ARCHEOMATICA_1_2018

mediageo

ivista trimestrale, Anno IX - Numero 1 marzo 2018

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Patrimonio a Rischio

Servizi di Monitoraggio

per la Salvaguardia

L'avvenire

è la porta,

il passato

è la chiave

Progetti di monitoraggio in attuazione

ArTeK un servizio ad integrazione avanzata

Evoluzione della Carta del Rischio

Fruizione Evoluta e Sostenibilità Economica


Monitoraggio e manutenzione

servizi essenziali

“Take proper care of your monuments and you will not need to restore them”

John Ruskin (The Seven Lamps of Architecture, 1849) “Prendetevi cura dei vostri

monumenti, e non avrete bisogno di restaurarli”.

Una verità semplice, fondamentale, che ne implica a sua volta un’altra, impegnativa:

non possono esserci valorizzazione del bene culturale e fruizione quotidiana, senza

manutenzione costante.

“É la manutenzione ordinaria la chiave”, sostiene perciò a ragione Tomaso Montanari,

insieme - aggiungiamo noi - all’indispensabile attività di monitoraggio. Quel monitoraggio

ravvicinato e tecnologicamente avanzato, che costituisce la nuova frontiera dei processi

di conservazione e che tanto spazio trova sulle pagine di Archeomatica.

Una nuova frontiera in cui è necessario innanzitutto valorizzare le risorse oggi disponibili,

spesso faticosamente costruite nel tempo, iniziando dalle nostre piattaforme digitali,

aperte a tutti, i cui dati vanno arricchiti e aggiornati con quelli provenienti da rilievi

strumentali tecnologicamente più avanzati.

Il programma essenziale che va intrapreso sui beni culturali consiste, dunque,

nell’attivazione di un continuo monitoraggio che consenta di porre a confronto le

informazioni che provengono dai processi di deteroriamento dai materiali, rilevabili

attraverso i dati di cui sopra, e quelli conservati negli atti documentali storici, raccolti

e immagazzinati fino ad ora. Una chiave doppia, monitoraggio e manutenzione, che può

accrescersi e potenziarsi attraverso un adeguato trattamento dei dati rilevati a mezzo

di servizi tecnologici in costante evoluzione.

Una metodologia applicabile non soltanto ai grandi musei-aperti, inseriti in aree

territoriali urbanizzate e dunque più controllate, ma anche – e soprattutto – al patrimonio

diffuso, per il quale un’attenzione più mirata può costituire strumento di valorizzazione

e pianificazione degli interventi.

L’ambizione è, pertanto, quella di integrare le moderne attività di monitoraggio, con le

informazioni reperibili nelle banche dati istituzionali; questo consentirebbe una lettura

di ciascun bene sottoposto a controllo, contestualizzata allo specifico ambiente in cui

è esposto, di cui sarà possibile conoscere repentinamente e con elevata accuratezza

la vulnerabilità, controllarne la pericolosità e il rischio. Le informazioni discrete

così ottenute, rappresenteranno la base per la redazione dei piani di manutenzione

preventiva.

È quanto proponiamo in questo numero di Archeomatica, dedicato a una nuova visione

del monitoraggio del patrimonio, da effettuarsi attraverso tecniche che consentano

l’interoperabilità tra i nuovi strumenti e le nuove tecnologie disponibili, le banche dati

esistenti realizzate all’interno degli Istituti scientifici del nostro Ministero per i Beni e le

Attività Culturali e del Turismo, e il monitoraggio diretto “in situ” sul bene.

EDITORIALE

Buona lettura,

Renzo Carlucci


IN QUESTO NUMERO

DOCUMENTAZIONE

6 Il monitoraggio del

Territorio e del Patrimonio

Culturale

di Renzo Carlucci

10 Non solo Vincoli in Rete

L’evoluzione della Carta del

Rischio con le tecnologie

attuali di Gisella Capponi

In copertina una raffigurazione dei processi

operativi attuati dal sistema ArTeK (Satellite

enabled Services for Preservation and

Valorisation of Cultural Heritage), un progetto

sviluppato nell’ambito del programma

“Business Applications” dell’Agenzia Spaziale

Europea (ESA), cofinanziato e supportato

dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), la cui entrata

in servizio a regime è prevista alla fine

del 2018.

3DTarget 2

12 Servizi satellitari

COPERNICUS e GALILEO

a cura di ASI - Agenzia Spaziale Italiana

aerRobotix 45

Esri Italia 25

Geogrà 39

Geomax 13

Gter 37

LabTaf 23

NAIS 33

14 I sistemi di monitoraggio a

supporto delle attività nelle aree

terremotate di Annamaria Giovagnoli,

Nicole Dore, Antonio Monteleone

TECHNOLOGYforALL 31

Teorema 46

Testo 9

Topcon 27

Trimble 47

Vector 48

Virtualgeo 29

16 Servizi di monitoraggio

tecnologicamente

sperimentati di Antonio

Monteleone, Nicole Dore, Luca

Benenati, Lorenzo Bernardi

ArcheomaticA

Tecnologie per i Beni Culturali

Anno IX, N° 1 - marzo 2018

Archeomatica, trimestrale pubblicata dal 2009, è la prima rivista

italiana interamente dedicata alla divulgazione, promozione

e interscambio di conoscenze sulle tecnologie per la tutela,

la conservazione, la valorizzazione e la fruizione del patrimonio

culturale italiano ed internazionale. Pubblica argomenti su

tecnologie per il rilievo e la documentazione, per l'analisi e la

diagnosi, per l'intervento di restauro o per la manutenzione e,

in ultimo, per la fruizione legata all'indotto dei musei e dei

parchi archeologici, senza tralasciare le modalità di fruizione

avanzata del web con il suo social networking e le periferiche

"smart". Collabora con tutti i riferimenti del settore sia italiani

che stranieri, tra i quali professionisti, istituzioni, accademia,

enti di ricerca e pubbliche amministrazioni.

Direttore

Renzo Carlucci

dir@archeomatica.it

Direttore Responsabile

Michele Fasolo

michele.fasolo@archeomatica.it

Comitato scientifico

Annalisa Cipriani, Maurizio Forte,

Bernard Frischer, Giovanni Ettore Gigante,

Sandro Massa, Mario Micheli, Stefano Monti,

Francesco Prosperetti, Marco Ramazzotti,

Antonino Saggio, Francesca Salvemini,

Rodolfo Maria Strollo

Redazione

redazione@archeomatica.it

Giovanna Castelli

giovanna.castelli@archeomatica.it

Elena Latini

elena.latini@archeomatica.it

Valerio Carlucci

valerio.carlucci@archeomatica.it

Domenico Santarsiero

domenico.santarsiero@archeomatica.it

Luca Papi

luca.papi@archeomatica.it


42 L’integrazione tra servizi di

monitoraggio e fruizione evoluta,

per una sostenibilità economica

dei nuovi sistemi di salvaguardia

e valorizzazione del patrimonio

culturale di Gianfranco Corini, Antonio

Monteleone, Nicole Dore

INTERVISTE

34 Intervista ad Annamaria Giovagnoli sul

monitoraggio dell’inquinamento ambientale

e il degrado dei beni culturali

RUBRICHE

38 AGORÀ

Notizie dal mondo delle

Tecnologie dei Beni

Culturali

40 AZIENDE E

PRODOTTI

Soluzioni allo Stato

dell'Arte

46 EVENTI

A cura di Redazione Archeomatica

36 Intervista a Carlo Cacace sul futuro del

Sistema Informativo della Carta del Rischio

del Patrimonio Culturale

A Cura di Redazione Archeomatica

SCHEDE TECNICHE

20 ENAV

22 ISCR

24 ISPRA

26 SUPERELECTRIC

28 NAIS

30 CNR-IMAA

32 STRAGO

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Archeomatica è una testata registrata al

Tribunale di Roma con il numero 395/2009

del 19 novembre 2009

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Data chiusura in redazione: 30 aprile 2018


DOCUMENTAZIONE

Il monitoraggio del Territorio

e del Patrimonio Culturale

Le azioni intraprese e le possibilità date dall’Osservazione della Terra

di Renzo Carlucci

Nella figura un esempio di schermata dell'attuale sistema della Carta del Rischio nel quale oltre alle

informazioni generali sui monumenti sono riportati gli indici di vulnerabilità

In Italia, dagli anni settanta, si è dato

inizio ad un sistematico monitoraggio

del patrimonio culturale utilizzando un

valore di rischio come funzione della

vulnerabilità, pericolosità ed esposizione,

che solo oggi giunge a pratica ed effettiva

valutabilità con l’ausilio dei dati di

Osservazione della Terra che si stanno

dimostrando adeguati, accurati ed

economicamente sostenibili.

Rimanere inermi nello studiare la distruzione del nostro territorio e in particolare del Patrimonio

Culturale a seguito di una catastrofe è, ancora oggi, a distanza di molti anni dalla promulgazione

dei primi studi sulla necessità di azioni preventive, la peggiore esperienza che si possa vivere

nell’epoca dell’avanzamento tecnologico dei sensori e dei grandi sistemi di Osservazione della Terra.

Gli sforzi profusi nella conoscenza e documentazione da una parte e nella sperimentazione di tecnologie

per il monitoraggio dall’altra, forse non hanno trovato adeguato finanziamento fino ad oggi o forse, semplicemente,

non hanno trovato fiducia e credibilità, in quanto per natura la maggior parte delle persone

sono scettiche sulla possibilità di prevenire e mitigare azioni derivanti da eventi naturali classificati

come “imprevedibili”.

Ma ci sono azioni avviate, altre in itinere e, altre forse, ancora da venire, che serviranno a portare alla

luce quegli strumenti, che da tempo aspettiamo, atti prevenire i danni e le catastrofi provocate da terremoti,

frane e inondazioni. Abbiamo finalmente molti mezzi per conoscere in quali località tutto ciò

può manifestarsi, basterà iniziare ad usarli sapientemente.

Tra i metodi avviati a supporto della conservazione del Patrimonio Culturale, meritano attenzione per la

loro organicità quelli avviati da tempo dall’ISCR, per i quali riportiamo integralmente alcune frasi scritte

da Pietro Petraroia, membro del gruppo di lavoro sulle Linee guida sulla Conservazione programmata dei

Beni Culturali [Petraroia14 ]:

6 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 7

“Sarebbe fare torto a Giovanni Urbani se gli si attribuisse

l'invenzione, per dir così, di una sorta di «Carta del

Rischio sismico dei monumenti». Il modello di conoscenza

del territorio che egli sviluppò più di quaranta anni or

sono (1976) e che trovò espressione essenzialmente nel

Piano pilota per la conservazione programmata dei beni

culturali in Umbria, fu invece espressione di un approccio

assai articolato dell'applicazione della teoria del rischio

alla conservazione del patrimonio culturale, che includeva

la pericolosità sismica accanto ad altri tipi di pericolosità

– idrogeologica, dell'ambiente-aria e antropica, ad

esempio – per ognuna delle quali erano stati individuati

indicatori, unità di misura e procedure di rilevazione. Insomma,

metodiche e tecniche mai così in precedenza definite

e correlate col fine di costruire uno strumento di

supporto alle decisioni in materia di patrimonio culturale,

ma non soltanto per la programmazione delle priorità

di intervento, bensì anche per il più complessivo governo

del territorio e delle attività produttive comunque impattanti

sulla qualità dell'ambiente e, di conseguenza, sulla

conservazione dei beni culturali… Nel 1983, proprio prima

di dimettersi, Urbani volle assicurare la realizzazione e

conclusione di una memorabile ricerca/mostra sul rischio

sismico, nata quale essenziale e responsabile approfondimento

sul tema, a fronte dei gravissimi e diffusi danni

prodotti dal sisma campano di fine 1980 e dagli studi che

ne derivarono: “La protezione del patrimonio monumentale

dal rischio sismico” rappresentò in effetti un'apertura

importante verso la modellizzazione dei fenomeni

sismici afferenti gli edifici di interesse artistico e storico,

anche se non vincolati, esposti alla ricorsività dei terremoti

in Italia, soprattutto se nelle medesime aree: ne resta

testimonianza la pubblicazione realizzata dall'ICR in

quell'occasione…”

In effetti, con il motto “Al tempo de’ tremuoti…” l’ICR

(al tempo Istituto Centrale del Restauro) avviava la prima

mostra per la protezione del patrimonio monumentale dal

rischio sismico che si articolava in più sezioni programmatiche

ancora oggi più che attuali.

Così scriveva Giovanni Urbani nella introduzione alla mostra

del 1983 inquadrando i “Termini del problema” [Urbani17]:

“1. La pericolosità sismica per il patrimonio monumentale.

I criteri adottati dal C.N.R. Progetto finalizzato “Geodinamica”

per elaborare la “Carta della pericolosità sismica

d’Italia”, così come la proposta che ne deriva di classificare

come sismici circa un terzo del totale dei Comuni coi relativi

territori, portano a concludere che, per l’ampiezza

del fenomeno da fronteggiare, una politica di protezione

dei monumenti dal rischio sismico non è realisticamente

perseguibile in mancanza di un preciso quadro di priorità.

Per definire questo quadro di priorità occorrono:a) una

più puntuale individuazione delle aree maggiormente pericolose;b)

una valutazione preventiva sia dell’entità del

patrimonio presente in tali aree, sia dello stato di conservazione

dei singoli monumenti che lo compongono, così da

accertarne l’effettivo livello di vulnerabilità…

2. La vulnerabilità del patrimonio monumentale

Primo obiettivo di una linea di ricerca intesa a stabilire

i criteri di priorità a cui attenersi nella programmazione

degli interventi di adeguamento antisismico, dovrebbe essere

la localizzazione delle aree di maggiore pericolosità

sismica e di più alta vulnerabilità del patrimonio monumentale…

Più problematico appare invece l’accertamento

dei diversi gradi di vulnerabilità del patrimonio monumentale,

dal momento che non si conoscono con sufficiente

precisione né la stessa entità e distribuzione di tale patrimonio,

né tanto meno l’effettivo stato di conservazione

dei singoli monumenti che lo compongono…

3. Rischio sismico per il patrimonio monumentale

… Mentre per la valutazione del grado d’importanza storico-artistica

non dovrebbero porsi particolari problemi,

l’accertamento dello stato attuale di vulnerabilità è certamente

un’operazione che, per il gran numero di monumenti

su cui andrebbe condotta, richiede procedure e

strumenti che ne garantiscano la effettuabilità in tempi

relativamente brevi, e con risultati sufficientemente affidabili

e omogenei da poter essere trattati al calcolatore.

… Si propone un esempio di scheda con cui effettuare questo

tipo di rilevamento “a tappeto”, al termine del quale

si potrebbe disporre dei dati utili alla programmazione

di un “Piano nazionale di protezione dei monumenti dal

rischio sismico”, articolato secondo precisi criteri di priorità

in programmi settoriali di:

a) documentazioneb) progettazionec) interventi di adeguamento

antisismico.”

Lo stesso Urbani mi coinvolse all’epoca per la realizzazione

di una sezione della mostra, al fine di illustrare, con

qualche pannello, il processo del rilievo fotogrammetrico.

E pose la questione sulla quantificazione del costo di rilievo

di tutti i monumenti italiani [Carlucci83], questione

alla quale ho tentato più volte di rispondere anche se la

consistenza dei monumenti era ancora incerta, delineando

i processi per la realizzazione di una documentazione a

tappeto sul territorio che avrebbe potuto essere realizzata

con una sorta di “fotogrammetria speditiva”. Operazione

più volte avviata, anche limitando la fotogrammetria al

solo raddrizzamento della facciata, il cui stato di conservazione

sarebbe stato interpretato quale indice per l’intero

monumento secondo il processo individuato nel cosiddetto

modello iconometrico [Carlucci98], inizialmente proposto

a corredo della documentazione di pre-catalogazione [Salvemini91].

I primi modelli di una carta del Rischio di livello nazionale

venivano attivati nel 1990, come ci ricorda Petraroia:

“ … Per un verso, la logica è quella del censimento o della

catalogazione speditiva, nel senso della rilevazione, localizzazione,

descrizione e valutazione critica dei beni che

si decide di ritenere significativi, tanto che ci si limiti

alla selezione delle sole «emergenze» o che si aspiri alla

individuazione del ben più ampio «patrimonio diffuso» su

tutta la porzione di territorio considerata… Qualche anno

più tardi, mentre il modello di Carta del Rischio faticosamente

andava definendosi, veniva promulgata la legge

19 aprile 1990, n. 84, recante «Piano organico di inventariazione,

catalogazione ed elaborazione della carta del

rischio dei beni culturali, anche in relazione all’entrata

in vigore dell’Atto unico europeo: primi interventi». Con

poco meno di un ventennio di ritardo, la legge sembrava

offrire le prime risorse per realizzare qualcosa di quanto

Urbani aveva da tempo progettato per l’Umbria, o, per

meglio dire, di quanto l’ICR aveva elaborato nel precedente

quinquennio, ideando la Carta del Rischio; in particolare

veniva evidenziata la correlazione fra conoscenza

e tutela, quest’ultima nella primaria accezione di salvaguardia

e, dunque, conservazione.

Nell’arco di alcuni anni l’ICR pervenne alla formulazione

di un prototipo definitivo di Carta del Rischio, presentato

pubblicamente nel 1997 …” [Petraroia14]


E ancora:

“Tramite questo Sistema sono stati studiati e sperimentati

importanti mezzi di documentazione e di analisi, che partendo

dal dettato documentario dell’Istituto Centrale per

il Catalogo e la Documentazione (ICCD), hanno integrato

la documentazione di 1° e 2° livello per la dettagliata

conoscenza degli elementi costruttivi dei monumenti. L’esperienza

maturata durante il sisma del settembre 1997

Umbria-Marche ha portato ad integrare la analisi di vulnerabilità

ambientale-aria, quella antropica e quella statico-strutturale

con l’analisi sismica in collaborazione con

gli studi realizzati dal Gruppo Nazionale Difesa Terremoti

(GNDT), uno dei Gruppi Nazionali di ricerca scientifica di

cui si è avvalso il Servizio Nazionale della Protezione Civile

(Legge 24 febbraio 1992, n. 225, art. 17) costituito

presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche per mezzo di

Decreti Interministeriali (10/02/93 e del 16/01/95)…

Le risultanze di tale lavoro fornirono tutti gli strumenti

per poter far interagire l’analisi di vulnerabilità sismica

con l’analisi di pericolosità territoriale di tipo idrogeologico

nella quale ultimamente, all’interno del sistema

Carta del Rischio del Patrimonio Culturale, si stanno inserendo

le risultanze dei satelliti SAR (quali Cosmo SkyMed

e Copernicus Sentinel) che sono in grado di monitorare

movimenti di terreno e strutture con l’approssimazione

del centimetro…”[Petraroia16]

L’uso dell’Osservazione della Terra, specialmente tramite

le costellazioni Cosmo SkyMed e Copernicus, integrati da

eventuali osservazioni al suolo consentono ora osservazioni

di alta qualità e precisione. Analizzare un territorio, leggere

eventuali movimenti o situazioni di tensione che preannunciano

un terremoto, verificare il tempo che occorrerà

per inondare una determinata area a seguito di una

rilevante pioggia, pre-allertare le popolazioni o prendere

misure per mitigare gli effetti.

