Romana Gens (series nova)

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Romana Gens (series nova)

Sulla stessa scia è la storia tormentata di

una cantante portoghese narrata nel film

di Teresa Villaverde Cisne (2011) e di tormenti

e nostalgie parla ovviamente il film

chekoviano Swan Song di Kenneth Branagh,

dove un ottimo John Gielgud interpreta

un anziano attore che ripensa alla

sua carriera e guarda con disincanto al

suo futuro.

In questo contesto possiamo annoverare

anche l'antico film di Giulio Antamoro Leda

senza cigno (Italia 1918), tratto dall'omonimo

racconto di D'Annunzio, ispirato

e converso al mito classico della regina di

Sparta e dei suoi amori con Giove, da cui

nasceranno i Dioscuri: ancora una volta la

storia delle delusioni e disillusioni di una

donna, che arriva fatalmente al suicidio.

Ci sono film dove poi il cigno compare come

importante icona visiva. Pensiamo

anzitutto a Ludwig di Visconti (Italia, Francia,

RFT 1972), in cui il cigno di Lohengrin

compare nella grotta dove il principe bavarese

consuma nella decadenza del vizio

gli ultimi scampoli della sua contraddittoria

esistenza. Oppure ad Harold e Maude,

la dark comedy americana del 1971 diretta

da Hal Ashby, dalla bella colonna sonora

con le canzoni di Cat Stevens, in cui il

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particolare della Leda con il cigno viene

mostrato come autoritratto dall’anziana

protagonista al suo giovane amante. Non

si può poi dimenticare il letto a foggia di

cigno in cui si adagia mollemente Norma

Desmond in Sunset Boulevard, capolavoro

di Billy Wilder del 1950: lo stesso letto

era apparso nell'inquietante dimora di

Lon Chaney in The Phantom of the Opera

di Rupert Julian (USA 1925).

Ma la suggestione iconico-narrativa del

Lago dei cigni continua anche nel cinema

più vicino a noi. Prima di tutto con il premiatissimo

e controverso lungometraggio

di Darren Aronofsky (USA 2010), The

Black Swan, dove il celebre balletto diventa

l'asse portante della storia di una giovane

ballerina, la cui personalità subisce

lo sdoppiamento fra cigno bianco e cigno

nero, che si trova a interpretare sulla scena.

I lati oscuri dell'inconscio rivivono nella

psicotica e immaginaria incarnazione

della danzatrice che, da delicata e fragile

interprete del cigno bianco, diventa la

torbida e autodistruttiva controparte

nell'opposta e pervasiva interpretazione

del cigno nero, in una costante e drammatica

rivalità con se stessa, sublimata

nel sacrificio della protagonista sull'altare

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