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FuoriAsse #22

Officina della cultura

BIANCA a cura di Erika

BIANCA a cura di Erika Nicchiosini ©Thierry Valencin Pittura e poesia hanno correlazioni antiche. “Ut pictura poësis”, come nella pittura così nella poesia, scrive il poeta Quinto Orazio Flacco, a significare come le due arti siano così strettamente correlate da sostenere che esiste un tipo di poesia che piace maggiormente, se vista da vicino, e un'altra che piace solamente se guardata da lontano, o riosservata una seconda volta, o analizzata con un occhio critico, come avviene per la pittura. Attraverso diversi linguaggi e tecniche differenti, arte verbale e arte iconica, possono essere utilizzate per esprimere la stessa percezione del mondo e dell’esistenza, stati d’animo e labirinti interiori. Dalla pagina bianca, come dal bianco della tela o del blocco di marmo, dalla lucida versatilità della carta fotografica, è possibile partire per percorrere strade nuove, nuovi itinerari, tratteggiare nuovi paesaggi. Erika Nicchiosini FUOR ASSE 172 BIANCA

Tina Modotti Arte Vita Libertà «Sempre, quando le parole “arte” e “artistico” vengono applicate al mio lavoro fotografico, io mi sento in disaccordo… Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io cerco di produrre non arte, ma oneste foto-grafie, senza distorsioni o manipolazioni» Tina Modotti Emigrante, operaia, donna libera da ogni stereotipo, modella, rivoluzionaria. Capace di trasfondere nelle sue fotografie una particolare visione del mondo e dell’impegno anche sociale, da cui la sua intera esistenza mai si svincola. Dimenticata per quasi 40 anni, Tina Modotti – nata a Udine il 17 agosto 1896 e deceduta a Città del Messico il 5 gennaio 1942 – ha scattato alcune delle im-magini più intense della storia della fotografia e vive, oggi, una seconda primavera. Il suo è un percorso breve ma luminoso che la vede partire bambina dal Friuli per approdare in America. Ed è qui che Tina sarà maggiormente ricordata negli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa, per poi essere obliata, soprattutto nella madrepatria, poiché donna troppo libera, laica e consapevole rispetto alla società moralista, reazionaria e provinciale del secolo scorso. In pochi hanno vissuto così intensamente e con coraggio la propria esistenza come Tina Modotti. Figlia di operai, diventa migrante all’età di due anni quando la famiglia si trasferisce in Austria per lavoro. Tornerà a Udine nel 1905, dove frequenterà le Scuole elementari con profitto. A 12 anni, per contribuire al sostentamento familiare, lavora come operaia in una filanda e apprende elementi di fotografia frequentando lo studio dello zio Pietro Modotti. Fondamentale, nella vita della giovane, sarà il trasferimento negli Stati Uniti, a San Francisco, ove nel 1913 raggiungerà il padre e la famiglia. Qui lavora in una fabbrica tessile e come cucitrice, ma frequenta anche le mostre e le manifestazioni teatrali, recitando in prima persona nelle filodrammatiche di Little Italy. Ad aprirle gli occhi e il mondo è l’incontro, all’Esposizione Internazionale Panama-Pacific, con il poeta e pittore Roubaix del’Abrie Richey, detto Robo. Con lui, nel 1917, si trasferirà a Los Angeles, dipingerà batik e aprirà la sua FUOR ASSE 173 Frida Kahlo

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