Views
1 month ago

A come Amici no° 36

A come Amici n° 36 - aprile 2018

SCIENZA cactus a

SCIENZA cactus a riprodurre i suoni della lingua giapponese. Nel documentario che seguì il libro, si vede la signora Hashimoto, in classico Kimono, ripetere con pazienza lo stesso suono, ma le risposte delle piante non sembrano altrettanto chiare… Un altro studioso degli inizi del ‘900, un orticoltore, considerato il primo vero grande botanico e uno dei massimi pionieri della scienza agricola, Luther Burbank, affermava: «Il segreto per migliorare la riproduzione delle piante, a parte la conoscenza scientifica, è l’amore». Egli parlava alle sue piante, le invitava a non avere paura e le faceva sentire protette da lui: convinse addirittura un cactus del deserto a perdere le spine dal momento che non ne aveva più bisogno. «Non hai nulla da temere. Non hai bisogno di queste spine per difenderti. Ti proteggerò io» gli ripeteva. Leo Amici ne era certo: «I fiori hanno una sensibilità: se la persona che li cura non lo è, si rifiuta di crescere».«I fiori, che sono essenza, anche loro percepiscono. Se tu li tratti con amore diventano migliori di quelli che altri hanno intorno, perché li sai trattare, perché dai loro amore». Su questo argomento si era anche spinto oltre giungendo ad equiparare per taluni aspetti l’albero all’essere umano: «…vede, ti sente, mangia, beve come te, respira come respiri tu». E proprio Chamovitz nel prologo del suo libro giunge a queste conclusioni: «… nel corso delle mie ricerche ho scoperto un gruppo specifico di geni necessario alla pianta per determinare se si trova esposta alla luce oppure al buio. Con mia grande sorpresa e contro ogni mia intenzione, in seguito ho scoperto che lo stesso gruppo di geni fa parte anche del DNA umano… Molti anni più tardi e dopo svariate ricerche, ora sappiamo che questi geni non soltanto si sono mantenuti sia nei vegetali sia negli animali, ma che in entrambi i casi regolano (insieme ad altri processi dello sviluppo) anche le risposte alla luce! Mi sono reso conto, quindi, che la differenza genetica fra le piante e gli animali non è così rilevante come credevo un tempo, e ho cominciato a interrogarmi sui parallelismi fra le piante e la biologia umana…». un cervello. E il dibattito sull’intelligenza delle piante dura ormai da più di 10 anni, ovvero da quando un gruppo di plan scientist, tra i quali lo stesso Mancuso, ha pubblicato nel 2006 sulla rivista scientifica Trend in Plant Science un articolo che ha segnato la nascita di una nuova disciplina di ricerca, la neurobiologia vegetale, appunto, i cui risultati, presentati per la prima volta alla comunità scientifica nel maggio 2005 al First Symposium on Plant Neurobiology, Primo Simposio sulla neurobiologia delle piante, tenutosi a Firenze, riscattano il mondo vegetale da pregiudizi e 60 Proprio in questi anni il termine “neurobiologia” associato a “piante” ha generato una forte reazione da parte della scienza ufficiale che non accetta di accostare la parola “neuro” a organismi che non hanno

