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A come Amici no° 36

A come Amici n° 36 - aprile 2018

IO C’ERO... Chiara DIO

IO C’ERO... Chiara DIO di Partecipare al musical Chiara di Dio è una doppia esperienza: da un lato un arricchimento spirituale a tutti gli effetti... dall’altro un arricchimento teatrale “in toto”. «Non è un caso che voi siate qui...che ciascuno di voi sia qui...» ecco le parole conclusive di Carlo Tedeschi che hanno risuonato nel Teatro nuovo, ma soprattutto negli animi degli spettatori già preparati dalla visione del musical ad accogliere il suo invito finale... a seguire il messaggio evangelico e a riconoscere l’unicità dello spettacolo (se il regista fosse salito sul palco all’inizio, le sue parole sarebbero cadute nel vuoto... anzi nel pieno dei pensieri degli spettatori arrivati da ogni dove… con mille preoccupazioni e non avrebbero avuto lo stesso effetto). Questo musical, pensato e preparato con intento d’amore, è un capolavoro di spiritualità e teatralitàmusicalità. Nell’analizzarlo, per lasciare le mie impressioni, non posso disgiungere i due aspetti perché è proprio il modo scelto dall’autore per raccontare la vita di Chiara e di Francesco, che lo rende originale. L’idea di partire dalla morte di Chiara distesa nel suo letto con il conforto delle consorelle e poi a ritroso nel tempo, utilizzando la tecnica del flashback, far apparire la figura della madre che le ha donato la vita mentre lei è ancora in scena... è di una potenza e profondità incredibile. Ne ho scorto il passaggio dalla vita eterna alla vita terrena e dalla vita terrena con l’affidamento della creatura a Dio Chiara di Dio... alla vita eterna... nell’amore di quel Dio che ha accompagnato Chiara in tutte le fasi della sua vita. Di qui un dipanarsi di scene, una più bella e più toccante dell’altra, realizzate con un’attenzione speciale per ogni dettaglio... dai costumi... alle coreografie... alla scenografia proiettata... al racconto particolareggiato... ai canti... alle luci... agli effetti speciali... Nel primo tempo mi ha colpito in modo particolare la lentezza dei movimenti delle suore e della narrazione... mi ha obbligato a rallentare i pensieri e a calarmi nella storia... la simultaneità dei movimenti è l’effetto speciale che impressiona lo spettatore poichè nulla è veramente lasciato al caso: un gesto... una mimica facciale... la postura perfettamente allineata... catturano l’attenzione e attirano lo sguardo sul palco. 44

Un miscuglio potente, inaspettato, improvviso, mai banale e scontato; una scelta artistica che nella mia piccolezza non posso che osservare e restarne meravigliata ad ogni passaggio: dal buio alla luce...dal “verbo” al silenzio... dal movimento all’immobilità... dal bianco al nero... al colore... dalla musica assordante... alla delicatezza degli arpeggi. La musica!! Uno sfondo equilibrato... misurato... affascinante su cui “adagiare” i dialoghi dei personaggi. Che dire del coinvolgimento del pubblico da parte di Francesco e di Chiara? Scendere in mezzo alla platea per invitare gli spettatori ad invocare il Signore è una scelta del regista ben riuscita, il pubblico diventa così “cassa di risonanza” che porta a percepire la “potenza del messaggio francescano”. Non solo un messaggio lanciato dal palco... ma un ardito tentativo di invocare lo Spirito Santo e rendere tutti noi partecipi di un pezzetto del musical ...impossibile rimanerne indifferenti!! L’apparato scenico apparentemente “minimalista”, ma tecnologicamente avanzato, è reso da effetti di luce...immagini e colori... di sfondi proiettati che hanno permesso di calare la storia in uno spazio e in un tempo preciso. I pochi oggetti portati in scena hanno impreziosito le scene al momento giusto, lasciando sempre molto spazio alla rappresentazione vera e propria, portata avanti con maestria dai giovani interpreti. I testi della “storia sacra” che si fa “racconto“... i dialoghi tra i personaggi sempre molto equilibrati... i testi dei canti inediti preparati ad hoc per il musical, hanno vivacizzato e permesso di ascoltare in modo più attento tutta la trama per carpire l’umanità e l’attualità dei due giovani: Chiara e Francesco. Non ci sono parole per esprimere la potenza emotiva della scena della morte di Francesco... il dolore di Chiara amplificato dalle sue consorelle aggrappate alle grate… il buio che avvolge la scena... i vocalizzi di sottofondo fanno valorizzare ancora di più la fedeltà al Signore e l’amore verso il prossimo di San Francesco . Il colpo di scena più rappresentativo di tutto il musical, a mio parere, è la rivelazione del personaggio che dall’inizio accompagna tutta la storia... il vecchio che si avvicina a Chiara... che la segue e l’accompagna rivela la sua identità: è Gesù! Apparso nella sua magnificenza e grandezza per pochi secondi, ma tali da impressionare e lasciare senza fiato ...ha fatto risuonare nel mio animo le parole evangeliche più potenti: «Qualunque cosa avrete fatto ai più piccoli... l’avrete fatta a me». L’idea di far sparire quasi subito la figura di Gesù, dapprima mi ha sorpreso... sarei rimasta in contemplazione ancora per qualche minuto e avrei preferito che il musical finisse con quell’immagine... solo dopo, penso di aver capito la scelta del regista. Nel suo apparire velocemente e riapparire per pochi secondi, l’immagine di Gesù ci ricorda che Lui ci è sempre vicino, anche se noi lo percepiamo solo ogni tanto, una vicinanza delicata, improvvisa... inaspettata che deve essere riconosciuta come tale e mantenuta viva dalla fede. Questo musical ha un valore accresciuto dalla presenza... per la prima volta sul palco... dei giovani formati dall’Accademia di Leinì, Balangero e Susa. L’aver deciso di far partecipare alcuni attori e ballerini, ha forse, in qualche modo, obbligato a rivederne il copione e adattarne qualche scena... ma ciò ha permesso di “allargare come un cerchio d’onda” l’esperienza teatrale e spirituale ad altri giovani...alle loro famiglie e per riflesso alle comunità dove essi sono inseriti. La mescolanza di artisti arrivati da più parti è apprezzabile e invita a riflettere che i giovani sanno mettersi in gioco, sostenuti ed incoraggiati da persone poste come loro guida (ad es. la signora Silvana). I ragazzi e i giovani imparano a rispettarsi, a confrontarsi, ad accettare le diversità, si arricchiscono a vicenda scoprendo le peculiarità di ciascuno. Sicuramente questo modo “hollywoodiano” di far conoscere eventi particolarmente significativi della Storia, trasmettere i valori della pace... tolleranza... umiltà...impegno... indirettamente o in modo esplicito trasmette anche la profonda fede in un Dio che ci ama immensamente ed è una strategia per motivare i giovani a credere in un mondo migliore. L’ entusiasmo coinvolgente per chi prepara i musical trasmette gioia di vivere, serenità e amore in chi ascolta. Riconoscente a tutti per l’impegno e il coraggio nel portare avanti i vostri progetti. Nelda marzo 2018 45

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