Oggi questo è possibile, ma forse ancora non ce ne rendiamo

conto.

Un appello a tale presa di coscienza che riporto integralmente

dallo stesso scritto di Petraroia, precedentemente

citato, trova continuità in quanto attuato dal Governo con

gli incentivi Sismabonus e i successivi studi effettuati da

Casa Italia:

“Chiediamo che questo patrimonio di esperienza e di dati

sia implementato e valorizzato.È pertanto evidente che

non si può prescindere – tanto nella fase pre-sismica, come

in quella post sismica con interventi di messa in sicurezza

dell’edilizia storica – da un’azione diffusa di monitoraggio

nelle zone più a rischio, applicando a tale fine le linee

guida che lo Stato ha ufficializzato fra 2008 e 2011, dopo

decenni di studi multidisciplinari, facendo seguire opere e

connessi incentivi a tale sistematica rilevazione…

Occorre, dunque, subito un’azione strategica pubblica,

che sia evidente nelle leggi finanziarie attraverso incentivi

attentamente mirati, ma anche in ambiti differenziati

delle politiche pubbliche e della comunicazione istituzionale,

con l’obiettivo di coinvolgere, per quanto possibile,

le popolazioni colpite nella messa a punto e nella condivisione

dei criteri di intervento.

I dati dimostrano che laddove fondi o agevolazioni fiscali

per il miglioramento sismico siano stati gestiti nelle comunità

locali in modo che i lavori realizzati abbiano raggiunto

un risultato adeguato, i danni agli edifici colpiti

da agosto 2016 in poi sono stati contenuti, almeno fino a

quando nuovi e più violenti episodi sismici in rapida successione

abbiano reso comunque inevitabili crolli anche

totali di alcuni di essi, conseguendo la tutela delle vite

umane.

E, peraltro, non è solo questione di finanziare le opere

di messa in sicurezza del territorio rispetto al rischio sismico

e idrogeologico, ma è anche fondamentale pensare

al sistema dei controlli e di monitoraggio oggi del tutto

inadeguato e differenziato da regione a regione.”

Bibliografia

[Carlucci83] Renzo Carlucci et al. La Fotogrammetria come strumento

di protezione in AA.VV., La protezione del patrimonio monumentale dal

rischio sismico – Termini del problema, Istituto Centrale del Restauro,

Roma 1983

[Salvemini91] Francesca Salvemini, Guida alla pre-catalogazione dei

beni artistici, Edizioni DEI Roma 1991

[Carlucci98] Pio Baldi, Renzo Carlucci, Mosè Ricci, «Il modello iconometrico:

la documentazione nella Carta del Rischio», in AA.VV., Diagnosi e

progetto per la conservazione dei materiali dell’architettura, Ministero

BB . CC . AA – Istituto Centrale per il Restauro, De Luca, Roma 1998.

[Petraroia14 ] Pietro Petraroia, Carta del Rischio: linee guida e normativa

recente, in Economia della Cultura, a. XXIV, 2014, n. 3-4

[Petraroia16] Pietro Petraroia, Contributo di Italia Nostra per Casa Italia,

Bollettino Italia Nostra n. 492 2016, Roma

[Urbani17] Giovanni Urbani, La protezione del patrimonio monumentale

dal rischio sismico, in Il Capitale Culturale n. 15, Macerata 2017 http://

dx.doi.org/10.13138/2039-2362/1660

Abstract

Starting since the seventies, a systematic monitoring of cultural heritage has

begun in Italy, using a risk value as a function of vulnerability, danger and

exposure, which only today can be practiced and evaluated with the help of

the Earth Observation that is proving adequate, accurate and economically

sustainable data.

Parole chiave

rischio; vulnerabilità; pericolosità; patrimonio culturale;

osservazione della Terra; monitoraggio

Autore

Renzo Carlucci

renzocarlucci@gmail.com

Archeomatica, direttore editoriale

Ingegnere, esperto di tecnologie applicate al Territorio e ai Beni Culturali, è stato

(1992-1996 e 2002-2006) direttore tecnico di varie fasi di realizzazione della

Carta del Rischio del Patrimonio Culturale curando in particolare la fotogrammetria

speditiva, l’acquisizione dei vincoli in tutte le Soprintendenze italiane e la prima

georeferenziazione territoriale.

8 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 9

Controllo del clima

in musei e archivi

Il data logger WiFi testo 160 consente di monitorare, in continuo

e con la massima discrezione, le condizioni climatiche delle opere

esposte o archiviate. Sempre e ovunque.

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DOCUMENTAZIONE

Non solo Vincoli in Rete

L’evoluzione della Carta del Rischio con le tecnologie attuali

di Gisella Capponi

Fig. 1 - Consistenza dei beni culturali schedati

Fig. 2 - Distribuzione dei beni schedati.

Le potenzialità e l’evoluzione

di un potente strumento

informativo territoriale utile

alla conoscenza, monitoraggio,

conservazione, restauro e

valorizzazione del Patrimonio

Culturale Italiano, quale quello

offerto dalla Carta del Rischio

e dal portale Vincoli in Rete.

L'

accessibilità e l’interoperabilità dei dati diventa un

elemento fondamentale laddove siano necessari interventi

di emergenza che richiedono un rapido accesso

alle informazioni; ma anche in fase di gestione delle

informazioni a fronte di progetti di monitoraggio, conservazione,

restauro e valorizzazione del bene culturale.

L'indirizzo metodologico che è alla base della Carta del Rischio

(CdR) è maturato nel corso degli ultimi 30 anni, grazie

alle esperienze effettuate in tema di applicazione delle

indagini scientifiche, del controllo ambientale e delle prove

non distruttive, oltre che alla conoscenza e alla conservazione

dei beni. L’origine più lontana di questo indirizzo

può essere ritrovata nel "restauro preventivo", elaborato da

Cesare Brandi nella "Teoria del Restauro", concetto che può

avere un riscontro concreto solo nella prevenzione dei processi

di degrado, mettendoli in relazione alle sollecitazioni

esterne (ad esempio i fattori ambientali, gli inquinanti,

etc.) e attraverso i piani di manutenzione programmata dei

beni. Il primo tentativo di attuare questa strategia risale al

1975, quando l'ICR elaborò il "Piano pilota per la conservazione

programmata dei beni culturali in Umbria". In tempi

recenti il Piano eGov 2012 del Ministero per la Pubblica Amministrazione

e L'innovazione, che prevedeva un programma

di interventi per l'innovazione digitale nel settore dei

beni culturali (obiettivo 10, finalizzato alla realizzazione

della completa digitalizzazione dei servizi e delle risorse

culturali del Ministero per i beni e le attività culturali), ha

immesso tra i suoi progetti strategici: "Il Portale della cultura",

"Musei D'Italia", "Certificazione e vincolistica in rete" e

"CulturaAmica-Espi2", azioni finalizzate a favorire la realizzazione

di un programma di innovazione per lo sviluppo di

servizi per gli utenti interni ed esterni del Ministero dei Beni

e delle Attività Culturali e del Turismo (MiBACT.)

Il portale Vincoli in Rete, realizzato da IsCR in collaborazione

con l’Istituto Centrale per la Catalogazione e la Documentazione

(ICCD), rappresenta una piattaforma applicativa

di condivisione di conoscenze e dati relativi alla quantità

e costituzione dei beni culturali. Tale attività, inquadrata

nel Piano eGov 2012 si è realizzata attraverso l’interoperabilità,

che ha messo a fattor comune l’IsCR, l’ICCD e la

Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del

MiBACT. Ad oggi la consistenza e tipologia del patrimonio

culturale schedato dai sistemi informativi territoriali cooperanti,

tramite il sito vincoli in rete, è mostrato in figura 1. Il

numero dei beni schedati e inseriti nella banca dati cresce

con l’implementazione della schedatura su campo.

Tutti i beni schedati sono stati georeferenziati, in modo tale

da permette la loro distribuzione cartografica figura 2.

10 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 11

Fig. 3 - Sovrapposizione carta frane/beni culturali.

Fig. 4 - Villa Adriana: Baffer zone e vincolo paesaggistico

L’aspetto innovativo dell’utilizzo dei sistemi informativi è la

possibilità di condividere strati cartografici differenti e rappresentativi

di esigenze diverse di attività come ad esempio

la sovrapposizione della carta della pericolosità Frana (fonte

Ispra ) e quella dei beni culturali in figura 3.

L’interoperabilità tra i sistemi informativi permette l’estrazione

delle informazioni in tempi rapidi e aggiornati,

necessità impellente ad esempio nelle attività di emergenza,

come è accaduto nell’ultimo terremoto del centro Italia

del 2016. Conoscere la consistenza del patrimonio, la sua

localizzazione, la vulnerabilità, permette con altrettanta

rapidità la precompilazione dell’anagrafica delle schede di

danno (primo livello di approfondimento) e di accompagnamento

dei beni mobili nei depositi attrezzati riportando le

informazioni contenute ed estraibili nelle diverse banche

dati cooperanti. Questo approccio di metodo permette il

successivo approfondimento sulla base di dati univoci e verificati,

infatti è possibile a questo punto realizzare per i

beni immobili le schede di secondo livello o piani d’emergenza

o di manutenzione e per i beni mobili la compilazione

dei piani di pronto intervento conservativo per la messa in

sicurezza delle opere.

Fino ad oggi le informazioni contenute nella banca dati Carta

del Rischio non erano condivise, se non con modalità complesse

e poco trasferibili sul territorio, dunque si è pensata

una nuova ingegnerizzazione del sistema che renda visibili

in modalità automatica, ad altri sistemi, le informazioni di

dettaglio ora contenute negli allegati. Ad esempio, insieme

ai dati numerici di vulnerabilità sarà possibile visualizzare i

danni con immagini direttamente connesse all’elemento del

bene schedato che presenta il danno prevalente.

IL PROGETTO ArTeK

Nella reciprocità degli scambi nel progetto ArTeK si è voluto

migliorare la qualità delle informazioni da archiviare,

ampliare il numero di dati e mettere a disposizione dello

schedatore l’utilizzo delle informazioni tecnologiche oltre

che quelle rilevate dalla schedatura. Una delle possibilità

previste sarà quella di individuare sull’elemento un danno

e richiedere un’analisi più dettagliata con un sorvolo di un

drone. Un esempio è il caso di Santa Maria Maggiore a Tivoli,

un bene complesso composto da più strutture in adiacenza.

Avere informazione con sorvoli di droni nei punti di attacco

tra le diverse costruzioni permetterà di ottenere utili dati ai

fini di una migliore compilazione della scheda nella sezione

del calcolo della vulnerabilità e renderlo di conseguenza più

raffinato. Infine, ma non di minore importanza, è la possibilità

di incrociare le mappe con le aree sottoposte a vincolo

paesaggistico e le buffer zone di rispetto realizzate per una

migliore tutela dei beni e dei siti, come nell’esempio di Villa

Adriana in figura 4. In questo caso la zona di rispetto rientra

totalmente nell’area a vincolo paesaggistico; le informazioni

potranno essere gestite direttamente dai gestori,

sindaci, direttori, in generale dai responsabili che potranno

attivare le procedure di controllo dell’urbanizzazione e

quindi dell’impatto antropico sui beni culturali.

Quanto si sta sviluppando anche sull’esperienza realizzata

durante il sisma sta dimostrando che Carta del Rischio e Vincoli

in Rete sono strumenti validi e dovrebbero essere usati

anche e soprattutto in tempi ordinari per gestire il nostro

complesso, articolato e inestimabile patrimonio culturale.

Abstract

The potential and evolution of a powerful territorial information tool useful for

the knowledge, monitoring, conservation and enhancement of the Italian cultural

heritage: La Carta del Rischio and the web-portal Vincoli in Rete. Accessibility

and interoperability of data becomes a fundamental element, especially in

emergency situations that require rapid access to information, but also during

the normal protection of cultural heritage.

Parole chiave

SIT; interoperabilità; monitoraggio; rischio; emergenza

Autore

Gisella Capponi

gisella.capponi@iscr.it

Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro

Via di S. Michele, 23, 00153 Roma RM


DOCUMENTAZIONE

Servizi satellitari COPERNICUS e GALILEO

A cura di ASI - Agenzia Spaziale Italiana

ASI è impegnata con

diverse iniziative

nazionali, europee

e internazionali, nel trasferimento

tecnologico e

nello sviluppo del settore

downstream delle applicazioni

basate sui servizi

satellitari come per esempio

Galileo e Copernicus.

ArTeK è uno dei progetti

finanziati da ASI nell’ambito

del programma ESA

“Business Applications”,

programma specifico dell’E-

SA che promuove iniziative

di studio, sperimentazione

e prototipizzazione di servizi

innovativi abilitati dai

diversi servizi satellite oggi

disponibili come quelli di

osservazione della terra, di

navigazione e telecomunicazioni

satellitari.

l’Italia è il secondo contributore

Europeo di questo

programma avendolo considerato

il “programma perfetto”

rispetto alle peculiarità

della propria filiera

industriale “down-stream”.

Una filiera caratterizzata

da PMI e centri di ricerca

di eccellenza che possono

trovare in questi finanziamenti

un supporto, non solo

finanziario, per dimostrare

fattivamente i vantaggi derivanti

dall’uso sistematico

dei servizi spaziali collaborando

con nuovi utilizzatori

in settori meno tradizionali.

Questa obiettivo di allargamento

del bacino di utenza

dei servizi spaziali oltre

gli “addetti ai lavori” è un

contributo fondamentale

nell’ambito della Space

Economy, il progetto ArTeK

infatti vede il tema sinergico

della salvaguardia e della

fruizione dei beni culturali,

così importante per il nostro

paese, come un bacino promettente

per poter “fare di

più” utilizzando meglio le

risorse e le tecnologie trasformando

una voce di spesa

in una opportunità di business.

Sul tema specifico dei

droni, l’ASI ha attivato iniziative

specifiche in collaborazione

con ENAV per l’affidamento

di attività ricerca

e sviluppo per UAV/RPAS

integrati nei sistemi ATM

nazionali che dimostrino le

prestazioni di navigazione

sicura e accurata dei droni

in ambiti applicativi diversi

grazie all’uso dei segnali di

radiolocalizzazione satellitare

(Galileo e EGNOS) e le

comunicazioni satellitari.

In questo ambito quindi

i droni sono nello stesso

tempo utilizzatori di servizi

satellitari ma anche contributori

al servizio di monitoraggio

locale ad-hoc, solitamente

da realizzare sulla

base di una prima analisi

basata sui dati di osservazione

satellitare su aree più

ampie e in modo continuativo.

Abstract

ASI, the Italian Space Agency, is

engaged with various national,

European and international initiatives,

in the transfer of technology

and in the development of

the downstream sector of applications

based on satellite services

such as Galileo and Copernicus.

ArTeK is one of the projects funded

by ASI within the ESA program

"Business Applications", ESA's specific

programme that promotes

initiatives for the study, experimentation

and prototyping of innovative

services

enabled by the various satellite

services, today available such as

earth observation, navigation and

satellite telecommunications.

Autore

Agenzia Spaziale Italiana

Via del Politecnico snc

00133 Roma, Italia

Tel: +39 06 8567.1

Parole chiave

Servizi di monitoraggio; servizi satellitari;

radiolocalizzazione; GNSS; EGNOS;

GALILEO; downstream; ArTeK; droni;

monitoraggio ambientale

12 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 13

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DOCUMENTAZIONE

I sistemi di monitoraggio a supporto

delle attività nelle aree terremotate

di Annamaria Giovagnoli, Nicole Dore, Antonio Monteleone

“Insieme ai vigili del fuoco abbiamo concluso 38

interventi: 16 progetti li abbiamo fatti noi, per

aiutare i sindaci in queste giornate straripanti

di impegni. Capisco la voglia di tornare a casa

e affermazioni del tipo ‘buttiamo giù tutto

e fine’. Ma, a mente lucida, sappiamo che il

patrimonio culturale che andrebbe perduto

sarebbe enorme e, con esso, smarriremmo

anche la nostra identità e le nostre radici”.

Fig. 1 - Amatrice - Chiesa di Sant'Agostino (settembre 2016).

Così Carla Di Francesco, allora Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici dell'Emilia Romagna

parlava a Ferrara, ad un incontro promosso dalla Fondazione Ermitage Italia per fare un bilancio dei danni

causati dal terremoto che colpi l’Emilia nel 2012.

Le attività da svolgere in situazioni di emergenza sono moltissime: la ricognizione dei danni, la valutazione dei

costi, il ricovero delle opere mobili, tutte azioni complesse da svolgersi in aree dove è difficile arrivare, dove le

emergenze sono altre e molto delicate, dove dunque il lavoro sui beni culturali a volte deve attendere per fare

spazio a situazioni assai più urgenti e articolate.

Nelle zone terremotate molti degli edifici coinvolti presentano crolli totali, parziali o lesioni di diversa entità.

Si può dunque facilmente cogliere la dimensione dell'impatto del sisma e la mole straordinaria di lavoro da

svolgere, anche in considerazione del fatto che alla scossa principale spesso seguono repliche (di magnitudo non

sempre inferiore) e sciami di scosse che rendono lungo e complicato il lavoro che devono svolgere le squadre

congiunte del ministero dei Beni culturali insieme alla Protezione Civile, ai Vigili del Fuoco, all'Esercito e ai

Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale impegnate nella verifica dei danni al patrimonio

culturale causati dal terremoto. Solo nelle regioni colpite dal sisma del Centro Italia del 2016, altro grave

evento per il nostro patrimonio, sono stati recuperati 20.254 beni storico-artistici e archeologici, 9.780 volumi

e 4.623 metri lineari di beni archivistici, ricoverati nei depositi di Celano-Paludi (Aq), Cittaducale (Ri), Spoleto

(Pg), Ascoli Piceno e Ancona, mentre sono stati 1.171 gli interventi di messa in sicurezza di chiese, edifici storici

e monumenti nei territori terremotati (Fig. 1).

Nell’organizzazione di questi primi recuperi e/o messe in sicurezza, è risultata evidente la difficoltà di gestione

sia dei tempi che della logistica, forse da imputarsi alla complessità della situazione. Particolare importanza e

utilità ha avuto tutta l’attività svolta fin dai primi momenti del sisma da parte dell’ISCR (Istituto Superiore per

la Conservazione ed il Restauro) insieme all’ICCD (Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione) al fine

di mettere a disposizione tutta la documentazione dei beni coinvolti utilizzando i sistemi informativi integrati

(Vincoli In Rete, ecc.) che hanno offerto un supporto di grande importanza all’individuazione dei beni e alle

stime preliminari della consistenza dei danni.

14 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 15

Fig. 2 - Amatrice - perimetrazione delle aree danneggiate nei centri abitati

colpiti dal sisma del sisma dell'Italia centrale (2016). Contiene dati

Copernicus Sentinel-1 e Sentinel-2 rielaborati (2016).

Il lavoro di ricognizione, seppur ben supportato da sistemi

inter-operativi, prevede tempi abbastanza lunghi, revisioni,

controllo e valutazioni successive e spesso le squadre

di rilevamento danni del MiBACT devono, anche a seguito

degli ulteriori crolli intercorsi o dei danni causati dalle nuove

scosse, rivalutare tutte le attività di monitoraggio e di

primo intervento già effettuate. Inoltre, per poter fare un

buon lavoro di ricostruzione dei Beni Culturali danneggiati o

distrutti è necessario correre contro il tempo e attivarsi già

nella fase di rimozione delle macerie: le macerie di edifici

di valore culturale sono infatti indispensabili per il loro restauro

e contengono spesso opere d'arte, ed è fondamentale

che vengano rimosse e conservate adeguatamente nel più

veloce tempo possibile, invece di essere frettolosamente rimosse

e disperse durante la necessaria fase di risposta e di

attivazione dei servizi di emergenza.

