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NERI

In questo senso, la

In questo senso, la pittura è, tra i mezzi espressivi, il più utilizzato, il più autentico e naturale e, allo stesso tempo, il più astratto, anche quando apparentemente sembra figurativa, puro significato, in cui si accentua il centro della creatività della forma, seguendone passo passo la sua genesi. Dice Paul Klee «al principio c’è l’azione… al di sopra sta l’idea». L’opera rappresenta quindi per l’artista un momento sperimentale e spontaneo dell’ideazione creativa, che testimonia in modo evidente il formarsi dell’immagine, il segno come scrittura che uscendo dall’inconscio diventa pensiero visivo. E nei suoi lavori Giovanni Neri esprime il senso di una essenzialità visiva e spontanea, ma strutturalmente legata alla visione naturale e colorata della vita: fieramente autodidatta, con l’impulso proprio di parlare un linguaggio visivo. Orgogliosamente assimilato alla natura che sempre è stata presente, anche in forma autoritaria, nella sua vita, con la prepotenza delle forme e dei colori. Ma forse l’elemento più importante del suo essere artista che tutto ha appreso dalla natura è l’incorporazione nella sua storia creativa del silenzio. Quel silentium che non è solo il tacere e nemmeno l’assenza di suoni, di rumori, di voci. Il silenzio dell’artista assomiglia più a quella pausa, a quell’intervallo perduto nella convulsa dinamica della nostra società che il bravo Gillo Dorfles ci ricordava lucidamente: «Una pausa, una rarefazione riempita e arricchita dalla sua non commensurabile fantasia». Cominciando il suo percorso artistico, Giovanni Neri ha sempre lavorato per “temi” che sviluppa poi in serie di lavori, le cui tracce sono tratte dalla sua vita personale, dalle sue emozioni, dalla sua sensibilità di vedere il mondo. Ha iniziato fin da giovane, come molti artisti, con la pittura figurativa, con serie di paesaggi a volte rarefatti a volte più accuratamente veritieri, così come ritratti e autoritratti in cui il colore forte sembra voler incarnare l’essenza della vita e nature morte di netta derivazione morandiana, locus forte del “silenzio” dell’artista. Dove, come teorizza Giulio Carlo Argan, «l’opposto della rappresentazione o della forma, intese come catarsi, non è il frammento, è il continuo: infatti la forma è limite, il continuo è assenza, indeterminazione del limite». Adducendo il colore, sempre centrale nella sua concezione di pittura a metà tra linguaggio astratto e contenuto concreto, simbolo del dialogo ininterrotto dell’artista con la natura dal punto di vista emotivo e sensoriale, Giovanni Neri ha totalmente abbandonato negli ultimi anni la pittura figurativa, evolvendo la sua ricerca verso una sintesi tra segno, gesto e colore, tra pensiero ed emozionalità. Dalla disseminazione della materia-colore e dei segni, o dal loro assemblarsi fittamente nello spazio in una sorta di horror vacui, lui va verso la rarefazione e il libero fluttuare del segno nel colore, senza tuttavia perdere mai la sua grande ricchezza pittorica. Il segno in è l’elemento di coesione tra pensiero e gesto, spazio e colore, e attraverso l’interazione di tutte queste componenti l’artista difende il ruolo centrale ed essenziale del linguaggio della pittura. Esprime con il suo incontenibile segno una depistante linea gestuale, guidata da una manuale irruenza, identità piena di un espressionismo emotivo e culturale inserito in una solida realtà. La struttura di ogni opera è composta quindi come l’espressione di un pensiero non verbale, trasformato in una struttura articolata e consolidata nella rivelazione della realtà, dove si raccoglie un esercizio stilistico capace di trasformare un desiderio nell’ironia della creatività, in una dilatazione del tempo e dello spazio. Macchie, segni veloci e prepotenze cromatiche contendono per la definizione dello spazio, sfidando alla natura e alla poesia la inquieta ricerca delle soluzioni formali dell’opera. I colori esplodono, le luci scintillano, 14

le forme si scatenano come milioni di fuochi che si alzano nel cielo per prendere la luce della luna, e il rosso delle foglie autunnali, degli aceri e degli incendi prorompe maestosamente: a volte si ha l’impressione che tale tensione lirica non possa essere espressa per mezzo di prototipi visivi, ma solo la musica e un’improvvisa irruzione di luce-colore possano rivelare il suono di questa vertigine. Neri con i suoi gesti istituisce un rapporto con la vita, evolvendo il modo di vedere oltre l’espressione estetica in una condizione di privilegio fantastico. Ancora una volta non guarda fuori, ma dentro. Dentro alle sue origini, dentro al suo essere, scegliendo il gesto ideale, la forma ideale, tra proporzioni da contraddire, colori da esibire, parole da suggerire e segni onirici da sublimare. Nel fare arte Giovanni Neri non elargisce nessuna concessione allo stile, alle esigenze dello spettatore, ma il tenace e paziente rincorrersi del segno alla ricerca della superficie eletta esprime una ricerca di qualcosa che c’è, che esiste. Spesso non c’è nemmeno una storia da descrivere, e si arriva direttamente all’interno dell’immagine piegando la tecnica all’esigenza espressiva della visione. Kant diceva: «l’artista fa perché deve, non perché sa». Con il costruirsi e decostruirsi delle forme che si liberano dalla loro funzione di esprimere un concetto, i gesti dell’artista rappresentano un punto d’arrivo, una definizione in sé della forma con sofferti tentativi di riconoscere una realtà interiore e parallela. Scaturisce in questo modo una dimensione poetica in cui lo spazio, movimento, ritmo, luce e vibrazioni sono elementi riferibili a spazi emotivi oggettivi di una visione onirica, in cui, ancora una volta, il segno non è mai affidato al puro istinto ma a una esigenza creativa e strutturata. In questa fase del suo lavoro Giovanni Neri vuole far credere l’idea stimolante e allo stesso tempo provocatoria che fare arte è entrare nell’anarchia dell’assenza della struttura. Ma al contrario, questi lavori pieni di luce e di colore rinviano a una visione concreta del mondo dell’oggi, in cui l’artista ha ben presente le assimilazioni che gli derivano dei diversi incroci culturali incontrati durante il suo percorso umano e creativo. Ci dichiara fieramente che comunque l’arte, anche oggi, rimane sempre l’unico segmento esistenziale tra la speranza umana e la poesia. E pertanto, se l’artista con il suo lavoro affronterà con procedimenti dissacranti o artificiali il superamento del doppio gioco della realtà o della fantasia, tutto questo si rifletterà meglio sull’interesse crescente e contemplativo o addirittura partecipativo dell’osservatore, con un significato e un contenuto che sono una sfida alla sua spontaneità creativa. Ed è dunque cosciente che la meraviglia della creatività umana è uno dei principi della conoscenza e che se smettiamo di meravigliarci corriamo il rischio di non conoscere. «L’arte è per lo spirito ciò che è il nutrimento per il nostro corpo; attraverso l’arte ci uniamo a un’entità trascendentale, respiriamo con il suo ritmo e assimiliamo l’energia necessaria per il nostro rinnovamento spirituale». Faust, J.W. Goethe 15

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