Views
2 weeks ago

FuoriAsse_n_22

Le città e le loro

Le città e le loro anime Siviglia Storia breve di una città senza tempo di Cecilia Montaruli Siviglia è un labirinto di viuzze e leggende, un groviglio armonico di case, è luce che si riflette sui muri bianchi dell’antica judería oppure, dall’altra parte del fiume Guadalquivir, su quelli colorati del quartiere di Triana, nei cui patios fioriti di aranci i gitani usavano improvvisare i lamenti del flamenco, o sugli azulejos variopinti che rivestono la città, dalla maestosa Plaza de España, alle pareti dell’Alcázar, ai cortili interni delle abitazioni e delle numerosissime chiese. Da colonia romana a capitale di al-Andalus La città capoluogo dell’Andalusia, terra che ha visto incrociarsi una miriade di popoli, sorge su quella che era la colonia romana di Hispalis e ha una storia molto antica, tanto quanto la leggenda secondo la quale fu Ercole il suo fondatore, come recita la frase scolpita su una delle sue porte d’ingresso: “Ercole mi edificò, Cesare mi cinse di mura e il re santo mi conquistò”. FUOR ASSE 84 I romani arrivarono in Andalusia dopo i Fenici e i Cartaginesi e fondarono a pochi chilometri da Hispalis, la città di Italica, oggi importante congiunto archeologico, dove nacquero due grandi imperatori romani: Traiano e Adriano. Nel 45 a.C. Giulio Cesare concesse a Hispalis il rango di colonia romana, che divenne così una delle città più importanti di Spagna. Dopo la caduta dell’impero romano, fu conquistata dai Vandali, dagli Svevi, dai Visigoti e, nel 711, dagli Arabi. Quando salì al potere la dinastia degli Almohadi, Siviglia fu scelta come capitale del regno e in quel periodo fu costruita la Moschea Maggiore, il cui minareto (la Giralda, oggi torre campanaria) è diventato il simbolo della città. Il re Saggio e il re Crudele Fu il re Ferdinando III di Castiglia (1201-1252), il “re Santo”, a conquistare Siviglia e annetterla al mondo cristiano, così le numerose moschee furono Riflessi Metropolitani

convertite in chiese. Gli successe al trono suo figlio, Alfonso X, che passò alla storia con il soprannome di el Sabio, “il Saggio”, non certo per le sue doti di politico o stratega, ma per la sua immensa dedizione alle lettere e al culto della scien - za. Durante il suo regno, la Spagna fu il luogo in cui si fusero insieme la scienza e il sapere orientali, arabi ed ebraici, con la cultura moderna europea. Per ordine del re Saggio furono tradotte in castigliano importanti opere di astronomia e grandi opere letterarie, molte delle quali rivelano una forte influenza degli arabi d’Andalusia. Senza dubbio l’opera scientifica e letteraria di Alfonso X fu frutto, ed è testimonianza, dell’amore per la conoscenza che riunì uomini di religioni, provenienze e lingue diverse nelle scuole di Siviglia, Murcia e Toledo coinvolgendoli nell’intento di condividere culture e, di conseguenza, ampliare gli orizzonti del sapere. Nel XIV secolo, sotto il regno di Pietro I di Castiglia (1350-1369), detto el Cruel (il Crudele) dai suoi detrattori e el Justiciero (il Giustiziere) dai suoi sostenitori, la città si ingrandì, cominciarono i lavori di costruzione della cattedrale di Santa Maria della Sede (la cattedrale gotica più grande del mondo) su quella che era la Moschea Maggiore. Pietro I ordinò anche una serie di modifiche all’Alcázar, lo splendido castello voluto dal califfo Almohade di al-Andalus, Abū Ya´qūb Yūsuf I, e uno dei migliori esempi di architettura mudéjar. Il maestoso palazzo reale, dove «la meraviglia si muta in incanto», come scrisse Edmondo De Amicis nel libro Spagna (1873), custodisce aneddoti e leggende, una di queste riguarda proprio Pietro I: il re uccise il fratellastro, Don Fadrique, perché sospettava avesse una relazione con la moglie, Bianca di Borbone. Secondo la leggenda, la macchia visibile sul pavimento di marmo di una delle camere del FUOR ASSE 85 ©Eva Buendia castello, a distanza di secoli dall’accaduto, è proprio il sangue di Don Fadrique. La bella Susana Ben Susón Siviglia pullula di storie i cui personaggi sembrano abitare ancora le sue stradine strette e bianche, e tra i vicoli della judería nel caratteristico, e oggi affollato di turisti, quartiere di Santa Cruz, esiste una viuzza chiamata Calle Susona che si incrocia con il Callejón del Agua (lo stesso che vide danzare la “Carmen” di Mérimée e di Bizet): lì si svolse la vicenda che ebbe come protagonista una fanciulla ebrea, Susana Ben Susón, conosciuta come “la Susona”, la cui storia si intreccia con gli eventi che precedettero e segnarono il suo tempo. Nel 1391 ci fu a Siviglia una forte ondata di ira nei confronti degli ebrei da parte dei cristiani che, trascinati dalle prediche infiammate di preti e vescovi, entrarono nella judería e derubarono, saccheggiarono, uccisero. Molti ebrei fuggirono con le loro famiglie, per poi tornare nel loro quartiere anni dopo, quando le cose parevano essersi calmate e ripresero le loro attività e i loro commerci, ma nonostante le promesse fatte dalle Riflessi Metropolitani