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Quante volte Santina,

Quante volte Santina, tenendo Giuseppe e Maria per mano, andò a prenderlo per riportarlo a casa. Povra dona! Sempre a lavare, strugiare, tenere tutto in ordine e pulito che potevi mangiare in terra. Così diceva Agostino Zambrini, un caro amico di famiglia, quando guardava la Santina con lo sguardo pieno di compassione. Maria, fin da piccola, aveva provato una gran simpatia per Agostino, che nutriva per lei un grande affetto. Agostino non era sposato e vedeva in Maria la figlia che avrebbe desiderato. Era iscritto al partito socialista e aveva un piccolo possedimento terriero che adibiva a riso, strangolato dal potere dei grandi fittavoli. Frequentava la Soms, ma si vedeva che era diverso dai soliti abitudinari dell’osteria. Elegante, colto e forbito, aveva conoscenze molto in alto e vantava una profonda amicizia con Modesto Cugnoglio, l’avvocato socialista che, nelle sedi giuste, si faceva conoscere per rivendicare i diritti degli operai e dei mezzadri. Era il ritratto di un uomo dai bei lineamenti regolari e nitidi, capelli castano rossicci e occhi grigi. Lo chiamavano l’Ingleiš per il suo portamento e la sua carnagione chiara. Maria ricordava sempre che alle accuse di avere una proprietà e aver conquistato il benessere, Agostino replicava affermando quanto bisognasse guardarsi dai carabinieri, dai caporali e dai padroni. Una frase che rimase scolpita dentro di lei e le tornava sempre in mente: l’uomo non è padrone della terra, è la terra che ti possiede, è culla e tomba, si fa sfruttare e ti dà i suoi doni, perché sa che un giorno sarai suo per tutta l’eternità. In quegli anni il Partito Socialista stava crescendo e trovava ampio consenso tra lavoratori e lavoratrici delle campagne. La Lega delle mondariso cominciava a organizzarsi e creava un po’ di timore ai proprietari terrieri. Il sol dell’avvenire cominciava a essere non più un miraggio, ma una realtà. Maria, nonostante la ©Damien Daufresne FUOR ASSE 132 Redazione Diffusa

protezione della madre e l’autorità del padre, guardava con simpatia questo clima che si stava creando. “È quel balengo che ti fa girare nella testolina idee grame,” diceva sempre suo padre quando lei fin da piccola manifestava uno spirito di ribellione. All’età di undici anni Maria aveva incominciato a conoscere la durissima vita della risaia. Era un lavoro molto faticoso per una bambina, per questo sua madre non era d’accordo, ma Maria insisteva perché già allora sentiva il peso di una grossa responsabilità e voleva contribuire al sostentamento della famiglia. Nell’inverno precedente l’epidemia di influenza spagnola aveva colpito il paese, spingendo le autorità locali a imporre un periodo di quarantena. Le famiglie, d’altra parte, conoscevano bene le disastrose conseguenze della malattia, così le meno disperate si erano convinte a evitare alle mate la stagione della monda. Il fratello aveva incominciato a dieci anni a imparare il mestiere del fabbro, altro lavoro durissimo, sotto la guida del padre. Giuseppe con la sorella condivideva la linearità dei tratti. Bel portamento, capelli a spazzola, profilo duro e marcato e due baffetti spioventi molto ben curati. Il carattere era quello di Alfonso e anche lui non approvava le scelte di Maria. Le condizioni di estremo disagio pesavano sulla famiglia e i genitori non avevano potuto permettersi l’istruzione dei figli. A scuola non erano andati. Il padre cominciò a tossire, bevve mezzo bicchiere e scosse la testa. Protese le labbra in avanti, tamburellò le dita sul tavolo e alzò gli occhi. La madre servì il latte con una forma di pane. Lui non toccò cibo. Bevve appena due sorsate, poi versò il vino. Subito dopo spinse la scodella con il pollice, ©André Maynet rovesciandola, per rollarsi il suo trinciato dopo essersi appoggiato allo schienale della sedia. Alzò gli occhi in direzione della figlia e cominciò a inveire. “Avete intenzione di scioperare anche oggi? Sciopero a oltranza quindi? Tu non esci di casa a costo di legarti al trave dei buoi!”. Giuseppe era seduto vicino al tavolo davanti a lui, faceva finta di nulla e continuava a dondolarsi da un lato all’altro come se non gli arrivasse all’orecchio nemmeno una parola. Maria non ebbe subito il coraggio di replicare al tono duro e minaccioso di suo padre. Forse dopo avrebbe assaggiato la cinghia sulla schiena, ma tutto sarebbe passato, le ferite che non si lavano e che lasciano il segno sono quelle dell’anima. Infilò l’ago per rammendare il vestito. Diede l’ultimo punto, tagliò il filo con i denti avvertendo l’odore del tessuto impregnato del suo sudore e con lentezza ripose l’ago e la bobina del filo nella scatola di ferro arrugginito. Poi, a passi misurati andò davanti all’unica finestra che dava sulla strada, dando le spalle a tutti. Suo padre sedeva fumando la sigaretta rollata grossolanamente. Maria continuava a stare in silenzio sotto lo sguardo apprensivo della madre. Alfonso guardava la figlia aspettando FUOR ASSE 133 Redazione Diffusa

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