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7 months ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

Redazione Diffusa a cura

Redazione Diffusa a cura di Caterina Arcangelo ©Raffaele Montepaone REDAZIONE DIFFUSA è uno spazio virtuale dedicato a una nuova concezione di approfondimento culturale, che vede nella naturale evoluzione del concetto di cultura, non più e non solo la tutela e la conservazione della memoria storica, ma anche la produzione di eventi ed attività culturali in grado di veicolare un’immagine nuova del nostro Paese, attraverso un’attenzione e uno sviluppo dell’interazione rivolte anche all’estero. Caterina Arcangelo Diario di vigilanza un occhio ride, l’altro piange di Eliza Macadan Un nuovo tascabile è uscito da poco nella collana Sisifo di Mimesis Edizioni, questa volta con la firma di Marco Conti. Raccoglie 36 riflessioni su un nostro possibile modo di resistere o voltare le spalle al cambio di paradigma socio-culturale, nonché politico, a cui siamo tutti soggetti nell’ultimo decennio. La formazione intellettuale dell’autore – Conti ha studiato storia delle idee religiose e, negli anni passati, accanto a studi critico-letterari, ha pubblicato lavori inerenti la tradizione orale ed il mito (tra questi Una processione illuminata dai mignoli, Leone & Griffa 1994; AEMMPI, 2000 in edizione accresciuta; Il volo della strega. Leggende e fiabe della tradizione biellese, Ed Vittorio FUOR ASSE 126 Redazione Diffusa

Giovannacci, 2004, con Prefazione di P. C. Grimaldi, ordinario di etnologia all’Università Piemonte Orientale; In principio era la notte, Risk, 2001) impregna ogni singolo testo di una spiccata componente culturale, ma senza intimidire o annoiare: al contrario, la lettura è una passeggiata all’aria fresca di un mattino d’autunno. I temi toccano il digitale, i social network, l’informatizzazione dei contenuti, passano per il cambio dei costumi (fast food, giochi d’infanzia, interazione umana) e arrivano all’aspetto sociale della politica (effetti della globalizzazione, cittadinanza, elezioni, periferie urbane). Il discorso di questo Breviario, perennemente in bilico tra narrazione e saggio, è ricco di rimandi, ironico e indeciso tra oralità e confessione, quest’ultima avendo la meglio: davanti allo schermo freddo del computer, l’autore esprime il suo malessere per le novità del quotidiano, una realtà inedita e per niente allettante, che incute timore e sgomento, incita a cercare nel passato lontano o recente punti di riferimento per esprimere un’idea critica del presente, lasciando in disparte seduzioni e diktat del liberismo e delle sue numerose sirene. È un mondo nuovo quello appena emerso e Marco Conti lo percepisce come l’avverarsio di una distopia orwelliana o huxleyana. L’umano, in via di estinzione, si gode una fase transitoria artificiale che contiene, riflessi, e ansie kafkiane: «Cittadini, famiglie, persone, sono i termini che sarebbero stati utilizzati in qualsiasi altro contesto. Ma qui erano solo “utenze”, a soffrire la mancanza di organizzazione, l’assenza di soccorsi, le politiche economiche scervellate». Quelle “utenze” partecipano invece a un campo semantico in cui sono iscritte bollette, indirizzari, imponibile Iva, irpef, codice fiscale, il mondo insomma della burocrazia asettica, distante come l’astrologia dallo specifico qui e ora» (da Le utenze hanno freddo, p. 76). Sono spesso citati articoli di giornali, interventi dei politici in televisione ma anche politologi, sociologi, storici e critici delle idee. La presentazione sulla quarta di copertina può provocare una certa soggezione in alcuni lettori – “dizionario di critica culturale contro il liberismo e le sue propaggini invadenti”. Ma di fatto è l’intero libro a costituire una presa di posizione, senza veli e senza mezze misure. Il “contro” dell’autore è tuttavia solo l’ingrediente del suo coinvolgimento, è l’io partecipe che rende ogni testo “caldo”. E in definitiva sapremo contro chi è ma non con chi sta. Più che un engagé, più che prendere una posizione, Conti guarda ai nuovi miti inscritti nel quotidiano, che rinviano alla superficie brillante ma scivolosa di un tempo consegnato alla forma, nelle idee quanto negli oggetti, nella politica, quanto nel gusto: «È nel salotto di Nonna Speranza che vorremmo tornare. FUOR ASSE 127 Redazione Diffusa

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