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1 week ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

è considerata una

è considerata una risorsa fondamentale e una direzione verso cui orientare le strategie per lo sviluppo urbano. In conseguenza della crisi di questo ultimo decennio e della necessità di fornire risposte alternative alle numerose istanze poste alla città, il concetto di creative cities è da molti apparso come un modello positivo a cui tendere ad iniziare da Glasgow, apripista, nel 1990, delle capitali europee della cultura, e poi a Bilbao, Valencia, Cracovia 4 ). In generale, le strategie urbane orienta te alla creatività presumono un insieme di azioni che, contrapponendosi ai processi di standardizzazione e massificazione, valorizzino le diversità e propongano soluzioni innovative rivolte non tanto alla creazione del nuovo quanto piuttosto al riuso dell’esistente. Tali azioni favoriscano interventi sulla piccola scala e temporanei (si parla di architetture effimere, a volume zero), rivolti ad una dimensione locale e generati dal basso per mezzo di pratiche volte alla cooperazione e alla condivisione (è pratica sempre più utilizzata quella della progettazione partecipata e dell’arte partecipativa). “Casa do Quarteirão” è un’installazione permanente sviluppata dal collettivo di architetti Orizzontale, con base a Roma, nell’ambito del festival Walk&Talk 2016 e che nasce dalla volontà di una comunità unita e vivace che abita il quartiere (Quarteirão) nelle isole Azzorre. I cittadini richiedevano uno spazio pubblico per i piccoli momenti di convivialità. Il progetto prende ispirazione dal Viveiro, una serra collettiva per permettere al quartiere di fiorire e svilupparsi autonomamente. Il programma della “Casa do Quarteirão” è stato deciso dai cittadini. La struttura in legno formata da telai modulari è flessibile e può essere personalizzata per adattarsi alle diverse configurazioni ed esigenze della comunità. Dal 2011, quattro workshop di autocostruzione con materiali di recupero condotti dagli artisti e architetti del collettivo berlinese Raumlabor, con un cen - tinaio di partecipanti tra studenti e giovani abitanti del quartiere periferico Barca, hanno ridisegnato gli spazi comuni dell’area di via Anglesio a Torino. Il progetto ha visto la realizzazione di una serie d’installazioni ambientali abitabili, come la Star House. A conclusione del progetto “Nuovi Committenti a Barca”, è nato, per volontà di un gruppo di residenti, il Centro Giovani Cantiere Barca. Progetto a cura di: Giorgina Bertolino, Francesca Comisso, Nicoletta Leonardi, Lisa Parola e Luisa Perlo, Maurizio Cilli, Giulia Majolino, Alessandra Giannandrea. https://www.youtube.com/watch?v=U7hYx0BfkUs 4 Il meeting annuale UNESCO Creative Cities Network sarà ospitato nel 2018 in Polonia nelle città di Cracovia e Katowice e nel 2019 in Italia a Fabriano. FUOR ASSE 164 INTERFERENZE

Sguardi a cura di Antonio Nazzaro VITTORIO CATTI La strada quotidiana come viaggio di appunti fotografici ©Vittorio Catti Ci sono persone che coltivano il talento artistico vivendolo come un piacere personale da condividere con pochi amici; tra questi occupa uno spazio importante con le sue fotografie Vittorio Catti. Viaggiatore per nascita, il crescere a Corio dove una strada pre-alpina finisce il suo cammino a 53 chilometri da Torino, l’ha obbligato a un movimento continuo insegnandogli però ad osservare tutto da quei finestrini che si sono fatti obiettivi e scatti fotografici. «A me piacevano i fumetti, le donne e la velocità e per questo iniziai ad andare in moto e a fare motocross per ben 5 anni, poi per un incidente ho dovuto smettere. Così mi sono iscritto ad Architettura e ho iniziato ad andare ai concerti e a frequentare l’underground torinese di quegli anni e fotografarlo». Nel 1985 durante una vacanza scopre il suo talento fotografico, nonostante una attrezzatura molto limitata. «Avevo una Canon tlb e per ottenere delle foto con gli effetti che immaginavo “tiravo” le pellicole oltre ogni senso e usavo densità di sviluppi in grado di farti girare la testa per l’odore». Ma non è un nostalgico della camera oscura, che comunque nella sua casa in Romania nasconde. La sua foto analogica granosa al massimo con bianchi e neri spesso in puro contrasto, quasi come linea a dividere, e poi i grigi a sostenere la visione dell’invisibile o meglio del non visto è riuscita a trovare una sua continuità nella foto digitale. «Le foto su pellicola oggi come oggi mi sembrano più una cosa snob che il voler difendere un tipo di lavoro fotografico», dice guardandomi con occhi divertiti e le mani a disegnare l’aria. FUOR ASSE 167 Sguardi

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