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8 GIUGNO LIBERANO LE

8 GIUGNO LIBERANO LE MODELLE di Meisam Serajizadeh 8 giugno liberano le modelle - di Alicia Framis 8 giugno liberano le modelle è il titolo della performance di Alicia Framis, stilista, performer ed artista multidisciplinare spagnola, una performance tenutasi nel 2005 a Madrid, che dura 2 minuti e 40 secondi. Tale durata, con l’aiuto di una musica a tratti spaventosa, e con l’inesistenza di un brand commerciale, insieme all’inesistenza dei vestiti (anche delle scarpe), mette il suo spettatore davanti ad una passerella, che, esclusa l’apertura per l’entrata e l’uscita dei modelli, non ha nulla di una sfilata di moda. I modelli, o per meglio dire, i performers, sono tutti uomini, sono tutti nudi, hanno solo una borsa da donna nella mano o sulla spalla e marciano, lasciando poi la passerella, come se questa marcia fosse quella di dieci re con lo stesso vestito elegante ed invisibile della famosa storia di Hans Christian Andersen. Nell’analizzare questa performance, per quello che è possibile, si vede che a primo impatto, la mente dello spettatore fa subito un bilancio su quale sia il grado di sessualità di queste immagini, tanto da sollecitare la categoria del pornografico. Quindi, la prima cosa da analizzare è proprio la questione dell’essere o non essere porno di questo lavoro. Per non imbattersi nelle incomprensioni, è meglio chiederci, innanzitutto, cos’è la pornografia, perché non è accettata e perché è considerata di basso livello, oscena. Oppure dobbiamo chiederci come sia possibile che, in un’opera d’arte, il corpo che si presenta per metà o completamente nudo assume una funzione erotica o una posizione radicale e politica, mentre in un altro tipo di immagini la stessa nudità diventa pornografia, con una funzione kitch e sgradevole. Per capire questa differenza sottile tra questi due aspetti, porno ed erotico, basta guardare al confine esistente tra essi: se FUOR ASSE 138 Redazione Diffusa

un lavoro abbassa il valore e la bellezza della sessualità, esso assume un valore assoluto di piacere fisico, come avviene nel mondo animale, divenendo, così, pornografia, mentre se in un’opera aumenta la dialettica tra il corpo e la mente, all’ultimo grado, essa entra nell’erotismo, creando il contrario del porno, il quale, invece, interessa solo il fisico. O, sotto un altro punto di vista, più complicato, un’opera che presenta questa nudità, assume una funzione più radicale e più politica, che è una funzione combattuta, e attraverso questa stessa si allontana dal confine della pornografia, come nel caso dell’artista femminista iraniana, Shirin Neshat, che ha scritto sul suo corpo nudo i testi religiosi, trasformando quella nudità in radicalità e politica. In questa performance, lo spettatore si trova di fronte alla nudità completa, ma inserita in una struttura che cerca di dare un messaggio radicale e politico, un messaggio nato dal sentimento di vergogna e di peccato, nascosto nelle rughe del volto dei modelli nudi, un messaggio nato dalla sensazione di essere sacrificato nel sistema della sessualità ed in quello economico, per la presenza della borsa da donna di lusso che essi portano nella mano, un messaggio nato dal sentimento di rabbia, dal desiderio di potere, che si percepisce dalla musica spaventosa, che mostra anche il pene come metafora della mascolinità in un sistema patriarcale che richiede autorità. E, infine, un messaggio nato dal senso di dovere e di ossessione sessuale, che si percepisce dai corpi maschili modellati. Questo lavoro non usa la nudità dei corpi per stimolare sessualmente lo spettatore, ma la usa per provocare uno shock, utile a costruire una linea di pensiero, che porti all’obiettivo prefissato dalla performer: tutti gli elementi descritti, come il corpo dell’uomo, le borse o lo zaino da donna, insieme alla passerella senza spettatori e all’assenza di un brand commerciale, mettono lo spettatore davanti ad una struttura che sembra, con un sistema metaforico e di sineddoche, lo conduce ad una dimensione originaria. O invece, vuole portarlo in una distopia metafisica, un luogo in cui non si vede nessuna verità e nessun dio (nemmeno i soldi). Ma da lontano si vede qualche ombra, l’ombra di un profondo senso di apprensione e di peccato, heideggeriano; l’ombra di un profondo senso di alienazione dell’essere sacrificato, la rabbia marxiana; l’ombra del profondo bisogno di potere, nietzschiano; l’ombra dell’autorità cupa ed aggressiva, freudiana. E questa distopia di rabbia, peccato, alienazione, lussuria, apprensione e quel centro sensuale del mondo post-moderno, è proprio in questa performance che stiamo analizzando. Ora, con più attenzione, guardiamo ad ogni livello significativo di questo lavoro: questa performance dal titolo suggestivo (8 giugno, le modelle sono libere), all’inizio dell’analisi pone lo spettatore in un senso di smarrimento, che, dal mio punto di vista, non si può dire che sia un punto forte, né tantomeno inutile. Questo battesimo che indica un giorno preciso, fa sì che lo spettatore cominci a cercare un avvenimento importante compiutosi in questo giorno, ma si rivela una ricerca inutile, perché questo giorno, come tutti gli altri giorni dell’anno, è stato pieno di avvenimenti, piccoli e grandi, che sono scritti nella storia, per cui non si può scegliere uno di questi e collegarlo all’obiettivo finale di questo lavoro. In questo punto, lo spettatore può pensare che l’8 giugno sia il giorno della presentazione di quest’opera, che può anche essere una giusta conclusione! Ma perché lo spettatore (sicuramente è uno spettatore virtuale, in quel posto non ci sono spettatori) deve conoscere il giorno della FUOR ASSE 139 Redazione Diffusa

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