Un lavoro oneroso, complesso, dettagliato e lungo. È possibile

supportare queste attività con un servizio di monitoraggio

dedicato?

La risposta a questa domanda è ancora una volta affidata

al supporto che le attività di osservazione della terra, da

satellite e da drone, possono offrire sia nei momenti immediatamente

successivi all’evento disastroso, ottenendo

una “fotografia” della situazione che consenta una prima

valutazione dei danni preliminare e speditiva, sia nei periodi

successivi all’emergenza vera e propria per valutazioni

complessive.

Il servizio “ArTeK Emergency” intende porsi a supporto delle

istituzioni sopra citate attraverso l’impiego di strumenti e

tecniche del settore aerospaziale che vanno ad alimentare

la conoscenza e la precisione delle informazioni già disponibili

in Vincoli in Rete. La finalità è quella di consegnare dei

validi strumenti per l’analisi del contesto post emergenza

per un subitaneo e quanto più oggettivo supporto alle autorità

coinvolte nella gestione delle attività di messa in sicurezza

e salvaguardia del patrimonio culturale.

L’impiego dei satelliti e dei droni deve essere, per via della

natura stessa degli strumenti messi in campo, di tipo gerarchico.

Questa gerarchia di impiego permette di intervenire

su due livelli che forniscono sia informazioni di contesto,

per ciò che è derivato dai primi, sia informazioni di dettaglio,

per i secondi.

Nello specifico, l’osservazione della Terra da satellite fornisce

supporto attraverso l’identificazione e la delineazione

dei macro cambiamenti avvenuti sul territorio. Come noto,

la copertura areale di una singola immagine satellitare permette

una visione di insieme che, grazie alla loro ormai adeguata

risoluzione spaziale, permette di delineare con buona

precisione le aree di cambiamento (ad es. edifici crollati,

strade occluse dai crolli, ecc.) (Fig. 2). Inoltre, l’impiego

degli archivi storici permette di analizzare retrospettivamente

il territorio colpito, per derivare mappe dei cambiamenti

dovuti sia all’azione contingente del sisma, sia alle

operazioni di ripristino successive a questo.

Dall’altro lato, droni equipaggiati con sensori specifici, proprio

in virtù della loro maneggevolezza e delle loro caratteristiche

tecniche (ad es. altissima risoluzione spaziale),

permettono di procedere velocemente alla valutazione dei

danni degli edifici grazie ad una osservazione “da vicino”. Il

loro impiego rende possibile una conoscenza dettagliata dei

danni subiti dalle strutture, nonché l’ispezione di porzioni di

queste altrimenti non raggiungibili a causa dei crolli che ne

ostruiscono le vie di accesso o a causa dell’instabilità dell’edificio

gravemente danneggiato, che renderebbe rischiosa

ogni attività al suo interno o nelle sue vicinanze.

Da quanto detto, risulta evidente il supporto che le tecnologie

aerospaziali possono fornire per quegli scenari “fragili”.

Non deve essere sottovalutato l’apporto che queste tecnologie

possono fornire anche in termini di sicurezza per gli

operatori coinvolti, specialmente nelle primissime fasi operative.

Infatti, la campagna di misura a terra per le prime

constatazioni dei danni, oltre a richiedere tempi inevitabilmente

lunghi legati all’orografia del territorio, alla presenza

di macerie di edifici crollati o seriamente danneggiati e

dunque inaccessibili, potrebbe costituire un inaccettabile

rischio di perdite di vita degli operatori coinvolti nelle attività

di rilievo. Si aggiunga a ciò anche la precisione del dato

geospaziale dei satelliti e dei droni, che contribuisce ad una

maggiore precisione e velocità sia dei rilievi, sia della pianificazione

di alcune delle operazioni.

Infine l'utilizzo di tecnologie di telecomunicazione satellitari,

basate sul sistema Athena-Fidus, permetterà di scambiare

dati (ad es. rilievi con UAV), in near real-time, con il

Centro di Controllo ArTeK per una pronta analisi, da remoto,

dei danni ai beni.

È dunque proprio questo il grande valore aggiunto dei sistemi

aerospaziali, ovvero quello di dare in tempi brevi una

visione di insieme del territorio, per apprezzare i danni, i

cambiamenti e fare valutazioni preliminari di insieme (satelliti)

che rappresentano la base per la pianificazione delle

attività di dettaglio (drone), il tutto finalizzato a fornire

un ulteriore supporto ai dati già in possesso del Ministero e

degli organi che hanno competenza in materia.

Abstract

The "ArTeK Emergency" service intends to put itself in support of the institutions

through the use of tools and techniques of the aerospace sector that

feed the knowledge and accuracy of the information already available in Vincoli

in Rete. The purpose of the service is to deliver the risks for the analysis

of the post-emergency context for an objective support to the authorities

involved in the management of safety activities and the safeguarding of cultural

heritage.

Parole chiave

Sistemi di monitoraggio; emergenza; terremoto; droni; satelliti; telerilevamento;

ArTeK

Autore

Annamaria Giovagnoli, annamaria.giovagnoli@gmail.com

RUP del progetto ArTeK

Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, MiBACT, Roma

Nicole Dore, nicole.dore@nais-solutions.it

ArTeK deputy project manager,

Antonio Monteleone, antonio.monteleone@nais-solutions.it

ArTeK project manager,

NAIS, Nextant Applications and Innovative Solutions


DOCUMENTAZIONE

Servizi di monitoraggio tecnologicamente sperimentati

di Antonio Monteleone, Nicole Dore,

Luca Benenati, Lorenzo Bernardi

I Beni Culturali, siano essi

archeologici, architettonici o

paesaggistici, costituiscono un

patrimonio di inestimabile valore che

è necessario tutelare, preservare e

valorizzare. l’Italia è tra i principali

detentori di tale tipo di beni e la loro

eccezionale importanza è ampiamente

riconosciuta anche dall’UNESCO, nella

cui lista sono presenti 53 siti italiani.

Fig. 1 - Il workflow di ArTeK.

Il patrimonio culturale è però in molti casi estremamente

fragile e continuamente esposto a molteplici fattori di

degrado che ne minacciano l’incolumità, anche a causa

della mancanza di adeguate forme di conservazione preventiva.

Tra i fenomeni che rappresentano un rischio di potenziale

degrado dei beni si possono annoverare i fenomeni di natura

idrogeologica, quali calamità naturali (ad es. i terremoti),

deformazioni del suolo (con ripercussioni sulla staticità delle

strutture), fenomeni atmosferici particolarmente violenti

e i cambiamenti climatici, nonché i fenomeni di natura

antropica quali l’urbanizzazione non controllata, l’inquinamento

e i massicci flussi turistici che rappresentano un serio

problema per i beni se non mitigati attraverso l’adozione di

appropriate misure di controllo. A tal proposito un rapporto

dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca

Ambientale), pubblicato nel 2015, fornisce un quadro ben

preciso, quanto critico, del rischio idrogeologico dei beni in

Italia. In tale rapporto si parla, infatti, di circa 29.000 monumenti

compresi in uno scenario di alluvione considerato a

medio rischio, mentre 40.000 sono compresi in uno scenario

soggetto ad eventi meno probabili ma ben più gravi.

Le attuali politiche di conservazione dei beni, nella maggior

parte dei casi, sono oggi affidate a grandi interventi di restauro

e trascurano invece investimenti nella conservazione

preventiva.

L’esecuzione, su base sistematica e continua, di attività di

monitoraggio del territorio e dei beni, abilitata dalle nuove

tecnologie di telerilevamento, fornirebbe una risposta efficace

alle crescenti necessità di salvaguardia del settore,

apportando benefici conoscitivi, conservativi ed economici

utili ad una migliore e più attenta gestione del patrimonio

culturale. L’innovazione tecnologica (nuove tecniche e sistemi

di rilevamento e monitoraggio), unita a quella di processo

(nuovi approcci di gestione e prevenzione), permetterebbe

inoltre di ridurre, ritardare e prevenire il degrado,

contribuendo, allo stesso tempo, alla diminuzione del costo

degli interventi di manutenzione e restauro.

La condizione di instabilità di molti dei nostri beni, ampiamente

evidenziata dal rapporto ISPRA sopra citato, e la necessità

di prevenire il deterioramento e l’insorgere di danni,

rendono opportuna la creazione di un servizio integrato,

ad oggi mancante, che offra strumenti in grado di valutare,

costantemente e su larga scala, lo “stato di salute” e

il rischio di degrado di siti ritenuti di interesse culturale.

La conoscenza della precarietà della condizione dei beni e

delle minacce del territorio, permettono infatti di mettere

in atto azioni di conservazione preventiva, garantendo una

efficace salvaguardia e un considerevole risparmio economico

nel lungo periodo.

IL PROGETTO ArTeK

È nel complesso quadro appena descritto che si inserisce il

progetto ArTeK (Satellite enabled Services for Preservation

16 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 17

and Valorisation of Cultural Heritage), un progetto sviluppato

nell’ambito del programma “Business Applications”

dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), cofinanziato e supportato

dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e le cui attività termineranno

alla fine del 2018.

ArTeK parte dall’esperienza acquisita nell’ambito di precedenti

progetti che hanno permesso alla NAIS di mettere

a punto procedure, di sviluppare prototipi di catene di

elaborazione di dati satellitari e di individuare, sempre di

più, le specifiche necessità degli utenti finali. Il crescente

sviluppo delle tecnologie satellitari ha infatti permesso di

realizzare, negli ultimi anni, progetti aventi come focus la

sperimentazione sul campo di servizi innovativi a supporto

della salvaguardia del patrimonio culturale. È dunque anche

attraverso progetti come WHERE (World HEritage monitoring

by REmote sensing, progetto cofinanziato dall’Agenzia

Spaziale Italiana (ASI) nell’ambito del Secondo Bando PMI

Tematica “Osservazione della Terra”) e VIDEOR (progetto

autofinanziato con meccanismi di accesso al credito agevolato

del Ministero dello Sviluppo Economico) che è stato

possibile arrivare alla proposizione dei maturi servizi di Ar-

TeK. Ulteriori progetti, quali SIBILLA (Fondo per la Crescita

Sostenibile - Bando “HORIZON 2020” PON I&C 2014-2020),

permetteranno, nell’immediato futuro, di estendere il portfolio

di prodotti ArTeK con indagini rilevanti per la salvaguardia

di siti sommersi, inizialmente applicate e sperimentate

sul parco archeologico sommerso di Baia.

ArTeK si propone come uno strumento avanzato, rivolto ai

responsabili dei siti, a supporto di diversi aspetti, quali:

4la salvaguardia, il servizio core, attraverso un monitoraggio

continuo basato sull’analisi di dati acquisiti su più

livelli (dal satellite ai sensori in loco);

4 la gestione, attraverso la messa in opera di meccanismi

di controllo del sito e analisi del flusso di visitatori

(controllo di attività atipiche nel sito mediante recinzioni

virtuali, analisi dei tempi di sosta presso ciascun monumento

da cui derivare statistiche sul comportamento e

sulle preferenze dei visitatori, ad es. utili a valorizzare

siti archeologici di notevoli dimensioni);

4e la valorizzazione, attraverso la messa in opera di strumenti

avanzati di fruizione, sia in modalità immersiva, su

postazione fissa, che su dispositivi mobili per un supporto

al turismo culturale all’interno del sito.

Fig. 2 - (pag. 18) Civita di Bagnoregio - classificazione della stabilità

degli edifici ottenuta da analisi interferometriche da satellite.

Elaborazione fatta a partire da dati COSMO-SkyMed.

ii) Tecnologie di comunicazione satellitare (SAT-COM):

permettono, in assenza di copertura terrestre, la

trasmissione, al centro di monitoraggio e controllo

ArTeK, dei dati provenienti dalle reti di sensori dislocate

sul campo.

iii) Tecnologie di navigazione satellitare (SAT-NAV):

sono alla base del monitoraggio del flusso dei visitatori.

Inoltre i dati di posizionamento preciso, provenienti

da reti ad hoc o reti GNSS permanenti (ad

esempio la rete GNSS permanente RING dell’INGV o

quelle manutenute dalle diverse Regioni) vengono

assimilate nella catena di elaborazione interferometrica

SAR per migliorarne le prestazioni.

iv) Sensoristica montata su sistemi UAV (Unmanned

Aerial Vehicle): offre vantaggi legati alla flessibilità

di utilizzo e all’altissima risoluzione spaziale che è

possibile raggiungere (dell’ordine di pochi centimetri),

indispensabile laddove la risoluzione spaziale

dei satelliti risulti essere inadeguata. I sensori da

equipaggiare possono inoltre essere scelti sulla base

della specificità della missione (ad esempio sensori

multispettrali).

La piattaforma ArTeK permette l’erogazione di servizi

specifici nel settore dei Beni Culturali basati sull’utilizzo

congiunto di tecnologie spaziali (Osservazione della Terra,

Telecomunicazione, Navigazione) e sui recenti progressi

nel settore ICT, in particolare nelle tecnologie e nelle

applicazioni web orientate ai servizi basate su piattaforme

“cloud”. Grazie all’utilizzo di tali tecnologie sono offerte

nuove possibilità di servizi innovativi, efficaci e integrati

per monitorare, gestire e valorizzare i beni culturali (Fig. 1).

Più in dettaglio, ArTeK utilizza in modo integrato diverse

tecnologie, qui di seguito riportate:

i) tecnologie di osservazione della terra da sensori

satellitari (SAT-EO), sia ottici che radar, con risoluzioni

spaziali adeguate al dominio in questione (sia

VHR – Very High Resolution - che HR - High Resolution):

sono usate per identificare e monitorare molti

fenomeni di degrado che insistono sui beni e valutare

le minacce specifiche oltre che per identificare i

cambiamenti intercorsi nel tempo ed effettuare valutazioni

circa le condizioni dei siti.

Fig.3 - (pag. 18) Tivoli - esempio di classificazione del suolo mediante

dati satellitari. Elaborazione fatta a partire da dati Pléiades.


Fig. 4 - Villa Adriana - WebGIS. Visualizzazione di foto geotaggate e

del layer di vulnerabilità globale dei monumenti archeologici.

v) Strumentazione in situ: sensori installati in loco per

un monitoraggio su scala locale di edifici, complessi

ed aree (ricevitori GNSS, accelerometri, inclinometri,

fessurimetri, pluviometri, stazioni di qualità

dell’aria, ecc.) che vengono utilizzati in caso di criticità

che richiedono un monitoraggio continuo (ad

esempio con misurazioni a frequenze giornaliere) e

puntuale.

Il telerilevamento, da satellite o drone, così come l’integrazione

con informazioni provenienti da sensori installati

in loco, ha dimostrato di essere un eccellente strumento a

supporto delle più tradizionali attività di salvaguardia, normalmente

basate su ispezioni visive condotte sul campo da

esperti. La principale differenza tra l’impiego delle tecnologie

satellitari da una parte, e i più tradizionali approcci

dall’altra, è in primo luogo legata alla possibilità di ottenere,

attraverso l’uso dei primi, informazioni oggettive su più

vaste aree, rispetto alle più puntuali informazioni fornite

dai secondi.

Le diverse coperture spaziali delle tre tipologie di osserva-

Fig. 5 - Villa Adriana - Piccole Terme. Identificazione della firma spettrale delle patine biologiche sulle

coperture a partire da sensore multispettrale montato su drone.

zione usata da ArTeK (da coperture di vaste aree a informazioni

puntuali), congiuntamente a ispezioni effettuate in

loco per il monitoraggio di alcuni parametri ambientali (ad

esempio variazioni colorimetriche delle superfici dei monumenti

dovute alla presenza di particolato nell’aria) o per

la registrazione dello stato di conservazione dei singoli monumenti

(calcolo della loro vulnerabilità), hanno condotto

alla definizione di una metodologia che permette di affidare

nelle mani del gestore di un sito preziose informazioni sia a

livello territoriale, sia a livello degli elementi costituenti il

singolo monumento.

La molteplicità di dati acquisiti su più livelli (satellite, UAV,

sensori in situ, ispezioni visive e diagnostiche) è inoltre supportata

dall’integrazione con dati provenienti da database

istituzionali certificati, conferendo alle informazioni gestite

e divulgate da ArTeK un ulteriore valore aggiunto.

ArTeK, in virtù dell’interoperabilità con il Sistema Informativo

Territoriale “Carta del Rischio”, gestito dall’ISCR (Istituto

Superiore per la Conservazione ed il Restauro), consente

infatti di correlare dati e informazioni di varia natura in

modo più completo al fine di gestire il patrimonio nazionale

attraverso un più accurato ed efficiente monitoraggio e

controllo dell’integrità dei beni.

IL MODELLO DI FUNZIONAMENTO

Il modello operativo alla base di ArTeK associa a un dato

sito culturale un certo numero di minacce specifiche del

sito stesso. Le minacce vengono selezionate di concerto con

il gestore del sito o proposte dal team ArTeK sulla base di

analisi preliminari. A ciascuna minaccia è associato un certo

numero di tipi di indagine che possono essere richieste per

valutare e monitorare nel tempo lo stato della minaccia.

Il portfolio di tipi di indagini correntemente supportate da

ArTeK è ispirato ai fenomeni specificati nei tre domini di

pericolosità (statico-strutturale, ambiente-aria e antropico)

della Carta del Rischio e prevede l’uso integrato di dati

satellitari ad alta e altissima risoluzione, sia ottici che radar,

per l’analisi del cambiamento su larga scala e di dati

multispettrali da drone per il supporto alla valutazione del

danno dei monumenti.

Nel dominio statico-strutturale viene

valutato l’impatto da attività

franose, la perimetrazione di aree

soggette a movimento del terreno e

l’individuazione degli edifici instabili

e della relativa criticità (Fig. 2),

mappe di danno in seguito ad eventi

catastrofici (terremoti, mareggiate,

tempeste, trombe d’aria, ecc.),

l’impatto delle variazioni della linea

costiera sui beni culturali.

Nel dominio ambiente aria viene valutata

la pericolosità territoriale e rischio

individuale legata ai fenomeni

di annerimento, recessione superficiale

e stress-fisico.

Infine, nel dominio antropico, viene

effettuata la mappatura di nuovi

edifici per monitorare fenomeni

di urbanizzazione non controllata,

la valutazione del cambio d’uso

del suolo per valutare eventuali

cambiamenti di destinazione

del territorio circostante (Fig. 3)

il sito e la pressione antropica.

Il progetto, oltre a sviluppare prodotti

e tipologie di analisi specificamente

dedicate alla salvaguardia dei beni

18 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 19

culturali, ha messo a punto una piattaforma web, organizzata

in due sezioni principali rispettivamente dedicate

alla Salvaguardia e alla Fruizione.

La piattaforma rende possibili alcune operazioni, fra cui

la richiesta di specifiche indagini da attivare sul sito di

propria competenza, sia già presenti nel portfolio ArTeK

sia create ad hoc sulla base delle specificità dell’area.

