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8 months ago

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non compromessi dal

non compromessi dal marchio: «tradizione esaurita». Anzi: l’artista sudafricano li ha ricodificati e usati come base della sua coerenza estetica, fino a svelarne le regole sintattiche interne. Così l’obsolescenza dei suoi disegni monocromatici a carboncino, rudi, sfregati e sfregiati, riscritti con pesanti freghi neri alla Daumier o Grosz su segni di cancellature a vista; o i suoi film dalla preistorica animazione (anzi, sotto animazione) e, infine, gli arazzi dalla lavorazione mauale, atavica e lenta, creano crepe fuori dalla globalità dominante dell’ “opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale” per richiamare il titolo di un testo di Walter Benjamin cardine del Novecento, dalla vitalità ancora sorprendente. Le creazioni fuori moda, desuete, per usare un termine caro a Leopardi, sono per Kentridge palinsesto di grandi speranze poi affondate e tradite da denunciare in una amara presa di coscienza. Ma, mirando i suoi arazzi, “non so se il riso o la pietà prevalga” (La Ginestra – Leopardi). L’ironia si insinua nelle opere di Kentridge, strumento potentissimo, davanti all’impossibilità di trovare soluzioni a storie di sopraffazioni, dall’apartheid sudafricana alle purghe staliniane, agli orrori odierni. Kentridge non parla mai in nome dell’arte, ma della vita, così inestetica, ne mette in scena la terribilità con il ridicolo, unica possibilità per svelare l’ordito amarissimo dell’esistenza. (Si sa che nell’orrore dei Lager gli ebrei stessi si raccontavano barzellette antisemite). Per fare questo ci lascia un palmo di Naso e che Naso!, grosso come la pera di Père Ubu e più invadente del macinino sempre in moto per imbudellare salsicce di Punch and Judy. Kentridge dà vita a un mondo abitato da nasi a cavallo, seduti al caffè, nasi con gambe, nasi tromboni come Porter Series: Geographie des Hebreux ou Tableau de la dispersion des Enfants de Noe, 2005 Tapestry - Width - 250cm nasi con gambe, nasi tromboni come condottieri o come teste penzoloni su corpi di donna, e poi ancora teste di cavallo come quelle disegnate da Leonardo o come ronzini donchisciotteschi. L’artista colloca queste “creature” in arazzi ricamati a mano, realizzati a Johannesburg nel laboratorio di Marguerite Stephens, il cui sodalizio con Kentridge è ormai trentennale, e sono nasi articolati in forma di collage su carte geografiche della Palestina, d’Egitto o di Napoli. Inoltre, l’artista realizza nasi in metallo a guisa di sculture tridimensionali anamorfiche, o nasi disarticolati in ombre montati su singoli pezzi di corpo, riversati in filmati con obsolete tecniche di animazione passo uno. L’ossessione per questa appendice corporea nasce da Il naso di Gogol, un racconto “assurdo” (ben prima dei tempi), del 1836, dove con stravolgente vis comica si narra la vita autonoma di un naso di successo; un naso che diventa persino consigliere di stato, mentre il suo proprietario Kovaliov rimane un povero travet della burocrazia russa che, scornacchiato da tutti, invano cerca di rivendicare la proprietà di quel naso. Nel racconto tutto ciò che è irreale è preso alla lettera e portato in modo realistico ad oltranza in una satira - - FUOR ASSE 76 Riflessi Metropolitani

efrattario a delle univoche definizioni per apparire, infine, nelle sembianze di una crociata senza speranza che ciononostante non smette di appassionarci». Nel romanzo di Don DeLillo I nomi, ambientato nel periodo della rivoluzione islamica komeinista e delle sporche lotte commerciali dell’Occidente per il possesso del petrolio, uno dei personaggi, Charles Maitland fa delle considerazioni sui tappeti: «I centri di tessitura stanno diventando inaccessibili. In realtà lo è tutto il paese (l’Iran nda). È già troppo tardi per raggiungere i luoghi di produzione. Mi sembra che vada tutto assieme, tessitura dei tappeti e instabilità politica». E allora? Mona Hatoum, artista libanese naturalizzata inglese, ha pensato di tessere tappeti con planisferi instabili creandoli per chiazze sporche o per corrosione delle preziose lane di tappeti afghani; come divinità capricciosa fa apparire continenti qui o lì come dopo gli sconquassi che fecero sprofondare la mitica Atlantide. Ma la sua è una Promised Land, 2008, tapestry, 382 x 430cm, edition of 6 (images courtesy of Galleria Lia Rumma Napoli, Italy and WAM). deflagrazione ben poco universale: a lei bastano patacche di unto o una semplice sdrucitura, una grattatina tipo quelle che si fanno oggi su un paio di jeans alla moda, purché questi appaiano fintamen - te consumati, come finte sono state le molte guerre per l’esportazione di democrazie in paesi politicamente imbottiti di dittature, ma anche di tanto petrolio. Mona Hatoum, Afghan (black and red) 2009 wool 59 1/2 x 81 7/8 in/151 x 208 cm. FUOR ASSE 78 Riflessi Metropolitani

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