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A come Amici no° 36

A come Amici n° 36 - aprile 2018

NATALE Al termine delle

NATALE Al termine delle rappresentazioni il parroco don Luciano, che ha messo a disposizione i locali della parrocchia, ha espresso, con poche ma significative frasi, il senso del musical: «L’Accademia del Musical ha una sua funzione. L’ha spiegato in questi giorni Carlo Tedeschi, intervistato su Rai 1, quando ha chiarito il perché di una compagnia teatrale. Ha illustrato tutte le attività che si svolgono a Rimini in un posto molto bello e suggestivo. Un paese fuori dal mondo, dove c’è un laghetto che realmente ha la forma del cuore. Questo paese è stato creato dalla persona di Leo Amici, che è stato colui che ha avviato una serie di attività spirituali e sociali a favore dei giovani che oggi vengono portate avanti da Carlo Tedeschi. Tra queste, la più importante è il musical. L’accademia non è un termine per riempirsi la bocca, perché di accademie ce ne sono tante in giro. L’accademia voluta in questo paese si pone il problema di come vivere con i giovani e di come far vivere i giovani. Questi ragazzi stasera hanno voluto farci questo dono, farci riflettere ancora sulla magia del Natale. Abbiamo sentito tanto canto, l’anima ha danzato, il cuore ha gioito. Abbiamo visto la famiglia sacramento; sacramento di un’altra parola che Francesco e gli altri hanno urlato a squarciagola: Amore. 28

C’è un grande messaggio nel presepe di Francesco tradotto in segni: l’omaggio a Gesù bambino, l’omaggio forte della matrona che si spoglia dei suoi gioielli, del crociato che toglie la spada e si inchina, si prostra alla presenza di Dio. Far parte dell’Accademia del Musical vuol dire portare avanti un qualcosa che ci induce a lavorare al presente per il futuro. È possibile migliorare questo mondo, è possibile stabilire una disciplina per vivere all’interno di esso, stabilire quali sono i valori. Ce lo hanno detto quali sono i valori, lo hanno cantato. Ecco, abbiate fiducia! Voi genitori non mirate solo al balletto o all’esibizione dei vostri figli, osservate come tornano a casa, osservate se tornano a casa più sereni, responsabili, più amabili, più idonei ad essere se stessi, responsabili di se stessi. Questo è l’augurio che io vi faccio come sacerdote. Sono orgoglioso di loro e vorrei esserlo sempre di più. Disponiamoci all’ascolto, ad un cammino di fede, per chi vuole. L’accademia è aperta a tutti. Avendo conosciuto Carlo Tedeschi, avendo conosciuto il loro stile, il loro modo di essere, io sono grato al Signore per questo e per questa volontà ferma che ci ha dato, che mi ha dato, prendendo quindi lo spunto per fare qualcosa anche qui per i nostri giovani.» 29

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