Tale piattaforma permette non solo di visualizzare i report

contenenti il risultato derivato dalle indagini che

sono state richieste, ma permette anche di visualizzare

tali risultati attraverso uno strumento web GIS. La piattaforma

permette perciò di visualizzare, gestire, interrogare

e condividere (tra utenti della stessa organizzazione

e tra coloro che ne hanno l’autorizzazione) informazioni

e documenti su luoghi e beni di propria competenza

e, in virtù dell’interoperabilità con il sistema “Carta del

Rischio” permette l’accesso ad informazioni relative alla

vulnerabilità di ciascun singolo bene (Fig.4) e ai danni ad

esso associati, contribuendo, dunque, alla pianificazione

di campagne specifiche via drone o di ulteriori analisi da

satellite, queste ultime finalizzate alla comprensione delle

possibili cause del fenomeno di degrado osservato su

uno specifico bene. Si pensi ad esempio alla presenza di

quadri fessurativi sulle coperture o sulle pareti, le cui possibili

cause potrebbero essere rintracciate nei fenomeni di

instabilità del terreno con ripercussioni sul bene medesimo,

la cui lettura può quindi essere resa possibile grazie

ad indagini su ampia scala sia spaziale sia temporale.

I SITI ATTUALMENTE MONITORATI

I siti che attualmente sono sottoposti al monitoraggio di

ArTeK sono stati selezionati sulla base delle specifiche

minacce di ciascuno di questi. Ciò permette di testare il

sistema in molteplici scenari, qui di seguito brevemente

presentati:

4 Tivoli: identificazione della variazione delle coperture

dei tetti nel centro storico e individuazione di nuove

costruzioni sul territorio comunale;

4 Villa Adriana: individuazione di vegetazione infestante

sulle coperture dei monumenti archeologici, analisi

della stabilità strutturale di questi, mappatura del

relativo quadro fessurativo, e individuazione di patine

biologiche (Fig.5);

4 Civita di Bagnoregio: movimenti del terreno e relativa

stabilità degli edifici della rocca. In questo sito è

stata installata una sensoristica per la registrazione dei

dati di scivolamento del terreno (argille), registrazione

dei parametri ambientali e installazioni di fessurimetri

(banco tufaceo) e inclinometri (ponte di accesso alla

rocca) (Fig.6);

4 Matera: monitoraggio dei versanti del torrente Gravina,

stabilità strutturale dei Sassi;

4 Gianola: monitoraggio della variazione della linea di

costa ed impatto sui resti archeologici prossimi al mare

e all’azione di questo, e quadro fessurativo;

4 Baia: monitoraggio del fenomeno del bradisismo e ripercussioni

dei movimenti del terreno sugli edifici per l’area

di Baia-Terme e Baia-Castello. Anche in questi due siti

sono stati installati fessurimetri e inclinometri, oltre a

una stazione di monitoraggio di qualità dell’area.

Per concludere, a fronte dell’attuale situazione nella

quale operano gli utenti finali, caratterizzata da approcci

piuttosto frammentati di intervento, l’elemento innovativo

dei tre servizi di ArTeK consiste nel rendere possibili attività

periodiche e sistematiche di rilevamento e monitoraggio

di fenomeni dannosi e rilevare quindi, prontamen-

Fig. 6 - Civita di Bagnoregio - WebGIS. Interrogazione, direttamente sul GIS,

di uno dei sensori installati sul sito (fessurimetro).

te, alcuni fenomeni potenzialmente latori di gravi danni sui

beni sotto osservazione. La visione globale del territorio sul

quale il bene è collocato, nonché la piena consapevolezza

dello stato di conservazione di un bene, permette inoltre

ad ArTeK di proporre piani di manutenzione preventiva dei

siti. Attività conservative condotte a regolari cadenze temporali

(sulla base della ripetitività del fenomeno dannoso)

permettono infatti di preservare quanto più a lungo possibile

il bene stesso ed evitare, quindi, l’attività di restauro

di per sé invasiva. Quest’ultima comporta, infatti, non solo

un enorme dispendio in termini di costi di pianificazione e

di esecuzione dell’intervento, ma anche una perdita di introiti

per via della diminuzione del numero dei visitatori del

sito durante il periodo dei lavori, nonché di altri valori non

quantificabili ma identificabili nella mancata fruizione dei

visitatori e nei conseguenti costi di “rilancio” dell’immagine

del sito/monumento.

Abstract

ArTeK starts from the experience gained in previous projects that allowed NAIS

to develop procedures, develop prototypes of satellite data processing chains

and to identify, more and more, the specific needs of end users. The growing development

of satellite technologies has in fact allowed to realize, in the last few

years, projects focusing on experimentation on the field of innovative services

to support the safeguarding of cultural heritage.

Parole chiave

Servizi di monitoraggio; ArTeK; tecnologie geospaziali; patrimobio culturale;

salvaguarda; gestione; valorizzazione

Autore

Antonio Monteleone, antonio.monteleone@nais-solutions.it

ArTeK project manager,

Nicole Dore, nicole.dore@nais-solutions.it

ArTeK deputy project manager,

Luca Benenati, luca.benenati@nais-solutions.it

EO data analyst,

Lorenzo Bernardi, lorenzo.bernardi@nais-solutions.it

EO data analyst,

NAIS, Nextant Applications and Innovative Solutions


SCHEDA TECNICA

L’utilizzo dei droni nel

settore dei Beni Culturali

e loro integrazione nello

Spazio Aereo Nazionale

Il ruolo di Enav nel progetto

L’

utilizzo integrato delle

tecnologie aerospaziali

e dei droni rappresentano

oggi uno

strumento molto efficace per

il monitoraggio ed il telerilevamento

su larga scala del nostro

patrimonio storico e culturale.

Tuttavia, per rendere

sempre più efficiente e sicuro

il loro utilizzo, le operazioni

relative al monitoraggio di

prossimità condotte con l’uso

dei droni devono essere regolamentate

ed integrate in maniera

idonea nel cosiddetto

U-Space nazionale. Negli ultimi

anni, grazie anche a un

impulso derivante dalle attività

di Ricerca e Sviluppo,

sono state messe a punto

nuove tecnologie e sistemi

in grado di rispondere più

efficacemente ed efficientemente

ai requisiti del settore

dei BBCC soprattutto

in materia di salvaguardia

e conservazione del patrimonio

culturale. In questo

contesto l’utilizzo integrato

di tecnologie aerospaziali

ha iniziato a giocare un ruolo

sempre più importante.

Esse rappresentano oggi uno

strumento molto efficace

per il monitoraggio ed il telerilevamento

su larga scala

del nostro patrimonio storico

e culturale permettendoci

di costruire e manutenere

(con dati già in formato digitale)

un quadro completo

e costantemente aggiornato

sullo “stato di salute” e il

rischio di danneggiamento e

deterioramento dei diversi

siti/aree ritenuti di interesse.

Tra queste nuove tecnologie

applicative, disponibili

anche per il settore dei beni

culturali, si evidenzia l’utilizzo

sempre più diffuso di

piattaforme e dati derivanti

da sensori e servizi satellitari

di ultima generazione

e, soprattutto negli ultimi

anni, sempre più anche dal

“monitoraggio di prossimità”

effettuato con l’uso dei

cosiddetti “droni” o “APR”

(Aeromobili a Pilotaggio Remoto).

Queste piattaforme

sono in pratica dei velivoli

privi di pilota a bordo, generalmente

comandati a

distanza, che stanno rivoluzionando

l’indagine archeologica

con applicazioni

sempre più sofisticate nel

dominio del cosiddetto “archaeological

remote sensing

and close range digital photogrammetry”.

Utilizzati in

origine maggiormente per

le operazioni di ricognizione

e sorveglianza militare,

oggi l’impiego dei droni

interessa molteplici ambiti

applicativi, quali per esempio:

agricoltura, salvaguardia

dell’ambiente, operazioni

di forze dell’ordine e

protezione civile, monitoraggio

delle infrastrutture

critiche, ricerca e soccorso,

cinema e molti altri ancora.

Nel campo d’interesse storico

e archeologico, il drone,

è già oggi adoperato secondo

diverse modalità, in base

alle specifiche esigenze e

finalità di studio. Può essere

impiegato, per esempio,

per mappare siti remoti per

ricostruire immagini tridimensionali

o per monitorare

alcune aree archeologiche

e, ancora, per individuare e

monitorare siti difficilmente

raggiungibili. Più in generale

il drone è uno strumento

che, in archeologia, facilita

enormemente le operazioni

di ricognizione aerea, una

fase fondamentale del lavoro

sul campo dell’archeologo

ma anche di chi lavora

nel settore della conservazione

e salvaguardia, che

permette di ottenere una

quantità di informazioni utili,

sul sito d’interesse, con

l’impiego di diverse tecniche

di prospezione non invasive

e scalabili in funzione

delle specifiche esigenze

ed obiettivi.

A partire da questo tipo di

utilizzo già consolidato,

negli ultimi anni sono state

ulteriormente sviluppate

tutta una serie di tecnologie

innovative e di nuovi

sensori che rendono queste

piattaforme ancora più

interessanti ed in grado di

condurre tutta una serie di

analisi più specializzate che

possono fornire un’incredibile

quantità di ulteriori

informazioni derivanti da

rilievi “di prossimità”.

Controllati da terra (anche

attraverso sistemi di controllo

del volo automatizzati),

questi velivoli possono

registrare immagini ad alta

risoluzione con la strumentazione

fotogrammetrica

più classica o raccogliere

dati con molti altri tipi di

sensori di nuova generazione

(e.g. thermal, infrared,

multispectral/hyperspectral

sensors etc.) in grado

di acquisire, sulla base delle

specifiche e sempre più

raffinate esigenze, dati di

diversa natura attraverso

sistemi sempre più sofisticati

e miniaturizzati. Il vantaggio

principale di questa

nuova generazione di strumenti

è insito anche nel poter

ottenere dati di estremo

dettaglio con tempi di elaborazione

e costi notevolmente

ridotti rispetto alle

tecniche di rilievo/monitoraggio

più tradizionali. Ed

infatti, il sempre maggiore

utilizzo dei droni sta favorendo,

parallelamente, lo

sviluppo di software applicativi

per l’elaborazione

dei dati ricavati attraverso

tecniche di “remote sensing

and close range digital photogrammetry”

sempre più

sofisticate, avanzate ed, al

contempo, fruibili ed a basso

costo.

Ma se per cogliere tutte

queste opportunità offerte

dalle nuove tecniche di remote

sensing and close range

digital photogrammetry

non c’è più bisogno di forti

investimenti economici, per

operare questi nuovi strumenti

è però necessario un

adeguato bagaglio di conoscenze

tecnico-scientifiche

ed anche operative che necessita

di skill appropriati e

formazione. La conoscenza

della collegata normativa,

con tutti gli aggiornamenti

che si susseguono, è inevitabile,

così come l’assolvimento

di tutte le procedure

ENAC (Ente Nazionale Avia-

20 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 21

zione Civile), per l’iscrizione

nel registro nazionale

degli operatori APR. I droni,

da un punto di vista legislativo,

sono infatti classificati

come mezzi aerei e

pertanto, come tutti gli

aeromobili, sono soggetti ai

codici della navigazione ed

alle norme e regolamenti

emessi dall’ENAC. In questo

contesto l’Italia rappresenta,

nel quadro europeo, una

eccezione positiva dal momento

che sin dal 2013, anticipando

le iniziative degli

altri paesi della UE, l’ENAC

ha emesso un regolamento

specifico (aggiornato poi

negli anni successivi) che

definisce i requisiti da soddisfare

per l’impiego degli

APR per consentire operazioni

sicure e favorire una

sperimentazione adeguata

nell’ottica di supportare lo

sviluppo di questa nuova

tecnologia e delle sue applicazioni

nei diversi domini.

Per poter consentire delle

operazione di volo in aree

sensibili o critiche, a livello

nazionale l’ENAC sta supportando

l’implementazione

di un sistema di registrazione

che individua le caratteristiche

tecniche dei droni

operanti nello spazio aereo

nazionale, di un sistema di

sorveglianza, monitoraggio

e perimetrazione delle

traiettorie di volo (detto

geo-fencing), dei collegati

servizi di gestione delle

operazioni, dei sistemi di

separazione con altri aeromobili

e della infrastruttura

tecnologica a supporto.

L’insieme delle componenti

tecnologiche menzionate

e dei correlati servizi sono

denominati a livello internazionale

Unmanned Aerial

Vehicle Traffic Management

(UTM) o U-Space a livello

europeo.

In forza della convenzione

nazionale recentemente

sottoscritta fra ENAC ed

ENAV, quest’ultima si è impegnata

a definire e porre

in essere le modalità di

erogazione dei servizi UTM,

mediante lo sviluppo di

una innovativa piattaforma

tecnologica che consenta

l’integrazione di molteplici

e articolate tecnologie abilitanti

il volo degli APR nello

spazio aereo nazionale per

far si che le operazioni collegate

possano svolgersi in

sicurezza e in conformità ai

regolamenti vigenti.

Sulla base di quanto sancito

nell’ambito della Convenzione

sottoscritta con

ENAC, il Gruppo ENAV sarà

il fornitore e l’esercente

del servizio UTM nazionale

e di tutte le sue componenti

infrastrutturali e tecnologiche

incluse le attività

propedeutiche all’avvio del

servizio al fine di consentire

ad ENAC la regolamentazione

delle operazioni APR.

Attraverso lo sviluppo di una

piattaforma ad hoc, ENAV

integrerà tutte le tecnologie

necessarie per fornire i

servizi UTM per tutti gli APR

cooperanti (i.e. registrati,

autenticati e identificati)

nei volumi di spazio aereo

aperti al traffico dei droni

secondo la regolamentazione

vigente.

La capacità di fornire il

servizio UTM rappresenta,

a livello nazionale, anche

il presupposto per la rimozione

dei limiti normativi

attualmente vigenti che impediscono

il volo autonomo

e le cosiddette operazioni

«Beyond Visual Line of Sight

(BVLOS).

L’utenza di riferimento del

sistema UTM nazionale sarà

dunque rappresentata da

tutti quegli operatori che

utilizzano droni di piccole

dimensioni (i.e. sotto i

25Kg). Ad oggi, oltre ai beni

culturali, sono particolarmente

interessati a questi

sviluppi importanti operatori

nei settori della logistica

e nel monitoraggio di grandi

infrastrutture distribuite sul

territorio quali Energy, Oil

& Gas, Communication eccetera.

L’utilizzo dei droni per uso

professionale è in grande

sviluppo e le stime sui prossimi

anni evidenziano una

crescita davvero importante.

Il livello di penetrazione che

possiamo aspettarci dunque

per l’utilizzo sempre più

esteso dei droni per il monitoraggio

e la salvaguardia

dei BBCC dipende da un certo

numero di fattori, tra cui

la disponibilità di sensori

e servizi a valore aggiunto

in corrispondenza con l’evoluzione

tecnologica dei

mezzi ed in anticipo rispetto

alla domanda di mercato

per missioni sempre più

lunghe e complesse, ad un

costo sostenibile in base ai

profili d’utenza. Il tutto in

stretto coordinamento con

il regolatore, che progressivamente

rimuoverà i vincoli

oggi definiti per garantire la

conduzione delle operazioni

in piena sicurezza.

In questo scenario, a partire

dalla fine del 2018 è prevista

in Italia la registrazione

obbligatoria dei droni di

peso superiore ai 250 grammi

(anche quelli usati per

hobby/divertimento).

L’Italia sarà probabilmente

fra i primi paesi europei a

dotarsi di un sistema nazionale

di gestione del traffico

di droni (UTM). Con questa

piattaforma sarà possibile

offrire agli operatori un

accesso sicuro ai cieli nazionali

ed il cosiddetto U-

Space italiano avrà un ruolo

di catalizzatore importante

per l’ulteriore sviluppo

nell’uso dei droni in Italia

e sarà la chiave per migliorare

le operazioni dei droni

garantendo una coesistenza

sicura con l’aviazione commerciale.

Per raggiungere

questi obiettivi, una collaborazione

perfetta tra tutti

gli stakeholder coinvolti

sarà fondamentale.

Autore

ENAV S.p.A.

Via Salaria, 716 – 00138 Roma

Tel. +39 06 81661

www.enav.it

Parole chiave

Apr; droni; monitoraggio di prossimità;

remote sensing; servizi UTM; patrimonio

culturale


SCHEDA TECNICA

Il sistema informativo

territoriale della Carta

del Rischio del Patrimonio

Monumentale

Il ruolo di ISCR nel progetto ArTeK

L’

Istituto Superiore per

la Conservazione ed

il Restauro (ISCR),

istituito con DM del 7

ottobre 2008, è organo tecnico

del Ministero dei beni e

delle attività culturali e del

turismo ed afferisce alla Direzione

Generale Educazione

e Ricerca; è specializzato nel

campo del restauro e della

conservazione delle opere

d’arte e del patrimonio culturale.

Presso I’ISCR opera la

Scuola di Alta Formazione,

denominata SAF, di cui all’articolo

9 del decreto legislativo

20 ottobre 1998, n. 368 e

successive modificazioni. Alla

SAF compete l’attività formativa

dei futuri restauratori

secondo quanto riportato nel

D. Lgs 42 del 22 gennaio 2004

“Codice dei beni culturali e

del paesaggio”. L’importanza

dell’Istituto consiste nell’unicità

di un organismo in cui

si svolgono contemporaneamente

la ricerca, la formazione

e l’attività sistematica

e continua di restauro e di

sperimentazione.

Nell’ambito del progetto Ar-

TeK, l’IsCR ha messo a disposizione

il Sistema Informativo

Territoriale della “Carta

del rischio del Patrimonio

Monumentale”, un insieme

di banche dati (GIS) che documenta

la vulnerabilità del

patrimonio, monumentale e

archeologico, distribuito nelle

città storiche e nel territorio

italiano in relazione ai

principali fenomeni di rischio

naturale (terremoti, frane,

alluvioni, condizioni meteoclimatiche,

inquinamento)

e antropico (furti, incendi,

abuso turistico). Scopo della

Carta del Rischio è la definizione

di una politica programmata

di interventi conservativi,

di manutenzione e

di restauro, che tenga conto

delle risorse economiche

disponibili in rapporto alle

necessità di prevenzione e

di intervento nei musei, nelle

chiese, nei palazzi storici

e nelle aree archeologiche.

Carta del Rischio è anche

parte integrante del progetto

Vincoli in rete, il progetto,

che si basa sulle applicazioni

informatiche esistenti nel Mi-

BAC, consente l’accesso, ad

utenti autorizzati e a diverse

tipologie di professionisti, in

consultazione e gestione degli

atti di tutela dei beni culturali

a partire dai Beni Architettonici

e Archeologici per

proseguire con i Beni Paesaggistici.

Infine saranno implementate

campagne di schedatura

in siti architettonici

e archeologici per valutarne

lo stato di conservazione

ovvero al loro vulnerabilità.

Per ArTeK sono stati sviluppati

servizi di consultazione/

visualizzazione, sia cartografiche

che alfanumeriche, dei

dati delle schede di vulnerabilità

(classica – stato di conservazione)

di 1° e 2° livello.

