Magazine Avventista N°15 - MAGGIO / GIUGNO 2018

CommunicationsFSRT

3 - Interview Jean-Luc Rolland, una missione di insegnamento e di ricerca al servizio della vita pastorale
5 - Dossier Quaranta giorni di preghiera, la sfida!
6 - La preghiera, 5 promesse di intervento divino
9 - Focus End it now - No alla violenza!
10 - Salute Una mente disposta a glorificare Dio
11 - Testimonianza Philippe Monnard - Dalle ricche banche svizzere al campus avventista di Collonges-sous-Salève
13 - A presto / Libretto rosa

Giornale bimestrale della Federazione avventista della Svizzera Romanda e del Ticino (FSRT)
© FSRT - Tutti i diritti sono riservati in tutti i paesi. N° ISSN 2571-6859 N°15 /Maggio-Giugno 2018
Rivista gratuita - Stampato in Germania

MAGAZINE AVVENTISTA GIORNALE BIMESTRALE DELLA FEDERAZIONE AVVENTISTA DELLA SVIZZERA ROMANDA E DEL TICINO - N°15 - MAGGIO / GIUGNO 2018

DOSSIER

QUARANTA GIORNI DI PREGHIERA,

LA SFIDA!

TESTIMONIANZA

PHILIPPE MONNARD

Dalle ricche banche svizzere al campus avventista

di Collonges-sous-Salève

INTERVISTA

JEAN-LUC ROLLAND

Una missione di insegnamento e di ricerca

al servizio della vita pastorale

N° ISSN 2571-6859


Come trascorrono le vostre giornate? Se siete cristiani, è molto probabile

che la preghiera faccia parte della vostra routine quotidiana.

Che duri tanto o poco, che sia diversa ogni mattina o che si ripeta,

che sia messa per iscritto o pronunciata a voce, che sia espressa al

mattino o prima dei pasti, che la facciate da soli o in famiglia, che

sia d'intercessione o più personale, fatta nell'intimità della propria

camera o in metro... non esiste un'unica tipologia di preghiera, un

solo modo di pregare, anche se Gesù ci ha lasciato un modello da

seguire (Matteo 6:9-13).

Bisognerebbe invece chiedersi se notate una differenza tra i giorni

in cui pregate e quelli in cui non lo fate. Detto altrimenti, pensate

che la preghiera abbia un impatto visibile nella vostra vita? Ci sono

delle differenze quando vi trovate ad affrontare i problemi con la

preghiera?

Questa azione così fondamentale nella vita di un cristiano può

diventare una routine, un'abitudine, ma anche un fardello, un peso.

Chi non si è mai trovato a distogliere lo sguardo quando, alla fine

di una riunione o di un momento di chiesa, si cercava un volontario

per pregare? Eppure la Bibbia è estremamente chiara quando dice

che la preghiera è una maniera di comunicare con Dio che dobbiamo

utilizzare continuamente. Per di più questo invito è spesso

associato alla promessa di una vittoria, di una guarigione, di una

liberazione, di grandi benedizioni.

Se, per i più scettici, bisognasse dimostrare ancora una volta la potenza

della preghiera la scienza ha condotto alcune indagini. Anche

se ancora poco numerose, sono state fatte delle ricerche sugli effetti

della preghiera sull'uomo; i risultati hanno dimostrato non solo un

benessere psicologico, che potremmo considerare un po' come un

effetto placebo; le conclusioni scientifiche sono state anche altre!

Innanzitutto la preghiera ha delle conseguenze positive osservabili

e misurabili a livello della salute. Inoltre la comprensione scientifica

non riesce a spiegarsi i meccanismi che determinano questi effetti,

quasi fossero sovrannaturali!

Testate o rivedete il vostro principio di preghiera: non avete poi

tanto da perdere ma avete tantissimo da guadagnare.

Il dossier di questo numero (p. 5)

potrebbe aiutarvi a farvi partire!

Interview Jean-Luc Rolland, una missione di

insegnamento e di ricerca al servizio della vita

pastorale

Dossier Quaranta giorni di preghiera, la sfida!

La preghiera, 5 promesse di intervento divino

Focus End it now - No alla violenza!

Salute Una mente disposta a glorificare Dio

Testimonianza Philippe Monnard - Dalle ricche

banche svizzere al campus avventista di

Collonges-sous-Salève

A presto

Libretto rosa

Versione francese

Giornale bimestrale della Federazione avventista della Svizzera

Romanda e del Ticino (FSRT)

© FSRT - Tutti i diritti sono riservati in tutti i paesi. N° ISSN 2571-6859

N°15 /Maggio-Giugno 2018

Rivista gratuita - Stampato in Germania

Caporedattore: Rickson Nobre - Editore: Dipartimento delle Comunicazioni

FSRT - Redazione a cura di: Pierrick Avelin, Eunice Goi, Yolande

Grezet, David Jennah, Rickson Nobre - Impaginazione e grafica:

Eunice Goi - Redattori: Michel Burnier, Eunice Goi, Claudia Nobre,

Rickson Nobre, Dr Jorge Pamplona, Anne-Catherine Soler - Collaboratori:

Fabricia Bongard, Philippe Monnard, Gustavo Pales, Jean-Luc

Rolland - Traduttore: Serena Zagara, Tiziana Cala - Correzione a cura

di: Odette Cordas, Valérie Lefebvre, Geneviève Montégut.

Photo credit

Copertina, pagine 2, 5, 6, 7, 8, 10: Adobe PhotoStock - pagine 3,4:

Jean-Luc Rolland - pagine 11, 12: Philippe Monnard - pagina 13: Le

famiglie.

La responsabilità degli articoli firmati pubblicati su ADVENTISTE MAGAZINE

è dei singoli autori.

Eunice Goi

Assistente di comunicazione

FSRT

RICETTA

MIELE DI DENTE DI LEONE

Ingrédienti

- 600 gr di fiori di dente di leone

- 1 limone

- 1 arancia

- 750 ml d'acqua

- 500 gr di zucchero

- mezzo baccello di vaniglia

Una ricetta di

Claudia Nobre

disponibile in su livro

« Receitas Vegetarianas » Vol 1.

1. Raccogliete 600 gr di fiori di denti di leone (freschi).

Lavate i fiori.

2. Tagliate il limone e l'arancia a fette.

3. In una grande pentola versate i 500 ml d'acqua e

aggiungete i fiori insieme alle fette di limone e arancia.

4. Portate a ebollizione, coprite con un coperchio e spegnete

il fuoco. Lasciate raffreddare per circa 20 minuti.

Filtrate il composto.

5. Tagliate la bacca di vaniglia e aggiungetela allo zucchero.

Versate il composto filtrato in una pentola aggiungendovi

i 500 gr di zucchero. Cucinate il tutto a fuoco lento

per un'ora.

Per sapere se il miele è pronto, mettete qualche goccia

del composto in un piatto e guardate se il miele è perlato.

Se la risposta è sì, allora il miele è pronto; in caso contrario

deve cucinare ancora un po'.


INTERVISTA

> JEAN-LUC ROLLAND, UNA MISSIONE DI INSEGNAMENTO E DI RICERCA

AL SERVIZIO DELLA VITA PASTORALE

Intervista a cura di Magazine Avventista

Abbiamo incontrato

il pastore

Jean-Luc Rolland,

professore presso

la facoltà di teologia,

dove insegna

storia contemporanea

e teologia pratica. È

anche direttore del centro di ricerca

Ellen White dal 2002, anno della sua

fondazione.

Hai lavorato nel ministero pastorale per

17 anni. Ciononostante, ti piace dire che

la ricerca e l’insegnamento a cui dedichi

il tuo tempo professionale sono molto simili

a quello che è la vita pastorale.

È bene evidenziato; è per me una gioia profonda.

Vegliare a che delle persone siano

felici lamentandosi di Dio, principalmente

attraverso le parole e l’atteggiamento del

Cristo descritto nel Vangelo, resta per me

l'esperienza più bella che un essere umano

possa vivere

In questo senso, quando insegno, faccio

una conferenza, predico, visito delle persone

durante i miei spostamenti e accolgo

gli ospiti del centro di ricerca Ellen White,

mi sento un pastore come quando lo era

nella Federazione sud della Francia. In un

certo senso, sono uno dei pastori della federazione

sud in missione l’insegnamento

e nella ricerca.

In che modo i corsi che dai sono relazionati

alla vita pastorale?

