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A come Amici no° 36

A come Amici n° 36 - aprile 2018

Un’imprudenza rischia

Un’imprudenza rischia di diventare un dramma Un angelo nuota accanto a me Dalla Svizzera un racconto di vita vissuta Desidero condividere questa esperienza di quasi 30 anni fa con te Carlo e con tutti – scrive Annamaria nell’ottobre scorso, dalla Svizzera –. Dal’11 settembre scorso, dopo quell’incontro e dopo aver sentito il tuo scritto, ho deciso di rinnovare tutto dentro di me. Mi sono aperta al dialogo con i miei amici e ho ritrovato una nuova parte di me, perché l’ho scelto. Dopo tanti anni, riflettendo, mi sono ricordata dell’esperienza vissuta da bambina... Oggi ho un feeling con Dio e mi sento finalmente importante anche io nel compiere la mia missione per Lui. Mi sento come rinata e ogni fine settimana faccio volontariato in una casa di riabilitazione. La mia esperienza che sto per raccontare si verificò quando io avevo circa 10 anni. A scuola noi alunni avevamo la solita lezione di nuoto settimanale. Il nostro istruttore quel giorno ci lasciò liberi di passare l’ora liberamente, lasciandoci senza custodia. Potevamo utilizzare in acqua vari attrezzi per piscina; c’erano anche degli anelli pesanti d’immersione che, lasciandoli in acqua, scendono sul fondo per poi andarli a recuperare.Tutti i ragazzini iniziarono a giocare in acqua mentre l’istruttore si era assentato nel suo ufficio. Io ero rimasta subito attratta da quegli anelli ed ingenuamente li infilai tutti, così pesanti, alle mie braccia ed alle mie gambe volendo giocare in quel modo nell’acqua. Anche se per un attimo mi arrivò una sensazione di pericolo, come un avvertimento, la voglia di giocare e divertirmi prese il sopravvento. Dunque mi tuffai con tutti gli anelli addosso e subito il loro peso mi tirò verso il fondo della piscina. Volevo tornare in superficie ma non riuscivo a risalire. Ricordo che mi mancava l’aria e pensai che sarei morta annegata se non fossi riuscita a tornare su. Dopo questo pensiero mi accorsi ad un tratto, che non avevo più bisogno di respirare, stavo benissimo. Non avevo ancora fatto in tempo a capire cosa fosse successo che mi ritrovai accanto una dolcissima presenza che, con mio grande stupore, voleva aiutarmi. Inizialmente non ero sicura se potevo fidarmi di lei, ma sentivo un profondo e vero amore da parte sua nei miei confronti. Dunque mi affidai completamente a lei perché capii che era lì per me. Conversammo velocemente solo attraverso il pensiero, non potevamo fraintenderci, perché tutto era così chiaro. La presenza celeste mi tranquillizzava. Poi ad un tratto mi trovai in un tunnel buio, mi sentivo leggera e mi chiedevo se questa fosse la morte di cui tanti parlano. Sarei rimasta lì per sempre in quel buio? Poi mi apparve un bellissimo paesaggio ed io chiesi, ma questo cos’è? Ricordo che scesi nuovamente giù in quella stessa piscina accompagnata sempre da questa presenza celeste, mi sentivo bene, protetta e carica di un amore completo, e sicura di poter svolgere sulla Terra qualcosa di importante. 66

Ma mentre scendevo giù quel sapere svanì e, in quel preciso istante, la presenza che era ancora accanto a me mi disse: «Pensa sempre a tutta quella gente che ha bisogno di te, mancherebbe qualcosa nella loro vita. A Loro mancherebbe la tua informazione se tu rimanessi qui». Io non capivo a chi si riferiva mentre diceva “loro”. La presenza non disse più niente. Poi pensai che forse mi stava parlando dei miei genitori. La presenza mi guardò ma continuava a stare in silenzio. Poi mi invitò a guardare quella piscina che nel frattempo si era svuotata e vidi da sopra il mio corpo galleggiare nell’acqua con la faccia in giù. Mi spaventai mentre l’angelo mi disse di non farci caso e di ascoltarlo attentamente. Mi indicò minuziosamente come avrei dovuto fare per uscire da quella piscina ma in un modo così chiaro che io capii subito. Volevo tornare in quel corpo perché volevo svolgere il mio compito e ad un tratto mi ritrovai a sbattere con le mani in acqua cercando di respirare. Provai varie volte a risalire senza riuscire e ogni volta la presenza mi sosteneva e mi dava sempre più forza sostenendo la testa per prendere una boccata d’aria. Riuscii in qualche modo dopo il terzo tentativo a raggiungere lentamente il primo gradino delle scale che portano fuori dalla piscina. Ero sfinita. Sentivo ancora quella dolce presenza accanto a me. Mi sentivo stordita ed andai negli spogliatoi e giunta dentro una ragazzina della mia classe mi disse: «Sei stata brava a fingere in acqua, sai che sembravi veramente morta!» In quel momento mi venne tanta paura, paura di non avere abbastanza tempo per svolgere il mio compito. Non raccontai nulla a nessuno all’epoca di tutto ciò che mi era accaduto, nemmeno ai miei genitori, perché ero sicura che se l’avessi fatto, i miei genitori non avrebbero capito e tutto il mio vissuto sarebbe stato frainteso. Solo da poco tempo comprendo le parole di quella presenza, le capisco e le sento nel cuore. Sento di essere importante anche io dopo tante lotte interne... finalmente sono riuscita ad aprire quella porta e questo mi rende gioiosa con tutti ma soprattuto con me stessa. Annamaria 67

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