I servizi cartografici sono

pubblicati attraverso Geoserver

con standard OGC, WMS/

WFS; la rappresentazione dei

beni immobili è puntuali, con

le informazioni relative alle

schede di:

4Vulnerabilità A: globale,

strutturale, superficiale

4Vulnerabilità MA: globale

In totale ci sono 4 layer puntuali:

1 Vulnerabilità A globale

2 Vulnerabilità A strutturale

3 Vulnerabilità A superficiale

4 Vulnerabilità MA globale

Tematizzati in base alle classi

di vulnerabilità nella tabella

in basso.

Schede A

Schede MA

Classe Indice Min Indice Min Indice Max Indice Max Colore

Bassa -0,5 0 2 Verde

Media -0,5 1,5 2 3,5 Giallo

Alta 1,5 3,5 Rosso

Autore

Istituto Superiore per la

Conservazione ed il Restauro

is-cr.segreteria@beniculturali.it

Via di SaIn Michele, 25

00153 Roma

Tel. 06 67236300

Fax 06 67236409

Parole chiave

ArTeK; Carta del Rischio; servizi cartografici;

GIS; Beni culturali; Beni architettonici;

Beni archeologici; Beni paesaggistici;

rischio; vulnerabilità

22 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 23


SCHEDA TECNICA

Integrazione di dati ambientali

per monitorare lo stato di

conservazione e il rischio di

degrado dei beni culturali

Il ruolo di ISPRA nel progetto ArTeK

Recessione superficiale (μm) stimata per Villa Adriana.

L’

ISPRA, istituito con

legge n 112 del 25

giugno 2008, è un

ente pubblico di ricerca,

dotato di personalità giuridica,

autonomia tecnica,

scientifica, organizzativa,

finanziaria, gestionale, amministrativa,

patrimoniale e

contabile.

I principali compiti attribuiti

ad ISPRA riguardano

tra gli altri il monitoraggio

dello stato dell’ambiente,il

controllo delle fonti e dei

fattori di inquinamento,

nonché la raccolta, l’organizzazione

e la diffusione

dei dati ambientali.

Il ruolo di ISPRA nell’ambito

del progetto ArTeK è di

garantire l’integrazione dei

dati ambientali presenti su

banche dati nazionali e regionali,

al fine di monitorare

lo stato di conservazione

e il rischio di degrado di

quei beni potenzialmente

sottoposti ad una maggiore

aggressione ambientale naturale

e/o antropica.

In particolare, all’interno

del sistema ArTeK, sono stati

analizzati gli effetti delle

deposizioni di particolato

atmosferico, degli inquinanti

gassosi e dei parametri

climatici sui beni culturali

nei cinque siti pilota considerati

nel progetto.

Sono stati raccolti i dati registrati

dalle centraline di

monitoraggio della qualità

dell’aria e dalle stazioni

meteorologiche presenti sul

territorio nazionale e, con

la collaborazione di ARPA

Lazio e ARPA Campania, anche

i dati prodotti dai modelli

FARM e CHIMERE. Le

concentrazioni di biossido

di azoto (NO 2

), ozono (O 3

),

biossido di zolfo (SO 2

), particolato

atmosferico (PM 10

)

e i dati climatici (temperatura,

umidità relativa e

precipitazioni) sono stati

utilizzati per l’elaborazione

della pericolosità territoriale

associata al fenomeno di

recessione superficiale (Fig.

1), applicando la specifica

funzione dose-risposta fornita

dalla letteratura.

Le concentrazioni di PM10

sono state inoltre utilizzate

per la stima del potenziale

sporcamento superficiale

dei beni esposti in ciascun

sito.

I dati di pericolosità sono

stati successivamente correlati

alla distribuzione dei

beni architettonici ed archeologici

presenti nei siti

di interesse e contenuti

nella banca dati VIR (Vincoli

in Rete) per la stima del

rischio territoriale. Il potenziale

rischio individuale

di un singolo bene è stato

invece valutato attraverso

la correlazione tra la pericolosità

stimata e le informazioni

sullo stato di conservazione

dei beni stessi,

ottenute sulla base dei dati

rilevati attraverso le schede

di vulnerabilità del Sistema

Informativo Territoriale della

Carta del Rischio del Patrimonio

Culturale.

Per quanto riguarda il rischio

derivante da attività

antropiche sono state fornite

la localizzazione degli

Impianti a Rischio di incidente

Rilevante (D.Lgs 105

del 26/6/2015) e le relative

aree di danno dichiarate dai

gestori degli stabilimenti.

Infine all’interno del progetto,

ISPRA si è anche occupata

della identificazione

e valutazione dei natural

hazard che interessano i siti

culturali oggetto di studio,

mediante la creazione di

mappe tematiche: di pericolosità

per frane, estratte

dai dati dell’Inventario dei

Fenomeni Franosi in Italia

(Progetto IFFI) e dai Piani di

Assetto idrogeologico (PAI);

di pericolosità idraulica,

aree cioè che potrebbero

essere interessate da alluvioni

secondo gli scenari

previsti dal D.Lgs. 49/2010

di recepimento della Direttiva

Alluvioni 2007/60/

CE; di pericolosità sismica,

(Classificazione Sismica nazionale,

2015) ed il relativo

valore di PGA (Peak Ground

Acceleration) dalla griglia

INGV.; di pericolosità vulcanica

fornita in tre distinte

classi (bassa, media, elevata).

Autore

Istituto Superiore per la Protezione

e la Ricerca Ambientale - ISPRA

http://www.isprambiente.gov.it

Parole chiave

Monitoraggio ambientale; Beni culturali;

conservazione; rischio; degrado

24 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 25

Soluzioni e Tecnologie

Geografiche per

la Trasformazione

Digitale

www.esriitalia.it


SCHEDA TECNICA

Monitoraggio multispettrale del

territorio da aereo, elicottero e droni

Il ruolo di SUPERELECTRIC nel progetto ArTeK

Fondata nel 1989, SUPE-

RELECTRIC S.r.l. opera

da oltre 15 anni nel

settore del monitoraggio

multispettrale del territorio

da aereo ed elicottero. SU-

PERELECTRIC produce spettrometri

ad alta risoluzione

specificatamente sviluppati

per Droni (POLIFEMO). Gli

spettrometri prodotti da SU-

PERELECTRIC soddisfano le

attuali richieste di monitoraggio

multispettrale dell’Agricoltura

di Precisione,

delle applicazioni per la Tutela

e la Protezione dei Beni

Culturali e del Monitoraggio

Ambientale in genere.

Nell’ambito del progetto

ArTeK, a SUPERELECTRIC è

affidato il compito di produrre

i dati georeferenziati

ad alta risoluzione (immagini

iperspettrali

e termiche) da

fornire alla catena

di processamento

dati, che

li userà assieme

ai dati satellitari

(Copernicus,

Sentinel, Cosmo-

SkyMed, ecc.) e

ai dati provenienti dai sensori

distribuiti per generare

le mappe di rischio con cui

alimentare il portale di IsCR

(Vincoli in Rete).

I dati da produrre sono relativi

ai siti di test del Progetto

ArTeK (Villa Adriana, Tivoli,

Gianola, Matera, Civita Di

Bagno Regio, Baia) per i quali

SUPERELECTRIC ha il compito

di progettare e realizzare

sia la strumentazione iperspettrale

che un Drone dedicato

con cui realizzare le attività

di sorvolo e di ripresa.

Per poter assolvere al proprio

compito, SUPERELECTRIC:

1) Ha sviluppato un nuovo

strumento di ripresa iperspettrale

ad alta risoluzione

per Droni specificatamente

progettato per la realizzazione

di servizi di monitoraggio

per la tutela dei Beni Culturali.

Questo sensore iperspettrale,

denominato “systemO-

NE”, è dotato di 12 canali di

ripresa a 16 bit a banda stretta

(VIS/NIR 380nm – 950nm @

10nm) e di un canale termico

a 16 bit (7-14 micron), ed è

stato progettato in modo da

essere quanto più compatto

e leggero (circa 1,8 Kg) e

con consumi ridotti per poter

essere integrato su Droni. Al

fine di ottenere dati georeferenziati

utilizzabili dai motori

GIS nel formato GeoTIFF

Multibanda e dagli algoritmi

di classificazione multispettrale,

tutti i dati immagine

prodotti dai vari canali di

systemONE sono acquisiti

simultaneamente assieme

ai dati di posizione e assetto

generati della piattaforma

inerziale integrata nello

spettrometro. Il minispettrometro

è stato concepito per

essere autonomo grazie alla

sua alimentazione a batterie

e il salvataggio dei dati “onboard”

su dischi SSD estraibili.

Il minispettrometro systemONE

è dotato di sistemi

di comunicazione RF per il

telecontrollo e la telemetria.

2) Ha realizzato, partendo da

una piattaforma commerciale,

un Drone dotato di una

piattaforma di stabilizzazione

(Gimbal) specificatamente

destinati a poter integrare

e trasportare lo spettrometro

systemONE;

3) Ha realizzato una libreria

SW dedicata per il controllo

missione (Mission Planner), e

il pre-processing (correzioni

geometriche e radiometriche)

dei dati acquisiti;

4) Ha collaborato all’integrazione

delle proprie librerie e

del flusso dati con il sistema

di processamento centrale di

ArTeK;

5) Ha certificato presso ENAC

le attrezzature sviluppate

per poter operare in scenari

critici;

I dati GeoTIFF vengono utilizzati

anche per la ricostruzione

di modelli virtuali 3D dei

siti sorvolati: tali modelli 3D

sono utilizzabili sia per attività

di fruizione multimediale

che per una nuova modalità

di analisi multispettrale 3D

dei beni culturali: in tal senso,

SUPERELECTRIC ha inoltre

il compito di sperimentare

una piattaforma di fruizione

itinerante dei contenuti

multimediali georeferenziati

prodotti (MiniVan dotato di

sala di visione)

Autore

Superelectric

Via Giacomo Peroni 104, 00131 – Roma

http://superelectric.it

Parole chiave

Droni; proximal semsing; geotiff multibanda;

modelli 3D; minispettrometro

26 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 27

The Intersection of

Infrastructure

and Technology

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The Intersection of

Infrastructure and Technology


SCHEDA TECNICA

Le attività di NAIS e la piattaforma

Web sviluppata per il progetto ArTeK

Il ruolo di NAIS nel progetto ArTeK

NAIS (Nextant Applications

and Innovative

Solutions), fondata

nel 2005, ha come missione

aziendale la progettazione

di applicazioni innovative

nei mercati dell'Aerospazio

e della Difesa basati su infrastrutture

ICT evolute e

sulle tecnologie e servizi

satellitari di Navigazione,

Osservazione della Terra e

Telecomunicazioni.

NAIS è l’ideatrice e la capofila

del progetto, nonché

l’erogatrice dei servizi Ar-

TeK sui cinque siti pilota,

selezionati, con il supporto

dell’ISCR, sulla base di proprie

specificità.

Nella prima fase del progetto

ha condotto, mediante

questionari e interviste

dedicate, la raccolta dei

bisogni utente, collezionando

informazioni dettagliate

e formulando i relativi

requisiti utente.

Le attività NAIS in ArTeK si

focalizzano principalmente

su tre macro aree di progetto:

i) elaborazione di

dati di osservazione della

terra (da satelliti e da

sistemi UAV); ii) sviluppo

della piattaforma web di

gestione ed erogazione dei

servizi; iii) sviluppo di strumenti

per la fruizione dei

siti culturali mediante dispositivi

mobili personali e

l’analisi dei flussi di visita.

Nello specifico, la NAIS ha

sviluppato catene di processamento

per la produzione

di mappe tematiche

da dati di telerilevamento,

satellitare e da drone, con

l’obbiettivo di identificare

e monitorare i fenomeni di

degrado e lo stato delle minacce

specifiche dei beni.

I dati di osservazione della

terra vengono ad esempio

utilizzati per: i) il rilevamento

e la classificazione

della vegetazione infestante

sulle coperture di edifici

storici/archeologici con

elevazione tale da non poter

essere eseguita mediante

ispezione visiva; ii) l’analisi

di movimenti del terreno

e dei possibili effetti

sulle strutture antiche; iii)

l’identificazione di cambiamenti

antropici, quali

ad esempio l’analisi delle

variazioni delle coperture

e delle superfetazioni nei

centri storici o le attività di

antropizzazione all’interno

delle zone di rispetto dei

siti, iv) l’esame di quadri

fessurativi ed attacchi biologici

(ad esempio licheni)

mediante l’analisi di immagini

multi-spettrali (12 bande)

acquisite da drone e a

risoluzione centimetrica.

La piattaforma web, sviluppata

da NAIS, è organizzata

in due sezioni dedicate alla

Salvaguardia e alla Fruizione,

quest’ultima intesa

nell’accezione di monitoraggio

in near real time e

analisi del flusso turistico.

La sezione di Salvaguardia

permette l’accesso ad

informazioni provenienti

dalle diverse componenti

del sistema (indagini da

satellite, dati da sensori in

loco, dati di vulnerabilità e

dei danni, in virtù dell’interoperabilità

con Carta

del Rischio) e che possono

essere visualizzati, consultati

e stampati. La piattaforma

ArTeK permette anche

la visualizzazione dei

dati acquisiti da satellite,

da drone e proveniente da

sensoristica, su un WebGIS.

Per l’aspetto di fruizione,

la NAIS ha inoltre sviluppato

una APP mobile che

permette l’invio dei dati

dell’utilizzatore (violazione

di aree, tempi di permanenza

in aree, ecc.) alla

piattaforma, la cui lettura

permette al gestore di

monitorare trasgressioni

di aree e di analizzare il

flusso dei turisti (con dati

statistici a corredo), importante

per la valutazione

dell’impatto di questi sui

monumenti o in zone ritenute

maggiormente vulnerabili.

Autore

NAIS – Nextant Applications

and Innovative Solutions

Via Albenga 33, 00183 – Roma

Parole chiave

Monitoraggio satellitare; Beni Culturali;

mappe tematiche; dati da telerilevamento;

sensori; piattaforma ArTeK

28 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 29


SCHEDA TECNICA

Metodologie per il processamento di dati e analisi

multitemporali, multispettrali e multisensore per il

monitoraggio ambientale e dei rischi naturali ed antropici

Il ruolo di CNR-IMAA nel progetto ArTeK

L’

Istituto di Metodologie

per l'Analisi Ambientale

(IMAA) afferisce

al Dipartimento

Terra ed Ambiente del Consiglio

Nazionale delle Ricerche

(CNR) ed è attualmente

l’unico istituto del CNR con

sede principale nella Regione

Basilicata (Area di Ricerca di

Potenza e Polo distaccato di

Marsico Nuovo in Val d’Agri).

Sin dalla sua nascita le attività

di ricerca dell’IMAA sono

state rivolte allo sviluppo ed

all’integrazione di tecnologie

di “Osservazioni della Terra”

da satellite, da aereo e dal

suolo finalizzate allo studio

di processi geofisici ed ambientali.

Le principali attività attribuite

nell’ambito del progetto

ArTeK al CNR-IMAA sono relative

alla (i) definizione delle

metodologie per il processamento,

analisi, integrazione

ed interpretazione dei dati

telerilevati (ii) analisi multitemporali,

multispettrali,

e multisensore per il monitoraggio

ambientale e dei

rischi naturali ed antropici.

Nello specifico, particolare

attenzione è stata rivolta dal

gruppo di ricerca del laboratorio

ARGON del CNR-IMAA

al monitoraggio ambientale,

(i) in termini di urban

sprawl, analisi dello stato

della vegetazione, qualità

delle acque superficiali), (ii)

all’analisi multitemporale

dei parametri (ottenuti dai

dati satellitari) utili alla stima

del degrado materico,

quali temperature, umidità,

PM 10, e dati relativi agli

inquinanti quali, CO, SO2,

NO2 che saranno presto forniti

dalla piattaforma satellitare

Sentil 5, (iii) alle serie

storiche dei dati relativi agli

inquinanti stimati da dati

satellitari (resi disponibili

dalle agenzie spaziali nazionali

ed internazionali), (iv)

alle previsioni dei dati relativi

agli inquinanti disponibili

nell’ambito del sistema Copernicus,

(v) alla stima del

rischio incendi e mappatura

delle aree interessate da

eventi calamitosi, con particolare

alle aree percorse dal

fuoco.

In particolare, all’interno del

sistema ArTeK, sono state:

(i)mappate ed analizzate le

dinamiche degli insediamenti

urbani e modifiche del paesaggio

utilizzando i dati Sentinel

e lunghe serie storiche

di dati satellitari inclusi i dati

Landsat TM , Corona

(ii) Stimate le dinamiche del

particolato atmosferico (PM

10), utilizzando serie storiche

di dati Landsat TM,

(iii) mappate, a partire dai

dati satellitari MODIS, temperature,

umidità

(iv) realizzate analisi in situ

per (i) la verifica dei risultati

ottenuti dalle analisi dei

dati satellitari e (ii) qualità

delle acque superficiali per il

caso di Studio di Matera

(v) acquisite le serie storiche

dei dati relativi agli inquinanti

resi disponibili da NASA,

ESA,

(vi) rese fruibili per gli utenti

di ArTeK le previsioni dei dati

relativi agli inquinanti (forecasting

Copernicus),

(vii) realizzate stime del rischio

incendi (boschivi) a

partire dai dati MODIS

(viii) realizzate mappature

delle aree percorse dal fuoco

utilizzando i dati Sentinel

con particolare riferimento

ad alcuni eventi relativi all’estate

2017 in aree all’interno

delle province dei siti pilota

2

Autore

Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale

(IMAA)

Dipartimento di Terra ed Ambiente del Consiglio

Nazionale delle ricerche

Parole chiave

ArTeK; telerilevamento; processamento;

analisi;; dati telerilevati; analisi multitemporali;

analisi multispettrali; anilisi multisensore;

monitoraggio ambientale; rischi naturali

ed antropici.

30 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 31

018

ROMA 3-5 OTTOBRE

Tecnologie per il Territorio, il Patrimonio Culturale e le Smart City

www.technologyforall.it

Science & Technology Communication

#TECHFORALL


SCHEDA TECNICA

Progetto ArTeK:

monitoraggio strutturale

e territoriale con i sensori

Il ruolo di STRAGO nel progetto ArTeK

La STRAGO S.p.A. opera

dal 1981 sviluppando

tecnologie innovative

di diagnostica, sensori e reti

di monitoraggio nel campo

geotecnico e strutturale.

Nelle attività del progetto

ArTeK è particolarmente attenta

alla progettazione ed

alla realizzazione di sistemi

di monitoraggio strumentale

non invasivi, fornendo un

utile supporto alla programmazione

delle misure di

prevenzione ed alla gestione

di interventi di manutenzione,

restauro e tutela dei

Beni Culturali in funzione

della loro vulnerabilità.

Nell’ambito del progetto

ArTeK, la STRAGO ha concepito

una rete di sensori

funzionali autonomi, con

trasmissione dei dati tramite

comunicazione wireless.

I sensori sono di dimensioni

compatte e le installazioni

risultano poco, o per

niente, impattanti. Ciascun

nodo-sensore acquisisce e

trasmette i dati ad un nodo-acquisitore

centralizzato

che si interfaccia con il

preposto centro funzionale

operativo creando, in remoto,

un database sincronizzato

con le misure registrate

sul database in locale.