Il corso di spiritualità cristiana aiuta i futuri

pastori, uomini e donne, a non fare un copia

e incolla della meditazione ma a personalizzare

il loro raccoglimento e a vivere

un’esperienza di vita spirituale potente.

Non si vuole imitare, ma vivere in presenza

di Dio così come siamo. Questo corso permette

agli studenti di aprirsi alla diversità

e alla ricchezza delle persone che incontrano

dentro e fuori dalla Chiesa. Questo

approccio si ritrova anche nel corso di liturgia,

che vuole far apprezzare la ricchezza e

la diversità della liturgia cristiana, e favorire

la creatività. Molte comunità avventiste

non riescono a sbarazzarsi di alcune forme

che spesso sono standardizzate. E questo

vale sia per le liturgie conservatrici che per

quelle moderne.

La relazione tra l’attività pastorale e l'insegnamento

è quindi più evidente nei

corsi di teologia pratica, e forse meno

evidenti in quelli di storia. Questa disciplina

è utile ai futuri pastori?

Assolutamente sì! Oggi è indispensabile. E

non è sempre facile, ci vogliono degli sforzi.

Innanzitutto perché non tutti hanno un

interesse nello studio delle fonti, che per

alcuni sono troppo antiche. La storia non

è solo lo studio del passato, ma riguarda

anche il nostro mondo contemporaneo. Ed

è proprio questo che ho voluto dimostrare

nelle recenti pubblicazioni sulle origini del

movimento puritano, in un articolo della

rivista Servir.

Secondo te, questa corrente di pensiero

può avere un impatto sulla Chiesa avventista

di oggi?

Non ne parlo nel mio articolo. Tratta in

modo più specifico la storia di altre correnti

protestanti e l’attualità politica degli USA.

Questo studio permette di capire meglio

lo sguardo avventista, che considero assolutamente

legittimo, nel trovare una nazione

che vuole considerarsi come il popolo

eletto, chiamato da Dio a una missione

provvidenziale e universale. Detto in termini

avventisti, spesso utilizzati dai puritani,

una specie di nazione del rimanente.

La storia permette di capire meglio il

mondo e le correnti religiose di oggi,

e aiuta nella scelta della Chiesa a cui si

vuole appartenere.

Sì, sicuramente. Credo che molti avventisti

non conoscono le origini della loro

comunità. Questa ignoranza, spesso involontaria,

li espone a delle interpretazioni

e ricostruzioni di un passato attraverso

delle rappresentazioni romantiche, a volte

addirittura idilliache. Se è vero che sono

successe delle cose magnifiche, che sono

state elaborate delle belle convinzioni, la

nostra storia non è stata uniforme, scorrevole

e completamente esemplare. Ciononostante,

è edificante, perché anche i

momenti più bui sono stati chiariti, e hanno

aiutato a vivere meglio la nostra fede

all’inizio del XXI secolo.

Puoi farci un esempio di un avvenimento

inesplorato o di una fonte sconosciuta

dal grande pubblico avventista che sia

capace di alimentare la nostra riflessione?

L’attualità non smette di mostrarci la sfida

che tutti vivono nella fede senza eccessi

né radicalizzazione. In fondo, è ciò che ci

viene ricordato In modo meraviglioso nel

libro dell'Ecclesiaste. L'autore invita a non

chiedersi in cosa i tempi antichi sono stati

migliori del nostro presente. “Non è la

saggezza che ti fa fare questa domanda"

dice l’autore. Qualche versetto più avanti

afferma si aver visto tutto, incluso un

uomo giusto che si perde per un eccesso

di giustizia. Di conseguenza, raccomanda

al lettore “non siate troppo giusti” (Ecclesiaste

7.16). Il termine originale che la

maggior parte delle versioni francese traduce

con “troppo, in eccesso” significa

anche “abbondanza, moltiplicazione delle

cose eccellenti". Può anche evocare delle

benedizioni divine. Essere giusti, ma oltre

la ragione. È possibile essere avventisti, ma

esageratamente? Essere avventisti e perdersi

per eccesso di avventismo? “perché

ti distruggi?” continua il testo. Una lettera

di William Miller mi viene in mente, nella

quale esprime il suo dolore nel vedere

i suoi collaboratori, tentati dall’accesso,

diventare intransigenti e chiusi alla differenza

d'opinione. È così che una specie di

intolleranza avventista e di radicalizzazione

prende forma. Ovviamente non c'è niente

di specificamente avventista, ma questa

patologia può influenzare ogni pensiero,

ogni convinzione, religiosa o no. Ecco perché

Miller reagì vigorosamente. Non credo

che il suo insegnamento sia stato preso abbastanza

sul serio.

Quali sono le parole di Miller per dirlo?

Le sue parole, dirette a Joshua Himes all'inizio

del 1845, sono sorprendentemente attuali:

“ dobbiamo incoraggiare la diversità

d'opinione. Questa diversità fu il timore

dei grandi uomini e dei corpi religiosi. Per

questo sono stati creati dei credo, dei vescovi

e dei papi. È necessario o garantire ai

nostri fratelli e sorelle la libertà di pensiero,

di opinione e di parola, o ricorrere ai

credo, agli enunciati dottrinali, ai vescovi

e ai papi. Non vedo nessuna alternativa.

[…] Abbiamo rimproverato ad alcune correnti

religiose e alle chiese dj aver chiuso

gli occhi, le orecchie, le porte, il pulpito e

gli editori alla luce. Vuoi somigliare a loro?

No, che Dio ce ne salvi! Meglio soffrire di

abuso di libertà che di catene di tirannia".

Queste parole sembrano profetiche, no?

Sono assolutamente d'accordo. Profetiche

non tanto nel senso biblico del termine

quanto nell'accezione popolare che paradossalmente

banalizza l'idea di profetismo

dandogli un significato di un'altra dimensione.

Cosa vuoi dire?

Come molte parole d’origine straniera e

diversamente dalle parole che vengono effettivamente

tradotte, i termini collegati al

profetismo (profezia, profetizzare, profeta)

non sono delle vere traduzioni, ma delle

traslitterazioni. Queste parole conservano

la quasi totalità della risonanza iniziale

(propheteia, prophetes) a cui con il tempo

verrà associata una pronuncia latina e poi

francese. Il problema di questo linguaggio

è che oggi non è più inteso nel senso

originale. È quindi difficile per molti dei

nostri contemporanei, così come per alcuni

membri di Chiesa, dissociare la profezia

dall'idea di previsione, anticipazione, prospettiva.

Il profeta in questo caso sarebbe

un essere capace, attraverso la rivelazione,

di predire il futuro. L'accento è quindi

messo sul “pre" piuttosto che sul “dire".

Questo profetismo esiste negli scritto biblico

ma è molto più raro di quello che pensiamo.

Tutto quello che la Bibbia qualifica

come profezia non è relazionato con la predizione,

al contrario.

In che senso si può dire che il pensiero di

Miller appena visto sia profetico?

Lo è a livello massimo. La qualità principale

della parola profetica è quella di

essere una parola detta con uno scopo,

apposta, che ci lega a Dio e ci alimenta.

Questa parola di distingue per un'impressionante

pertinenza. Risponde ai bisogni di

chi ascolta e legge . Il profeta è all’ascolto

delle necessità, dell’urgenza e risponde

con un atteggiamento e parole appropriati.

Può discernere ma non come un indovino,

non come un predicatore, perché

tutto ciò non caratterizza essenzialmente il

dire profetico. Infine, il profetismo biblico

è spesso sovversivo: non tanto allo scopo

di sconfessare il comportamento o l'eterodossia

dell'individuo o della comunità

umana estranei, ma per chiamare i fratelli e

sorelle dal suo luogo d’origine a più fede,

umanità, empatia, servizio, equità, giustizia,

rispetto, accoglienza dei vulnerabili e

degli emarginati.

Miller parla di tirannia: non è una parola

troppo forte? In fondo sta Parlando del

suo stesso movimento. Sembra sofferente

nel vedere tra i fratelli e sorelle che

l'hanno ascoltato una minaccia di violenza

. È per questo?

Miller è intelligente e chiaroveggente. La

sua lucidità è interpellante. Di lui si ricordano

gli sforzi e le ricerche per stabilire la

data del ritorno di Cristo e ovviamente il

fallimento dei suoi calcoli. È un peccato

perché questa sua opinione che abbiamo

visto dovrebbe essere più conosciuta.

In cosa ti senti chiamato in causa?

