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7 months ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

presentazione di questa

presentazione di questa opera, mentre in nessun punto c’è scritto in quale giorno essa sia stata presentata? Per questo motivo, la ricerca di questo titolo è un mistero, una ricerca perduta, sospesa tra utile ed inutile. Ma questo titolo, più che indicare soltanto un giorno, porta con sé un altro messaggio, che, una volta analizzato, ci porta direttamente all’obiettivo che la performer persegue. La parola liberan (il titolo originale, in lingua spagnola, è 8 de Junio liberan los modelos) indica la totale inesistenza delle modelle, pertanto, quando le modelle, attraverso un potere invisibile, si liberano, i modelli si presentano nudi in passerella! Quindi, dal titolo di questo lavoro, si capisce che, l’assenza delle donne dal circolo dell’abuso, che le rende libere, contemporaneamente conferisce una sorta di libertà anche agli uomini, una libertà di sessualità, che si presenta in un modo leggero e con un simbolo semplice e troppo chiaro: la borsa da donna. Qui si intende la nudità come una metafora di libertà, perché nel sistema della moda i vestiti hanno lo stesso ruolo che le parole hanno nel sistema letterario. Questo significa che le parole sono indispensabili alla comunicazione tra gli uomini, facendoli entrare in società, così come i vestiti, proprio nello stesso senso, collocano gli uomini nella società in un sistema metaforico e di sineddoche, creando una dialettica tra essi. Quindi, liberarsi dalle parole, in 8 giugno liberano le modelle - di Alicia Framis FUOR ASSE 140 Redazione Diffusa

ogni sistema simbolico e significativo, come il vestirsi, come la moda (sistemi che sono pieni di ideologie differenti) può essere come liberarsi dall’autorità e tornare di nuovo alla fase precedente quella dello specchio, la soffice fase materna (in tal senso, si può fare riferimento a Il sistema della moda di Roland Barthes e alle riflessioni di Julia Kristeva e di Jacques Lacan). Ma se proprio la performer, con questo titolo e la struttura dell’opera, vuole arrivare al punto che la sessualità degli uomini dipende dalla libertà sessuale, perché lo dimostra in un modo così semplice e con un simbolo così banale come la borsa da donna? Se proprio Alicia Farmis vuole dirci che l’uomo, dopo la libertà sessuale delle donne, arriva a scegliere di essere ermafrodito, perché non ha usato modelli più effeminati? Nelle sfilate di moda questo è fin troppo normale! Questi modelli, hanno un’unica cosa femminile, la borsa nelle loro mani, poiché tutti sono la raffigurazione dell’uomo forte ed autoritario. Con quest’analisi, si può dire che la performer più che cercare di arrivare ad una verità assoluta, o di dare una sentenza, cerca di dare un senso di sospensione e smarrimento, oppure, qualche volta, vuole indicare in modo ironico queste ideologie dominanti, ma in questo caso perdenti. Questo lavoro, in un modo alquanto singolare, è un lavoro femminista e, al tempo stesso, critica il femminismo, per cui possiamo confermare, certamente, che esso è un lavoro post-moderno puro. Un altro punto importante in quest’opera, è la costituzione dei corpi dei modelli. In questa performance tutti hanno un fisico bello, ma hanno anche una differenza di peso, differenza totalmente contraria alla normalità delle passerelle (per lo più di quelle femminili), quindi, invece di cercare un ideale fisico ben preciso, o pubblicizzare i loro corpi come dei totem, lei sfrutta solo la bellezza estetica dei corpi, e si allontana dal creare un gusto borghese, un gusto che cambia ogni anno. Uno è sportivo, un altro magro, uno è un po’ grosso, un altro un po’ più magro. Uno sguardo al portfolio di Alicia Farmis, ci mette davanti ad un’artista rigorosa i cui lavori (istallazioni, performance e fashion design) dall’anno 2000 fino ad oggi, hanno invaso tanti musei e tante città del mondo: Pechino, Zurigo, Barcellona e Madrid, Amsterdam, Venezia e Roma, Parigi, catturando l’attenzione di tanti spettatori, quei lavori che sono diventati parte del loro pensiero, e con loro sono tornati a casa. Per concludere, ci piace citare un passo del Vangelo di Matteo, che suona come un pharmakon platonico! «E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano» (Vangelo di Matteo 6, 28). 8 giugno liberano le modelle - di Alicia Framis FUOR ASSE 141 Redazione Diffusa

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