Queste reti di strumenti,

così progettate, sono in

grado di fornire un monitoraggio

delle strutture e

del territorio a larga scala,

e comprendono sensori accelerometrici,

inclinometri,

misuratori di fessure, sensori

di umidità del suolo,

ricevitori GPS, centraline

meteo ed ambientali. Con

questi sensori è possibile

monitorare il territorio, la

stabilità di versanti in frana

e le condizioni statiche e di

degrado del patrimonio culturale,

per fornire elementi

di valutazione sul loro stato

di conservazione e di

rischio. A seconda dei casi,

delle situazioni particolari

e dei parametri da monitorare,

i sensori prevedono

delle soglie diversificate

per inviare messaggi di allarme

in caso di attivazione

di evento o di fenomeno in

corso.

Con il proprio contributo la

STRAGO ha consentito ad

ArTeK di dotarsi di una larga

gamma di sensori per poter

rispondere alle più importanti

richieste dei gestori

dei siti in cui necessitano

monitoraggi di questo tipo.

Il supporto di STRAGO ad Ar-

TeK, fruibile quindi dall’utilizzatore

finale, prevede la

realizzazione di un protocollo

per il trattamento e

l’interpretazione dei dati

provenienti dai sensori e

dagli allarmi di soglia impostati

che, ovviamente, non

può essere univocamente

definito, ma deve delinearsi,

e configurarsi su misura,

per ciascun sito in esame ed

a seconda delle problematiche

esistenti.

Lo sviluppo del progetto

prevede l’installazione di

sensori e reti di monitoraggio

presso 2 dei siti pilota

inseriti nel programma:

A Civita di Bagnoregio sono

stati installati un gran numero

di sensori per il monitoraggio

dei versanti in

frana, dell’umidità del

suolo, dell’inclinazione del

ponte di accesso al borgo,

delle fessure in roccia e dei

parametri meteo. In totale

oltre 50 sensori sono stati

distribuiti sul territorio per

controllare, in tempo reale,

la dinamica dei versanti

in frana e la staticità delle

strutture presenti.

A Baia è prevista l’installazione

di due reti di sensori

distinte: una, da installare

al Castello di Baia, per controllare

la staticità dell’edificio

museale in considerazione

dell’erosione

della falesia sottostante e

dell’aggressione ambientale

sulle murature; l’altra viene

installata nel Parco Archeologico

delle Terme, la cui

stabilità risente principalmente

dei fenomeni bradisismici.

Inoltre, una centralina

di monitoraggio dei

parametri di inquinamento

dell’aria misurerà la concentrazione

dei principali

gas di inquinamento e delle

polveri sottili che investono

il sito e le stesse strutture

archeologiche.

Autore

STRAGO S.p.a.

Via Campana, 233(NA)

80078 - Pozzuoli,Italy.

+39.081.5240611

info@strago.it

www.strago.it/it/

Parole chiave

tecnologie innovative; sensori; reti di monitoraggio;

sistemi di monitoraggio non invasivi;

trasmissione dati wireless

32 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 33


INTERVISTA

Intervista ad Anna Maria Giovagnoli

sul monitoraggio dell’inquinamento

ambientale e il degrado dei beni culturali

A cura della Redazione Archeomatica

Annamaria Giovagnoli è conservation scientist presso

l’Istituto Superiore per la Conservazione dei Beni

Culturali; da anni si occupa delle vaire forme di

degrado dei beni culturali e di come contenere i fattori

ambientali. L’intervista sottolinea l’importanza dei dati

rilevati da satellite per il monitoraggio dei fattori di

rischio ambientale e la vulnerabilità delle opere esposte

in un museo soggette al rischio di bassa qualità dell’aria.

ARCHEOMATICA: L’inquinamento ambientale è uno

dei fattori più importanti del degrado dei beni culturali,

quali tra tutte le cause quelle più temibili?

AMG: Dalla fine degli anni ottanta, l’ISCR ha effettuato studi

sugli effetti dell’inquinamento sui beni culturali esposti

all’aperto. Il confronto tra quanto rilevato sulle superfici dei

monumenti studiati in zone urbane, extraurbane e/o rurali,

ha messo in luce che l’impatto antropico e, in particolare,

il riscaldamento domestico e il traffico autoveicolare, sono

le cause prevalenti dei danni e delle diverse forme di degrado

correlabili a livelli di inquinamento elevati, soprattutto

nei centri storici delle nostre città, dove è concentrato il

maggior numero di beni culturali. Siamo oramai abituati a

vedere le facciate dei nostri edifici storici o le superfici dei

monumenti coprirsi di polveri nere e annerirsi piano piano

nel tempo. Ma così ci abituiamo anche a non apprezzarne

più la completezza e bellezza. Azioni come la realizzazione

di zone a traffico limitato sono state senza dubbio efficaci,

un esempio per tutti: durante l’intervento di restauro della

Fontana dei quattro fiumi di Bernini a Piazza Navona, fu

effettuato un monitoraggio ambientale, che mise infatti in

evidenza che la realizzazione della zona di rispetto realizzata

nella piazza contribuì notevolmente al miglioramento

della qualità dell’aria, se confrontata con quanto fu rilevato

nel vicino Corso Vittorio Emanuele II, dove i livelli di inquinamento

risultavano assai più elevati di quelli rilevati in

prossimità della Fontana. Ma questo è solo uno degli esempi

che mi viene in mente, e dagli studi ed esperienze fatte negli

anni, mi sento di poter dire che questi interventi da soli

non sono sufficienti per una buona conservazione del nostro

patrimonio culturale. Le buone pratiche, la manutenzione,

il lavoro di squadra fanno senza dubbio la differenza.

ARCHEOMATICA: Quali sono le forme di degrado dei materiali?

AMG: I fattori ambientali (pioggia, vento, sole ecc) e gli inquinanti

atmosferici, sono generalmente i responsabili della

perdita e dell’allontanamento di materiale lapideo dalla

superficie dei monumenti; questo fenomeno viene definito

come erosione.

Le forme di degrado sulle superfici dipendono strettamente

dalla natura dei materiali costitutivi.

Nel caso di beni culturali a composizione calcarea, una delle

tipologie di degrado più diffusa è la perdita di materiale

causata dal vento o dall’azione sinergica delle precipitazioni

e dell’inquinamento atmosferico. Sui manufatti metallici

esposti all’aperto, invece, i fenomeni di corrosione riscontrabili

sono preferenzialmente determinati da meccanismi

di natura elettrochimica. La formazione dei prodotti di corrosione

è, in questi casi, accelerata dalla presenza di acqua

di condensa (che si genera sulla superficie del metallo in

determinate condizioni meteoclimatiche) e dalle deposizioni

di alcuni inquinanti atmosferici.

In entrambi i casi, il danno prodotto dall’interazione tra le

superfici e l’ambiente viene espresso in termini di recessione

superficiale. La recessione superficiale viene stimata

applicando un algoritmo specifico per i diversi materiali.

L’algoritmo consente di quantificare, in prima approssimazione,

il danno in funzione di quei parametri meteoclimatici

(precipitazioni, temperatura e umidità) e ambientali (concentrazione

di biossido di zolfo e di particolato atmosferico)

ritenuti tra i principali responsabili delle alterazioni delle

superfici.

34 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 35

ARCHEOMATICA: Quali provvedimenti possono essere attuati

per la protezione anche in zone in cui sia difficile

ridurre nel breve termine l’inquinamento?

AMG: Questa è una domanda alla quale è difficile rispondere.

Dei problemi derivanti dall’inquinamento ambientale

si parla da molto tempo, ma l’attenzione maggiore,

come evidente, d’altra parte, è rivolta alla salute umana,

e molto poco viene fatto invece per i beni culturali. Per le

opere esposte all’ambiente esterno, dove l’impatto degli

inquinanti non può essere controllato, una buona pratica

è quella della manutenzione programmata delle superfici.

Tale approccio permette, infatti, con costi sostenibili, di

migliorare nel tempo la resistenza del materiale all’ambiente,

rendere leggibili /godibili le superfici delle opere senza

la necessità di interventi conservativi massicci che, seppur

fondamentali, hanno come controindicazione quella di

esporre all’aggressività ambientale una superficie “vergine”

e quindi assai reattiva all’ambiente e alle sue variazioni.

ARCHEOMATICA: Nel sistema della Carta del Rischio del

Patrimonio Culturale dell’ISCR quali parametri ambientali

vengono considerati?

AMG: Nel sistema Carta del Rischio, per quantificare il rischio

è stato utilizzato l’approccio proposto dall’Unesco riguardante

i fenomeni franosi, per cui il rischio è calcolato

come prodotto della vulnerabilità e della pericolosità.

Nel SIT CdR il rischio viene espresso come una funzione generale

delle componenti di vulnerabilità, relative ad ogni

unità di bene preso in esame, e di pericolosità, relative ad

ogni unità territoriale in cui il bene è presente. Il dominio

ambientale–aria, per cui vengono valutati sia la vulnerabilità

che la pericolosità, considera la vulnerabilità attraverso

il rilevamento dei danni che possono modificare l’aspetto

della superficie esposta e la pericolosità viene espressa attraverso

la risoluzione di funzioni di danno e di algoritmi

che tengono in considerazione i fattori climatici, microclimatici,

e gli inquinanti dell’aria.

ARCHEOMATICA: L’introduzione di dati rilevati da satelliti

può portare contributo al monitoraggio dei fattori di

rischio ambientale?

AMG: È a questo tema che, negli ultimi anni della mia carriera,

ho posto particolare attenzione. Le potenzialità del

settore osservazione della Terra sono molte, ed oggi la disponibilità

di dati è abbastanza ampia. Quello che mi preme

puntualizzare però è che, a mio giudizio, risulta cruciale

che l’offerta di dati di osservazione della terra sia guidata

dall’utenza in modo che vengano forniti/erogati servizi utili

fornendo agli utenti istituzionali, della ricerca e dell’industria,

informazioni affidabili e aggiornate attraverso una

serie di servizi che attengono all’ambiente, al territorio ed

alla sicurezza. Ma come vede parlo di osservazione della

Terra e non solo di satelliti. I dati satellitari sono infatti

l’inizio di una filiera che comprende l’analisi dello stato di

conservazione dei beni, gli studi mirati e la pianificazione

degli interventi. I dati satellitari infatti possono essere la

guida e il campanello d’allarme per una successiva verifica

più mirata con droni e sensori in-situ. Le esperienze che

stiamo facendo in questo senso nel progetto ArTeK, ci confortano

ed incoraggiano a proseguire nello sviluppo di sistemi

integrati la cui efficacia si sta già valutando.

ARCHEOMATICA: È lecito pensare che anche gli elementi

presenti in un museo possano essere vulnerabili al rischio

di bassa qualità dell’aria?

AMG: Assolutamente sì. Negli anni l’ISCR ha svolto numerosi

studi in musei pubblici e privati con l’obiettivo di comprendere

quanto fosse rilevante l’impatto dell’ambiente esterno

sulla conservazione di manufatti esposti. Il problema maggiore,

in Italia in particolare, è che la maggior parte dei

musei sono in edifici storici, dove migliorie, interventi di

adeguamento ambientale, risultano complessi a causa di

vincoli e limitazioni di legge.

I manufatti che si trovano in un museo sono esposti in misura

potenzialmente minore all’aggressività dei fattori ambientali.

Il museo non può però essere considerato a priori

come un luogo perfetto per la conservazione. Poiché non

è scontato che i valori delle grandezze ambientali di sale

espositive e depositi siano adatti alla conservazione e visto

che i manufatti rimangono comunque esposti all’interazione

con l’ambiente che li circonda indipendentemente dal

suo livello di pericolosità, anche i beni musealizzati sono

soggetti a deterioramento e bisognosi di attenzioni conservative.

E’ per tale ragione che nell’”Atto di indirizzo sui

criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento

e sviluppo dei musei” - che ancora oggi rappresenta in Europa

uno dei documenti maggiormente analitici e completi

in merito alle problematiche di gestione e organizzazione

di musei e mostre - viene stabilito, all’interno dell’Ambito

VI - Sottoambito I, la necessità di adottare politiche di

prevenzione dei rischi che possono interessare le raccolte,

sia nel corso di esposizioni permanenti che temporanee. In

questo documento il museo viene, dunque, invitato a dotarsi

di un piano di prevenzione nei confronti dei fattori

umani, ambientali e strutturali, che deve riguardare tutte

le possibili situazioni in cui le opere vengono esposte al

pubblico, conservate nei depositi, nei laboratori di restauro

o movimentate all’interno o all’esterno del museo. Nel documento,

si stabilisce che la prevenzione si deve concretizzare,

tra l’altro, attraverso il monitoraggio delle condizioni

ambientali e si individua, inoltre, la necessità di sviluppare

una scheda ambientale per raccogliere dati riguardanti il

microclima, l’illuminazione, la qualità dell’aria e le condizioni

operative di gestione, in analogia con quanto viene

normalmente fatto con le schede per il rilevamento dello

stato di conservazione del manufatto. Sta qui, certamente,

l’elemento determinante ed innovativo: ambiente e manufatto

vengano posti su piani paritetici e le azioni sull’uno e

sull’altro vengono discusse parallelamente.

Parole chiave

Monitoraggio ambientale; beni culturali; degrado; dati satellitari; musei

Abstract

Interview with Annamaria Giovagnoli: she worked as a conservation scientist at the

Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro for over 35 years, numerous

teaching assignments at the Universities and various international missions complete

her work experience. For many years she dealed with the various forms of degradation

of cultural heritage and environmental factors, with particular attention to

the importance of satellite data for monitoring environmental risk factors and the

vulnerability of artworks in museums, exposed to the risk of low air quality.

Autore

Redazione Archeomatica

redazione@archeomatica.it


INTERVISTA

Intervista a Carlo Cacace sul futuro

del Sistema Informativo della Carta

del Rischio del Patrimonio Culturale

A cura della Redazione Archeomatica

Carlo Cacace è Direttore del Servizio Sistemi

Informativi Automatizzati, responsabile del

Sistema Informativo Territoriale Carta del Rischio e

responsabile del Sistema Informativo Vincoli in Rete

presso l’Istituto Superiore per la Conservazione e il

Restauro del MIBACT.

ARCHEOMATICA: che cos’è il Sistema Informativo Territoriale

Vincoli in Rete?

CC: Il sistema Vincoli in Rete (VIR) è stato realizzato nell’ambito

del Piano eGov 2012 per l’innovazione digitale nel settore

dei Beni Culturali, finalizzato alla realizzazione della

completa digitalizzazione dei servizi e delle risorse culturali

del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La realizzazione

di questo progetto “Certificazione e Vincolistica in

Rete” è stata affidata dal Segretario Generale del MIBACT

all’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro, in

quanto all’interno di questa istituzione era stata sviluppata

nel tempo la banca dati “Carta del Rischio del Patrimonio

Culturale” poggiata su una acquisizione puntuale di tutti i

decreti di vincolo realizzati dalle Soprintendenze italiane e

una analisi della vulnerabilità dei monumenti rispetto alla

pericolosità del territorio e dell’ambiente.

La realizzazione è stata basata sull’unificazione di applicazioni

informatiche esistenti all’interno dell’amministrazione

dei beni culturali e oggi consente a diverse tipologie di professionisti

e utenti autorizzati l’accesso alla consultazione

e alla gestione degli atti di tutela dei Beni Culturali, quali:

Beni Architettonici, Archeologici e Paesaggistici. Nello specifico

sono state integrate le procedure di aggiornamento

dei vincoli presenti nel sistema originario di base, verificate

le banche dati esistenti presso il Ministero per tutti i vincoli

già emessi e, realizzato un accesso alle funzionalità del sistema

basato sulla Cartografia, attraverso una interfaccia

WebGIS.

All’interno di Vincoli in Rete, quindi, cooperano più sistemi

informativi territoriali che riguardano i Beni Culturali.

ARCHEOMATICA: qual è l’origine dei dati che confluiscono

all’interno di VIR? E come si accede ad essi?

CC: I dati utilizzati per l’attuazione del progetto, presenti

presso Soprintendenze, Segretariati Regionali e, a livello

centrale del MIBACT, si trovano all’interno di diverse banche

dati. Tra queste annoveriamo il Sistema informativo

Carta del Rischio contenente tutti i decreti di vincolo su

beni immobili emessi dal 1909 al 2003 (ex leges 364/1909,

1089/1939, 490/1999) attivato presso l'Istituto Superiore

per la Conservazione ed il Restauro, il Sistema Informativo

Beni Tutelati e il Sistema informativo SITAP presso la Direzione

Generale Belle Arti e Paesaggio e, infine, il Sistema

Informativo SIGEC Web presso l'Istituto Centrale per il Catalogo

e la Documentazione.

Il Sistema Vincoli in Rete visualizza la tutela dei Beni Culturali

attraverso gli atti di vincolo del Sistema informativo

Carta del Rischio e le verifiche di interesse della Direzione

Generale Belle Arti e Paesaggio, il numero di catalogo unico

dei beni mobili e immobili rilasciato dall’Istituto Centrale

per il Catalogo e la Documentazione (SIGEC Web) e lo stato

di conservazione dei beni immobili e loro vulnerabilità ai

rischi antropici e naturali (ma anche a situazioni di emergenza)

fornito dal Sistema informativo Carta del Rischio

dell’Istituto Superiore per la Conservazione e Restauro. Il

sistema entra in funzione, in particolar modo, durante le situazioni

di pericolosità esistenti sul territorio italiano, come

ad esempio durante le distruzioni che avvengono nel corso

delle catastrofi naturali.

È possibile accedere alle informazioni di VIR grazie all’integrazione

dei sistemi d’origine, ai servizi di interoperabilità

dei sistemi informativi (realizzati dall’amministrazione

36 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


TELERILEVAMENTO

Tecnologie per i Beni Culturali 37

dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro)

e attraverso dati alfanumerci e cartografici. I dati inseriti

all’interno del sistema VIR ottenuti attraverso flussi di

interoperabilità sono stati estratti da fonti di acquisizione

con forti disparità e, quindi, allo stato attuale, presentano

alcune lacune, che sono tuttavia in corso di risoluzione.

All’interno della parte riservata è presente una sezione

denominata lista gruppi. Il criterio, con cui è stata realizzata

la lista gruppi è stato quello di raggruppare schede

anagrafiche che potrebbero appartenere ad uno stesso bene

presenti contemporaneamente nei sistemi di provenienza.

Questa sezione permetterà al funzionario di selezionare, tra

quelle presenti, la scheda anagrafica ritenuta esaustiva e

completa inserendola nel sistema vincoli in rete cancellando

da VIR le altre collegate allo scopo di evitare schede doppie

e sovrapposizioni cartografiche. Tale operazione agisce

esclusivamente sul database di VIR e non produce nessuna

modifica nei sistemi di provenienza. Nel sistema è anche

possibile creare/associare bene/i in gruppo/i se nell’elenco

dei risultati delle ricerche alfanumeriche sono evidenti

ripetizioni di beni identici che per errore sono stati schedati

come beni differenti. Inoltre nella sezione cartografica sono

disponibili funzioni per inserire/o modificare le coordinate

dei beni inseriti che risultassero erroneamente georiferiti.

ARCHEOMATICA: abbiamo accennato alle catastrofi naturali,

qual'è il supporto di VIR in queste circostanze?