Viviamo in un mondo di grande violenza.

Non è una novità, ma la particolarità di

alcune violenze ci può far riflettere. Soprattutto

quando la violenza è legata al

fanatismo di qualunque genere e non necessariamente

religioso. La violenza a cui

fa riferimento Miller, o la tirannia per usare

le sue parole, lo preoccupa molto. È preoccuperà

anche la sua auditrice Elllen White.

Questa violenza, l'avventismo lo vedrà venire

spesso, e forse anche troppo, da fuori.

Miller è consapevole e dimostra a che punto

la gente di fuori della Chiesa ha contribuito

alla diffusione del Vangelo. Tuttavia,

è una riflessione piuttosto insolita, Miller

aiuta a rendersi conto che la violenza non

viene solo da fuori, ma bisogna aspettarselo

anche dall'interno del movimento che lui

stesso aveva suscitato. Gli sarebbe piaciuto

vedervi della libertà d’opinione. Ai suoi

occhi, non accettare la diversità dei punti

di vista, non promuovere lo scambio d'opinione

significa essere parte di ciò che si

condanna. È essere parte della tirannia che

si denuncia. Se la storia del cristianesimo

mostra forza di fronte alla violenza e alla

pretesa spirituale, questo atteggiamento

non si presenta solo in un specifico. E l’attualità

dell’inizio del XXI secolo gli da completamente

ragione. L'ideale a cui ci invita

Miller nel prendere in considerazione e di

incoraggiare la diversità in una comunità

come la sua favorendo un’unità a scapito

della varietà ed eterogeneità , è un ideale

molto nobile e una dura sfida. Credo che

la libertà a cui ci invita il suo collaboratore

Joshua Himes permette a ogni comunità di

progredire: è solo in questa libertà che può

respirare, crescere, sviluppare e durare.

Ellen White usa diverse molte un linguaggio

molto simile a quello di Miller. Così

per esempio quando lei scrivere a Georges

Butler, presidente della conferenza generale

in cui lavorava in Europa. Secondo

Bâle, Ellen White cercava di fargli capire

che “se commettiamo degli errori, ci troviamo

dal lato della misericordia e non della

condanna e dell’intransigenza”. Questo

tipo di pensiero Ellen White lo deve a William

Miller che è il primo a parlarne. Delle

parole che respirano il Vangelo, riempiono

la mente di benevolenza che, in qualsiasi

contesto, rappresentano una volontà di

privilegiare l'umano, a scapito della regola,

della tradizione e dei preconcetti.

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DOSSIER

QUARANTA GIORNI

DI PREGHIERA,

LA SFIDA!

Che cosa sareste disposti a fare per trovare

la vostra anima gemella? Cambiare look,

acconciatura, stile di abbigliamento per

piacere di più, frequentare nuovi posti

per incontrare più persone o addirittura

iscrivervi a un sito d'incontri? Questi passi

sono tutti molto validi ma la cosa fondamentale

resta comunque la qualità dell'incontro

vero e proprio. Queste "strategie

di marketing personali" fanno parte del

gioco ma, presto o tardi, finiremo per conoscere

la vera persona che abbiamo di

fronte.

Ammetto di non essere stato un bravo seduttore,

non era una cosa che mi riusciva

bene. Mi sentivo così incompetente ed

essendomi convertito da poco, ho voluto

lanciare una sfida al Signore. Era la fine

dell'anno scolastico dell'università e ho

chiesto al Signore di farmi trovare la mia

futura moglie tra i nuovi studenti dell'anno

successivo. Tutto qui, ma ci credevo.

Quasi 5 mesi dopo, durante il primo

giorno di lezioni, ho visto questa biondina

che era in fila per iscriversi alla mia

stessa facoltà. Sembrava irraggiungibile...

così bella e proveniente da un mondo totalmente

diverso dal mio. Durante tutto

l'anno scolastico l'ho salutata raramente,

un paio di volte al massimo. Corteggiata

dagli studenti più ambiti della facoltà, non

sapeva nemmeno della mia esistenza.

La risposta alla mia preghiera sembrava

sempre più improbabile. Ma "per caso"

siamo stati accomunati dalla stessa voglia

di essere missionari all'estero.

E così, dopo aver risposto entrambi alla

chiamata che ci invitava a partire come

missionari, ci siamo trovati al servizio della

Chiesa in Africa, nello stesso paese e

questa volta senza avere praticamente

altri "concorrenti"; ho avuto così l'opportunità

di avvicinarmi e di costruire con lei

un'amicizia. Condividiamo la nostra vita

ormai da 18 anni, che il Signore ha ulteriormente

arricchito donandoci due figli

meravigliosi. Però non dimentico che il

difficile, se non addirittura l'impossibile, si

è trasformato in realtà proprio grazie alla

preghiera.

Avevo 18 anni quando mi sono convertito

e, ho subito capito che la preghiera può

fare la differenza. Dirò addirittura che Dio

ama essere sfidato attraverso la preghiera.

Non sfido Dio regolarmente, ma in alcuni

momenti cruciali della mia vita e del

mio ministero mi piace vedere la Sua presenza

concreta, quando "osiamo" fidarci

completamente di Lui.

Come pastore posso predicare, invitare,

incitare, stimolare, ma i membri non vivranno

niente di sconvolgente nella propria

vita spirituale se non compieranno il

salto della preghiera, di una relazione personale

con Dio. Mi piace particolarmente

l'evangelizzazione e ho partecipato a diversi

progetti di evangelizzazione, dai più

classici a quelli più innovativi. Ma vedo un

impatto diverso nelle persone grazie alla

potenza motrice della preghiera, motore

di ogni iniziativa evangelistica.

Forse allora lo strumento più potente per

portare le persone a Cristo è proprio la

testimonianza del potere della trasformazione

che il Signore ha operato nelle

nostre vite. Le statistiche raccolte in alcuni

stati laici mostrano che i non credenti si

aspettano che la chiesa, ovvero i cristiani,

assomigli di più a Colui che adorano,

ovvero a Dio. Questo ci spinge automaticamente

a rimetterci in discussione; le

persone che ci circondano vedono che

con Dio viviamo grandi cose?

Sono il primo a dire che bisogna evangelizzare

ma anche se qualcuno accettasse

l'invito di andare in chiesa, non sono sicuro

che vi troverà necessariamente la

messa in pratica della teoria

che predichiamo. E se invece

stessimo continuando a mancare

il bersaglio?

40 giorni per vivere un'esperienza

con Dio, sia personale

che in chiesa

Conosciamo tantissimi programmi

di preghiera o di

risveglio per la chiesa. Ma

ce n'è uno che ha sempre

avuto un forte impatto sulle comunità che

ho servito come pastore. Non tanto per

i consigli "tecnici", ma per la proposta,

ovvero quella di pregare per 40 giorni,

sfidando Dio a livello personale e in favore

di 5 persone ben precise. Vivere una

"lotta" spirituale con Dio per chiederGli

la benedizione di quelle sei persone, ovvero

voi stessi e le altre cinque a cui avete

pensato.

E perché non trenta giorni o cinquanta,

invece di quaranta? Che bisogno c'è di

essere così precisi? Nella Bibbia anche

i numeri hanno un significato ben preciso.

Prendiamo il numero 7, ad esempio;

ci sono 7 giorni per arrivare al sabato, il

giorno di riposo, che segna la fine della

settimana, lo stesso numero che troviamo

nella nostra denominazione "avventisti

del 7° giorno", simbolo dell'alleanza con

il Signore.

Anche il numero 40 appare a più riprese

nella Bibbia. È simbolo regolare di un

periodo di cambiamento e di trasformazione,

come negli esempi seguenti:

• La vita di Noè e della sua famiglia è

stata trasformata dai 40 giorni di pioggia

(il diluvio) Genesi 7:12

• La vita di Mosè è stata trasformata

dai 40 giorni passati sul monte Sinai

Esodo 24:18

• Giosuè e Caleb sono stati trasformati

dopo i 40 giorni trascorsi nella Terra

Promessa Numeri 13:25

• Davide è stato trasformato dalla sfida

lanciata da Golia, proferita per 40

giorni 1 Samuele 17:16

• Elia è stato trasformato quando Dio

l'ha sostenuto per 40 giorni 1 Re 19:8

• Gesù è stato guidato dallo Spirito

Santo e fortificato durante i 40 giorni

nel deserto Matteo 4:2

• I discepoli sono stati trasformati durante

i 40 giorni con Gesù dopo la

sua risurrezione Atti 1:3

Il percorso dei 40 giorni di preghiera proposto

dalla Chiesa si svolge così: dopo

aver fatto un appello ai membri di chiesa,

invitandoli a partecipare, viene distribuito

un libricino contenente quaranta meditazioni,

in modo che ognuno possa leggerle

come piccole meditazioni

quotidiane. Ci sarà anche

una cartolina con un riquadro

apposito per scrivere la

sfida che vogliamo lanciare

a Dio e cinque righe vuote

da riempire con i nomi delle

persone per cui vogliamo

pregare. Prima di cominciare

il programma dei 40 giorni, i

membri sono invitati a scrivere

i nomi senza avvisare le

persone in questione. Continueranno

a pregare per loro

durante tutti i giorni; possiamo inserire

anche delle situazioni che ci sembrano

troppo difficili o addirittura impossibili.

