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FuoriAsse_n_22

Giulio Milani I

Giulio Milani I naufraghi del Don Gli italiani sul fronte russo 1942-1943 Laterza, 2017 di Cecilia Montaruli ©Ankica Vuletin I naufraghi del Don. Gli italiani sul fronte russo 1942-1943 (Laterza, 2017) di Giulio Milani racconta l’odissea dei soldati italiani in Russia durante la seconda guerra mondiale: dalla partenza verso il fronte, nel ’41, fino alla tremenda ritirata conseguente alla sconfitta di Nikolaevka, avvenuta il 26 gennaio del ’43. Quella che, secondo la propaganda di governo, avrebbe dovuto essere la conquista di una rapida vittoria diventò un inferno di gelo e fango. Degli oltre 200.000 soldati meno della metà ritornò in Italia, e ci riuscì solo in seguito a immani sofferenze. Quasi tutti ignari di ciò che realmente li attendeva sul campo di battaglia, gli uomini cominciarono già lungo il cammino a rendersi conto di FUOR ASSE 116 cosa li avrebbe aspettati, come racconta uno degli episodi riportati nel romanzo: «Questa polacca che parlava abbastanza bene la lingua italiana, domandò ai giovani dove fossero diretti, e li implorò di tornare a casa, perché se fossero arrivati in Russia avrebbero trovato solo morte per tutti». Il tema trattato da Giulio Milani è già stato affrontato da grandi scrittori come Mario Rigoni Stern e Nuto Revelli (più volte citati nel libro), o nei diari personali di soldati e ufficiali. Ma il lavoro di Milani, successivo nel tempo rispetto ai precedenti, riesce a incastrare le testimonianze orali dei protagonisti in carne e ossa, raccolte nel corso degli anni – lavoro che comincia con la stesura della tesi di laurea –, all’interno del contesto Le recensioni di Cooperativa Letteraria

storico-geografico. Avvalendosi delle testimonianze dei sopravvissuti e delle fonti storiche, l’autore ha scritto un libro che pare quasi un reportage. Le voci di una quindicina di soldati di gradi, provenienze ed età diversi, raccontano il disastro vissuto in prima persona dall’aviatore, dall’alpino, dall’autiere, dal soldato semplice e dal sottotenente, accompagnando il lettore attraverso le lunghe ed estenuanti marce nella neve e nel fango. Milani riesce a farci rivivere sofferenze e speranze di quegli uomini, che potrebbero essere i nostri nonni o addirittura padri, alternando le vicende storiche e le descrizioni dei luoghi alle storie personali dei singoli individui che, oltre a dover affrontare l’esercito e il gelo di Russia, dovettero anche fare i conti con un’attrezzatura inadeguata, gli scarsi armamenti, la mancanza di viveri e di mezzi di trasporto. Insieme alle sofferenze, cresceva, di pari passo, nei soldati la consapevolezza di quale fosse realmente la situazione. Quei soldati furono testimoni di atti di crudeltà indicibile e, allo stesso tempo, di atti di umanità e generosità immensi, non solo da parte dei loro compagni, ma anche da parte della popolazione in quel momento nemica. Pagina dopo pagina, seguendo la sorte dei nostri soldati, arriviamo alla seconda parte del libro, che racconta ciò che avvenne dopo la battaglia di Nikolaevka e la sconfitta definitiva dell’Armir. Incontriamo i superstiti di fronte a due possibili destini: da una parte i campi di prigionia (molti moriranno di fame, di freddo o per sfinimento proprio durante il tragitto); dall’altra, la lunga marcia di ritorno verso casa. Disillusi e senza più alcuna fiducia nel Duce, con il forte bisogno di raccontare ciò che avevano vissuto sulla propria pelle, ma non incontrando quasi nessuno disposto ad ascoltarli, molti soldati che sopravvissero alla campagna di Russia, dopo l’8 settembre, si FUOR ASSE 117 uniranno alla Resistenza. E il loro contributo fu fondamentale al movimento di liberazione. Proprio al fondo del libro l’autore dedica tre pagine, quasi nascoste, dal titolo Traccia fantasma all’alpino Terzo Contoli, il primo soldato che incontriamo all’inizio della narrazione mentre si avvia verso la naja, ora anziano e impegnato a ricordare i suoi compagni durante cerimonie e ricorrenze: «Lui aveva promesso a tutti i morti e dispersi di non dimenticarli mai, e mai avrebbe potuto dimenticarli», perché erano persone vere che nella memoria collettiva dovrebbero continuare a esistere. Le recensioni di Cooperativa Letteraria