CC: Il sistema VIR supporta le squadre di recupero che intervengono

durante le catastrofi naturali per recuperare

e verificare lo stato di salute dei Beni Culturali, a seguito

dell’evento catastrofico. Tali squadre di recupero lavorano

con protocolli di intervento standardizzati e coordinati

che facilitano le modalità di gestione e recupero dei beni

culturali. In particolare il sistema fornisce elenchi di beni

mobili e immobili delle zone colpite dai disastri, attraverso

le quali avviene il riconoscimento immediato del bene e relativo

numero di catalogo, che consente di poterli “gestire”

attraverso azioni di recupero o intervento mirate. Questo

protocollo di intervento, che migliora non solo la fase emergenziale

di recupero, ma anche quella post-emergenziale,

si compone di alcune fasi specifiche: recupero del bene e

fase di schedatura delle informazioni principali (posizione,

stato di salute, etc…), collocazione all’interno di un deposito

di emergenza, conclusione della fase di schedatura,

realizzazione dell’intervento di restauro vero e proprio e,

infine, ricollocazione nel luogo di provenienza.

ARCHEOMATICA: Il sistema informativo territoriale della

Carta del Rischio del Patrimonio Culturale. Quali le recenti

innovazioni?

CC: Stiamo procedendo in questi giorni all’informatizzazione

della scheda ambientale. L’Istituto Superiore per la

Conservazione e il Restauro di Roma (ISCR) ha sviluppato, a

partire dal 2001, un protocollo di monitoraggio ambientale

seguendo le indicazioni del documento “Atto di indirizzo sui

criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento

e sviluppo dei musei” (D. Lgs. n. 112/98 art. 150 comma 6).

La metodologia, sperimentata in numerosi musei italiani,

è stata messa a punto per ambienti adibiti ad esposizione

(esposizioni permanenti e temporanee) e per ambienti adibiti

a deposito di beni di interesse culturale. Le informazioni

raccolte permettono all’istituto incaricato della conservazione

dei beni di individuare i principali fattori di pericolosità

ambientale e di elaborare strategie per migliorare le

condizioni degli ambienti in cui sono conservati i beni stessi.

Il Il concetto di vulnerabilità, pericolosità e rischio continua

ad essere l’indirizzo metodologico con cui utilizziamo il sistema

di carta del rischio.

Parole chiave

Monitoraggio ambientale; beni culturali; degrado; dati satellitari; musei

Abstract

Interview with Carlo Cacace. He is actually the director of the Automation and Information

Systems service of Italian Ministry of Cultural Heritage (MiBACT). He is also responsible for GIS

system Risk Map and for the Information System "Vincoli in Rete" at the Istituto Superiore per la

Conservazione e il Restauro.

Autore

Redazione Archeomatica

redazione@archeomatica.it

MONITORAGGIO 3D

GIS E WEBGIS

www.gter.it

info@gter.it

GNSS

FORMAZIONE

RICERCA E INNOVAZIONE


AGORÀ

Archeomatica 3/2018 - Tecnologie

per la documentazione, conservazione,

restauro, tutela, disseminazione

e fruizione del Patrimonio Archeologico

Sommerso - L’innovazione tecnologica

che si è sviluppata in questi

ultimi dieci anni sta giocando un ruolo

fondamentale nell’ambito della promozione,

disseminazione e valorizzazione

del patrimonio culturale. Sotto

la spinta di questa innovazione, i Beni

Culturali del Bel Paese godono di una

nuova fase di vitalità: infatti, oggi, le

nuove tecnologie consentono di rendere

più flessibili, versatili ed eterogenei

gli approci, i metodi e gli studi

rivolti al patrimonio culturale. Sebbene

questa innovativa fase conoscitiva

consenta, da una parte, di migliorare

la comprensione del patrimonio culturale

e, dall’altra, renda più accessibile

e fruibile i monumenti italiani, alcuni

filoni di studio faticano a stare al passo

con l’evoluzione tecnologica, come

ad esempio quello dell’Archeologia

Subacquea, in particolar modo quando

si parla di disseminazione, fruizione

e valorizzazione del patrimonio sommerso.

Nonostante ciò non mancano le

iniziative in questo ambito: negli ultimi

anni sono stati numerosi gli sforzi

di individui chiave per lo studio e la

conoscenza del Patrimonio sommerso,

personaggi che hanno dedicato la

propria vita con passione e dedizione

al mare; e in particolare a ciò che si

trova sotto di esso.

Sono passati all’incirca settant’anni

dal primo intervento di archeologia subacquea

con finalità scientifiche in Italia,

quando, sotto la direzione di Nino

Lamboglia negli anni 50’, si esplorava

la famosa nave romana di Albenga, con

una strumentazione allora rivoluzionaria:

l’autorespiratore.

Da quel periodo, le strumentazioni

tecnologiche impiegate nell’ambito

dell’archeologica subacquea hanno

raggiunto livelli allora impensabili,

permettendo ai professionisti del settore

di lavorare sempre più in sicurezza,

autonomia e con maggior dettaglio

conoscitivo. Ai giorni nostri, le tecnologie

a disposizione degli “archeologi

del mare” per la conoscenza, la tutela

e la salvaguardia del patrimonio

archeologico sommerso, sono di gran

lunga più versatili, accessibili e di facile

impiego, nonché promettenti per la

promozione rivolta al grande pubblico,

basti pensare alla recente creazione di

un tablet ad uso marino.

I numerosi progetti avviati in quest’ultimo

ventennio in seno all’archeologia

subacquea hanno messo in luce

non solo la bellezza di un patrimonio

inestimabile che giace sul fondo del

mare, ma anche la condizione latente

in cui versa quest’ultimo: molto spesso

indagato, documentato, analizzato,

preservato e tutelato, ma senza essere

pienamente valorizzato. L’assenza di

un organo centrale che organizzasse

queste attività fortunatamente non ha

impedito a ricercatori, studiosi, scienziati

e istituzioni di avviare i numerosi

progetti sino ad ora realizzati, ad

esempio: Archeomar, Arrows, Restaurare

sott’acqua, Sesmap, Thesaurus,

Blumed, PortusLimen Project, Carta

Archeologica del Salento, Visas, Cosmap

e tanti altri.

La mediaGEO, editrice delle riviste

GEOmedia e Archeomatica magazine

trimestrale open access dedicato alla

tecnologie per i beni culturali, vuole

riflettere assieme ai principali esponenti

del settore circa le potenzialità

delle nuove tecnologie applicate al

Patrimonio sommerso, con un numero

interamente dedicato alle tecnologie

più innovative applicate alla ricerca

archeologica subacquea per il rilievo,

la documentazione, la diagnostica, la

conservazione in situ, la tutela e la

valorizzazione dei beni archeologici

sommersi.

L’auspicio principale di questo numero

tematico è la creazione di nuove sinergie

che riflettano sulle nuove possibilità

di comunicazione dell’archeologia

subacquea, sulle opportunità e i limiti

attuali della fruibilità del patrimonio

sommerso, sull’uso delle tecnologie

applicate all’archeologia subacquea e

sulle prospettive future offerte dalle

nuove possibilità di fruizione digitale

del patrimonio sommerso.

Temi della proposta editoriale

• Nuove tecnologie per la prospeziona

archeologica subacquea: Echosounders

idrografici - Sonar a scansione

laterale (SSL), Sub Bottom

Profiler (SBP), Multi Beam Echosounder

(MBES)

• Tecnologie digitali per il rilievo dei

beni archeologici sommersi

• Rilievi fotogrammetrici e videometrici

digitali dei siti archeologici

sommersi

• Strumenti, dispositivi e software per

la ricostruzione 3D di oggetti, manufatti

e paesaggi sommersi

• Trattamento e analisi del dato digitale

per l’elaborazione di cartografia

tematica

• Mappatura, Cartografia, DEM, DEF,

GIS, georeferenziazione e posizionamento

dei beni sommersi

• Sperimentazione di strumenti, materiali,

metodologie e tecniche per

la conservazione e il restauro in situ

• Interventi di recupero, conservazione

e restauro del patrimonio sommerso

• Osservazione da satellite per l’individuazione

di evidenze archeologiche

sommerse

• Robotica: ROV, DPV, AUV e droni per

l’archeologia subacquea

• Tecnologie per la fruizione, valorizzazione

e esplorazione virtuale dei

siti archeologici sommersi

• Turismo archeologico: percorsi, musei

e parchi archeologici sommersi

Informazioni

4 Deadline estesa invio abstract: 30

Giugno 2018

4 Deadline invio articoli: 15 settembre

2018

Gli interessati possono scrivere direttamente

a redazione@archeomatica.

it per conoscere le modalità di pubblicazione.

Si ricorda che la rivista è open access.

38 38 ArcheomaticA N°1 N°1 gennaio marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali

39

Adriano, preservare le memorie. Una

mostra a Tivoli sulle tecnologie per la

salvaguardia e fruizione - A 1900 anni

dalla nomina ad imperatore di Adriano,

che Tertulliano definì omnium curiositatum

explorator, sarà ospitata dal comune

di Tivoli una mostra con l’obiettivo

di presentare la metodologia sviluppata

nell’ambito delle attività di salvaguardia

e di conservazione del patrimonio

storico-archeologico di Villa Adriana e

della città di Tivoli.

Le attività sono state rese possibili grazie

a progetti portati avanti anche grazie

al cofinanziamento dell’Agenzia Spaziale

Italiana (ASI), nell’ambito di programmi

dell’Agenzia Spaziale Europea

(ESA). Ciò ha permesso la realizzazione

di servizi e l’applicazione di soluzioni innovative

basate sui dati di Osservazione

della Terra da satellite e drone e sulla

localizzazione satellitare di precisione,

soluzioni tecnologiche innovative a supporto

delle attività su campo per la conservazione

dei beni culturali.

I promotori della mostra sono la NAIS

(Nextant Applications and Innovative Solutions),

l’ISCR (Istituto Superiore per la

Conservazione ed il Restauro), il Comune

di Tivoli e l’Istituto di Villa Adriana

e Villa d’Este, che da diversi anni collaborano

attivamente sulle tematiche

presentate nel percorso espositivo.

Le tecnologie aerospaziali vengono illustrate

attraverso la presenza di modelli

in scala ridotta di satelliti concessi da

ESA, da video volti a illustrarne il funzionamento

e da pannelli che mostrano i risultati

di alcune delle analisi realizzate

nel corso degli anni attraverso l’impiego

delle tecnologie satellitari. L’obiettivo è

quello di sensibilizzare il pubblico e di

condurre l’attenzione sul valido e ormai

accertato supporto che le tecnologie di

osservazione della terra offrono nell’individuazione

di problematiche presenti

sul territorio (frane, inondazioni, nuove

costruzioni, ecc.), in particolare legate

ai beni culturali, per coadiuvare l’operato

delle autorità competenti.

Le tecnologie aerospaziali preposte alla

salvaguardia del territorio e dei beni

supportano, nel percorso espositivo così

come nella metodologia sviluppata, le

attività di conservazione in situ; queste

attività sono mostrate per mezzo di installazioni

audiovisive e pannelli relativi

al lavoro svolto per la valutazione dello

stato di conservazione dei singoli monumenti,

della loro vulnerabilità e della

pericolosità del territorio circostante,

con la finalità di garantirne la preservazione.

L’esposizione propone anche esempi di

soluzioni di fruizione moderna, tra cui

ricostruzioni 3D di monumenti presenti

nel sito di Villa Adriana e un allestimento

in video-mapping incentrato sulla figura

di Adriano e su Villa Adriana, con

esperienza immersiva, in cui viene data

particolare enfasi all’aspetto di edutainment

(imparare divertendosi).

L’aspetto più prettamente storico-archeologico

è rappresentato dall’esposizione

di reperti archeologici, costituiti

da teste provenienti dall’Antiquarium

di Villa Adriana, rappresentanti l’imperatore

Adriano, secondo un’iconografia

poco nota dell’Hadrianus

renatus, la

moglie Sabina ed

Antinoo, il giovane

schiavo amato

dall’imperatore.

La testa di Antinoo,

nello specifico,

consiste in un

calco in polvere

di nylon realizzato

con stampante

3D, mentre per ciò

che riguarda Sabina,

oltre ad un suo

ritratto, è proposto

un frammento

completato attraverso

una soluzione di ricostruzione che

ne garantisce la lettura complessiva.

Le scelte espositive proposte nel percorso

mirano, così, a mostrare il collegamento

che può e che deve esistere

tra l’antico e il moderno, finalizzato

alla salvaguardia, alla tutela e alla valorizzazione

dei beni culturali il cui scopo

è quello di far perdurare la loro memoria

grazie anche all’impiego delle moderne

tecnologie.

Adriano, preservare le memorie

Tecnologie al servizio della salvaguardia

e della fruizione del patrimonio storico

21 giugno – 15 settembre 2018

Museo della città di Tivoli

Palazzo della Missione, Tivoli

Fonte: Comune di Tivoli (RM)

Via Indipendenza, 106

46028 Sermide - Mantova - Italy

Phone +39.0386.62628

info@geogra.it

www.geogra.it


AZIENDE E PRODOTTI

BIM – con una particolare attenzione al laser scannere

alla fotogrammetria, che costituiscono il primo passo

per la digitalizzazione della realtà che ci circonda, le

cui caratteristiche storiche inducano ad introdurre il

termine HBIM (Heritage Building Information Modeling),

particolarmente finalizzato alla manutenzione programmata,

elemento essenziale per una gestione intelligente

del futuro.

LASER SCANNER – in continua evoluzione verso sistemi di

auto localizzazione, che consentano anche la ricostruzione

in tempo reale di uno spazio circostante, finalizzata

a soddisfare esigenze tecnologiche prima inimmaginabili,

come quella dell’orientamento da remoto della

guida autonoma per mezzi terrestri o aerei.

TECHNOLOGY FOR ALL 2018 SARÀ ALL'ISTITUTO SUPE-

RIORE ANTINCENDI DEL CORPO NAZIONALE DEI VIGILI

DEL FUOCO PER DIFFONDERE LE TECNOLOGIE DEDICA-

TE AL TERRITORIO, AI BENI CULTURALI E ALLE SMART

CITY.

Dal 3 al 5 ottobre a Roma presso l'Istituto Superiore

Antincendi si svolgerà la quinta edizione dell’evento

TECHNOLOGY for ALL dedicato alla diffusione di tecnologie

per il territorio, i beni culturali e le smart city.

Le tecnologie al centro dell’evento consentono di conoscere,

documentare, proteggere e monitorare il nostro

ambiente sia dal punto di vista territoriale che dal punto

di vista del costruito, con un particolare riguardo a

tutte quelle manifestazioni rappresentative emergenti,

in cui, indipendentemente dall’epoca, dall’ubicazione

e dalle caratteristiche tecniche e strutturali, si possa

riconoscere la testimonianza di un’identità materiale

trasmissibile alle generazioni future, sopravveniente

anche nella semplificazione dei processi infrastrutturali

delle nostre città storiche intelligenti.

In questa edizione dell’evento oltre all’interesse generale

con cui il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco segue

l’innovazione tecnologica e le sue applicazioni per

migliorare il soccorso e la prevenzione incendi, alcuni

argomenti saranno di particolare attualità per le prospettive

di utilizzo immediato nelle sue attività istituzionali.

L’uso del BIM applicato agli impianti a rischio di

incidente rilevante, l’impiego di tecnologie di scansione

e monitoraggio delle strutture per la messa in sicurezza

del patrimonio culturale danneggiato dai terremoti

ed il monitoraggio satellitare di infrastrutture, edifici e

della vegetazione per la gestione degli incendi boschivi,

infatti, sono di estrema attualità per le attività di controllo

e di soccorso svolte dal CNVVF.

Il programma di convegni, conferenze e workshop è in

corso di definizione. Esso riguarderà l'intero processo

di utilizzo delle tecnologie innovative, dall'acquisizione

dei dati alla loro elaborazione fino la diffusione agli

utenti finali e prevederà anche attività dimostrative sul

campo delle più sofisticate strumentazioni disponibili.

L’elenco non esaustivo delle tecnologie di cui si parlerà

vede:

SATELLITI – tramite i loro Big e Open Data, quale quelli

provenienti dalle costellazioni Copernicus e Landsat,

ora volti ad integrare i più sofisticati e precisi sensori

commerciali per produrre finalmente un’analisi della

Terra dallo Spazio di portata rivoluzionaria nella prevenzione

dei grandi rischi.

DRONI – rappresentati da sistemi a pilotaggio remoto o

automatico che sfruttano la fotogrammetria per fornire

informazioni geometriche accurate, ravvicinate o a

bassa quota, anche utilizzando sensori sofisticati o sistemi

LiDAR per produrre elaborati molto accurati in

zone inaccessibili o troppo ristrette per i costi del volo

aereo tradizionale.

GEODATI – in un processo continuo di standardizzazione,

uniformazione e integrazione, per i quali i due ambiti

della Geodesia e della Geoinformatica, si stanno fondendo

a seguito di un’onda inarrestabile intrapresa e

guidata dalla digitalizzazione come fenomeno regolato

dai mass media e dallo sviluppo deisocial network.

PNT – un acronimo per individuare l’integrazione di tre

processi, positioning, navigation, e timingdei molteplici

usi, cui sono oggi destinati, tra i quali i sistemi di navigazione

quando applicati congiuntamente ai geodati

(cartografie, meteo, traffico, etc) o i sistemi di navigazione

cosiddetta autonoma sicura, sia in campo terrestre

che aereo a bassa quota.

AR, VR, MR – tre acronimi che sono sinonimi rispettivamente

di realtà aumentata, virtuale e mista, volendo

significare la volontà di proporre informazioni digitali

relazionate alla posizione dell’osservatore e alla sensorialità

reattiva a situazioni determinate.

IMAGING – andare oltre il visibile con analisi basate sullo

studio delle immagini con sistemi multispettrali, laser,

SAR, LiDAR, o altro per analizzare profondamente gli

elementi che normalmente non sono direttamente interpretabili

o facilmente classificabili, sia per il territorio,

che per i beni culturali e l’ambiente.

AnD– le Analisi non Distruttive consentono di conoscere

le caratteristiche strutturali dei materiali sottoposti a

indagine senza alterarne l’integrità, mantenendo intat-

40 ArcheomaticA N°1 N°1 gennaio marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 41

ta la loro funzionalità. Strumento di diagnostica per eccellenza,

trovano particolare applicazione per conoscere in

anticipo le cause di guasti e malfunzionamenti delle opere

realizzate dall’uomo e in particolare per il Patrimonio Culturale.

Le future smart city baseranno la maggior parte della loro

funzionalità sul posizionamento di precisione e sull’infrastruttura

geografica di dato territoriale, soggetta ad aggiornamento

periodico, tanto per consentire il flusso informativo

dai sensori quanto dagli oggetti monitorati collegabili

e resi interattivi attraverso la rete Internet. I Big Data

sono in continua evoluzione, inoltre, verso l’accumulo e

l’aggregazione per mezzo dell’intelligenza artificiale dedicata,

istantanea nell’apprendimento sia dalla risposta che

dall’interrogativo umano, elaborando l’una e l’altro quantitativamente

e serialmente.