Ogni giorno, di solito la mattina appena

svegli, si legge la meditazione nell'intimità

della propria casa. È poi possibile

commentarle attraverso i social network

della Chiesa o anche durante il momento

dedicato alle testimonianze creato ad

hoc per questa esperienza. Ma la cosa

più importante resta sfidare Dio nella

preghiera, ricercando la Sua volontà nella

propria vita, così come per i nomi scritti.

Ecco il "segreto" di questa esperienza:

più si prega per gli altri, più le benedizioni

ricadono su di noi; richiedendo la benedizione

del Signore per gli altri, io stesso

finirò per godere della stessa grazia.

La preghiera

5 promesse

di intervento

divino

Se il mio popolo, sul quale è invocato

il mio nome, si umilia,

prega, cerca la mia faccia e torna

indietro dalle sue vie malvagie,

io ascolterò dal ciclo, perdonerò

il suo peccato e guarirò

il suo paese.

2 Cronache 7.14

Io t'invoco, o Dio, perché tu mi

esaudisci, tendi il tuo orecchio

verso di me, ascolta le mie

parole.

Salmi 17.6

L’Eterno è presso a tutti quelli

che lo invocano, a tutti quelli

che lo invocano in verità.

Salmi 145.18

Mi invocherete e verrete a pregarmi,

e io vi esaudirò.

Geremia 29.12

Non siate in ansietà per cosa

alcuna, ma in ogni cosa le vostre

richieste siano rese note a

Dio mediante preghiera e supplica,

con ringraziamento.

Filippesi 4.6

6


E succedono dei veri e propri miracoli

di trasformazione! L'ultima volta che ho

vissuto questa esperienza, ho assistito a

cose straordinarie. Una famiglia che da

mesi non frequentava più la chiesa, arrabbiata

con alcuni membri della comunità,

si è presentata all'improvviso in chiesa.

Un ragazzo che si era avvicinato da alcuni

mesi alla nostra comunità ha deciso di

smettere di fumare e di prepararsi al battesimo.

Una ragazza della chiesa, che preferiva

restare sempre in disparte, ha deciso

di impegnarsi attivamente per la prima

volta. Un padre di famiglia che da alcuni

mesi non aveva più un lavoro, ha ottenuto

un contratto. Un membro ammalato che

non riusciva più a venire in chiesa, è ritornato

con tutta la sua famiglia. Quindi sì,

ne sono successe di cose, cose bellissime.

Ma poi ci sono anche le preghiere che, almeno

in apparenza, non hanno ottenuto

risposta.

Alla fine dei 40 giorni, la comunità si

riunisce per celebrare una Santa Cena,

per condividere le testimonianze delle

esperienze vissute con il Signore e infine

ognuno è invitato a scrivere, andare a

trovare o chiamare le persone per cui ha

pregato durante il progetto.

Ogni volta che sfidiamo Dio in preghiera,

Lui ci ascolta. Ed è bellissimo sapere

come tantissime altre persone abbiano

potuto sperimentare questa cosa proprio

in prima persona.

Come pregare?

La preghiera può essere fatta e vissuta in

un corridoio d'ospedale, al volante della

propria macchina, in classe, in ufficio, in

coda alla banca... la Bibbia però ci propone

un luogo privilegiato per vivere questo

momento, quello dell'intimità della solitudine

umana connesso comunque nella relazione

con il proprio Creatore. Un faccia

a faccia con Dio e nessun altro. Potrebbe

essere in natura, nella propria stanza. Personalmente,

quando immagino Gesù che

la mattina si inginocchia nella natura per

pregare per me, anch'io ho voglia di fare

lo stesso (Marco 1:35).

Leggendo la Bibbia ci sono dieci principi

che vengono messi in luce, a dimostrazione

di come la preghiera abbia un impatto

in coloro che vogliono vivere più

profondamente questa relazione con Dio:

1/

Pregare equivale ad aprire il proprio cuore

a Dio, come lo faremmo con il nostro amico

più caro. Senza questa relazione profonda,

non avremo nessuna possibilità in

questa vita di vivere la felicità. Come dice

un detto arabo "Si può vivere senza fratelli,

ma non senza amici". La prima chiave della

vita spirituale è quella di trovare in Gesù il

proprio migliore amico. E questo avviene

in maniera decisiva con la preghiera.

2/

La cosa si fa difficile: scarichiamo tutte le

nostre preoccupazioni su Dio, attraverso

la preghiera. Siamo i nostri più grandi nemici.

Spesso ci sentiamo spinti a dimostrare

che siamo forti o indipendenti e ci

assumiamo l'incarico impossibile di risolvere

i problemi facendo unicamente affidamento

alle nostre forze, ai nostri schemi

e tattiche. Tutto questo non serve a nulla.

Le nostre più grandi vittorie spirituali

avvengono quando permettiamo a Dio di

prendere veramente il controllo della nostra

esistenza.

3/

Se Gesù ha avuto bisogno di pregare, a

maggior ragione ce l'ho io. È rivelatore il

fatto che anche il Figlio di Dio, il Creatore

di tutto, si sia inchinato davanti al padre

per chiederGli aiuto durante la Sua missione

sulla terra. Gesù è come noi e capirà

le nostre richieste: "Egli è stato tentato

come noi in ogni cosa" (Ebrei 4:15).

4/

Abbiamo la pienezza

della Sua grazia a

nostra disposizione.

La parola "pienezza"

rivela che il più grande

desiderio del Signore è

quello di riempirci con

la Sua presenza. Non

con beni materiali o fisici,

rispondendo affermativamente

a tutte le nostre richieste,

ma dandoci la Sua pace in mezzo alla

tempesta.

5/

La preghiera ci dà la forza di vincere la

tentazione. Nessuno è esente dall'essere

tentato; veniamo tentati proprio nelle

nostre debolezze, nelle cose in cui siamo

più fragili. La tentazione in sé non è un

problema. Ma quando la cerco deliberatamente

o quando mi arrendo alle sue

proposte, è in quel momento che avviene

la tragedia spirituale perché il nemico mi

ruba la pace spirituale di Dio. La preghiera

rende visibile e comprensibile quello

che ci sta succedendo.

6/

Tutte le preghiere otterranno una risposta!

Sì, avete letto bene! Tutte le preghiere

sono esaudite, anche quelle che in apparenza

non lo sono. La promessa è la

seguente: "Io infatti spanderò le acque

sul suolo assetato e i ruscelli sull'arida terra"

(Isaia 44:3). Anche se la risposta non

corrisponde a quanto richiesto, anche

se arriva molto tempo dopo, addirittura

anche dopo la mia morte terrena, anche

se non riusciamo a capirla, la preghiera

è stata ascoltata! A seconda della sincerità

di colui che l'ha fatta, il Signore risponderà.

Gesù stesso, nella Sua atroce

sofferenza nel Getsemani aveva chiesto

di non dover affrontare la croce eppure

è finito per essere stato crocifisso, compiendo

così la Sua missione. Suo Padre ha

compiuto così il Suo più grande desiderio,

quello di salvare l'umanità, anche se

Gesù nella Sua umanità aveva sperato di

non dover passare per la croce. A volte ci

troveremo ad attraversare dei momenti di

incomprensione, come quello della croce,

prima di arrivare alla vittoria vera e propria

rappresentata dalla croce stessa.

7/

Voglio impedire l'adempimento delle mie

preghiere. Ci sono due modi per far naufragare

il potere delle nostre

preghiere: la presunzione e

la mancanza di fiducia. La prima

è quando pretendo che

il Signore agisca secondo

quella che è la mia visione.

