Views
1 week ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

I Sillabari di Goffredo

I Sillabari di Goffredo Parise Centuria di Giorgio Manganelli Due opere a confronto a cura di Guido Conti ©Des Brophy Centuria, cento romanzi fiume di Giorgio Manganelli, pubblicato da Rizzoli nel 1979, e i Sillabari di Goffredo Parise, usciti sul «Corriere della Sera» e raccolti in un unico volume nel 1984 (i primi 22 scritti dal 1971, editi nel ’72 da Einaudi in Sillabari n.1 e gli altri, 32 scritti dal 1973 al 1980, editi da Mondadori in Sillabari n.2), sono due libri da leggersi in parallelo. Nascono entrambi negli anni settanta, in un momento di forte sperimentazione letteraria, e si offrono per essere letti in concomitanza perché s’il luminano a vicenda. Parise e Manganelli sono due scrittori molto diversi che tentano, con questa operazione, un’opera mondo – per usare una categoria che Franco Moretti ha coniato per il romanzo moderno – dove l’ambizione dello scrittore è quella di un’opera capace di racchiudere un mondo. Un’opera tesa a essere definitiva, capace di contenere un intero universo. Nei Sillabari i diversi racconti sono in ordine alfabetico. Quando cominciarono a uscire sul «Corriere della Sera», critici FUOR ASSE 12 Guido Conti

e lettori rimasero sconcertati dalla prosa di Parise, non capivano quello che stavano realizzando. Leggere racconti man mano che sono pubblicati sul quotidiano o leggerli raccolti in un unico volume, sono due esperienze molto diverse di lettura. In un’antologia i racconti dialogano tra di loro, si creano delle corrispondenze sotterrane che arricchiscono il senso che il singolo racconto non ha. Oggi disponiamo dell’opera com - pleta anche se l’indice finisce con la lettera S. Parise, nell’introduzione del 1982 al volume definitivo, lo scrive: «Nella vita gli uomini fanno dei programmi perché sanno che, una volta scomparso l’autore, essi possono essere continuati da altri. In poesia è impossibile, non ci sono eredi. Così è toccato a me con questo libro: dodici anni fa giurai a me stesso, preso dalla mano della poesia, di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A e arrivando alla Z. Sono poesie in prosa. Ma alla lettera S, nonostante i programmi, la poesia mi ha abbandonato. E a questa lettera ho dovuto fermarmi. La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore». (Goffredo Parise, SILLABARI, Avvertenza, Gennaio 1982). Parise ci offre alcune chiavi per entrare nella sua opera: “sono poesie in prosa” che raccontano i sentimenti umani, così “labili”, e il suo progetto si è interrotto alla lettera S perché la poesia lo ha abbandonato. Un’opera quindi inconclusa, che non ha la perfezione voluta e cercata, lasciandoci dunque un primo insegnamento, che le opere mondo non sempre si chiudono nella perfezione della forma compiuta, spesso si riducono a frammento. L’opera sfugge al suo autore che dichiara una specie di fallimento parziale del suo lavoro. Proviamo a leggere il primo racconto che s’intitola Amore, vediamo come scrive Parise e come lavora sulla scrittura. L’operazione che intende fare l’autore de Il ragazzo morto e le comete e de Il prete bello. AMORE Un giorno un uomo conobbe una giovane signora in casa di amici ma non la guardò bene, vide che aveva lunghi capelli rossastri, un volto dalle ossa robuste con zigomi sporgenti da contadina slava e mani tozze con unghie molto corte. Gli parve timida e quasi impaurita di parlare e di esprimersi. Il marito, un uomo tarchiato con occhi sottili e diffidenti in un volto rinchiuso pareva respirare con il collo gonfio e gli ricordò i ranocchi cantanti. Aveva però caviglie fragili e senili e le due cose, collo e caviglie, davano al tempo stesso una idea di forza e di debolezza. L’uomo sapeva che queste prime impressioni, quasi definitive, non potevano esserlo del tutto perché si sentiva distratto e perché non era accaduto niente, infatti quasi non si accorse quando uscirono dalla casa e non ricordò il timbro della voce di nessuno dei due. Fermiamoci un momento. La prosa di Parise è all’apparenza semplice eppure il suo stile è complesso, la sua scrittura molto precisa ma nello stesso tempo misteriosa. Bisogna fermarsi e riflettere bene su cosa scrive l’autore e come lo scrive. Rileggiamo e vediamo i primi due paragrafi. Questo inizio è pieno di contraddizioni. Prima dice di non aver visto bene la donna ma poi la descrive puntualmente con grande attenzione, descrive il marito con metafore non usuali. Dice che queste prime impressioni, “quasi definitive”, non potevano esserlo, come se il pregiudizio che abbiamo di una persona non possa avvicinarci alla sua verità, e infine che non era accaduto niente, e invece possiamo intuire che è accaduto tutto. Alla fine del paragrafo l’autore dice che il personaggio non ricordò il timbro della voce di nessuno dei due quando non è vero, perché paragona la voce del marito a quella dei “ranocchi cantanti”. Lo scrittore fin dalle prime batture spiaz - za e sconcerta, perché si contraddice FUOR ASSE 13 Goffredo Parise

FuoriAsse #21
FuoriAsse #19
FuoriAsse n21_HD
FuoriAsse #18
FuoriAsse #18
FuoriAsse #19
FuoriAsse_n_22
FuoriAsse #18
FuoriAsse #18
cultura, arte e formazione in provincia di bolzano cultura, arte e ...
cultura, arte e formazione in provincia di bolzano cultura, arte e ...
Jolly Roger_01_01
Arte e Cultura d'Impresa (A4) - Prevedo
umbria napoleonica storia, arte e cultura nel ... - Aguaplano
Arte Culto e Cultura IT - Abruzzo Promozione Turismo
Invito e programma - Il Portale Regionale della Cultura
Festival. La cultura dà spettacolo di Francesca Rigotti
Cinema & Diversità Culturale - Key4biz
Libretto - 52a Stagione Concer... - Pesaro Cultura
Programma - Schwerpunkt Wissenschaft und Kunst
Brochure Gorizia-Nissim, 18 novembre 2007 - Gariwo
notizie cesvov Cultura volontaria
Iglesias. Architetture religiose e arte sacra. - Sardegna Cultura