La manifestazione offrirà momenti informativi e formativi

ed occasioni di confronto tra le Pubbliche Amministrazioni,

il mondo accademico delle Università e della Ricerca, con

l’industria specializzata nei seguenti settori:

4Architettura, Edilizia e Costruzioni

4Rilievo e Cartografia

4Infrastrutture e trasporti

4Impianti / Facility Management

4Process, Power & Utilities

4Posizionamento e guida autonoma

4Forze di polizia / Forense

4Patrimonio Culturale / Conservazione /

4Digitalizzazione

4Assicurazioni e Beni Immobili

4Musei e Cultura

In questa fucina tecnologica l’applicazione industriale italiana

si sta muovendo con proposizione convincente, non

del tutto favorevole la domanda interna, soprattutto se

considerata sul piano massivo a costo contenuto della produzione,

ma non senza competitività verso l’andamento

positivo delle innovazioni registrato sul mercato mondiale,

orientato al nostro trading dai paesi che nell’immediato

traggano il maggior vantaggio dall’avanzamento anche

prototipale apportato dall’Italia.

TECHNOLOGY for ALL 2018

Data: 3 - 5 Ottobre 2018

Luogo:

ISA – Istituto Superiore Antincendio,

Via del Commercio 13 – 00153 Roma

Organizzatore:

mediaGEO società cooperativa,

Via Palestro 95 00185 Roma, Tel 06 64871209

info@mediageo.it

ECOSCANDAGLIO MULTIBEAM PORTA-

TILE AD ALTISSIMA RISOLUZIONE PER

L'ARCHEOLOGIA SUBACQUEA

La qualità dei dati è senza precedenti

ed è perfetta per coprire la più ampia

gamma di applicazioni, dal dragaggio

all'archeologia, dalla geologia alle ispezioni

di manufatti, fino alle operazioni

di soccorso in mare, con una ricaduta

positiva anche per i tempi di elaborazione.

Operando nelle frequenze tra 190 e 420

kHz e con dimensioni dei beam di soli

0.5°x 1°, T50-P consente di migliorare

le prestazioni e ridurre i tempi di rilievo

a tutte le profondità, anche in condizioni

di lavoro impossibili per un normale

Multibeam.

Il T50-P è stato pensato e progettato

per una veloce installazione anche su

piccole imbarcazioni: il processore portatile

e la testa del sonar formano un

sistema compatto, le interfacci sono ridotte

al minimo e l'interfaccia utente è

semplice e intuitiva.

SeaBat T50-P fornisce i rilievi 3D subacquei

più spettacolari mai prodotti da

Reson, la società dal 1976 leader negli

ecoscandagli Multibeam.

Codevintec Italiana

www.codevintec.it

Ufficio Stampa:

Mediarkè srl, Via Pistoia 7 – 00182 Roma,

Tel 06 45476584 info@mediarke.it


DOCUMENTAZIONE

L’integrazione tra servizi di monitoraggio e fruizione

evoluta, per una sostenibilità economica dei nuovi sistemi

di salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale

di Gianfranco Corini, Antonio Monteleone,

Nicole Dore

Realizzare servizi di monitoraggio integrati e di

fruizione evoluta significa rendere disponibili

servizi economicamente sostenibili a chi

gestisce il patrimonio culturale, favorendone

anche la valorizzazione e la fruizione stessa,

secondo l'idea che il monitoraggio, la tutela e la

salvaguardia partecipano a questo processo di

miglioramento.

xxx

Un aspetto fondamentale del progetto ArTeK è

costituito dall’erogazione congiunta di servizi rivolti

alla salvaguardia, gestione e fruizione dei beni.

Si tratta di elementi che, seppur differenti tra loro (per tipologia

di mercato, modello di business, etc.), è opportuno

mettere a sistema, onde evitare il rischio di porre in essere

interventi solo parziali, non correlati con altri aspetti importanti

dello scenario complessivo e dunque fini a sé stessi

ed economicamente non vantaggiosi.

L’obiettivo dell’impostazione “integrata” di ArTeK consiste

dunque nel rendere disponibili servizi a basso costo, dunque

sostenibili dai gestori del patrimonio culturale, adattati alle

esigenze specifiche di ciascun sito, per monitorare e dunque

meglio conservare il bene, ma anche per valorizzarlo e renderlo

più fruibile, secondo un circolo virtuoso in cui la salvaguardia

del sito ne facilita la valorizzazione e la fruizione

ne sostiene la salvaguardia.

GLI STRUMENTI OFFERTI

Nello specifico, ArTeK offre strumenti in grado di facilitare

l’adozione di politiche di conservazione preventiva attraverso

l’utilizzo di tecnologie avanzate per il monitoraggio

continuo dei siti e il supporto alla programmazione degli

interventi di manutenzione; inoltre, strumenti avanzati di

fruizione in grado di costituire una fonte ricavi tale anche

da coprire parte dei costi di salvaguardia.

L’importanza del monitoraggio dei beni e della loro conservazione

preventiva è dettata dalle criticità ambientali alle

quali sono soggette le aree archeologiche e i luoghi storici,

in uno scenario operativo in cui le organizzazioni responsabili

della gestione dei beni affrontano quotidianamente

difficoltà legate a:

• budget finanziario limitato, prevalentemente speso

per interventi post-emergenza, piuttosto che preventivi;

• costo elevato per le azioni di indagine solitamente effettuate

in modo sporadico;

• assenza di un servizio che offra strumenti in grado

di monitorare costantemente vaste aree e valutare

lo “stato di salute” del bene culturale e il rischio di

degrado/perdita di monumenti, complessi e aree di

riconosciuto valore culturale;

Infine è bene sottolineare come la valorizzazione di un sito

e dei suoi monumenti possa essere facilitata da un’accresciuta

conoscenza del comportamento dei visitatori (percorsi

seguiti, monumenti visitati, tempi di visita del sito e

dei singoli monumenti); tale conoscenza infatti permette di

progettare e proporre percorsi di visita atti a diversificare

l’offerta culturale all’interno del sito e stimolare la visita

di monumenti solitamente trascurati, il tutto a beneficio di

una migliore esperienza di visita.

42 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 43

I “NUMERI” DEL MERCATO POTENZIALE

Il mercato considerato per una valutazione del ritorno economico

dei servizi ArTeK è costituito dal patrimonio culturale

Nazionale, anche se analoghe esigenze esistono in altri

paesi facenti parte dell’Europa ed anche fuori dell’Europa.

Secondo il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (Mi-

BACT), le aree italiane di particolare valore soggette alle

norme speciali di tutela regolamentate dal Codice Nazionale

dei Beni Culturali e del Paesaggio coprono quasi la metà

del territorio nazionale (46,9%, circa 33 beni culturali ogni

100 km 2) e il numero di beni culturali registrati da MiBACT

è di circa 200.000 unità (considerando beni archeologici,

architettonici e musei).

Solo per fissare alcune cifre, l’elenco seguente riporta alcuni

risultati dell’analisi di mercato effettuata nella prima

fase del progetto illustrando le dimensioni del mercato del

patrimonio culturale italiano, sia totale che relativo ai soli

beni culturali a rischio:

- 190.931 beni culturali immobili (fonte: banca dati VIR -

MiBACT);

- 46.025 proprietà architettoniche vincolate (Fonte, Federculture);

- 5.668 proprietà archeologiche vincolate (Fonte, Federculture);

- 240 siti archeologici gestiti direttamente dallo Stato (Fonte:

MiBACT);

- 48 siti culturali UNESCO, di cui 7 sono paesaggi culturali,

oltre a 5 siti naturali (fonte: UNESCO);

- 22.000 centri storici (Fonte: ICCD);

- 12.000 case storiche (Fonte: ADSI);

- 27 aree marine protette e due parchi sommersi che proteggono

un totale di circa 222,44 mila ettari di mare e circa

652 chilometri di costa, compreso il patrimonio culturale

subacqueo (antichi relitti, relitti della prima guerra

mondiale e siti archeologici sommersi) (Fonte: MiBACT).

I NUMERI DEL PATRIMONIO CULTURALE A RISCHIO

Ai numeri precedenti, che danno un’idea dell’estensione

del mercato potenziale, si possono altresì applicare ulteriori

considerazioni legate alla criticità ambientale in cui

si trovano molti beni. In Italia, dove la situazione idrogeologica

è particolarmente delicata, è stato infatti calcolato

che molti beni archeologici, architettonici e monumentali

sono esposti a rischi geologici come frane e alluvioni. Da tali

considerazioni risulta in particolare che:

- 34.651 beni culturali immobili (18,1% dell’intero patrimonio)

sono esposti a frane (10.000 di questi sono inclusi in

aree ad alto / altissimo rischio) (Rapporto 2015, ISPRA,

Rapporti 233/2015);

- Circa 29.000 monumenti sono compresi in uno scenario

di alluvione considerato a medio rischio (Rapporto 2015,

ISPRA, Rapporti 233/2015).

- Dei 10.170 monumenti archeologici registrate nella piattaforma

Vincoli in Rete, 1.747 sono esposti a calamità naturali

(frane, alluvioni, terremoti) (fonte: ISCR).

-

Da questi numeri è evidente che esiste una significativa

opportunità di fornire, ai gestori del Patrimonio Culturale,

servizi per una verifica periodica dello “stato di salute”,

una altrettanto periodica valutazione dei rischi di degrado

e l’attivazione di monitoraggi specifici, alla scala spaziale

ritenuta più opportuna (ossia a livello di sito o di singolo

monumento o parte di esso), dei fenomeni ritenuti più pericolosi.

I NUMERI DEL TURISMO CULTURALE

Alcuni dati numerici, a supporto di una più completa valutazione

economica del settore del turismo culturale, sono

190.931

Beni

culturali immobili

(fonte: banca dati

vir - mibact)

46.025

proprietà

architettoniche

vincolate

(Federculture)

Foto di Carlo Pelagalli, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/

index.php?curid=53216333

Foto di Francesco Bandarin - CC BY-SA 3.0-igo, https://commons.wikimedia.

org/w/index.php?curid=45802568

5.668 proprietà

archeologiche

vincolate

(Federculture)

48

siti culturali

UNESCO, di

cui 7 sono paesaggi

culturali, oltre a 5

siti naturali

Foto di Palickap - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.

org/w/index.php?curid=66221245

Foto di trolvag, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.

php?curid=59076791


derivabili dai seguenti dati che se anche riferiti in alcuni

casi a qualche anno fa, forniscono comunque un elemento

dimensionale significativo:

- 229 aree archeologiche e monumenti oggi aperti al pubblico

(Sorgente: MiBACT 2014);

- 50 milioni di visitatori nel 2017 di 437 musei statali, monumenti

e siti archeologici (Sorgente: MiBACT 2017), che

hanno generato circa 200 milioni di euro di incassi

- Il turismo culturale nel suo complesso rappresenta in Italia

il 30% di tutto il flusso turistico.

-

Inoltre, considerando in particolare il segmento di turismo

originato dai paesi europei, il 52% risulta particolarmente

interessato a visite artistiche ed archeologiche, a testimonianza

del grande attrattore costituito dalle vestigia storiche

(Sorgente: Io Sono Cultura, 2015).

Ad oggi gli introiti di tale turismo sono costituiti prevalentemente

dalla bigliettazione.

D’altro canto le potenzialità delle nuove tecnologie (in parte

sviluppati nel progetto ArTeK per mostrarne la potenzialità)

consentono di incrementare l’offerta destinata al turismo

culturale, con la proposizione di componenti innovativi

di “edutainment” in grado di “educare divertendo”.

A parità di numero di visitatori culturali, quindi, è possibile

prevedere un consistente aumento degli introiti derivanti

dal turismo culturale grazie all’offerta di nuovi servizi di

fruizione ad alto valore aggiunto.

BENEFICI ECONOMICI INDOTTI DAL

MODELLO DI LAVORO DI ArTeK

La continuità del monitoraggio degli specifici fattori di rischio

di ciascun sito, alla base del modello di lavoro di Ar-

TeK, consentirà di pianificare ed attivare interventi di conservazione

preventiva, assicurando così l’integrità del bene

per le future generazioni, e al tempo stesso realizzando un

importante risparmio rispetto ad interventi effettuati a valle

di eventi dannosi.

Questo effetto è ben illustrato nel diagramma in Fig.1 dove

sono comparati i costi cumulati di interventi di manutenzione

(CC), nei due casi (i) “intervento a seguito di evento

dannoso” (Reactive Maintenance), ed (ii) “intervento preventivo”

(Preventive Conservation).

Gli interventi di tipo “Reactive”, seppur sporadici e ridotti

in numero, sono estremamente costosi, non valutabili né

pianificabili in alcun modo; inoltre spesso portano ad altri

effetti aventi impatti piuttosto negativi, come ad es. la riduzione

del numero di visitatori del sito durante i periodi

di restauro, solitamente più lunghi rispetti a interventi di

manutenzione programmata.

Entrando più nel merito, l’adozione di politiche di intervento

preventivo, rese possibile da ArTeK, richiederà un costo

iniziale per l’attivazione del servizio (valutazione accurata

del rischio territoriale del sito e del rischio individuale dei

singoli monumenti secondo le metodologie della Carta del

Rischio, raccolta strutturata di dati storici, installazione

eventuale di sensori fissi etc.) e un costo periodico legato

all’utilizzo degli strumenti messi a disposizione da ArTeK.

240 siti

archeologici

gestiti direttamente

dallo Stato

(MiBACT)

22.000 centri

storici (ICCD)

Foto di Livioandronico2013 - CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.

org/w/index.php?curid=34369709

Foto di Davide Papalini - CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/

index.php?curid=10581791

12.000 case

storiche (ADSI);

27 aree marine

protette

Foto di Associazione Dimore Storiche Italiane

44 ArcheomaticA N°1 marzo 2018


Tecnologie per i Beni Culturali 45

Per inciso è bene sottolineare come la continuità del servizio

di monitoraggio, e la sua specializzazione sul sito specifico,

siano considerati come elementi di garanzia molto

importanti per il gestore.

CONCLUSIONI FINALI SULLA SOSTENIBILITÀ

Con riferimento alle considerazioni fatte in precedenza, e

considerando una loro proiezione sugli anni futuri, i servizi

ArTeK, agendo in modo specifico sugli interventi di manutenzione

preventiva, potranno portare a significativi risparmi

nelle attività di salvaguardia dei siti.

Ai volumi così risparmiati, che potranno essere valutati con

maggiore precisione man mano che i servizi verranno erogati,

potranno essere aggiunti gli introiti aggiuntivi derivanti

dall’offerta di nuovi servizi di fruizione ad alto valore aggiunto.

In particolare questo effetto potrà essere ottenuto anche

su siti, quelli facenti parte del cosiddetto “patrimonio diffuso”,

che sono oggi poco esposti sia a meccanismi di manutenzione

preventiva che di fruizione turistica.

Altri interessanti elementi, che potranno favorire un incremento

importante dei ritorni economici del settore, e dunque

costituire così un interessante punto a favore delle tecnologie

e dei servizi innovativi di ArTeK, sono costituiti da:

4 Importanti modifiche delle strutture organizzative e di

governo del MIBACT che, per quanto di nostro specifico

interesse sul tema, premiano gestioni più oculate e

profittevoli dei siti.

4 Ingresso più significativo di finanziatori privati (prevalentemente

per opere di restauro su monumenti

“visibili”).

4 Un approccio sistemico più consolidato a tutto il settore:

Salvaguardia e Conservazione, Comunicazione,

Fruizione

Infine alcune considerazioni sul ritorno degli investimenti

di ArTeK.

Seppure non sia possibile valutare in dettaglio i costi di ”assessment”

iniziale di un sito (documentazione disponibile,

eventuali dati e strumentazione in situ e loro eventuale riutilizzo,

analisi dello stato corrente etc.), e del numero di

sorvoli di droni necessari a causa dell’intrinseca eterogeneità

dei siti in gioco, stime prudenziali in eccesso di tali costi

e dei costi operativi affrontati nel corso dell’erogazione del

servizio portano ad identificare un “break-even” in termini

di numero di siti posti sotto osservazione, e che quindi ne

ripaga i costi (industriali), che oscilla tra 15 e 20, su periodi

contrattuali di base pari a tre anni. Inoltre queste valutazioni

non considerano, per prudenza, i probabili minori costi di

acquisizione dei dati satellitari prevista per i prossimi anni.

Abstract

We present the purposes of the ArTeK Project – Satellite enabled Services

for Preservation and Valorization of Cultural Heritage which aims to develop

services based on space and ICT technologies for the monitoring of Cultural

Heritage. A fundamental aspect of the ArTeK project consist in the joint provision

of services provided to the safeguarding, management and use of the

cultural heritage.

These are elements that, although different from each other (by type of

market, business model, etc.), should be put in place, in order to avoid the

risk of carrying out only partial interventions, not correlated with other important

aspects of the scenario overall and therefore ends in themselves and

economically not advantageous.

Parole chiave

Servizi satellitari; ArTeK; monitoraggio beni culturali; tutela; salvaguardia;

fruizione;

Autore

Gianfranco Corini, gianfranco.corini@nais-solutions.it

Amministratore unico,

Antonio Monteleone, antonio.monteleone@nais-solutions.it

ArTeK project manager,

Nicole Dore, nicole.dore@nais-solutions.it

ArTeK deputy project manager,

NAIS, Nextant Applications and Innovative Solutions

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18 – 20 GIUGNO 2018

Museum Next Europe 2018

Londra (United Kingdom)

Website: www.museumnext.

com

20 - 22 GIUGNO 2018

63° Convegno Nazionale SIFET

Gaeta (Italy)

https://bit.ly/2x5booi

24 - 27 GIUGNO 2018

SALENTO AVR 2018

Otranto (Italy)

www.salentoavr.it

3 – 6 LUGLIO 2018

34° Convegno Internazionale

Scienza e Beni Culturali

Bressanone (Italy)

www.scienzaebeniculturali.it

4 - 6 LUGLIO 2018

IX Convegno Internazionale AIT

2018

Firenze (Italy)

https://bit.ly/2KDV27V

22 - 27 LUGLIO 2018

Scientific Methods in Cultural

Heritage Research - Gordon

Research Conference

Castelldefels (Spain)

www.grc.org/

scientificmethodsin-cultural-heritageresearchconference/2018/

5 - 8 SETTEMBRE 2018

3DV 2018 - 6th

International Conference on

3DVision

Verona (Italy)

http://www.3dv.org

10 - 13 SETTEMBRE

SPIE 2018 - Remote Sensing

Symposium

Berlino (Germany)

www.geoforall.it/kwuxx

12 - 14 SETTEMBRE 2018

Geosciences for the

environment, natural hazard

and cultural heritage

Catania (Italy)

http://www.sgicatania2018.it

26 – 28 SETTEMBRE 2018

XXI NKF Congress – Cultural

heritage facing catastrophe:

prevention and recoveries

ReyKjavik (Iceland)

https://www.nkf2018.is/

3 - 5 OTTOBRE 2018

TECHNOLOGY for ALL 2018

Roma (Italy)

https://www.technologyforall.

it/

25 - 28 OTTOBRE 2018

ICOMOS-ICAHM Annual Meeting

Montalabano Elicona, Messina

(Italy)

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12 - 15 NOVEMBRE 2018

VISUAL HERITAGE - CHNT 2018

Vienna, (Austria)

http://2018.visualheritage.

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registration/

21 - 24 NOVEMBRE 2018

Image and Research 2018 - 15th

International Conference

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