Quando si prega in maniera

sincera, bisogna essere capaci

di donarsi totalmente e

di non aspettarsi niente se

non le numerose benedizioni

del Signore. La seconda

è che non posso pretendere

di ricevere la grazia di Dio se

non rimetto tutto nelle Sue

mani. Per Dio non ci sono né

segreti né cose impossibili;

bisogna avere il coraggio di

dare tutto in mano a Lui. È questa l'unica

cosa che dobbiamo fare: essere coerenti

e coraggiosi nella preghiera.

8/

La preghiera di ieri non rimpiazza quella

di oggi. In 1 Tessalonicesi 5:17 Paolo dice:

"Non cessate mai di pregare". Questo significa

che così come abbiamo bisogno di

nutrirci e bere, il nostro spirito ha fame e

sete di Dio, cosa che resta meno percettibile

a causa della nostra tendenza "all'autogestione

suicida". Come una pianta che

non chiede in maniera palese di essere

annaffiata ma che rischia di seccarsi con il

tempo, il nostro spirito ha bisogno di acqua

viva ogni singolo giorno per avere la

vita in abbondanza (Giovanni 10:10).

9/

Pregare in nome di Gesù. Ovviamente

questo non significa mettere in maniera

meccanica il Suo nome alla fine e all'inizio

di ogni preghiera, ma vuol dire "pregare

con lo stesso atteggiamento mentale e lo

stesso spirito del Cristo" (La via migliore,

p. 101), ovvero pregare come Lui. Gli atteggiamenti

che dominavano in Gesù erano

la totale disposizione a fare la volontà

del Padre e l'amore incondizionato per le

persone, i vicini, i colleghi e addirittura i

nemici. Gesù non aveva uno spirito egoista

ma era pronto a fare il bene anche di

coloro che lo ostacolavano. Preghiamo

come Gesù ha pregato, con passione per

la missione, con passione per gli altri.

10/

Se pregate, credete! Concetto breve ma

fondamentale. Come potremmo mai sottoporci

a un'operazione chirurgica senza

fidarci prima del chirurgo? Nella preghiera,

bisogna osare di più. Senza questa follia

che consiste nel lasciare le cose reali della

vita tra le mani spirituali del nostro Creatore,

niente di spiritualmente eccezionale

si realizzerà nella nostra vita sulla terra.

La scommessa della preghiera

Attraverso la mia esperienza personale,

ho potuto constatare che la preghiera individuale

ci offre un guadagno. Grazie a

questo ho vissuto delle grandi esperienze,

come trovare la mia anima gemella, aver

capito che il Signore mi chiamava al ministero

pastorale o anche cose più piccole,

come quando sentivo di dover fare una

visita o contattare una determinata persona

per parlarle di Gesù. Per esempio un

giorno, sapendo che una sorella di chiesa

aveva il marito in gravi condizioni in ospedale,

ho sentito il bisogno di andarlo

a trovare, anche se avevo trascorso la

giornata precedente con la sua famiglia.

Sono arrivato in ospedale proprio nel momento

in cui veniva portato con urgenza

in sala operatoria; mesi dopo la sorella di

chiesa mi ha confidato che il mio arrivo

in quel momento preciso era la risposta

alla sua preghiera, che non riusciva a vivere

quel momento così difficile da sola.

Succedono cose molto speciali quando ci

abbandoniamo al Signore.

Che sia invogliata dai 40 giorni di preghiera

all'interno della chiesa oppure no,

la sfida è quella di pregare. Ci potrebbe

sembrare troppo semplice pregare in favore

di qualcosa così "noto" della nostra

comunità. Ma non bisognerebbe insistere

su quello che potrebbe risultare ovvio

invece di rischiare di non parlarne e dimenticare

questo tesoro che Dio ci mette

a disposizione? Forse state vivendo un

momento cruciale della vostra vita, in cui

vi trovate di fronte a una situazione o una

decisione importante. E se accettaste la

sfida della preghiera invece di fare affidamento

solamente sulle vostre forze? Forse

potrebbe essere questa la più grande sfida

della vostra vita...

Rickson Nobre

Pastore

e segretario FSRT

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

La preghiera

Tre libri

ispiratori

Il potere della preghiera. Storie di

miracoli realmente accaduti.

Roger Morneau

Edizioni ADV collana Segni dei tempi

La prehiera personale nel

santuario

Carrol Johnson Shewmake

ADV Edizioni

La potenza del genitore che

prega

Stormie Omartian

EUN

7 8


FOCUS

> END IT NOW !

Gli avventisti dicono NO alla violenza. La Conferenza Generale ha

creato il movimento Enditnow che si mobilita per rompere il tabù

della violenza contro le donne, i bambini e le minoranze in tutte le

sue forme, fisica, sessuale e psicologica.

In questo contesto, è stato ideato il "sabato End it now". Si tratta

di una giornata speciale, un'occasione per parlare nelle chiese di

questo fenomeno presente all'interno delle nostre società e a volte

perfino delle nostre famiglie e comunità, un tema che troppo spesso

passa in sordina.

Ogni anno, le nostre chiese dedicano il 4° sabato di agosto a questo

tema.

La FSRT invita tutti i membri, insieme ai responsabili del dipartimento

della Famiglia delle chiese locali, ai pastori e ai comitati, a riflettere

insieme su quello che la propria comunità potrebbe proporre

per partecipare all'evento (conferenze, culti, workshop, visione di

film, etc.). Lo scopo è quello di risvegliare le coscienze e combattere

per porre fine alle violenze non solo in Svizzera ma in tutto il mondo.

MEMORIZZATE LA DATA

25 AGOSTO 2018

PER SAPERNE DI PIÙ

WWW.ENDITNOW.ORG

7

-

15

ANNI

super-camp d’été

DA

16

ANNI

DA

16

ANNI

PPLAGE DE La Lignière

1

CAMP

1 1 1

Camp 111

Cpagns / Jeunс adultс

3 options :

1

DIEU

1 SUPER-CAMP

de la Suisse romande et du Tessin,

tous ensemble.

10 JOURS

de rencontres et d’aventures.

3 GROUPES

en fonction de ton âge, pour des

activités adaptées :

- Tisons (7 ans révolus à 9 ans).

- Aventuriers (10 ans révolus à 12 ans).

- Explos (13 ans révolus à 15 ans).

explos-tisons

T8 - 18 juillet 2018

1

LAC

Pour la première fois, viens vivre un

Super-camp JA au bord du lac Léman.

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Tisons (7 à 9 ans)

*359.- chf.

Aventuriers (10 à 12 ans)

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*399.- chf.

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délai d’inscription > au 30 mai 2018.

4 TYPES D'ACTIVITÉS

- le lac (activités nautiques).

dès le 1er juin, le prix de chaque

camp est augmenté de 60.- par

- la forêt (randonnée, bivouac).

personne !!!

- les arts (arts, médias, bricolages).

- les expériences (visites, attractions, sports). * rabais pour les familles, voir sous

«conditions générales».

J Inscription sur :

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Formule spéciale

pour les animateurs

O animateur/trice au camp Explos-Tisons - 8 au 18 juillet.

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2018

20 luglio - 5 agosto

Ginevra e la sua regione

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TESTIMONIANZA / FLASHMOB /

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SALUTE

UNA MENTE DISPOSTA A GLORIFICARE DIO

Dr Jorge D. Pamplona Roger

Il cervello è il nostro orgqno principale.

Oltre a controllare tutte

le funzioni corporali ed essere

la sede del carattere dei nervi

del cervello, esso “costituisce il

mezzo per il quale il cielo comunica

con l’uomo…” 1 . Il cervello è

la vera sede della connessione

física tra la creatura e il Creatore.

Tutti devono avere un cervello

sano con lo scopo di avere una

vita completa; ma i cristiani in

modo particolare, hanno bisogno

di un cervello forte e una

mente sveglia. L’intelligenza, la

perspicacia, il discernimento, la

memoria e l’autocontrollo non si

sviluppano spontaneamente. Tra

altre cose, hanno bisogno di un

cervello ben nutrito.

Gli alimenti che ingeriamo vanno

all’intestino e attraverso i vasi

sanguigni arrivano poi al cervello.

Se il detto “siamo quello che

mangiamo” é vero, allora lo é

anche quello che dice che “pensiamo

e ci comportiamo cosi

come mangiamo”.

