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2 months ago

FuoriAsse #22

Officina della cultura

Piero Gobetti e L’

Piero Gobetti e L’ Angioletto di Andreev di Caterina Arcangelo @Georgy Kolosov Piero Gobetti tradusse insieme con la moglie Ada Prospero le novelle L’abisso, Pace e L’Angioletto dello scrittore russo Leonid Nikolaevič Andreev (1871 - 1919) 1 . Tutte e tre le traduzioni vennero pubblicate, nel 1919, in «Energie Nove», la prima delle tre riviste pubblicate da Gobetti insieme con «La Rivoluzione Liberale», pubblicata tra il 1922 e il 1925, e «Il Baretti», che gli sopravvisse fino al 1928. L’Angioletto è la novella che meglio di altre porta il lettore a comprendere come Gobetti fosse particolarmente interessato ai giovani e ai temi dell’infanzia e della gioventù, ed è per questo che scel - se di leggere altri giovani a lui affini. Si può pensare a Gobetti come un giovane che legge altri giovani, capaci come lui di infondere “nuove energie”. In questo senso, L’Angioletto, novella appartenente al periodo di elaborazione giovanile di Andreev (nel 1899 l’autore aveva 28 anni), è un’opera in grado di soddisfare tutte le aspettative di Gobetti. L’Angioletto presenta dei personaggi che appaiono lacerati da un conflitto interiore o tormentati a causa di una serie di avvenimenti ingovernabili, poiché determinati da scelte passate o da un destino avverso. Tali personaggi incarnano l’eterno conflitto tra il bene e il male, il tormento psicologico, la doppiezza degli istinti. Tra questi risalta in assoluto il piccolo Sasca, protagonista della novella, il cui dissidio interiore è frutto di una situazione storica, sociale e famigliare assai controversa: una madre che non prova e, di conseguenza, non dimostra affetto nei suoi riguardi, anzi usa anche 1 L’abisso, in «Energie Nove», I, 7- 8, 1/28 febbraio, 1919, pp. 114-120; Pace, in «Energie Nove», II, 1, 5 maggio 1919, pp. 28-32; L’ Angioletto, in «Energie Nove», II, 7, 15 agosto 1919, pp.141-148. FUOR ASSE 26 Quaderni per l’infanzia

violenza verso il piccolo, e un contesto sociale, come quello della scuola, che gli procura infelicità e risentimento e rabbia. La condizione difficile viene presentata sin dalle prime righe della novella: A volte Sasca avrebbe voluto smettere di vivere ciò che chiamano vita: non lavarsi al mattino con l’acqua fredda, nella quale galleggiavano sottili schegge di ghiaccio, non andare al ginnasio, non sentire là che tutti lo ingiuriavano non provare dolore alle reni e a tutto il corpo quando per l’intera sera la mamma lo faceva stare in ginocchio. Ma poiché aveva tredici anni e non conosceva tutti i mezzi coi quali gli uomini smettono di vivere, quando vogliono, continuò a recarsi al ginnasio e a stare in ginocchio, e gli pareva che la vita non sarebbe finita mai. Sarebbe passato un anno e ancora un anno, ancora un anno: egli sarebbe andato al ginnasio e a casa sarebbe stato in ginocchio. E poiché Sasca possedeva un’indocile, ardita anima, non poteva tranquillamente adattarsi al male e si vendicava della vita [...] Quando nella rissa gli rompevano il naso, a bella posta si tormentava di più la ferita e urlava senza lagrime, ma così forte che tutti ne avevano una spiacevole sensazione, s’accigliavano e si tappavan le orecchie 2 . Sin da subito si avverte la tristezza e la disperazione del protagonista, ma ciò che più colpisce è il pensiero della morte, che Sasca sente molto forte, pur trovandosi nell’età della fanciullezza: una fascia di età in cui raramente un bambino desidera di darsi la morte. L’idea o la volontà della morte esprime un senso di profondo sconforto (lo esprimono anche oggi tutti i bambini che, con una determinazione pari a quella di Sasca, riferiscono di voler morire a causa di orribili drammi e afflizioni vissute). Il titolo dell’opera L’Angioletto prende il nome da una statuina di cera che Sasca intravede tra i rami di un albero di Natale, a casa degli Sviecnicov, un’aristocratica famiglia della Russia di fine Ottocento, che desidera aiutarlo. L’angioletto diventa per Sasca un oggetto dotato di anima; e sembra rimandarci a quell’area d’illusione, di sogno e di gioco che, secondo il pediatra e psicoanalista inglese Donald W. Winnicott (Plymouth 1896 - Londra 1971), diventa il tramite di un’esperienza d’amore e di crescita. Come capita a volte, la letteratura anticipa conoscenze scientifiche che saranno acquisite più tardi. L’angioletto è molto importante in quan - to Sasca proietta su di esso attese fantastiche, oltre che affetti. Si tratta di un oggetto esterno al quale Sasca affida i suoi bisogni interiori, le speranze, l’amore, e proprio per questa ragione è significativo il momento stesso in cui il fanciullo si accorge dell’angioletto, che gli appare come qualcosa di nuovo e luminoso, tra l’oggetto fisico e metafisico. Sasca, che vive in condizioni disagiate, di estrema povertà, di violenza, si sente estraneo e prova disagio a casa degli Sviecnicov, ma la visione dell’angioletto gli infonde subito sicurezza e gli trasmet - te anche una certa vivacità e meraviglia: Sasca era cupo e triste, – qualcosa di cattivo si agitava nel suo cuore ferito. L’albero lo accecava colla sua bellezza e il provocante, insolente @Jarek Kubicki - su concessione del Museum of WWII in Gdansk 2 L’ Angioletto, cit., p.141. FUOR ASSE 27 Quaderni per l’infanzia

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