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A come Amici no° 36

A come Amici n° 36 - aprile 2018

SCIENZA Nuove scoperte

SCIENZA Nuove scoperte sul mondo della comunicazione vegetale La scienza conferma Convalidate anticipazioni di 50 anni fa di Leo Amici sul tema di Antonella Di Muoio Davvero le piante occupano una posizione subalterna nei regni del vivente? Nel novembre del 2013 è apparso su Focus, una rivista di divulgazione scientifica del mercato italiano, un interessante articolo sulle più recenti scoperte acquisite in ambito vegetale. L’articolo “Sensibile come una pianta” è di Marco Ferrari e si basa su due importanti contributi editoriali: Verde brillante – Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale di Stefano Mancuso (fisiologo vegetale e direttore del Laboratorio Internazionale di Neurobiologia vegetale dell’Università di Firenze) e Alessandra Viola e Quel che una pianta sa di Daniel Chamivitz (biologo che dirige il Manna Center for Plant Biosciences all’Università di Tel Aviv). Vi si legge: «… le piante non sono affatto creature isolate, insensibili e incapaci di comunicare, come siamo abituati a pensare. Anzi… Gli alberi di un bosco, ma anche il basilico e il peperoncino sul nostro balcone, si “parlano”, come si è scoperto di recente: queste piante, secondo le ipotesi degli scienziati, stabiliscono rapporti di buon vicinato e comunicano attraverso vibrazioni». Erano gli anni ‘70-‘80 quando a Leo Amici venne riferito: «La scienza ha riscontrato che le piante emettono suoni…» e lui, prima che l’intervenuto concludesse la sua richiesta: «Però mica se lo sanno spiegare perché emettono questi suoni! Sono la loro parola, il loro richiamo. Tu, adesso che stiamo parlando, come fai? Emetti la tua voce». Ed è vero perché risalgono addirittura agli anni ‘60 gli ormai noti esperimenti con il galvanometro (dispositivo usato per misurare la corrente elettrica) condotti da Cleve Backster sulla sensibilità e le emozioni delle piante. Era, infatti, la mattina del 2 febbraio 1966 quando l’agente newyorkese dell’FBI, uno dei massimi esperti della macchina della verità, decise di applicare alla Dracaena massangeana del suo ufficio degli elettrodi. Qualche goccia d’acqua sulle foglie fece registrare un abbassamento del livello di conducibilità, come di solito accade ad un essere umano che prova una lieve emozione, quindi lui passò ad analizzare uno stimolo negativo: bruciare delle foglie. Backster però non fece in tempo a tornare dall’altra stanza 58

con i fiammiferi che la pianta aveva reagito di nuovo (grafico sottostante); ulteriori esperimenti confermarono la sensibilità delle piante, la capacità di leggere il pensiero e addirittura di individuare il colpevole di un delitto (nell’esperimento condotto l’assassino aveva commesso il reato di calpestare una pianta) mantenendone la memoria. Interessanti sono i video messi a disposizione del web per visionare tali esperimenti. «Devi capire che, se ti avvicini ad un albero con un’accetta al collo, questo prova un senso di paura perché sa che vai a fargli del male» aveva affermato Leo Amici, e alla domanda: «Quando si brucia una pianta soffre?» aveva altresì risposto: «Se a te tagliano un braccio e poi te lo buttano sul fuoco, tu mica senti il dolore. Non ha più vita! Ormai è staccato da te. Certamente, se ce lo metti che l’hai ancora attaccato, lo senti il dolore!» Anche queste asserzioni erano già state riscontrate agli inizi del ‘900 dal celebre scienziato indiano Jagadis Chandra Bose 1 , studioso della fisiologia delle piante che aveva condotto degli esperimenti con il crescografo: strumento da lui inventato e capace di effettuare un ingrandimento di dieci milioni di volte, quando ancora non esisteva il microscopio elettronico. Egli verificò in diretta la crescita delle cellule nei tessuti vegetali e la loro reazione ai vari stimoli esterni. Dimostrò sperimentalmente come determinati stimoli provochino nelle piante le stesse reazioni (di natura elettrica 2 e non chimica) degli animali, anticipando anche lo studio sul parallelismo tra tessuti vegetali e animali. Le piante, per lui, come tutto in natura, provano sensazioni e di fronte ad una minaccia (una barretta di metallo, una soluzione di bromuro, il cloroformio, la lama di un rasoio) reagiscono manifestando elettricamente le loro emozioni: paura, depressione, euforia. E, registrando appunto l’elettricità emessa dalla pianta, fu addirittura in grado di assistere all’”agonia” di una pianta che, prima di morire, emetteva una scarica, quasi fosse il suo «ultimo respiro». «Le piante emettono suoni» aveva proseguito Leo Amici «e si comprendono l’una con l’altra.L’uomo li ha decifrati, anche se in piccola parte. Però non si può dialogare con le piante, l’uomo non può trovare un linguaggio simile ma solo avvertire quel suono…». Proprio sulla scia di Backster, il dott. Ken Hashimoto, famoso botanico giapponese, tradusse i messaggi elettrici di un cactus in suoni attraverso il poligrafo, così come avviene per la voce umana quando i pennini dello strumento ne generano il relativo grafico. Su un nastro magnetico registrò quindi il suono prodotto dalla modulazione dei messaggi emessi dal suo cactus. Come riportato da Esperide Ananas ne La musica delle piante, i suoi tentativi di “dialogare” con la pianta inviandole messaggi fallirono ma sua moglie riprese i suoi esperimenti cercando di insegnare al 1 fisico e botanico, è uno dei più importanti scienziati indiani. Sperimenta due anni prima di Marconi la trasmissione senza fili, ma finisce per dedicare la sua vita alle indagini sull’elettrofisiologia delle piante. 2 Una reazione di natura elettrica che non sia solo fisico-chimica è alla base della differenza tra esseri animati e inanimati. 59

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