Gli alimenti devono proporzionare

quotidianamente i nutrimenti

di cui ha bisogno il cervello

per funzionare in modo adeguato.

Il glucosio, le vitamine, gli

acidi grassi e i componente delle

verdure son otra i più importanti.

Il glucosio

Il glucosio é l’elemento più importante

per i neuroni: queste

cellule specializzate hanno la

capacità di convertiré l’energia

chimica del glucosio in energía

elettrica necessaria alla trasmissione

degli input nervosi. Il

glucosio é lo zucchero che più

abbonda in natura vegetale. In

realtà il glucosio é la prima sostanza

chimica prodotta dalle

piante a partire dal diossido di

carbonio atmosférico e dall’acqua.

Questa reazione chimica,

chiamata fotosintesi, costituisce

la base della vita sul pianeta

Terra.

Tutti i frutti e molti alimenti vegetali

contengono zucchero di origine

naturale. Lo zucchero non

é un veleno ma un ingrediente

naturale di cui il nostro cervello

ha bisogno. Il Creatore ha fatto

in modo che fosse cosi abbondante

nelle piante, tra altre ragioni,

per il fatto che ne abbiamo

bisogno.

Mangiare frutta e cereali garantisce

un’adeguata quantità di

glucosio ai neuroni. Pero’ non

si trata dello zucchero puro,

che in realtà non é salutare; si

tratta invece dello zucchero accompagnato

da vitamine, fibre,

minerali, fitochimici, fornendo e

tutti i componenti della frutta.

Quindi quando mangiamo della

frutta stiamo ingerendo un set

completo di nutrimenti, tra cui lo

zucchero, preparato nel laboratorio

del cielo. Tutti questi ingredienti

naturali della frutta contribuiscono

a che tutto funzioni al

meglio. Si puo’ dire che i neuroni

sono contenti di ricevere questo

set completo di nutrimenti. E

quando ingeriamo zucchero raffinato

o bianco prodotto in una

fabbrica, come quello delle caramelle

e di molte bibite, si crea

un disequilibrio e uno stato di

irritazione nei neuroni. All’inizio

vengono stimolati ma poi ne seguono

la depressione e gli sbalzi

di umore. E il pancreas, dove si

produce l’insulina, viene sovraccaricato

dopo aver consumato

zucchero senza le sostanze naturali

di accompagnamento.

Le vitamine

Mentre il fegato é il magazzino

delle vitamine, il cervello ne é il

principale consumatore. Molte

vitamine del gruppo B vengono

usate per assorbire il glucosio,

il principale combustibile dei

neuroni. E’ interessante osservare

che i due principali nutrienti

necessari al funzionamento delle

cellule nervose, il glucosio e le

vitamine del gruppo B, sono altamente

disponibili nei cereali

integrali come il grano, l’avena,

il riso e il mais. Potrebbe essere

il motivo per cui il Creatore ci

dette in primo luogo « le erbe

che fanno seme », cioé i cereali 2 .

Altre vitamine importanti per il

funzionamento del cervello sono

quelle antiossidanti, principalmente

la C e la E. La principale

fonte alimentare della vitamina C

é la frutta, il secondo piatto del

menú dell’Eden. La vitamina E si

trova nei cereali come il grano,

cosi come nelle mandorle, noci e

altri frutti secchi. Le vitamine C e

E neutralizzano i radicali liberi che

si producono nei neuroni come

risultato di un intenso lavoro e li

proteggono dall’ossidazione.

Gli acidi grassi

La maggior parte del peso del

nostro cervello é grasso: i grassi

sono i componente principali

delle membrane che rivestono

i neuroni e le fibre nervose.

Ci sono diversi tipi di grasso,

in base alla struttura chimica

dell’acido grasso. Il cervello ha

bisogno di un tipo specifico di

grasso, composto dagli omega-3.

Il precursore di questo tipo

di grasso é l’acido alfa-linolenico,

che si trova nei semi come il

lino, la chia, la soia e tutti i frutti

secchi, come le noci, e anche

nelle alghe. Le verdure dalle foglie

verdi, come gli spinaci, la

lattuga e le bietole contengono

anch’esse una quantità significativa

di questo speciale grasso.

Le donne incinta o che allattano

hanno bisogno di una quantità

maggiore di omega-3 per fornirla

anche al cervello del bébé.

I bambini e gli adulti ne hanno

bisogno constantemente per

mantenere il cervello in buono

stato. La mancanza di questa

sostanza causa sbalzi d’umore,

depressione, e anche attacchi

cardiaci.

Componente delle verdure

Di recente un grupo di ricercatori

delle università di Chicago

e Boston hanno dimostrato che

le persone che mangiano almeno

una porzione di verdure dalle

foglie verdi al giorno ha una memoria

e delle facoltà intellettuali

più sviluppate rispetto a chi non

le mangia o lo fa ogni tanto 3 . La

differenzia dimostrata tra i due

gruppi é di 11 anni in meno, solo

per il fatto di mangiare un piatto

di insalata al giorno! Queste verdure

forniscono delle sostanze

chimiche che attraversano la

barriera emato-encefalica, arrivano

ai neuroni e favoriscono le

funzioni cerebrali: carotenoidi,

vitamina K, nitrati e folati. Gli

spinaci, il cavolo verde, il kale,

la lattuga e altre verdure rendono

le persone più intelligenti: la

scienza conferma quindi cio’ che

Daniele e i suoi compagni sapevano

quando dissero “dacci da

mangiare solo verdura, e da bere

solo acqua” 4 .

Conculsione

La frutta, i cereali, i semi, i frutti

secchi e le verdure forniscono le

sostanze migliori per avere un

cervello sano e forte. Dimentica

gli additivi, come il glutamato di

sodio e gli edulcoranti chimici/

gli alimenti modoficati contengono

acido grasso trans, la carne

contiene neurotossine come la

xantina, ed evita l’alcool, il principale

tossico per il cervello. Tutte

queste sostanze passano la barriera

emato-encefalica e arrivano

ai neuroni.

Caro lettore, non uscire di casa

la mattina senza aver mangiato

un po’ di frutta, dei cereali, un

pochino di semi o di frutti secchi.

E a pranzo non dimenticare di

mangiare una buona porzione

di insalata. Il tuo cervello ne sarà

felice, e disposto per dare gloria

a DIO.

1

White Ellen, Education

2

Genesi 1.29

3

Morris MC, Wang Y, Barnes LL,

et al. Nutrients and bioactives

in green leafy vegetables and

cognitive decline: Prospective

study. Neurology. 2017 Dec 20.

PubMed PMID: 29263222.

4

Daniele 1.12

9 10


TESTIMONIANZA

PHILIPPE MONNARD, DALLE RICCHE BANCHE SVIZZERE AL CAMPUS AVVENTISTA

DI COLLONGES-SOUS-SALÈVE

Che cosa spinge una persona con una

carriera avviata in un lavoro rinomato e

molto ben remunerato a lasciare tutto

per un lavoro più accattivante ma decisamente

meno pagato, a qualche chilometro

da casa sua? Questa è la storia di

Philippe Monnard.

Nato da madre serba e padre

svizzero, sono cresciuto a Gland

dove ho frequentato la chiesa di

Lignière durante tutta la mia infanzia

e adolescenza. La chiesa e la fede

hanno sempre avuto spazio nella mia vita

anche se, come molti, ho attraversato dei

momenti in cui ho messo in discussione

i miei principi. Tuttavia la preghiera è

sempre stata un mezzo attraverso il quale

mi sono messo in contatto con il

Signore nei momenti cruciali

della mia vita, prima di

prendere decisioni importanti.

Il mio percorso non

è sempre stato lineare e

facile, ho anche avuto

dei passaggi tortuosi

ma Dio mi ha sempre

accompagnato e guidato;

è proprio quello che

ha fatto con i miei studi.

Dopo sette anni di studi scientifici,

proprio mentre stavo preparando

un dottorato in chimica, mi sono

reso conto che quella non era la mia strada.

Non ero fatto per essere un ricercatore

chimico. A 25 anni, con grande sorpresa

della mia famiglia e dei miei amici, ho interrotto

quel percorso. Quello è stato uno

dei momenti in cui ho pregato Dio per capire

cosa dovevo fare. Avevo pensato di

lavorare come revisore contabile ma i ritmi

allarmanti e l'esigenza di viaggiare spesso

all'estero mi avevano fatto cambiare idea;

quello stile di vita non si addiceva infatti al

mio desiderio di mettere su famiglia. Dopo

aver riflettuto su quello che volevo per me

stesso e dopo aver pregato, mi sono finalmente

indirizzato nel settore della finanza.

