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2 months ago

FuoriAsse_n_22

Ma solo per un fine

Ma solo per un fine settimana se il cellulare “prende” e il televisore è digitale. È in campagna, in una pace assediata di parabole, che si invera il sogno dell’autentico, il mito della tradizione, l’ecomuseo dei tortellini». E ancora: «C’è un fantasma che si aggira nel tempo postmoderno: si chiami autentico o tradizione, corteggia il tempo andato e fa la posta al Pil come il mito celta nella Padania, come l’etnico dentro lo spot per il nuovo brand» (da Tradizione e Décor, p. 113). Lo slancio critico e l’ironia viene meno in alcuni brani del Breviario, ed è quello il momento in cui l’autore lascia riposare l’occhio vigile ed esibisce le armi del poeta: sensitività, forza di evocazione, emozione, diventano allora il cuore di voci come “Infanzia”, “Periferia”, “Velocità”. Marco Conti è un letterato, ha pubblicato raccolte di poesia, ha tradotto poesia, insegna scrittura creativa: il suo campo di esercitazione è quindi lontano dai turbamenti della politica spicciola e delle sue manifestazioni. Ed è esattamente questo il punto forte di questo libro le cui tematiche sono state, sono e saranno ancora per molto seriamente dibbatute. Le stesse tematiche, nella for mula proposta da Conti, sono tuttavia - anche medicine dolci di cui abbiamo bisogno, per parafrasare una donna che ha tracciato solchi profondi nella politica del nostro continente. È un Breviario che contiene 36 essenze forti in contenitori piccoli, da amministrar(ci) per guardare con scetticismo al mondo nuovo: «Per l’analfabetismo di ritorno, comodo ai tecnocrati (…) risulta difficile conoscere come le scienze dell’uomo, la filosofia, la letteratura, siano indispensabili all’idea complessiva di conoscenza e di etica del progresso». L’assenza di critica alla storia contemporanea sembra all’autore il vero dato cruciale e irriducibile del nostro tempo, capace di accompagnarsi con quei saperi tecnologici che, proprio per la loro destinazione, garantiscono l’indifferenza verso la storia e il mondo. «In biologia – commenta l’autore alla voce Mitologia del progresso e analfabetismo – non c’è nulla di invariabile, tranne la variabilità. La storia del potere politico degli ultimi cinquant’anni pensa all’uniformità come invariabile per la sua salvezza». ©P. Correia FUOR ASSE 128 Redazione Diffusa

Due rette parallele di Andrea Roccioletti Sono nata invisibile. All’inizio pensavo di dover fare attenzione, quando prendevo senza pagare dai banchi del mercato qualcosa, oppure quando entravo di soppiatto nelle case altrui attraverso porte lasciate incautamente aperte sulla strada, per via del caldo. Poi ho capito che non era affatto necessario sforzarmi tanto: sono trasparente come l’aria, e I miei amici, a volte, si contraddicono. Non sui brevi tempi, intediamoci: su quelli lunghi. Ho un’ottima memoria. Questo comporta aspetti piacevoli e spiacevoli. Ricordo bene quello che dicono. Dieci anni fa uno di loro disse che la cosa migliore, per i suoi figli, era che continuassero la tradizione di famiglia, e lavorassero la terra. Qualche giorno fa nessuno si accorge di me. Tranne mia madre, che sa che esisto: a tavola, ogni sera, mette un piatto anche per me, in un angolo, accanto a quelli dei miei fratelli, che invece non sembrano percepire la mia esistenza. Se salto un giorno di scuola, l’indomani nessuno mi chiede perché non ci fossi il giorno precedente; se cammino per la strada, le persone del paese continuano a comportarsi come se non stessi passando loro accanto. Per un giorno all’anno, però, perdo i miei poteri: sono un bellissimo angelo, su uno dei carri della processione. Allora tutti mi vedono, ed io penso: per un anno intero sono stata quella che vi ha fatto impazzire, quando vi chiedevate dove fosse finito quello che io vi ho rubato, e per quel giorno che potete vedermi, sono un emissario della potenza divina. ha detto che sicuramente la decisione migliore per i suoi figli è che vadano a cercare un lavoro al nord. Sei anni fa un altro diceva che non avrebbe mai cambiato casa; ieri ci raccontava che si sta preparando a traslocare, torna al paese dove è nato, nella casa dei suoi genitori, vuole invecchiare lì. Non trovo imbarazzanti questi cambiamenti di opinione. Ricordo quando eravamo giovani, e credevamo di essere noi stessi gli artefici di quello che sarebbe accaduto; insieme ai corpi sono cambiati i nostri pensieri. Solo una cosa non è cambiata: il mio silenzio. Non ho mai usato una parola in vita mia. Solo quello che non esiste, che resta nella possibilità o nell’impossibilità, è uguale e fedele a se stesso, come un amore non vissuto. Sono muto dalla nascita. FUOR ASSE 129 Redazione Diffusa