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FuoriAsse_n_22

Le relazioni pericolose

Le relazioni pericolose Sensazioni e sentimenti del nostro tempo di Arturo Mazzarella di Sara Calderoni ©Laurence Thomas Cosa ci dicono le immagini e i romanzi contemporanei del tempo che stiamo vivendo? Arturo Mazzarella, dopo Politiche dell’irrealtà. Scritture e visioni tra Gomorra e Abu Ghraib (Bollati Boringhieri, 2011) e Il male necessario. Etica ed estetica sulla scena contemporanea (Bollati Boringhieri, 2014), ci propone con Le relazioni pericolose. Sensazioni e sentimenti del nostro tempo (Bollati Boringhieri, 2017) una nuova attenta riflessione sul nostro presente, affrontando questa volta la profonda crisi dei legami nell’attuale società del disagio e le dinamiche con cui questa si manifesta. Letteratura, arte e cinema degli ultimi decenni si fanno testimonianza di relazioni interpersonali configurate perlopiù sull’assoggettamento reciproco, dove il modello del debito struttura uno scambio relazionale pericoloso e distruttivo; non mancano, a seguito di un’accurata analisi del tema che si avvale anche di una ampia bibliografia 1 , interessanti possibilità di svolta nell’avvertita urgenza di lasciare spazio a nuove modalità di condivisione, facendoci capaci di abolire qualsiasi senso di proprietà dell’altro. Pur riconoscendo che i dispositivi del capitalismo finanziario sono oggi interiorizzati a tal punto dall’apparato psichico collettivo da configurarne un orien - tamento degli impulsi, Mazzarella non ammette che la «forza egemonica» di una «economia neoliberista» riesca a «infiltrarsi nell’articolazione psichica fino a dominarla», a renderla «subalterna», come più autorevoli studiosi delle tendenze socio-economiche in ambito internazionale (pur nella loro diversità concettuale) hanno osservato – Lordon, Bourdieu, Lazzarato, Groys ecc. Una tale radicale visione, diamo ragione all’autore 1 Rinviamo alla bibliografia per le edizioni di tutti i libri citati: Cfr. Arturo Mazzarella, Le relazioni pericolose. Sensazioni e sentimenti del nostro tempo, Torino, Bollati Boringhieri, 2017, pp.135-151. FUOR ASSE 54 Il rovescio e il diritto

del saggio, rivela un «eccessivo determinismo». Tuttavia, se Mazzarella rovescia il presupposto, proponendo che sia piuttosto il nostro sistema psichico a «preparare le condizioni» che attivano «le modalità di produzione e consumo su cui si fonda il “finanzcapitalismo”» 1 , lo fa, al di fuori di una «gerarchia di tipo deterministico», implicando la possibilità dei due sistemi – psichico ed economico – di condizionarsi reciprocamente, in quanto sistemi con la «medesima radice economica», come insegna Freud («il fattore quantitativo della forza pulsionale», in Analisi terminabile e interminabile del 1937) e riprende Lacan (Seminario IV, La relazione d’oggetto del 1956-1957). Un’implicazione, questa, che consente di riconoscere il sistema psichico come sistema capace di «accogliere una pluralità di misure quantitative di altri universi economici» e, in virtù della sua elasticità, anche di insinuarsi con le proprie «trasformazioni» nell’apparato finanziario. Ed è implicazione da non trascurare quando si riflette intorno alla lettura di Mazzarella, spesso presentata dalle recensioni critiche come un semplice rovesciamento del rapporto causa effetto di cui si è detto sopra, con il rischio di lasciare implicitamente intendere che l’autore riconduca il suo ragionamento ad una concezione idealistica che nega autonomia alla realtà esterna, facendola coincidere del tutto con l’attività interna al soggetto. La qual cosa non è. Veniamo ora però all’analisi dell’autore. Mazzarella osserva come «una modalità particolare di “fluttuazioni della libido” – per riprendere l’espressione di Lacan –, istituita dalle diffuse strategie di indebitamento» stia «determinando la cornice […] dei modelli prevalenti di interazione sociale delineati dal capitalismo finanziario» e per comprenderne la portata invita a rifarsi a Freud che, in Disagio della civiltà (1929), aveva definitivamente dimostrato come «al di fuori delle esigenze determinate dall’economia pulsionale, archetipo di qualunque altra ramificazione economica, non esiste nessuna forma di condivisione sociale». Non solo l’attuale società lo conferma «senza alibi» – sottolinea l’autore –, ma il disagio è oggi a tal punto dilagante in termini di costruzione dei legami, di valorizzazione di sentimenti un tempo abilitati alla loro funzione di aggregazione sociale, da far parlare di «individuo insufficiente» (Alain Ehrenberg), «uomo senza inconscio» (Massimo Recalcati). E non possiamo che essere d’accordo con Mazzarella quando rileva come il venir meno della dimensione simbolica, capace di indicare un legame comune, sia causa di destabilizzazione dei modelli comportamentali. La domanda che Mazzarella si pone – attorno alla quale è costruito il saggio – e a cui tenterà di rispondere 1 La definzione di finanzcapitalismo ripresa da Mazzarella è attribuita a Luciano Gallino. FUOR ASSE 55 Il rovescio e il diritto