Niente a che vedere con quello che avevo

studiato per così tanti anni ma in quel periodo

il mondo delle banche cercava dei

profili scientifici che potessero lavorare su

modelli per il controllo dei rischi.

Potrebbe stupire che, da cristiano, io abbia

scelto questo settore, sapendo che

il mondo finanziario è spesso associato

al desiderio del profitto, allo stress e alla

figura degli "squali della finanza", tutti

valori in contrasto con la Bibbia e con gli

insegnamenti di Gesù. Ma la mia fede e

il mio impegno nei confronti del Signore

hanno guidato la mia scelta e sono sicuro

che è stato proprio Dio a farmi avviare in

questa direzione. In effetti, anche se il settore

bancario non ha un legame evidente

con la spiritualità, ho sempre trovato un

significato e un modo di mettere in luce

i miei principi personali e religiosi. Specializzandomi

nel controllo dei rischi, ho

scelto un settore che punta a proteggere

le banche, i loro clienti e la stabilità economica

del paese.

Ho quindi seguito un corso di formazione

arrivando a ottenere un diploma come

analista finanziario. Questo mi ha portato

a stare in stretto contatto per tanti anni

con l'ambiente alla moda delle

grandi banche svizzere.

Sono stati anni che mi

hanno fatto maturare

una grande esperienza,

anni in cui ho lavorato

con grande interesse;

mi piaceva quello che

facevo. Ho lavorato

per diversi anni a Zurigo,

trasferendomi per

un anno e mezzo a New

York per poi tornare definitivamente

nella zona di Ginevra

nel 2007. Era un mestiere di

grande responsabilità che mi piaceva molto.

Visto che gli interessi finanziari sotto

la mia responsabilità e di quella dei miei

colleghi erano grandi, la mia retribuzione

era alta. Questo permetteva a me e alla

mia famiglia di vivere una vita agiata, senza

eccessi.

Dopo un anno e mezzo a New York, in

piena crisi finanziaria, ho voluto cambiare

posto e datore di lavoro. Sempre alla ricerca

di una direzione e del rispetto dei miei

principi, ho iniziato a lavorare in una banca

privata di Ginevra che mi ha permesso di

orientarmi nella gestione dei portafogli finanziari.

Era un ambito che mi rappresentava

e mi si adattava perfettamente perché

si trattava di gestire i fondi pensionistici

di una parte della popolazione svizzera e

quindi di assicurare ai nostri anziani delle

buone pensioni. Ho lavorato in questo settore

per 6 anni. Nel corso del tempo il mio

lavoro è leggermente cambiato, passando

dalla gestione dei fondi pensione ai fondi

di persone decisamente benestanti. Poco

alla volta il mio lavoro iniziava a perdere

parte del suo significato; avevo di nuovo

voglia di affrontare nuove sfide.

Due o tre anni prima, con mia moglie cercavamo

dove mandare a scuola i nostri due

figli. Avevamo incontrato un'insegnante la

cui filosofia educativa ci aveva convinto a

mandare i nostri ragazzi

alla scuola avventista di

Collonges-sous-Salève,

il complesso scolastico

Maurice Tièche. Questa

scelta sollevava altre

problematiche visto che

abitavamo verso Nyon e

non avevamo intenzione

di fare così tanti chilometri

tutti i giorni per portare

e riprendere i ragazzi da

scuola. Ancora una volta,

mettendo il progetto e le

relative difficoltà in preghiera,

abbiamo ricevuto

delle risposte. Mia moglie

ha infatti trovato lavoro

al campus e noi abbiamo

visto questo contratto di

lavoro come una risposta

del Signore. Dal momento

in cui mia moglie avrebbe

lavorato nello stesso edificio dove i

ragazzi sarebbero andati a scuola, la logistica

sarebbe stata più facile. Le cose si

incastravano alla perfezione ed eravamo

consapevoli che Dio ci guidava nel percorso.

Ci siamo letteralmente sentiti guidati

verso il campus di Collonges. Però questa

soluzione non risolveva comunque il problema

dei chilometri. Ma ancora una volta

Dio aveva un piano per noi e ci ha aiutato

a trovare una sistemazione a Ginevra, proprio

in un momento in cui il mercato immobiliare

era fermo. Nonostante il prezzo

elevato, abitare a Ginevra ci avvicinava

molto al campus: tutto sembrava combaciare

alla perfezione. Ci siamo quindi trasferiti

e i ragazzi hanno iniziato a frequentare

la scuola Maurice Tièche, scelta di cui

ancora oggi siamo molto felici. È stata una

vera e propria benedizione. E quindi per

tre anni abbiamo vissuto così: io lavoravo

in una banca in Svizzera e mia moglie e i

miei figli andavano ogni giorno in Francia.

Ma questa situazione non sarebbe durata

a lungo. Ci aspettava una nuova svolta,

più importante delle precedenti.

Nel 2012 ho scoperto che il campus cercava

un dirigente finanziario; ho pensato

subito di presentare la mia candidatura.

L'idea era nata anche dopo aver saputo

che l'esistenza

stessa della scuola

era rimessa in discussione

a causa di

problemi finanziari.

Mi sono fatto tante

domande prima di

arrivare a chiedermi:

perché non provare

ad aiutare questa

scuola che mi sta

così tanto a cuore e

che fa tanto bene ai

miei figli? Ho deciso

quindi di presentare

la mia candidatura.

Sapevo che se

mi avrebbero preso, sarebbero cambiate

tante cose nella mia vita e in quella della

mia famiglia, soprattutto a livello economico.

Avevo esaminato il costo della vita

in Francia e mi ero stabilito uno stipendio

minimo sotto il quale non avrei accettato il

lavoro. Ero in pace, sereno, in attesa di vedere

il piano che Dio aveva per me. Qualche

giorno dopo ho avuto un incontro con

i responsabili del campus; la loro proposta

di stipendio corrispondeva esattamente

alla cifra minima che mi ero fissato, né più

né meno! Ho letto in questo la risposta del

Signore e ho deciso di accettare il lavoro.

Così è iniziata per noi una nuova vita.

Come in ognuna delle tappe più importanti,

tutte le nostre decisioni (il trasferimento

a New York, il cambio di banca, l'iscrizione

dei ragazzi a Collonges, etc.) sono

state messe in preghiera per conoscere

e poi seguire la Sua volontà. E ogni volta

"i pianeti si sono allineati" facilitando

il nostro processo decisionale prima e la

messa in pratica poi. Invece per il mio arrivo

a Collonges non tutti i tasselli si sono

sistemati al primo colpo. Con il mio nuovo

stipendio non potevamo più permetterci

l'affitto della nostra casa a Ginevra; prima

di cambiare lavoro dovevamo quindi trasferirci

in Francia. Ma avevamo firmato un

Scola Maurice Tièche nel campus avventista di Collonges-sous-Salève

contratto d'affitto per 5 anni che sarebbe

scaduto solamente dopo due anni. Quindi

prima di trasferirci dovevamo trovare un

nuovo inquilino. Il mercato immobiliare

si era un po' ripreso e il nostro affitto era

tra i più alti esistenti. Ci sono voluti circa 6

mesi prima di trovare qualcuno che sarebbe

venuto ad abitare in quella casa. E per

quei sei mesi abbiamo vissuto senza sapere

a cosa saremmo andati incontro. Nonostante

questo ostacolo eravamo sicuri

che stavamo avendo la vita che il Signore

voleva per noi. Questa esperienza mostra

che anche quando è il Signore a dirigere

le cose, non è tutto rosa e fiori. Anche se

è Dio ad aprire una porta, possiamo comunque

trovarci su un percorso accidentato.

Anche se il Signore ha dato la Sua

approvazione per un progetto, da parte

nostra dobbiamo impegnarci, fare sforzi e

rinunce, armarci di pazienza... per il nostro

bene più grande.

Può meravigliare questo mio cambiamento

di vita, specie se consideriamo il cambiamento

di stipendio. Si potrebbe anche

dire che ho rinunciato a uno stipendio importante

per un ritmo di vita più tranquillo.

