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8 months ago

FuoriAsse_n_22

©Martin Steinbrecher

©Martin Steinbrecher non erano riuscite a domarla. Il mondo stava cambiando in fretta. Prima nessuno aveva il coraggio di alzare la testa, adesso qualche focolaio qua e là si era acceso e qualcuno trovava il coraggio di ribellarsi. In un simile clima si stava temprando il carattere di Maria, che nell’adesione ai nuovi ideali riversava tutta la propria voglia di vivere. Il biroccio per Vercelli era pronto a partire. Fietti la stava aspettando. Fietti godeva di un grande ascendente nel mondo dei braccianti e delle mondine. Segretario dell’organizzazione e attivista dal carattere aperto, aveva grande influenza sulle ragazze che riponevano in lui molta fiducia. Era da circa mezz’ora che stava aspettando. Maria lo raggiunse mentre si stava arrotolando una sigaretta. Ai suoi piedi c’erano alcuni mozziconi e doveva aver fumato parecchio tanto che aspettava. Continuava a tossire, con quella tosse trattenuta e soffocata, sempre più insistente. Si levò un vento fastidioso, ma il sole del mattino era piacevole sul suo viso. Lungo la strada che attraversava la periferia Maria poteva scorgere i segni del degrado che la povertà aveva generato. Le case erano fatiscenti, alcune avevano addirittura i vetri rotti. I bambini giocavano in strada sporchi di fango. I rifiuti traboccavano a ogni cantone e qualche gatto randagio vagava in cerca di cibo. L’incuria era più evidente nelle zone di periferia. Quella zona ospitava anche le pendolari delle risaie che venivano da fuori regione e non erano certamente accolte con tutti gli onori da quelle del posto. Fietti arrivò in compagnia di Maria. Le lavoratrici stavano aspettando da un pezzo. Sarebbero rimaste sul bordo dei campi a impedire alle crumire di lavorare. Nessuna di loro avrebbe potuto entrare e allora il padrone sarebbe stato costretto a trattare. La baracca dove si radunavano le mondine era una struttura degradata e FUOR ASSE 136 Redazione Diffusa

piena di umidità e quella baracca di tufo con il tetto di paglia e legno marcio si accordava con tutto il resto. C’erano più insetti li dentro che in risaia. Bisce, topi e zanzare erano di casa. Una sessantina di lavoratrici del riso stava presidiando il posto ed erano armate di forcone per scoraggiare le crumire che sarebbero arrivate dall’Emilia per sostituirle. Maria alzò la mano per ripararsi gli occhi dal sole fissando la strada bianca e polverosa e guardare chi stava arrivando. La voce del siur Anselmo si fece sentire forte e sonante. Era accompagnato dal suo fattore, che portava la doppietta carica a tracolla, pronta all’uso. “Tutte fuori, vi devo parlare.” Le ragazze uscirono, Maria era davanti. Anselmo la guardò con disprezzo, un’occhiata gelida che non piegò la fierezza di Maria, che ricambiò quello sguardo con altrettanto disprezzo. “Ci dica che cosa vuole? Avete deciso di far fronte alle nostre richieste?” “Sono qui per chiedervi di onorare l’impegno che vi siete prese e che dovete mettervi a lavorare da domani mattina. Le vostre richieste le stiamo valutando, ma non credo sia possibile. Comunque possiamo trovare un nuovo accordo.” Fietti in quel momento invitò qualcuna delle ragazze a dire la propria opinione. Anselmo incalzò ancora. “Decidete in fretta. Stanno per arrivare da Piacenza una ottantina di lavoratrici per la monda e voi non sarete più utili. Avete tempo per decidere entro e non oltre le cinque di domani mattina, poi farete bene a cercare altra occupazione. Per voi la stagione è finita.” Maria si fece largo e si parò davanti a lui, quasi naso contro naso. Gettò il cappellone di paglia indietro per asciugarsi il sudore. “Noi non cediamo. Vedremo chi l’avrà vinta.” Mentre Maria e le altre compagne avevano cominciato a discutere per ribadire la loro linea di fermezza, lui aveva voltato la schiena e se ne stava già andando. Lo guardarono allontanarsi con il suo abito di gabardine beige e il suo bel panama bianco. FUOR ASSE 137 ©Benoit Courti Redazione Diffusa

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