno studio più grande che possa contenere tutta la sua musica, tutte le ambizioni e gli amici con cui prova. Ancora oggi Daniele abita quel luogo magico che sa di amore, passione, famiglia, di felicità e di studio e affermazione. Tra le fotografie di grandi batteristi, “dietro le loro pelli”, sono appesi tre piatti di piccole dimensioni che lo riportano indietro nel tempo; un cimelio che riconduce la sua mente agli albori; il “Fil Rouge” che contiene la sua giovane storia in evolversi. FUOR ASSE 122 Daniele Visconti

Ed è sempre qui che Daniele, tutte le sere, prima di addormentarsi, chiude i suoi occhi ed il battito del cuore si espande riempendo lo spazio fino alle pareti, mentre nel suo stato di dormiveglia lo vengono a trovare sempre i soliti ricordi passati: sono visioni di quel bimbo che a malapena parla ma che, con la sua energia e le bacchette, colpisce la sua batteria e produce ritmi armonici o sincopati e suona, suona, suona, suona, suona… Una nenia augurale la sua, senza parole con solo immagini e suoni cadenzati, il ritmo regolare e pacato del suo cuore diviene incalzante e si confonde con il suono del tamburo, dove si aggiungono le bacchette sui bronzi scintillanti, poi le luci colorate del palco, che pervadono il suo spazio mentale ed il fanciullo diviene grande e davanti a sé si accalca una folla di persone. Ogni notte, in questa stanza, accade il miracolo della trasformazione in cui il bimbo si evolve in una metamorfosi catartica, un’energia ed una luce sempre più accecante, un processo che avrà termine solo quando il “piccolo apprendista” sarà divenuto il “grande professionista”. Così si racconta ai lettori di FuoriAsse: «La passione per la batteria è nata in maniera piuttosto naturale, alla tenera età di 2 anni. Mio padre, quando ero piccolo, suonava in modo amatoriale questo strumento ed è anche grazie a lui se ho “ereditato” l’interesse per la batteria, che mi ha portato oggi ad un vero e proprio amore per questo strumento e per la musica. Ho sempre guardato, fin da piccolo, concerti di gruppi musicali quando altri bambini passavano il loro tempo con i cartoni animati. Credo sia stato questo il mix perfetto, che mi ha portato oggi all’amore e alla dedizione per il mio strumento». «Alle scuole primarie mentre i miei compagni nei loro disegni rappresentavano automobili e supereroi, io disegnavo set di batterie oppure band complete posizionate su palchi pieni di luci colorate. Sognavo di essere lì, entravo con la mente e il pensiero all’interno del mio disegno, sopra quel palco, seduto al mio posto sullo sgabello della batteria. Mio Nonno, avendo ben compreso tutto, il sabato pomeriggio mi portava al negozio di strumenti dei fratelli Davide e Giovanni Niccolai, un posto irresistibile per un bimbo che ama la musica, qui mi lasciavano libero di suonare tutto il pomeriggio mentre lui passava il tempo a parlare con i fratelli. Quando poi rientravamo a casa, dal momento che per me non era mai abbastanza, mi armavo di forchette e cucchiai e proseguivo la sperimentazione sonora su tutte le superfici possibili, il risultato era che io arricchivo e rinnovavo il mio lessico sonoro mentre i miei genitori “rinnovavano” tutti i mobili della cucina». «I Pink Floyd sono stati la prima band con la quale ho avuto la “folgorazione”, tutta quell’atmosfera accattivante di suoni e di luci, è inutile dire che li ho amati fin da subito, guardavo estasiato i VHS dei loro concerti con mio padre, influenzando chiaramente i miei gusti musicali. Durante l’adolescenza ero invece direzionato verso il gusto più tecnico e duro del metal e del progressive, ero diventato un “fan sfegatato” dei Dream Theater e del loro batterista Mike Portnoy, che ho visto in concerto più di una volta. Per quanto riguarda il presente, pur non abbandonando la mia passione per questo genere, sono riuscito ad apprezzare anche altri generi musicali come il pop, rock e il blues. Penso che un professionista non debba aver paura di sperimentare e attingere FUOR ASSE 123 Musica

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