Ed è vero che il fatto di abitare vicino al

mio posto di lavoro, circondato da persone

che condividono le mie convinzioni

e i miei valori, avere a disposizione più

tempo da trascorrere con la mia famiglia è

una vera e propria benedizione, un grande

piacere. Ma contrariamente a quello che si

potrebbe pensare, non ho lasciato il mondo

della finanza spinto dal disprezzo. Non

ho vissuto questo mondo come un peso

o come fonte di stress, anche se il mio lavoro

implicava delle grandi responsabilità.

Quando tornavo a casa da lavoro, riuscivo

a staccare completamente.

Nel contesto di Collonges, le cose sono

un po' diverse. Il mio impegno non si ferma

agli orari di lavoro, finito il mio turno

non riesco a staccare da tutto. Le problematiche

umane sono spesso più difficili da

gestire rispetto ai fondi dei clienti della

banca. Il mio lavoro al campus non è quindi

necessariamente più tranquillo rispetto

a quando lavoravo in banca. Però alla fine

di ogni anno scolastico, in occasione della

consegna dei diplomi, ho l'opportunità di

ascoltare le testimonianze degli studenti

che condividono tutto quello che il campus

ha dato loro. E queste testimonianze,

per uno come me, sempre alla ricerca di

dare un significato alle cose, mi riempiono

e mi fanno sentire felice e realizzato. Incrocio

molti studenti che hanno all'incirca la

mia età e che hanno rinunciato a tutto per

formarsi e mettersi al servizio. Li ammiro

moltissimo perché io ho cercato di assicurarmi

uno stipendio che mi permettesse

di vivere con una certa tranquillità. Ma

la maggior parte di queste persone non

raggiunge quello stipendio minimo, continuando,

nonostante questo, a portare

avanti la propria missione, atteggiamento

che è fonte di grande ispirazione per me.

È questa la vera lezione da imparare.

Mettendo la propria vita nelle mani del

Signore, chiedendo il Suo parere prima di

intraprendere una nuova mossa, Gli permettiamo

di condurci per strade inaspettate

nelle quali potrete trovare un significato

per le vostre vite... che sia all'interno

di un campus avventista o in una banca

privata in Svizzera! Dio non ha una sola

maniera di benedire i Suoi figli. Non esiste

un solo modello da seguire. Considerando

i vostri doni e le vostre aspirazioni, Dio

creerà una strada per utilizzarvi e per rendervi

felici perché una sola cosa è certa:

vuole donarvi la vita e donarvela in abbondanza!

PER RISPONDERE ALL'ARTICOLO

contact@adventistemagazine.com

11

12


A PRESTO

Omaggio a Georges Thibaud fatto

da Michel Burnier

Omaggio a Cécile Béal fatto da

sua sorella, Anne-Catherine Soler

LIBRETTO ROSA

Georges se n'è andato, improvvisamente

a causa di una breve ma folgorante malattia

che ha sorpreso chi gli stava attorno

oltre che lui stesso. Il vantaggio di questa

situazione è che ha evitato i lunghi tentativi

di cura e il soggiorno in ospedale, cosa

che teneva. La sua rapida scomparsa ha

lasciato la moglie José e le figlie Nathalie

e Cécile, e gli amici della chiesa di Neuchâtel,

nella tristezza. Solo il tempo di dirgli

“tu sei speciale ai miei occhi, hai valore

e io ti amo" (Esodo 43:4).

Uomo di valori, dotato di un carattere temperato

e di una fede solida, a Georges

piaceva andare dritto al punto. Per quanto

riguarda le credenze e la spiritualità,

sapeva in cosa credeva, si preoccupava

della sua fede e della sua speranza senza

farsi distrarre ne influenzare dalle correnti

contrarie, le idee estremiste o strane. Il

suo Dio era il Dio della vita, del movimento

e dell'essere. Sapeva di essere amato

non solo dai suoi cari. La sua visione era

positiva, fatta di riconoscimento per tutto

ciò che quaggiù è giusto, bello e buono.

Amava divertirsi in famiglia o con gli amici

nel nell’ambiente di Peseux, la sua regione

di Neuchâtel, la sua campagna, le foreste,

le montagne e soprattutto il lago, che

amava esplorare da una riva all'altra a bordo

del suo yatch durante la bella stagione.

Questo ambiente, insieme alla moglie e

alle figlie, era in un costante incantesimo.

Li, sul lago con gli appassionati del club di

vela, poteva anche coltivare l’amicizia. Con

i suoi amici, Georges viveva degli autentici

momenti di spiritualità e di buon umore.

Il suo senso dell'umorismo e della relatività

del tempo che passa, il suo ottimismo,

dinamismo, la sua fedeltà erano molto apprezzati

da tutti. Georges era una di quelle

persone che su frequentano con piacere .

Il suo buon senso, la sua fede, la sua speranza

erano delle fonti di riflessione e di

edificazione per tutti. Ormai, Georges aspetta

ciò che ha amato, nella città celeste,

dove il male, la malattia e la morte non ci

saranno più.

“A chi ha sete, io sarò gratuitamente

dell'acqua e io sarò il suo Dio, e lui sarà

mio figlio". Apocalisse 21:6-7

A presto Georges.

Alle 6 del mattino di lunedì 4 luglio del

1973 hai fatto coraggiosamente capolino

nella vita di mamma e papà. Sul tuo visino

c'era già un abbozzo di sorriso che lasciava

intendere questo "marchio di fabbrica"

che resterà impresso nei nostri cuori.

A 13 anni hai chiesto di essere battezzata.

Alcuni ti ritenevano troppo giovane ma tu

sapevi in chi e in cosa credevi.

A 17 anni eri animatrice dei giovani e cantavi

nella corale "Alliance" della nostra

chiesa di Valenza. Poi un bel giorno hai

incontrato Alain, il tuo principe azzurro e

con lui sei partita per la Svizzera. Entrambi

eravate attivamente coinvolti in quello che

più vi appassionava: servire Dio e le persone

che vi circondavano.

Nel 2000 sei diventata mamma dando alla

luce William. Robin è arrivato nel 2003, seguito

da Lucie nel 2005.

Eri sempre coinvolta nella vita di chiesa:

animatrice della scuola del sabato, anziana

di chiesa, fonte di grandi testimonianze...

Mese dopo mese è nato in te un progetto:

costruire una casa dove poter pienamente

rispondere a questa chiamata che

il Signore aveva messo nel vostro cuore,

ovvero quello di creare un circolo biblico

aperto ai bambini non avventisti di Chézard,

la cittadina dove abitavate.

Ti sei anche lanciata nella realizzazione

di un altro sogno nel cassetto: aprire un

centro massaggi a domicilio. Ti sei impegnata

duramente per realizzare i tuoi sogni.

Poi l'esaurimento, il cancro invasivo al

seno, la chemio, le sofferenze fisiche e morali,

l'improvvisa scomparsa di Alain... in

tutti questi momenti la tua fede è rimasta

intatta e hai rappresentato addirittura un

sostegno per gli altri. Non ti sei rassegnata,

hai combattuto fino alla fine ma quando

è giunto il momento non sei scappata

dalla realtà. Sentendoti di stare per morire,

hai coraggiosamente preparato un futuro

per i tuoi figli, nonostante la grandissima

sofferenza che questo provocava nel tuo

cuore di mamma. Hai saputo mettere Dio

al centro e alla base della tua esistenza, è

stato il collante della tua vita. Ti ha dato

la pace che ti ha accompagnato fino agli

ultimi giorni, fino a quando domenica 18

marzo 2018 ti sei spenta.

Il tuo sorriso, presente fino alla fine, continuerà

sempre a restare invariato nelle nostre

menti.

13

Noah Bongard

Fabricia e Steve Bongard della

chiesa portoghese di Ginevra

hanno il piacere di presentarvi il

piccolo Noah, nato il 18 febbraio

2018. Ringraziamo il Signore per

questo bambino, un miracolo

della vita.

Ecco, i figli sono una eredità

che viene dall'Eterno; il frutto

del grembo è un premio

salmi 127.3

Sophia Simões

Pales

Gustavo e Joana Pales, entrambi

membri della chiesa portoghese

di Ginevra, sono felici di annunciarvi

la nascita della loro piccola

Sophia, arrivata il 10 marzo 2018.

La loro primogenita è fonte di

grande gioia!

Fate parte delle chiese della FSRT e

la vostra famiglia si è appena ingrandita?

Per annunciare il lieto evento

nella nostra rivista, inviate le informazioni

(nome del bebè, quello dei

genitori, data di nascita e una foto) a

contact@adventistemagazine.com

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