falsi concetti, liberandolo da una visione puramente materialistica della realtà. Ma intanto: «C’è chi parla con i gerani. Ma loro ci sentono? Non possiamo dirlo… Tuttavia, le piante hanno l’udito: possono percepire vibrazioni con i “canali meccano-sensibili”. Alcuni studi hanno per esempio mostrato che crescono verso suoni con frequenze tra i 100 e i 500Hz (che sono tra quelle della voce umana). Ed è stato mostrato che una piantina di peperoncino riesce ad ascoltare i suoni prodotti dai vicini in un test condotto da Monica Gagliano e colleghi della University of Western Australia… Ma gli scienziati hanno bloccato i metodi di comunicazione, chimici o con contatto, noti: non c’è altra soluzione, dice Gagliano, che pensare ai suoni. Probabilmente sono prodotti dalle minuscole vibrazioni originate dalla rottura delle cellule delle radici». E Leo Amici lo ribadiva più di 50 anni fa: «Le piante comunicano tra di loro». Inoltre proprio Stefano Mancuso in Verde brillante – Sensibilità e intelligenza del mondo vegetale, opera divulgativa che gli è valsa il Premio Gambrinus Giuseppe Mazzotti, nella sezione Ecologia e Paesaggio, al capitolo III “I sensi delle piante” approfondisce: «Fino a pochissimi anni fa si riteneva che le piante avessero la capacità di ricavare informazioni dall’ascolto delle vibrazioni trasmesse dal terreno, ma che non potessero usarle per comunicare tra loro, non essendo in grado di produrre alcun suono. Nel 2012, però, una ricerca condotta in Italia ha dimostrato che le radici producono suoni, anche se il modo in cui ciò avviene non è ancora chiaro… La scoperta apre scenari del tutto nuovi sulla comunicazione vegetale: il fatto che le radici emettano suoni e che siano in grado di percepirli, sembrerebbe configurare l’esistenza di una vera e propria nuova via di comunicazione sotterranea.» Entrambi gli studiosi, Mancuso e Viola, dedicano poi ampio spazio all’analisi dell’apparato sensoriale delle piante, e ciascun senso umano viene confrontato con quello vegetale, rivalutato anche rispetto a quello animale perché sorprendentemente sofisticato e abile nell’adottare strategie di problem solving quando deve adattarsi ai diversi ambienti o difendersi da attacchi esterni. Anzi proprio perché impossibilitati a muoversi, i vegetali risultano addirittura superiori agli animali, con sensi ulteriori, e l’uomo stesso non potrebbe vivere senza la loro presenza sulla Terra. «Gli studiosi» prosegue Marco Ferrari nella sua disamina per Focus «parlano di “intelligenza vegetale”, dicono che le piante sono in grado di elaborare segnali e rispondere scegliendo la reazione appropriata». E infine: «Dall’intelligenza si può passare alla coscienza? Il passo è affascinante, conclude Daniel Chamovitz: “Le piante potrebbero avere una specie di coscienza basata solo sulle sensazioni e non sulla consapevolezza di sé, come accade per noi e gli animali più complessi”. Una cosa è certa: non chiamateli vegetali se intendete che sono incapaci di reagire agli stimoli.» Leo Amici, certo della perfezione della natura e dell’universo e «in una logica che si adegui al riscontro con la realtà», attraversava i regni del vivente affermando: «Lo stesso meccanismo si ripete attraverso la natura, gli animali e la vegetazione» e che «… è sempre un processo che si ripete continuamente». Anche l’aspetto della riproduzione in natura è stato da lui sorprendentemente toccato, sia nella modalità di accoppiamento che nei meccanismi che sottendono alla nascita delle varie specie, ma anche per questi interessanti contributi bisogna attendere che la scienza prosegua nel suo percorso di osservazione, analisi e sperimentazione prima di poterne confermare le affermazioni; mentre a noi viene solo da chiedersi: davvero il regno vegetale si trova in sudditanza rispetto a quello animale e, all’estremo, a quello a noi più familiare, ossia a quello umano? 61

A come Amici n° 35
Anno XI - n. 41 - Marzo 2012 - Periodico T ... - Amici di Gabry
scarica il libro! - Amici della Musica
Cari amici, - Associazione Advar
Il Velino, lo Sguardo dei Marsi Anno III, numero 36/02 del 31 ...
2013: lE bici superaNO in Vendite le auto - Amici della Bicicletta di ...
Ciclostile n. 49 - Amici della Bicicletta di Mestre
Anno LVIII- N°2 Apr-Mag-Giu 2010 - Unione Amici di Lourdes
Aprile 2013 n. 87 - Teramani.info
c o m e va la m e n s a del f r a t e l l o - amici oratorio San Mauro onlus
n. 2 aprile-luglio 2011 - inComunione
1° semestre 1997 – n° 1 - Opera Don Bosco
n. 6 novembre/dicembre 2003 - inComunione
2° semestre 1999 – n° 2 - Opera Don Bosco
Gennaio-Aprile - Ex-Alunni dell'Antonianum